La strage di piazza Fontana fu un attentato terroristico, di matrice neofascista, compiuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano, all'interno della sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana, che causò 17 morti e 88 feriti. È considerata «la madre di tutte le stragi», il «primo e più dirompente atto terroristico dal dopoguerra», «il momento più incandescente della strategia della tensione» ed è ritenuta da alcuni l'inizio del periodo passato alla storia in Italia come anni di piombo, 1991. Avvertenza pag. 14.. Va considerata l'apice di azioni precedenti, come gli attentati alla Fiera Campionaria di Milano nell'aprile 1969 e i falliti attentati coevi in piazza Scala e a Roma. L'inattesa gravità del fatto lo resero un evento spartiacque nella storia della Repubblica, tanto da parlare di un prima e dopo piazza Fontana, 1991. Piazza Fontana e dintorni pag. 172..

Fu uno dei cinque attentati, avvenuti in un lasso di tempo di appena 53 minuti, che colpirono contemporaneamente Roma e Milano. A Roma ci furono tre attentati che provocarono 16 feriti, uno alla Banca Nazionale del Lavoro in via San Basilio, uno in piazza Venezia e un altro all'Altare della Patria, 1994. La bomba a Piazza Fontana: anarchica o nera? O di chi altro? Depistaggi e inquinamenti pag. 109.; a Milano, una seconda bomba venne ritrovata inesplosa in piazza della Scala. Oltre a quelli menzionati, obiettivi degli attentati furono diversi edifici giudiziari a Torino, la Corte di Cassazione e la Procura Generale a Roma e il Tribunale di Milano, dove però, a causa di difetti tecnici, i dispositivi non esplosero.

La strage della Banca dell'Agricoltura non fu la più pesante fra quelle che insanguinarono l'Italia, ma diede avvio al periodo stragista della "strategia della tensione", che vide realizzarsi numerosi attentati, come la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 (8 morti), la strage del treno Italicus del 4 agosto 1974 (12 morti) e la più sanguinosa strage di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti).

Le lunghe, e innumerevoli indagini hanno rivelato che la strage fu compiuta da terroristi dell'estrema destra, probabilmente collegati a settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato con complicità e legami internazionali, i quali però non sono mai stati perseguiti. Nel giugno 2005 la Corte di Cassazione stabilì che la strage fu opera di «un gruppo eversivo costituito a Padova nell'alveo di Ordine nuovo» e «capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura», non più perseguibili in quanto precedentemente assolti con giudizio definitivo (ne bis in idem) dalla Corte d'assise d'appello di Bari nel 1987; non è mai stata emessa una sentenza per gli esecutori materiali, coloro che cioè portarono la valigia con la bomba, che restano ignoti. A causa del ricorso al segreto di Stato durante le indagini, la storia giudiziaria della strage di piazza Fontana rappresenta sul versante terrorismo quello che il golpe Borghese rappresenta sul versante dell'eversione.

Storia

Venerdì 12 dicembre 1969 la sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana, a Milano, era piena di clienti venuti soprattutto dalla provincia; alle 16:30, mentre gli altri istituti di credito chiudevano, all'interno della filiale c'erano ancora molte persone«Il 12 dicembre del 1969 cade di venerdì. A Milano, per tutta la notte è piovuto. Il tempo si manterrà incerto fino a sera. È giorno di mercato. La sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura, in piazza Fontana, è colma di clienti venuti soprattutto dalla provincia. Gli altri istituti di credito hanno chiuso alle 16,30; qui gli sportelli restano aperti più a lungo»(Sergio Zavoli) «Quel giorno le bombe nelle banche furono tre, due a Milano e una a Roma e altre bombe vennero messe all'Altare della Patria. Scoppiarono tutte dopo le 16,30, orario di chiusura delle banche, e le due all'Altare della Patria erano messe in un punto tale da non nuocere a nessuno. Insomma non si voleva uccidere. Ma chi mise quelle bombe non sapeva che quel giorno una banca, una sola banca in tutta Italia, sarebbe rimasta aperta oltre il normale orario di chiusura: la Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana a Milano». «Io sono venuto a sapere da FM verso le ore 18 e 15 della sera stessa dell'esplosione, che l'orario delle bombe di piazza Fontana era stato sbadatamente calcolato senza tener conto del fatto che in via del tutto eccezionale quel giorno lì la Banca dell'Agricoltura era stata aperta anche di pomeriggio».. L'esplosione avvenne alle 16:37, quando nel grande salone dal tetto a cupola scoppiò un ordigno contenente 7 chili di tritolo, uccidendo 17 persone, delle quali 14 sul colpoOrrenda strage a Milano. Tredici morti e novanta feriti, Corriere della Sera, 13 dicembre 1969, e ferendone altre 88, 1994. La bomba a Piazza Fontana: anarchica o nera? O di chi altro? Depistaggi e inquinamenti pag. 105.; la diciassettesima vittima morì un anno dopo per problemi di salute legati all'esplosione. Una seconda bomba fu rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala. La borsa fu recuperata ma l'ordigno, che poteva fornire preziosi elementi per l'indagine, fu fatto brillare dagli artificieri la sera stessa. Una terza bomba esplose a Roma alle 16:55 nel passaggio sotterraneo che collegava l'entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro con quella di via di San Basilio; altre due esplosero a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all'Altare della Patria e l'altra all'ingresso del Museo centrale del Risorgimento, in piazza Venezia. I feriti a Roma furono in tutto 16. La ricaduta politico-parlamentare Già sabato 13 dicembre 1969 il ministro dell'interno Franco Restivo riferì alla Camera dei deputati sui tragici eventi occorsi il giorno prima; le comunicazioni furono ripetute il 16 dicembre al Senato della Repubblica dal medesimo membro del Governo. Dopo la partecipazione ai funerali insieme con trecentomila persone in piazza DuomoMarco Volpati, Tutta Milano ai funerali, Avanti!!, 16 dicembre 1969, p. 1., il presidente del consiglio Mariano Rumor, la sera di lunedì 15 dicembre, ebbe un incontro in casa sua a Milano con i segretari della coalizione di governo che si era frantumata qualche mese prima; successivamente, ebbe luogo la riunione della Direzione del partito di maggioranza relativa del 19 dicembre. In una nota preparatoria redatta in funzione di questo incontro, il Presidente del consiglio formulò la seguente presa di posizione: «Il problema, dunque, non è quello di formare un Governo quasi di salute pubblica. Personalmente dico ‘no’ ad un Governo sulle bombe»Maurizio Caprara, Piazza Fontana, le carte segrete del presidente del Consiglio Rumor: «No a un governo sulle bombe», Corriere.it, 18 dicembre 2019.; il riferimento potrebbe avvalorare la tesi secondo cui erano stati affacciati informalmente, ai dirigenti di governo, esiti politici costruiti come reazione alla strage“In un documento del 13 dicembre, il giorno seguente, c'è l'arma dei carabinieri che chiede la mano dura, trova nei sindacati, nei socialisti e nel ministro della sinistra dc Donat-Cattin i colpevoli di aver creato il clima della strage. Il generale Verri della divisione Pastrengo dei carabinieri, colui che comanda un terzo dei componenti dell’arma, chiede in pratica la messa al bando non solo della sinistra extraparlamentare e del Pci, ma anche del Psi”: Matteo Pucciarelli, Piazza Fontana, 51 anni e 1,8 milioni di pagine dopo, 16 dicembre 2020..

Aldo Moro avrebbe poi ricordato che il suo ritorno da una visita di Stato a Parigi, il giorno della strage, fu “non privo di apprensione”.

Le indagini

Le indagini vennero orientate inizialmente nei confronti di tutti i gruppi in cui potevano esserci possibili estremisti; furono fermate per accertamenti circa 80 persone, in particolare alcuni anarchici del Circolo anarchico 22 marzo di Roma (tra i quali figurava Pietro Valpreda) e del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Milano (tra i quali figurava Giuseppe Pinelli). Secondo quanto dichiarato da Antonino Allegra, ai tempi responsabile dell'ufficio politico della questura, alla Commissione stragi, gli arresti erano stati particolarmente numerosi e avevano interessato anche esponenti della destra estrema, con lo scopo di evitare che nei giorni seguenti questi individui, ritenuti a rischio, potessero dare vita a manifestazioni o altre azioni pericolose per l'ordine pubblico.

Da Milano il prefetto Libero Mazza, su segnalazione di Federico Umberto D'Amato, direttore dell'Ufficio affari riservati del Viminale, avvisò il Presidente del Consiglio Mariano Rumor: «L'ipotesi attendibile che deve formularsi indirizza le indagini verso gruppi anarcoidi». Ipotesi che si rivelò un depistaggio attuato proprio dall'Ufficio Affari Riservati, 1994. La bomba a Piazza Fontana: anarchica o nera? O di chi altro? Depistaggi e inquinamenti pag. 110.; trent'anni dopo, Paolo Emilio Taviani avanzò l’ipotesi "che i depistaggi, in base ai quali quella strage sarebbe stata a lungo attribuita agli anarchici e a Pietro Valpreda, fossero stati organizzati prima, non dopo lo scoppio della bomba"M. Caprara, Piazza Fontana, l’ombra della Cia L’indagine riservata di Taviani, Corriere della sera, 16 ottobre 2020..

Giuseppe Pinelli Il 12 dicembre Giuseppe Pinelli (già fermato ed interrogato con altri anarchici nella primavera 1969 per alcuni attentati successivamente rivelatisi di matrice neofascista), venne fermato e interrogato a lungo in questura. Il 15 dicembre, dopo tre giorni di interrogatori, morì dopo essere precipitato dal quarto piano della questura.

Biotti determinato contro tutti a riesumare la salma di Pinelli, lasciò ogni carica, affrontando il processo prima disciplinare e poi penale"Procedimento Penale contro il giudice Biotti, omissione di atti d'ufficio, il magistrato non fissò una udienza per discutere un incidente procedurale sollevato dall'avvocato Lener, autore dell'istanza di ricusazione", Corriere della sera di Mercoledì 28 luglio 1971 che durò sette anni. "Un piccolo episodio è rivelatore del clima di quei giorni: Biotti andò al cinema e, riconosciuto dal pubblico, fu fragorosamente applaudito" per venti minuti da tutti gli spettatori alzati in piedi. L'inchiesta giudiziaria continuò, coordinata dal giovane sostituto procuratore Gerardo D'Ambrosio, e individuò la causa della morte in un malore, in seguito al quale l'uomo sarebbe caduto da solo, sporgendosi troppo dalla ringhiera del balcone della stanza; la prima versione, risalente al 16 dicembre, indicava che Pinelli si era buttato dopo che il suo alibi era crollato, urlando «È la fine dell’anarchia».

Pietro Valpreda

Il 16 dicembre venne arrestato anche un altro anarchico, Pietro Valpreda, indicato dal tassista Cornelio Rolandi come l'uomo che nel pomeriggio del 12 dicembre era sceso dal suo taxi in piazza Fontana, recando con sé una grossa valigia. Rolandi ottenne anche la taglia di 50 milioni di lire disposta per chi avesse fornito informazioni utili. Valpreda fu interrogato dal sostituto procuratore Vittorio Occorsio che gli contestò l'omicidio di quattordici persone e il ferimento di altre ottanta. Il giorno dopo il Corriere della Sera titolò che il «mostro» era stato catturato, .