Il lago dei cigni (in russo Лебеди́ное о́зеро, Lebedínoe ózero) è uno dei più famosi e acclamati balletti del XIX secolo, musicato da Pëtr Il'ič Čajkovskij. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro Bol'šoj di Mosca il 20 febbraio 1877 (4 marzo secondo il calendario gregoriano), con la coreografia di Julius Wenzel Reisinger.
La trama del balletto, modellata su diverse fiabe popolari russe e tedesche, si svolge in Germania e narra la triste storia d'amore tra il Principe Siegfried e la bella Principessa Odette, trasformata in cigno da un maleficio del perfido stregone Rothbart.
Primo dei tre balletti di Čajkovskij, fu composto a Mosca tra l'agosto 1875 e l'aprile 1876. Viene rappresentato in quattro atti e quattro scene. Sebbene esistano molte versioni diverse del balletto, la maggior parte delle compagnie di danza basa l'allestimento, sia dal punto di vista coreografico che musicale, sul revival di Marius Petipa e Lev Ivanov per il Balletto Mariinskij, presentato la prima volta il 15 gennaio 1895 (secondo il calendario giuliano, all'epoca in vigore in Russia, 27 gennaio per quello gregoriano) al Teatro Imperiale Mariinskij a San Pietroburgo, Russia.
In occasione di questo revival, la musica di Čajkovskij venne rivisitata dal maestro di cappella dei Teatri Imperiali, Riccardo Drigo.
Storia
Origini L’autorialità del libretto originale rimane incerta, così come le origini precise della vicenda, che restano oscure. Sono state ipotizzate influenze provenienti dalle tradizioni popolari russe e tedesche, tra cui la fiaba del 1784 Der geraubte Schleier ("Il velo rubato"), pubblicata da Johann Karl August Musäus in Volksmärchen der Deutschen e basata sul mito della fanciulla cigno. Tuttavia, queste fonti presentano solo limitate affinità con la trama del balletto.
Come riportato da altre fonti, la storia non avrebbe un autore specifico, poiché sarebbe stata formata attraverso convenzioni ballettistiche. Diversi critici hanno osservato che molte idee presenti nel libretto compaiono in leggende di vari paesi e che l’ambientazione tedesca era frequente nei balletti del XIX secolo. Il personaggio di Siegfrid richiama quello di Albrecht in Giselle, in quanto entrambi vengono ingannati nel tradire la propria amata, e il ballo per scegliere la sposa compare anche in La fille du Danube. Le fanciulle cigno possono essere considerate una variazione delle villi e delle silfidi, figure comuni nei balletti romantici. La storia presenta inoltre legami con l’opera Le lac des fées di Daniel Auber.
Un’ipotesi propone che l’ideatore della storia sia stato il coreografo originario, Julius Reisinger, boemo e quindi plausibilmente a conoscenza del racconto "Il velo rubato". Un'altra teoria attribuisce la paternità a Vladimir Petrovich Begičev, allora direttore dei Teatri Imperiali di Mosca, forse in collaborazione con il ballerino del Bol’šoj Vasilij Gel’cer. Una copia superstite del libretto reca infatti il nome di Begičev. Tuttavia, poiché il primo libretto pubblicato diverge in numerosi punti dalla partitura di Čajkovskij, alcuni studiosi hanno ipotizzato che esso possa essere stato redatto da un giornalista, sulla base di osservazioni delle prime prove, in linea con l’usanza contemporanea di riportare sulla stampa le nuove produzioni operistiche e coreutiche insieme ai rispettivi scenari.
Un'altra possibilità spesso citata propone che la storia sia stata inventata dallo stesso Čajkovskij, il quale avrebbe utilizzato una trama simile nel 1871, nel suo precedente breve balletto amatoriale Ozero lebedej ("Lago dei cigni"). Persino i nomi dei protagonisti erano già gli stessi: il fratello Modest e la nipote Tat’jana interpretarono rispettivamente Siegfrid e Odette. Secondo alcune teorie, Čajkovskij fu influenzato dalle opere di Richard Wagner, che generalmente teneva in alta considerazione. Nell'Anello del Nibelungo vi è infatti un personaggio di nome Sigfrido che, tradendo inconsapevolmente la propria amata, causa infine la propria morte. I nomi degli invitati al ballo richiamano quelli di personaggi del Tannhäuser. Parallelismi ancora maggiori si possono osservare nel Lohengrin, come l’uso del cigno quale simbolo di purezza, la presenza di un mago malvagio, l’impiego di trombe araldiche per segnalare eventi soprannaturali e la morte dell’eroina come conseguenza di un tradimento involontario.
Alcuni contemporanei di Čajkovskij notarono inoltre il suo vivo interesse per la vita di re Ludovico II di Baviera, la cui esistenza veniva simbolicamente associata al cigno e che, in certe interpretazioni, è stato ritenuto un possibile modello per la figura idealizzata e sognatrice del principe Siegfried.
Produzione del 1877 La prima esecuzione assoluta al Bol'šoj, con Pelageja M. Karpakova protagonista, fu accolta tiepidamente a causa di molteplici problemi: l'orchestra e il direttore, un semidilettante, lamentavano le difficoltà di una partitura "complicata" e diversa dalla consuetudine. Lo stesso avvenne da parte dei danzatori avvezzi a standard meno impegnativi. Pure l'allestimento scenico fu debole e assemblaggio di precedenti spettacoli; la coreografia di Reisinger fu banale e insignificante. Ad aumentare la dose, le due prime protagoniste, che si alternarono nella successione delle recite, avevano doti coreutiche minori o si trovavano in età tecnicamente avanzata.
Le critiche del tempo banalizzavano l'esito coreografico: "un'ammirevole abilità [del coreografo, ndr] nell'arrangiamento degli esercizi ginnici"; la Gazzetta Teatrale del 22 febbraio 1877 ammetteva "qualche momento riuscito" ma affermava che "in generale la musica è piuttosto monotona, noiosa... interessante probabilmente solo per i musicisti"..
Il punto della situazione e lo svolgimento dei fatti sono rintracciabili nei Ricordi (1896) del critico, amico del compositore, Nikolaj Dmitrievič Kaškin:
Allestimento del 1895
Non ebbero risultati migliori le due successive creazioni al Bol'šoj con la coreografia di Joseph Hansen del 13 luglio 1880 e poi il 28 ottobre 1882 con Lydia Geiten quale interprete. Dopo poco più di un anno dalla morte del compositore, nel 1895, il direttore del teatro Mariinskij, il principe Vsevoložskij, decise di riproporre Il lago dei cigni vista la fortuna che gli altri due balletti di Čajkovskij, La bella addormentata e Lo schiaccianoci, avevano avuto presso il pubblico. Il balletto passò quindi nelle mani di Marius Petipa, maître de ballet del teatro imperiale, il coreografo che si era distinto egregiamente anche nell'altra opera di Čajkovskij, La bella addormentata, e in quelle di Lev Ivanov, assistente di Petipa. A Modest Čajkovskij fu affidato il compito di rivedere il libretto. Le sue modifiche comprendevano la trasformazione di Odette da fanciulla-cigno soprannaturale a donna mortale colpita da una maledizione, la sostituzione dell’antagonista, inizialmente la matrigna di Odette, con lo stregone Rothbart, e la rielaborazione del finale. Nella nuova conclusione, Odette sceglie di annegare e il principe Siegfried decide di condividere il suo destino piuttosto che vivere senza di lei; i loro spiriti vengono quindi ricongiunti in un’apoteosi.
Dopo la realizzazione del solo secondo atto in occasione di un tributo a Čajkovskij il 1º marzo 1894,Horst Koegler, The Concise Oxford Dictionary of Ballet, Oxford University Press, 1977 il 15 gennaio 1895, ebbe luogo il primo completo allestimento coreografato da Petipa e Ivanov presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Petipa curò il primo e il terzo atto, mentre Ivanov curò gli atti bianchi, il secondo e il quarto. Inoltre vennero apportate anche modifiche alla sequenza dei numeri e furono aggiunti brani pianistici del musicista trascritti dal compositore italiano (e direttore d'orchestra in tale occasione) Riccardo Drigo. Questa volta fu un successo e Il lago dei cigni entrò a pieno diritto nel repertorio dei teatri pietroburghese e moscovita e con il tempo in quello internazionale, divenendo una pietra miliare del balletto classico.
Organico L'orchestra de Il Lago dei cigni è composta da un ottavino, due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, quattro corni, due cornette, due trombe, tre tromboni, una basso tuba, una serie di timpani, triangolo, tamburello, nacchere, rullante, piatti, grancassa, gong, xilofono, arpa e archi.
Ruoli
Principessa Odette (la Regina dei Cigni, il Cigno Bianco, la Principessa Cigno), una bella principessa trasformata in un cigno bianco. Principe Siegfried, un giovane principe che si innamora di Odette. Barone von Rothbart, un malvagio stregone che ha lanciato l’incantesimo su Odette. Odile (il Cigno Nero), figlia di Rothbart. Benno von Sommerstern, amico del principe. La Regina, madre del principe Siegfried. Wolfgang, suo tutore. Barone von Stein. La Baronessa, sua moglie. Freiherr von Schwarzfels. La moglie di Freiherr von Schwarzfels. Un araldo. Un valletto. Gentiluomini e dame di corte, amici del principe, araldi, ospiti, paggi, abitanti del villaggio, servitori, cigni e piccoli cigni.
Variazioni nei personaggi Dal 1895, Benno von Sommerstern venne indicato semplicemente come “Benno” e Odette come “Regina dei Cigni”. Anche il Barone von Stein, sua moglie, e Freiherr von Schwarzfels con la consorte non furono più identificati nel programma. La sovrana o principessa regnante viene spesso indicata come “Regina Madre”.
Il personaggio di Rothbart (talvolta scritto Rotbart) è stato soggetto a numerose interpretazioni. La ragione della maledizione lanciata su Odette non è nota: diverse versioni, compresi due lungometraggi, hanno proposto spiegazioni, ma nessuna è generalmente esplicitata nel balletto. Egli è raramente rappresentato in forma umana, tranne che nel terzo atto, ed è solitamente raffigurato come una creatura simile a un gufo. Nella maggior parte delle produzioni, il sacrificio della coppia porta alla sua distruzione; esistono tuttavia versioni in cui egli trionfa. La versione di Jurij Grigorovič, rappresentata per diversi decenni dal Balletto Bol’šoj, è nota per includere entrambi i finali: Rothbart viene sconfitto nella versione originale del 1969, in linea con le aspettative dell’epoca sovietica di una conclusione positiva; nella revisione del 2001, invece, Rothbart conduce un gioco malvagio del destino con Siegfried, che vince alla fine, causando la rovina del principe. Nella seconda produzione dell’American Ballet Theatre di Il lago dei cigni, il personaggio è interpretato da due danzatori: uno giovane e affascinante che attira Odette verso la rovina nel prologo, e una creatura rettiliana. In questa versione, il suicidio degli amanti ispira gli altri cigni prigionieri di Rothbart a ribellarsi e a spezzare l’incantesimo.
Odile, figlia di Rothbart, indossa generalmente abiti neri (sebbene nella produzione del 1895 non fosse così) e compare soltanto nel terzo atto. Nella maggior parte delle produzioni moderne, è rappresentata come il doppio esatto di Odette (somiglianza dovuta alla magia di Rothbart), motivo per cui Siegfried non può essere ritenuto colpevole di averla scambiata per Odette. È stato ipotizzato che nella produzione originale Odette e Odile fossero interpretate da due ballerine diverse; ciò avviene anche in alcune produzioni d’avanguardia.
Struttura