Le Campagne balcaniche di Attila furono due campagne militari condotte da Attila re degli Unni contro l'Impero romano d'Oriente.
Contesto storico e casus belli Verso la fine degli anni trenta del V secolo (434 circa) salirono sul trono unno i fratelli Attila e Bleda. Poco tempo dopo la loro ascesa al potere, nell'inverno del 439,. Attila e Bleda si incontrarono presso Margus (odierna Požarevac), nella Mesia Superiore, con gli ambasciatori dell'Impero romano d'Oriente Flavio Plinta e Epigene, e strinsero un nuovo accordo di pace che prevedeva un aumento dei tributi che i Romani d'Oriente dovevano versare agli Unni da 350 a 770 libbre, il luogo in cui dovevano avvenire contatti commerciali tra Romani e Unni, la promessa che i Romani non avrebbero accolto profughi unni e che non si sarebbero alleati con nazioni ostili agli Unni e la restituzione dei due figli di Rua. Lo storico dell'epoca Prisco di Panion asserisce che in quell'occasione, «siccome [gli Unni] ritengono poco appropriato conferire con altri smontati da cavallo, anche i Romani, che ci tenevano alla dignità, decisero di fare altrettanto per tema che una delle due parti dovesse parlare stando in sella mentre l'altra era in piedi.» Accettando questo trattato di pace, i Romani d'Oriente speravano di aver rimosso ogni pericolo di attacco unno dai Balcani, per poter così sguarnire il limes danubiano di truppe per inviarle in Africa a combattere i Vandali, che da poco avevano occupato Cartagine..
Nell'anno successivo, il 440, Genserico, re dei Vandali, invase la Sicilia con una potente flotta. Il timore da parte di Teodosio II che le scorrerie della flotta vandala potessero danneggiare anche l'Impero d'Oriente, oltre che il legame dinastico che lo legava all'Imperatore d'Occidente, il cugino Valentiniano III, lo spinse a inviare, nella primavera del 441, un'immensa flotta di 1100 navi in Sicilia, sotto il comando di Flavio Areobindo, Ansila e Germano, in vista di uno sbarco in Africa per riconquistare Cartagine..
Tuttavia, probabilmente nell'inverno del 440-441, i commercianti unni si impadronirono con la forza delle armi di Costanza, il centro romano sede degli scambi commerciali, per poi addurre come pretesto, di fronte al generale inviato dall'Imperatore per chiedere spiegazioni per l'attacco,. Secondo una congettura di Kelly il generale in questione sarebbe stato Aspar. il fatto che «il vescovo di Margus aveva varcato la frontiera, si era addentrato nelle loro terre e aveva frugato nelle tombe reali rubandone alcuni oggetti preziosi.» Ciò fornì ad Attila il casus belli per attaccare l'Impero romano d'Oriente. In realtà, Attila avrebbe deciso di attaccare proprio in quel momento l'Impero approfittando del fatto che l'Imperatore d'Oriente Teodosio II aveva sguarnito di truppe i Balcani per aiutare l'Impero d'Occidente a recuperare Cartagine ai Vandali. A peggiorare la situazione nel corso del 441 i Persiani Sasanidi avevano invaso l'impero.
Campagna del 441-442 Nel 441 gli Unni, condotti da Attila, attraversarono in forze il Danubio e si impadronirono di Viminacium e di altri forti minori. Secondo Otto J. Maenchen-Helfen fu a questo punto che fu stipulata da Aspar la pace annuale menzionata dalla cronaca di Marcellino comes, sub anno 441:
Kelly sostiene che la pace menzionata da Marcellino comes avesse riguardato il solo fronte orientale,. ma Maenchen-Helfen lo esclude sulla base della considerazione che la pace con i Persiani Sasanidi durò fino al 502, ben più di un anno, mentre la guerra con gli Unni riprese immediatamente alla scadenza della tregua annuale.. Sempre sub anno 441, ma dopo aver riferito della suddetta pace annuale, la cronaca di Marcellino comes riporta la presa da parte degli Unni delle fortezze di Naissus, Singidunum e molte altre piazzeforti illiriche:
Otto J. Maenchen-Helfen colloca questi eventi nel 442, alla scadenza della tregua annuale. Un frammento di Prisco di Panion narra il modo in cui gli Unni riuscirono a impadronirsi di Margus. Il vescovo di Margus, il profanatore di tombe che aveva provocato l'ira degli Unni, timoroso per la propria sorte, accettò di consegnare la città agli Unni in cambio della sua incolumità. Il vescovo, tornato in città, esortò i cittadini ad attaccare di sorpresa le truppe di Attila, forse sostenendo che in un momento di vulnerabilità, durante la traversata del Danubio, potevano essere sorpresi e vinti; ma, usciti dalla città, finirono in un'imboscata di Attila nei pressi del fiume, a cui seguì la presa e la distruzione di Margus..
Una volta presa Margus, importantissima strategicamente perché costituiva l'accesso principale alla strada militare attraverso i Balcani, gli Unni poterono cingere d'assedio Naissus:
La caduta di queste tre importanti fortezze - Viminacium, Margus e Naissus -, oltre che di Sirmio, Singidunum, Serdica, e molte altre non citate dagli storici dell'epoca, allarmò enormemente Teodosio II, che temendo una ulteriore avanzata unna, richiamò la flotta che doveva attaccare i Vandali in Oriente:
In questo modo il re degli Unni aiutò Genserico a mantenere il possesso di Cartagine e costrinse l'Impero d'Occidente a negoziare una pace sfavorevole con i Vandali.
Prima che la flotta ritornasse alla base, gli Unni si ritirarono dai territori invasi, ancorché in circostanze poco chiare a causa della frammentarietà, vaghezza e laconicità delle fonti superstiti. Il problema maggiore è costituito dal fatto che della Storia di Prisco sono sopravvissuti solo frammenti non organizzati in ordine cronologico e per mettere in ordine cronologico gli avvenimenti bisogna affidarsi sulla poco attendibile Cronaca di Teofane Confessore del IX secolo. Tale fonte colloca erroneamente nell'AM 5942 (corrispondente al 450-451 d.C.) molti eventi verificatesi in realtà negli anni quaranta del V secolo, tra cui le campagne balcaniche di Attila:
In passato gran parte degli studiosi, basandosi sul racconto confuso e cronologicamente ingarbugliato di Teofane per mettere in ordine i frammenti di Prisco, hanno datato al 443 la vittoria conseguita da Attila nel Chersoneso Tracico e il conseguente trattato di pace negoziato dagli ambasciatori romano-orientali Nomo e Anatolio con gli Unni, in base al quale la pars orientis accettò di versare libbre d'oro nonché libbre d'oro di arretrati.. Tuttavia studiosi come Otto J. Maenchen-Helfen, Christopher Kelly e Peter Heather ritengono che l'attendibilità di Teofane per questi avvenimenti sia dubbia e datano al 447 la sconfitta subita dai Romani nel Chersoneso e la conseguente pace di Anatolio.. Maenchen-Helfen, in particolare, argomenta che la suddetta pace non può essere stata firmata nel 443, sulla base delle seguenti considerazioni:. una legge del Codice Teodosiano datata 29 novembre 444 ridusse le tasse, in contrasto con quanto afferma Prisco che, per pagare l'esorbitante tributo agli Unni stabilito con la pace di Anatolio, fu necessario aumentare in modo insostenibile la pressione fiscale; Prisco afferma che la pace di Anatolio fu negoziata con il solo Attila, e non con "i re unni", espressione usata da Prisco nel frammento relativo al trattato di Margus del 439 per riferirsi ad Attila e Bleda; da ciò Maenchen-Helfen deduce che la pace di Anatolio fu stipulata dopo la morte di Bleda (avvenuta nel 445) in conseguenza della quale Attila divenne sovrano unico degli Unni.
Peter Heather e Otto J. Maenchen-Helfen sostengono che nel 442 i Romani indussero gli Unni al ritiro concludendo con loro un trattato di pace di cui non si conoscono le condizioni esatte ma che forse prevedeva il pagamento di un tributo di libbre d'oro agli Unni, stima basata sul fatto che nel giro di quattro o cinque anni si erano accumulate libbre di arretrati... Kelly, basandosi sulla cronologia e ricostruzione dello Zuckerman, sostiene invece che non fu firmata alcuna pace ma che gli Unni si fossero ritirati di propria iniziativa, perché desiderosi di evitare uno scontro in campo aperto con l'esercito imperiale in procinto di essere rafforzato dalle truppe di ritorno dalla Sicilia.. Secondo Maenchen-Helfen non è da escludere che gli Unni avessero deciso di interrompere la campagna militare perché colpiti da qualche epidemia oppure per soffocare delle possibili rivolte scoppiate nel loro impero nel corso della spedizione..
Campagna del 447 Teodosio II, comunque, riteneva che l'esercito romano d'Oriente, una volta richiamato nei Balcani l'esercito inviato con la flotta contro i Vandali, sarebbe stato in grado di resistere agli attacchi degli Unni; Attila aveva approfittato di un momento di vulnerabilità dell'Impero d'Oriente, che nel tentativo di aiutare l'Impero d'Occidente a recuperare Cartagine ai Vandali, aveva sguarnito le difese nei Balcani, ma si sperava che, con i Balcani ben guarniti di truppe, gli eserciti imperiali sarebbero riusciti a respingere gli assalti di Attila. Teodosio II, dunque, a un certo punto, probabilmente dopo nemmeno due annualità, smise di pagare il tributo, dopo essersi assicurato di aver rinforzato adeguatamente le difese nei Balcani in vista dell'ovvio attacco punitivo di Attila.. Una legge del 12 settembre del 443 stabilì:
Per potenziare ulteriormente l'esercito, inoltre, Teodosio II reclutò nell'esercito numerosi Isauri. Nel frattempo, intorno al 445, Attila fece assassinare il fratello Bleda: probabilmente fu in quell'occasione che l'Impero d'Oriente interruppe il versamento dei tributi, approfittando del fatto che in quel momento Attila era troppo impegnato a pacificare il fronte interno dopo l'assassinio del fratello per condurre una spedizione punitiva contro Costantinopoli. Fu quindi solo nel 447 che Attila, stabilizzata la situazione interna, pretese dall'Impero d'Oriente il versamento di ben libbre d'oro di arretrati. Al rifiuto dei Romani, Attila attaccò di nuovo i Balcani, nel 447..
Attraversato il Danubio, gli Unni attaccarono e distrussero diverse fortezze di confine, tra cui Ratiaria, la prima ad essere attaccata; seguendo poi il corso del Danubio, gli Unni si spostarono verso Oriente, sconfiggendo presso le rive del fiume Utus, a nord dei monti Haemus, l'esercito campale di Tracia condotto dal magister militum per Thraciam Arnegisclo, quest'ultimo ucciso dopo aver combattuto fino all'ultimo. Dopo aver ottenuto questa prima importante vittoria, gli Unni si mossero verso sud, invadendo la pianura della Tracia e avvicinandosi pericolosamente a Costantinopoli. Attila intendeva infatti approfittare degli effetti devastanti di un terremoto, che il 27 gennaio 447, alle due di notte, aveva fatto crollare una parte dei terrapieni che costituivano parte delle difese della città, per impadronirsene. Quando però gli Unni giunsero sotto le mura, queste erano state già riparate dal zelo del prefetto del pretorio d'Oriente, Costantino, che incaricò le fazioni dell'ippodromo di riparare i danni. Costretto dunque a rinunciare alla presa della città, Attila si scontrò nel Chersoneso Tracico con un altro esercito romano, infliggendo loro una pesante sconfitta. Una volta vinti due importanti eserciti campali dell'Impero d'Oriente, ora Attila poteva devastare i Balcani orientali senza trovare opposizioni: si diresse verso occidente in direzione delle Termopili, razziando le città e le campagne circostanti. Secondo la Vita di Sant'Ipazio:
La cifra di 100 città distrutte non va forse presa letteralmente, ma è indubbio che i danni provocati dalle devastazioni di Attila furono immensi. Le fonti riportano la distruzione di Filippopoli, Arcadiopoli, Gallipoli, Sesto e Athyras.
Teodosio II, con i Balcani completamente devastati da Attila e due eserciti campali romano-orientali annientati, non poté far altro che accettare una pace umiliante:
I Romani furono anche costretti ad evacuare la zona a sud del Danubio larga cinque giorni di viaggio, che Attila intendeva utilizzare come zona cuscinetto tra i due imperi.
Conseguenze