Chevalier des arts et des lettres Francia (2002); Premio al-Uways (Dubai, 2008); Premio Max Jacob (France, 2014): Medaglia della cultura, della creazione e delle arti, Autorità Nazionale Palestinese (2017).
Partecipa appassionatamente al processo di modernizzazione della poetica araba e gode, dagli anni Ottanta, di ampia fama nella cultura araba. Bernard Noël scrive di lui: «Insieme a Adunis e Mahmoud Darwish, Mohammed Bennis ha costruito un'opera che deve solo alla ricerca paziente della sua propria precisione l'essere diventata esemplare nell'ambito della lingua araba. Essa vi porta già un avvenire che la rende fondatrice.»Je suis l'autre” in Le Don du vide, L'Escampette, 1999, p. 11.
Biografia
Mohammed Bennis ha compiuto i suoi studi universitari alla Facoltà di Lettere Dhar El Mehraz a Fès, dove ha ottenuto, nel 1972, la laurea in letteratura araba. Alla Facoltà di Lettere di Rabat, Università Mohammed V, ha discusso, nel 1978, la sua tesi di Diplôme d'études approfondies (D.E.A) sotto la direzione di Abdelkebir Khatibi su Ẓāhira al-shiʿr al-muʿāsir fī l-Maghrib (Il fenomeno della poesia contemporanea in Marocco). E alla stessa Facoltà ha discusso, nel 1988, sotto la direzione di Jamel Eddine Bencheikh, una tesi di Dottorato su Al-shiʿr al-ʿarabi al-ḥadīth - banyātuhu wa ibdālātuha, (La poesia araba moderna, strutture e mutamenti). Ha pubblicato le sue prime poesie nel 1968 sul giornale al-ʿĀlam (Il mondo) a Rabat. Nel 1969, ha inviato le sue poesie al poeta Adunis che le ha pubblicate nel n° 9 della rivista Mawāqif. Ha anche pubblicato, nel 1969, la sua prima raccolta La pre-parola. Nel 1972, si è trasferito a Mohammedia, dove è stato insegnante di lingua araba. È stato, dall'ottobre 1980 al settembre 2016, professore di poesia araba moderna presso la Facoltà di Lettere di Rabat, Università Mohammed V-Agdal. E da allora si è dedicato interamente alla scrittura.
Sulle sue opere
Autore di una trentina di opere, Mohammed Bennis ha pubblicato quattordici raccolte di poesie, le opere poetiche (due volumi), alcuni studi sulla poesia marocchina e la poesia araba moderna, prose e traduzioni. Ha pubblicato in particolare su numerosi giornali e riviste del mondo arabo. Alcuni testi sono stati tradotti e pubblicati in libri collettivi, riviste e giornali in diverse lingue. Dal 1995, sue raccolte e libri sono pubblicati in Francia, Italia, Spagna, Turchia e Macedonia. Scrive di pittura. Realizza anche opere collettive, sotto forma di quadri, libri e portfolio, nei paesi arabi, in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone. Il Libro dell'amore, realizzato con il pittore iracheno Dia Azzawi, è la testimonianza di un'avventura comune.
Rivolto al dialogo e all'apertura, Mohammed Bennis ha partecipato a diversi incontri internazionali sulla poesia e la cultura del nostro tempo. Ha anche tradotto dei testi di lingua francese, tra i quali La Blessure du nom propre di Abdelkebir Khatibi, La rumeur de l'air (opere poetiche) di Bernard Noël, Tombeau d'Ibn Arabi seguito da Les 99 stations de Yale di Abdelwahab Meddeb, Un coup de dés di Stéphane Mallarmé, pubblicato in un'edizione bilingue con Isabelle Checcaglini e Bernard Noël presso Ypsilon Éditeur a Parigi nel 2007, e L'Archangélique di Georges Bataille nel 2010.
Poesia e lingua
Mohammed Bennis, sin dagli inizi, si è interrogato sulla situazione specifica della poesia in arabo nel Marocco contemporaneo e sul rapporto tra la poesia e la lingua.Vedi la rivista al-Thaqāfa al-Jadīda (La Nuova Cultura), Editoriale del n° 3, 1975. Questo interrogarsi, che gli ha permesso di aprire la strada verso la modernità e la libertà, dall'esordio della rivista al-Thaqāfa al-Jadīda (La Nuova Cultura), è diventato la cifra del suo percorso poetico. Con il passare del tempo, ha assunto una dimensione radicale, per abbracciare la poesia, la cultura, la modernità e la libertà, dal momento che questo interrogarsi apre la strada della critica e dell'avventura. Mohammed Bennis fu ugualmente cosciente, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, che la poesia marocchina araba soffriva di un tradizionalismo che gravava sulla sua creatività, mentre la poesia marocchina di lingua francese si orientava verso direzioni innovative di critica e di avventura. Ma la sua posizione nei confronti della lingua è, invece, diversa da quella degli scrittori magrebini francofoni, perché «la francofonia - scrive - dà nuovo impulso alla dipendenza.» Mohammed Bennis, Dans le dialogue, in Les nouveaux enjeux de la francophonie au Maroc, actes du colloque (du 23 février 2001, Rabat), Ambassade de France au Maroc, p. 57. Mentre rifiuta la politica della francofonia (che rappresenta, per lui, una forma di globalizzazione destinata alla ricolonizzazione), riserva al francese una grande considerazione: «La lingua francese, scrive, era il luogo di una rivoluzione poetica che mi ha aperto il cammino della libertà, e ha dato alla mia lingua araba una forza poetica, il plusvalore di ogni modernità» Mohammed Bennis, Dans le dialogue (Op. cit.), pp. 59-60. Questa situazione così complessa lo induce a constatare l'urgenza della modernizzazione della lingua araba in Marocco. Così avvia, in totale libertà, la modernizzazione di una poesia e di una cultura. Bisogna rendersi conto che in questo processo non è l'arabo ad essere in gioco, quanto la sua modernizzazione che il processo segnala. Modernizzare l'arabo è un imperativo, con il quale Mohammed Bennis risponde a coloro i quali credono che l'arabo sia una lingua sacra, una lingua che vieta qualunque modernità. Modernizzare una lingua, per lui, vuol dire, in primo luogo, liberarla dalla tirannia teologica, che grava su una società e sulla sua mentalità. In poesia, la modernizzazione porta a muovere la lingua dalla chiarezza all'oscurità, dal noto all'ignoto e dal possibile all'impossibile. È così che Mohammed Bennis si è dedicato, nelle sue diverse opere, alla modernizzazione della lingua, alla libertà d'espressione basandosi sui valori fondamentali della modernità. Per raggiungere tale scopo, ha seguito, dalla sua giovinezza, le tracce dei poeti che hanno vissuto per modernizzare la loro lingua, e hanno fatto della vita umana, nei suoi segreti come nelle sue angosce e illuminazioni, il loro spazio vitale. "Lettre à Rimbaud", in Mawāqif, n° 67, primavera 1992, pp. 251-264 e al-Unbur ilā difāf zarkāʾ (Traversata verso rive azzurre), L'or du temps éditeur, Tunis, 1998.
Al passo coi tempi, Mohammed Bennis ha potuto approfondire, a partire dagli anni novanta, la sua riflessione sul rapporto tra la poesia e la lingua. Qui ancora, ha constatato, con la globalizzazione che si annunciava verso la fine del secolo scorso, che l'abbandono della poesia è il paradigma di tutte le manifestazioni della globalizzazione: «L'abbandono della poesia, scrive, oggi, è prima di tutto un abbandono della lingua. Abbandono plurale, i cui disorientamenti si moltiplicano, dal momento che diventa difficile discernere la differenza tra il tempo della globalizzazione e la poesia»La poesia e l'appello alla promessa, in al-Ḥaqq fī l-shiʿr (Diritto alla poesia), Editions Toubkal, Casablanca, 2007, p. 27. Eccoci riportati, di nuovo, al ruolo della critica in Mohammed Bennis. In questo contesto, e per resistere a tale abbandono, ha formulato l'idea dell’appello alla promessa, al fine di confrontare, positivamente, ciò che la globalizzazione incoraggia per fare a meno e della poesia e della lingua: «L'appello alla promessa, in quanto pensiero poetico indispensabile a ogni esistenza umana, si presenta, oggi, a partire dalla dimora della poesia nell'infinito e nell'ignoto della lingua.»Op. cit.. In questo senso, la poesia veglia sulla lingua. «Destino della poesia, destino della parola. Ciascuno dei due destini accompagna l'altro, in un tempo che spinge la parola a isolarsi da sé, dallo stesso, dall'altro, e dal futuro.»Destino della poesia, destino della parola, in al-Ḥaqq fī l-shiʿr (Diritto alla poesia), op. cit., p. 49. Altrove egli aggiunge, per precisare il luogo che il poeta sceglie: «Il poeta ascolta la voce della poesia alla poesia, quella che abita la poesia, parlandole, ricordando che la poesia è la parola che fa durare la parola. È l'ascolto di un poeta innamorato della parola al quale va il merito di far durare la parola, lingua dell'umano in noi e tra di noi e ciò che ci permette di essere insieme nella scelta di una vita e di una morte.»op. cit., p. 39.
La poesia di Mohammed Bennis, che appartiene a questa lingua dell'umano, è l'unione creatrice di due culture: la cultura araba ancestrale, tra il Vicino Oriente, al-Andalus e il Marocco, e la cultura universale. Questa poesia si basa, al contempo, sulla misura e la trance. Essa persegue, raccolta dopo raccolta, la ricerca personale della parola che fa durare la parola, nel segreto che salvaguarda la poesia: «La necessità della poesia, scrive, è questa verità di cui la poesia conserva il segreto. È questo bagliore che scaturisce in un batter d'occhio, viaggiando in noi e con noi, verso ciò che non ha fine. »La poesia deposito di grandi segreti, in al-Ḥaqq fī l-shiʿr (Diritto alla poesia), op. cit., p. 13.
Poetica della scrittura
La poesia, per Mohammed Bennis, è immanente alla lingua. Non c'è poesia senza lingua. E la natura della sua poetica, che consiste nel lavorare sulla lingua, si concretizza nella scrittura. Con il concetto di scrittura, egli sceglie una pratica testuale plurale (poesia, testo in prosa e saggio) in cui lingua, soggetto e società sono messi in movimento l'uno verso l'altro e l'uno con l'altro. Questo concetto, che è stato utilizzato e precisato, per la prima volta nel 1981, nel «Manifesto della scrittura»,Nella rivista Al-thaqāfa al-jadīda, n°19, Mohammedia, 1981; ripubblicato in Ḥadāthat al-suʾāl (Modernità della domanda), al Markaz al-thaqāfī al-ʿarabī (Centro culturale arabo), Beirut-Casablanca, 1985. è preso in prestito dalle due culture, araba e francese. Mohammed Bennis presenta la scrittura come atto corporale che riorienta il linguaggio verso la riproduzione delle parole e l'interazione tra le parole, secondo una trasformazione delle regole della costruzione del testo, da une parte, e secondo una sostituzione del senso singolo con il senso plurale, dall'altra. La scrittura che è, in una delle definizioni che ne dà Mohammed Bennis, una critica della lingua, del soggetto e della società «si fonda nell'esperienza e nella pratica.»Op. cit., p. 22. Vale a dire che «il soggetto della scrittura è materiale.». Essa nasce nel momento della pratica della scrittura, né prima né dopo. Questa scrittura, che non si separa dalla sua oralità, è destinata alla divisione sia nella lettura sia nell'ascolto. Così essa è allo stesso tempo «un atto liberatorio»Op. cit., p. 41, «amore sensuale aperto sulla vita.»Op. cit., p. 42. Oppure è, più oltre ancora, una «trance portata via dalla cancellazione.»Kitābat al-maḥū (Scrittura della cancellazione), Editions Toubkal, Casablanca, 1994, p. 30. In questa prospettiva, la scrittura abolisce la distanza tra Io, Tu, Lui, Lei, lascia aperto il passaggio tra le pratiche testuali differenti, dà spazio a una intersoggettività che induce il lettore a cambiare la sua passività con la poesia e a diventare attivo nella produzione del senso.