L'epopea di Amergin, il bardo gaelico che conquistò l'Irlanda è un romanzo storico della scrittrice statunitense Morgan Llywelyn pubblicato nel 1984. La storia è incentrata sulla migrazione dei Gaeli (o Gaeliziani, o Galleci) dal nord della penisola iberica alle coste dell'Irlanda, e sul conseguente scontro con la tribù nativa dei Túatha Dé Danann. Particolare riferimento si fa alla figura del bardo Amergin e, più in generale, a tutta la famiglia di Míl, capo della tribù dominante dei Gaeli.
Trama Ambientazione e personaggi
L'ambientazione storica del romanzo è la regione nord-occidentale della Penisola Iberica (l'odierna Galizia, in Spagna), in età preromana. La regione è abitata dal popolo celtico dei Galleci (o, come vengono definiti dall'autrice nel libro, GaelizianiL'epopea di Amergin. Il bardo gaelico che conquistò l'Irlanda, Editrice Nord, 1997, Note dell'autrice, pag.595,596. L'autrice spiega di essersi presa questa "libertà linguistica" per evidenziare il cammino etnico del popolo, originario della Gallia, ovvero l'odierna Francia, spostatosi nella penisola Iberica e successivamente, nel tempo del romanzo, in Irlanda, diventando il popolo dei Gaeli d'Irlanda.). La società, come di norma, è divisa in clan o tribù, la più potente delle quali è quella dei Milesiani, con a capo il condottiero Míl Espáine, detto il Míl. Il Míl è un grande guerriero che, sotto i colpi dell'età, si sta "affievolendo", lasciando desiderare a molti guerrieri, tra cui alcuni suoi figli, di succedergli nel suo ruolo di capo indiscusso della tribù. Mílesios è sposato con Scotta e con essa cresce parecchi figli: Ir, Donn, Éremon, Éber Finn, Colptha ed Amergin, tutti personaggi cruciali: Ir, tra i più grandi, è un uomo estremamente forte, abile, veloce e bello fisicamente, ma con una spontaneità e una irriverenza accentuate a tal punto da farlo sembrare un vero e proprio malato mentale, impazzito; talvolta si rivela quindi un danno per l'intera tribù, nonché per le sue vicende e i suoi affari. Donn è un uomo equilibrato, sempre calmo e mansueto, nonché una persona estremamente responsabile, ma nonostante ciò un buon guerriero; queste sue qualità, insieme al fatto di essere uno dei pochi figli del Míl ad avere una moglie sola e ad aver generato solo figlie femmine, porterà alcune volte gli altri, soprattutto nei momenti di tensione, a considerarlo un elemento debole della tribù. Éremon è il figlio minore, ed è un giovane uomo intraprendente, nonché già un fiero e feroce guerriero. Éber Finn è un ragazzo mansueto ed è contraddistinto soprattutto dal suo grande amore per gli animali: è colui che possiede i cavalli migliori e che più ha dimestichezza con animali da soma e bestiame. Colptha è un personaggio decisivo per il romanzo: unico della famiglia, insieme al fratello Amergin, ad aver intrapreso la carriera druidica e spirituale, svolgendo la mansione di sacrificatore, ossia colui che esegue materialmente i sacrifici degli animali, interpretandone le interiora. Può essere considerato l'antagonista della vicenda; è invidioso del successo del bardo Amergin, e viene sempre presentata come una persona cattiva, vile e insidiosa: meschinamente astuto, tenta, spesso con esito positivo, di mettere i suoi fratelli gli uni contro gli altri e di compiere ogni genere di malefatte, per trarne sempre un qualche beneficio. Amergin, il protagonista, è un celta introverso e con un corredo emotivo straordinariamente ricco, caratteristiche che lo vedono non incline all'educazione e alla carriera della guerra; viene "rivendicato" dalla classe dei druidi perché estremamente adatto alla mansione di bardah, ovvero custode e cantore della memoria storica della tribù. Diventa capo bardo per volontà del consiglio dei druidi e per decisione del capo druido.
Altri personaggi importanti per la storia sono: Odba: è la moglie di Éremon, con il quale ha generato tre figli, tra i quali il maggiore è Moomneh. È una donna insoddisfatta del proprio matrimonio, ritenendo il marito distratto da impegni che lo portano a trascurarla. Taya: è una giovane, figlia di un capo di un piccolo clan vicino a quello del Míl. È l'oggetto del desiderio di Éremon, il quale desidera a tutti i costi averla in sposa, ma che non può attendere alle sue aspettative dati gli ostacoli posti dalla moglie, invidiosa della bellezza di Taya stessa, e dalle convenzioni imposte dai rapporti tra la famiglia del Míl e quella di Odba la quale, nel caso fosse insoddisfatta del rapporto matrimoniale, potrebbe creare delle incomprensioni tra le famiglie e, quindi, numerosi conflitti. Irial: capo druido della tribù. Muore avvelenato, si presume, per mano di Colptha, il quale brama di diventarne successore. Nial: capo bardo della tribù, maestro di Amergin; molto affezionato al protagonista, muore agli inizi del romanzo, lasciandogli in dono, in punto di morte, la sua arpa, strumento inseparabile per un bardo. Clarsah: è il nome dell'arpa di Amergin, donatagli dal capo bardo suo maestro, Nial. È quasi da considerare come un vero e proprio personaggio: Amergin la cura con estrema precisione e rigidità e le parla spesso, invocando attraverso di lei ispirazione per i canti bardici e per la meditazione che il bardo svolge in compagnia della sola arpa. Age-Nor: commerciante originario di Tiro che sbarca in Galizia con due navi mercantili a causa di una tempesta all'inizio del romanzo. Sakkar: lavoratore anch'egli di Tiro, sotto il comando di Age-Nor, dato in "dono" ad Amergin dallo stesso padrone Age-Nor in segno di riconoscenza al bardo per avergli salvato la vita. Diventerà uno degli amici più intimi e sinceri del bardo.
Il libro, strutturato in capitoli, segue tuttavia parallelamente anche le vicende del popolo nativo dell'Irlanda, i Túatha Dé Danann. I personaggi principali tra questi sono: Le tre Regine d'Irlanda, rappresentanti nella tradizione anche un'importante triade divina: Ériu Banba Fódla Mac Gréine, il marito della regina Ériu Shinann, giovane e spensierata principessa del popolo dei Danann
Riassunto Il libro si apre con un'immagine altamente significativa riguardo alla natura del romanzo e a quella del protagonista, Amergin: il bardo sta passando uno dei suoi periodi di solitudine e meditazione su un promontorio vicino al villaggio, al tramontare del sole, ascoltando quello che lui definisce il vento del nord, ossia un segnale che molto spesso in tutto il romanzo stuzzica il suo intuito e la sua emotività, catturando la sua attenzione. Durante questa sua contemplazione, vede all'improvviso una flotta di navi mercantili che, in difficoltà e malridotte per una passata tempesta, tentano disperatamente di sbarcare sulla costa. Sorpreso della comparsa di mercanti, che non vedeva da quando era un bambino data la mancanza di stagno da barattare dalle miniere e il crescente impoverimento di risorse, corre sulla strada del ritorno per dare l'avviso della visita. Una volta arrivato dal padre, accompagnato dal fratello Éremon, riferisce la notizia, che presto si diffonde. Ricevere un mercante è un evento che non si verificava da parecchio tempo, perciò è importante per tutti, e per il Míl in particolare, fare buona impressione per trovare la speranza di aprire nuove prolifiche rotte commerciali.
Intanto i Túatha Dé Danann conducono la loro vita sull'isola. Temono in questo periodo che la popolazione a loro sottomessa, i Fir Bolg, possano ribellarsi e iniziare una nuova guerra, ipotesi scongiurata da tutti i Danann, i quali ritengono la guerra e la distruzione da essa portata come una delle peggiori sciagure. Episodi sporadici sui Danann seguono parallelamente il racconto riguardante i Milesi; tra i più rilevanti quello costituito dal capitolo undicesimo, in cui Tuan, Custode della Leggenda (similmente a un bardo), racconta dettagliatamente l'epopea e le origini del popolo, e come sia arrivato e si sia stabilito sull'isola. Altri interventi riguardanti i Danann si hanno per marcare le figure delle regine, del re, e della regina Shinann, la quale avrà un ruolo fondamentale.
I Milesi rovinano l'occasione che hanno avuto di commerciare con il fenicio Age-Nor, poiché durante la cerimonia di accoglienza Ir, pensando nella sua pazzia che fosse un intruso maligno, lo ha assalito, mettendogli un coltello alla gola; Ir, accecato dalla pazzia, viene fermato solo dal canto e dalla capacità di persuasione di Amergin, il quale intona un'ode con la sua arpa, che calma il fratello e gli fa abbassare il coltello. Il comandante Age-Nor, in segno di riconoscenza verso il bardo, gli fa "dono" del servo carpentiere Sakkar, uomo fedele e affidabile. Amergin è riluttante ad accettare un uomo come un "dono", ovvero come un oggetto, e chiarisce la sua posizione e quella del suo popolo sulla considerazione universale degli spiriti che abitano la terra, e della loro situazione di uguaglianza dinanzi alle forze naturali. Nonostante ciò accetta, ma non di prendere l'uomo come dono, bensì come aiutante e amico. Sakkar si ambienta sempre di più nella nuova società e, insieme a un apprendimento continuo della lingua, apprende sempre meglio i costumi e le convenzioni sociali, diventando presto un vero e proprio membro della famiglia dei Gael.
Amergin diventa il capo bardo della tribù, su decisione di Irial, il capo druido e del consiglio dei druidi, riunitosi nella foresta sacra. Il bardo, oltre che ad ottenere riconoscimenti, si fa conoscere sempre di più tra la sua gente per l'affidabilità, la cortesia e la bontà, diventando un personaggio molto ammirato. Questo successo che ha Amergin all'interno della tribù sembra essere positivo per tutti, tranne che per Colptha, il fratello druido (sacrificatore) di Amergin, il quale è fortemente invidioso del fratello, e cerca di screditarlo in tutti i modi, mettendolo anche contro i fratelli e mettendo questi ultimi gli uni contro gli altri, semplicemente inserendo nel giro di chiacchiere del villaggio delle voci su presunte affermazioni o azioni. Colptha brama anche di diventare capo druido, e per riuscirci usa alcuni stratagemmi: sfrutta il fratello Donn favorendolo apertamente per la carica di capo della tribù facendosi promettere in cambio la pressione sui druidi per la sua elezione a capo di essi. Donn, uomo molto buono ed estremamente garbato, non riesce a dire di no alle false pretese del fratello e acconsente. La natura della richiesta di Colptha si svela solo quando, una volta scoperto che Donn non diventerà capo tribù, il sacrificatore insulta e sfotte il fratello, non servendogli più per il suo scopo. Inoltre il capo druido Irial, a un certo punto del romanzo, viene avvelenato nel bel mezzo del bosco sacro, delitto che rimarrà impunito, nonostante Amergin ed altri presumano che ci sia la mano di Colptha. Colptha e Amergin si trovano spesso in contrasto poiché quest'ultimo si rivela riluttante a lasciare il comando dell'amministrazione del mondo degli spiriti a un uomo maligno e sanguinario come il fratello.
Per fermare la povertà e la miseria, Éremon decide di partire con alcuni guerrieri per fare razzia di bestiame da una tribù vicina, e la spedizione va a buon fine. Éremon torna al villaggio trionfante, con del bestiame grasso e ricco. Questo però non fa altro che peggiorare la situazione del terreno, che diventa sempre più arido; inoltre il bestiame, abituato all'erba fresca e alle ampie praterie, dimagrisce e si ammala sempre di più e più gravemente.