La Venere Landolina è una scultura marmorea acefala, copia romana di un originale greco della prima metà del II secolo d.C., conservata presso il Museo archeologico di Siracusa.

Dal 27 giugno 2013 fa parte dei Beni Inamovibili della Regione Siciliana.

Storia e descrizione La statua venne rinvenuta in un ninfeo negli Orti Bonavia, poi Giardino Spagna, il 7 gennaio 1804 da Saverio Landolina Nava. Raffigurata sul modello della Venus pudica, si ispira all'Afrodite cnidia di Prassitele con similitudini alla Venere capitolina e alla Venere de' Medici.

Del tipo landolino si conoscono varie copie, tra cui una completa della testa, ma di fattura più tarda, al Museo archeologico nazionale di Atene, che presenta un'acconciatura uguale a quella della Venere capitolina.

L'opera ritrae Venere al bagno, nella posizione pudica o, più probabilmente, una Venere Anadiomene, cioè nascente. Essa infatti si copre con la destra il seno, ruotando elegantemente la testa, e con la sinistra regge un panno calato sui fianchi (come la Venere di Milo), che si apre teatralmente gonfiato dal vento, rivelando le gambe della dea. Evidente è la ricerca di una resa naturalistica e idealizzata del corpo femminile nudo, che all'epoca aveva messo in secondo piano i significati sacrali legati alla figura della dea nelle rappresentazioni anteriori.

Luciano di Samosata testimoniò che prima del II secolo esisteva a Siracusa un tempio dedicato alla divinità pagana.

Maupassant e la Venere Landolina Nel 1885 Guy de Maupassant effettuò un tour della Sicilia, passando anche da Siracusa dove visitò la Venere Landolina da poco ritrovata. Nel suo Viaggio in Siciliapagg. 127-129-131-133. descrive la statua con commenti entusiasmanti:

Note

Bibliografia

Voci correlate Venere pudica Venere de' Medici Venere capitolina

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