Il mestiere di giornalista, in Russia, divenne progressivamente più pericoloso a partire dall'inizio degli anni novanta, ma l'opinione pubblica internazionale iniziò a interessarsi al fenomeno solo in seguito all'omicidio della giornalista Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006, e alla lunga scia di omicidi di giornalisti rimasti ufficialmente senza un colpevole. Mentre alcune associazioni internazionali riferiscono di diverse dozzine di omicidi, altre parlano di oltre duecento uccisioni.Czar Putin, CNN.

Due rapporti pubblicati da organizzazioni internazionali, disponibili in lingua russa e in lingua inglese, hanno esaminato e documentato la situazione. Un'ampia inchiesta commissionata dalla Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ) su questo tema è stata pubblicata nel giugno 2009. Allo stesso tempo l'IFJ ha pubblicato un database direttamente consultabile su internetJOURNALISTS IN RUSSIA, Deaths and Disappearances: An online database IFJ. Still under completion, October 2009.ЖУРНАЛИСТЫ В РОССИИ. Смерти и исчезновения. База данных Международная федерация журналистов. che documenta la morte o scomparsa di più di 300 giornalisti a partire dal 1993. Entrambi i report, quello di Partial JusticePARTIAL JUSTICE: An inquiry into the deaths of journalists in Russia, 1993-2009 , IFJ: Brussels, June 2009. (versione russa: Частичное правосудиеЧАСТИЧНОЕ ПРАВОСУДИЕ. Исследование смертей журналистов в России, 1993-2009 . Международная федерация журналистов.) e quello del database IFJ, si basano su informazioni raccolte da associazioni e fondazioni russe che si occupano di monitorare lo stato dei media in Russia, come la Glasnost Defense Foundation e il Center for Journalism in Extreme Situations.

Metodologia Le stime presentate dai diversi osservatori internazionali sul numero dei giornalisti uccisi in Russia sono tra le più disparate. A ciò possono essere date molteplici spiegazioni. Per prima cosa, alcune organizzazioni prendono in considerazione tutti gli aspetti relativi alla sicurezza. La Federazione Internazionale dei giornalisti (IFJ) e l'International News Safety Institute per esempio, contano anche gli incidenti accaduti sul luogo di lavoro. In seconda istanza, le organizzazioni internazionali calcolano anche i giornalisti morti in sconti a fuoco e durante incarichi pericolosi. Terzo, il termine giornalista è utilizzato da alcune organizzazioni in modo generale per indicare differenti occupazioni relative ai media. Alcune includono l'intero staff, altre no.

In qualunque lista compilata sia da organizzazioni interne sia esterne al Paese, la Russia è sempre nelle prime posizioni per il numero di giornalisti morti. Durante la prima guerra cecena morirono molti giornalisti sia in Cecenia sia al di fuori. La stessa cosa avvenne anche in periodi di pace.

Coloro che sono stati deliberatamente uccisi a causa del loro lavoro sono in primis reporter, corrispondenti e redattori. In Russia moltissimi direttori di televisioni regionali e radio sono stati uccisi ma molte di queste morti si pensano essere dovute a motivi economici. I fotografi e i cameraman diventano target soprattutto in situazioni di conflitto come capitò nell'ottobre del 1993 a Mosca e durante i conflitti armati nel Nord del Caucaso.

Il report del 2009 sulla morte di giornalisti in Russia Nel giugno del 2009 la Federazione Internazionale dei giornalisti ha pubblicato una vasta indagine in relazione alle morti di giornalisti russi. Nello stesso anno la IFJ ha lanciato un archivio on-line che documentava della morte o sparizione di trecento giornalisti a partire dal 1993. Come il report Partial Justice (la versione russa: Частичное правосудие) anche l'archivio di IFJ si basa sulle informazioni raccolte da Glasnost Defense Foundation e Center for Journalism in Extreme Situations a proposito della situazione dei media in Russia negli ultimi sedici anni.

L'organizzazione per la protezione dei giornalisti (CPJ) ha riconosciuto che la Russia è uno dei Paesi più pericolosi per i giornalisti e il peggiore per quanto riguarda la risoluzione degli omicidi.

Secondo le organizzazioni che monitorano la situazione dei media in Russia, il database di IFJ sulle morti e la scomparsa dei giornalisti raccoglie tutti i diversi casi relativi ai lavoratori dei media. Il database, inoltre, classifica le diverse tipologie di morte dei giornalisti (omicidio, incidente, conflitto, atto terroristico) e chiarisce se la morte dei giornalisti è “certamente”, “possibilmente” o “non probabilmente” legata al lavoro giornalistico.

Fin dall'inizio degli anni 1990 le organizzazioni internazionali hanno riportato di morte violente e sospette. Dimostrare che queste morti fossero connesse al lavoro svolto dai giornalisti non è sempre stato facile visto che le forze dell'ordine devono coprire un numero in crescita di omicidi e di casi irrisolti di uccisioni di giornalisti. Negli ultimi anni il Center for Journalism in Extreme Situations ha reso pubbliche tutte le informazioni relative a queste morti. In questo modo si è potuto stabilire a quale punto erano giunte le indagini sui casi di omicidio e quanti casi erano stati analizzati da una corte. Il database di IFJ sintetizza questi risultati e li ha resi pubblici per la prima volta in inglese. Durante uno studio internazionale a proposito di "International Fraud detention Homicide" in cui si faceva un confronto tra gli USA e l'ex Unione Sovietica la morte del giornalista russo-americano Paul Klebnikov è descritta come un caso di omicidio di un giornalista che stava investigando su casi di frode da parte del governo russo. Al momento della sua morte, il giornalista stava indagando sul lavaggio di denaro sporco che si intendeva ottenere attraverso dei progetti di ricostruzione in Cecenia. Le indagini hanno rivelato che Klebenikov aveva scoperto che la frode coinvolgeva i centri di potere del Cremlino, il crimine organizzato e l'ex KGB, oggi conosciuto come FSB.

Partial Justice e Anatomy of Injustice Il report di ICJ Partial Justice mappa l'impunità in Russia partendo dalla descrizione di particolari omicidi. Il report sottolinea la necessità di porre fine all'impunità in quelle regioni (Caucaso del Nord e San Pietroburgo) in cui mai nessuno è stato perseguito per l'omicidio di giornalisti. Non è abbastanza condannare chi ha commesso il crimine ma è necessario fare lo stesso con i suoi complici, intermediari e con chi ha commissionato l'omicidio.

Il report di IFJ si apre e si chiude con il caso dell'omicidio di Anna Politkovskaja e il relativo processo che si è tenuto dal novembre 2008 al febbraio 2009. Dopo sedici anni di omicidi irrisolti, la morte di Anna Politkovskaja ha suscitato enormi proteste internazionali e ciò potrebbe far cadere la barriera della giustizia parziale tipica del Paese. Anatomy of Injustice, il report di CPJ, riporta le conclusioni a cui l'organizzazione è giunta rispetto alle morti di giornalisti a partire dal 2000. Anche se le autorità non riconoscono tutte queste morti come omicidi, alcuni casi sono stati portati davanti a un tribunale che ha condannato gli esecutori, ma non coloro che li hanno commissionati.

Seguendo due strade diverse, i due report giungono alla stessa conclusione: le autorità russe devono portare avanti maggiori indagini per identificare tutti i responsabili della morte dei giornalisti e allo stesso tempo far sì che il pubblico sia maggiormente informato sui progressi delle indagini relative a tali casi.

Confronti internazionali La CPJ cataloga la Russia come “il terzo Paese al mondo per numero di giornalisti morti” dal 1991, superata solo dall'Algeria nel periodo 1993-1996 e dall'Iraq. È più significativo però paragonare la Russia agli altri membri del G20. Il problema della Russia, come altri membri del G20 tra cui India, Brasile e Messico, non è solo il numero di giornalisti uccisi ma piuttosto l'impunità che perdura nel tempo.

Le reazioni estere Nel corso degli anni i governi occidentali e le organizzazioni che si occupano dei media hanno chiesto alle autorità russe di compiere maggiori investigazioni sulle morti dei giornalisti. L'organizzazione Reporters Sans Frontières con sede a Parigi ha ripetutamente criticato la Russia riconoscendo come fallimentari le indagini su questi omicidi. L'organizzazione ha anche sostenuto che molti giornalisti uccisi erano critici nei confronti del presidente russo Vladimir Putin. Tra il marzo del 2000 e il giugno del 2007 secondo RSF 21 giornalisti sono stati uccisi mentre svolgevano il loro lavoro.

Numeri simili sono stati presentati anche da CPJ. In un documento del giugno 2007 si riportava che “un totale di 47 giornalisti sono stati uccisi in Russia dal 1992, e la maggior parte di questi omicidi sono rimasti irrisolti. 17 di loro sono morti mentre svolgevano il proprio lavoro dal 2000; 14 sono stati assassinati a causa del loro lavoro; 2 sono morti mentre si trovavano in una zona di conflitto ed un altro è morto durante una missione pericolosa. CPJ continua ad investigare sulle morti di 8 giornalisti per capire se ci sia una relazione con il lavoro che svolgevano. Nessuno dei 14 omicidi avvenuti dopo il 2000 è stato risolto”.

La pressione verso le autorità russe è aumentata a seguito dell'omicidio della giornalista Anna Politkovskaja, nota per i suoi report critici sul conflitto in Cecenia dove ha più volte denunciato violazioni dei diritti umani. Si contano 21 giornalisti morti da quando Vladimir Putin è salito al potere nel marzo del 2000. Nella maggior parte degli omicidi, nessuno è stato condannato per aver commesso il crimine.

Il 18 giugno 2007 la Camera dei Rappresentanti statunitense ha votato la risoluzione numero 151 chiedendo a Putin “maggiori sforzi nelle indagini” riguardo all'omicidio di giornalisti. In un report pubblicato nel 2007 l'International News Safety Institute ha dichiarato che molti più giornalisti erano morti in modo violento in Russia che negli ultimi dieci anni in qualunque altra parte del mondo, dopo l'Iraq. Il sito web della rivista inglese New Statesman in solidarietà ai morti e in collaborazione con Amnesty International, Center for Journalism in Extreme Situations, Committee to Protect Journalists e Index on Censorship ha pubblicato una lista di 40 giornalisti morti a partire dal 1993, solo una parte di quelli che effettivamente sono stati uccisi.

Morti, processi, statistiche La scia di morti violente di giornalisti inizia nel periodo di governo di El'cin (1991-1999) e continua sotto il governo Putin (31 dicembre 1999 - 7 maggio 2008).Gabriele Krone-Schmalz, "Press freedom", in Was passiert in Russland? F.A. Herbig: Munich, 2008 (4th edn.), pp. 81-98 (in German). Quando Medvedev diventa presidente russo, dichiara che è necessario porre termine a questo "nichilismo legale" .

Nei cinque anni precedenti alla sua elezione, il numero di indagini e processi per morti di giornalisti era in aumento, ma dal novembre 2009 c'è stato un ulteriore incremento di indagini e di processi, anche per casi risalenti a prima del 2008. Il processo per la morte di Anna Politkovskaja e il primo arresto per il caso Baburova-Markelov (novembre 2009) sono alcuni (apparenti) segnali di cambiamento.

Presidente Y Y Y Y Y Y Y P P P P P P P P P-M M Anno 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Totale Omicidio, conflitto a fuoco, attentato terroristico 10 12 22 18 10 10 11 17 12 23 11 12 5 13 3 5 6 200 Solo omicidi 3 8 16 12 10 10 8 15 11 20 11 10 4 13 3 5 6 165 Processi - - - 1 1 4 4 3 1 3 3 6 2 7 5 4 2 50

I dati della tabella qui sopra sono stati ricavati dal database "journalists in Russia" (database IFJ), dove si possono trovare ulteriori informazioni per ogni singolo caso.