Nella teologia occidentale e nella filosofia della religione, Problema del male su Encyclopædia Britannica. il problema del male, lo studio del quale è talora chiamato ponerologia, nasce dalla necessità di spiegare il paradosso del male laddove si ritenga esista una divinità che viene considerata buona, onnipotente e onnisciente (come nel teismo).The Stanford Encyclopedia of Philosophy, "The Problem of Evil", Michael TooleyThe Internet Encyclopedia of Philosophy, "The Evidential Problem of Evil", Nick Trakakis Il problema del male e delle sue possibili spiegazioni sono principalmente oggetto d'interesse nei sistemi religiosi come il monoteismo e il dualismo.

Sebbene già nelle religioni preistoriche e politeiste sia presente l'idea della contrapposizione tra bene e male (anche nelle forme del totemismo, sciamanesimo, animismo ecc.), secondo l'analisi dello storico delle religioni Julien Ries vi è assente tuttavia una visione lineare della storia come percorso di riscatto verso la salvezza.

Solo nella Palestina all'epoca dei Maccabei (II secolo a.C.) si riscontra la presenza di testi, tra i quali spiccano i rotoli del Mar Morto, in cui si rileva un chiaro fatalismo etico-religioso, e, in contrasto con l'ebraismo ufficiale di quel periodo, un dualismo di bene e male. La comunità essena di Qumran ha fatto propria questa visione del mondo al punto tale che nei loro testi (parte dei rotoli citati sopra) si afferma che lo spirito del male, Belial, agisce per proprio conto, sebbene si sostenga che anche lui sia stato creato da Dio. Interpretazione questa che deriva da Isaia , dove si afferma che sia il bene che il male sono stati creati da Dio. Di conseguenza, anche il genere umano viene considerato come diviso in due gruppi: i figli della luce (gli esseni di Qumran) e i figli delle tenebre (chiunque altro). Una divisione simile a quella concepita dagli esseni del Mar Morto si avrà poi nel cristianesimoL. Sestieri, Ebraismo e cristianesimo: percorsi di mutua comprensione, Milano, Edizioni Paoline, 2000, pp. 64-65..

Sempre intorno al II secolo a.C. si diffonde il mitraismo, incentrato sul culto di Mitra come vincitore del male e delle tenebre Mitraismo su Encyclopædia Britannica..

Con l'avvento del cristianesimo si diffonde l'idea che la lotta del bene contro il male, con i problemi che essa comporta, si svolge nella storia, nella quale Dio interviene attivamente nei riguardi dell'umanità (cfr. Provvidenza). Nelle religioni non abramitiche invece gli dèi sono considerati ambivalenti o apatici rispetto all'esistenza, ai problemi e al destino degli esseri umaniJulien. Ries, L'uomo religioso e la sua esperienza del sacro, cit.Robert L. Winzeler, Anthropology and Religion: What We Know, Think, and Question. 2008, AltaMira Press. ISBN 978-0-7591-1045-8., oppure, nel caso siano presenti divinità che incarnano il male, queste vengono combattute da dèi che a loro volta rispecchiano il bene, e quindi il male viene mitigato, sottomesso o comunque limitato a determinate funzioni e realtà, come la morte o i fenomeni naturaliPaolo Xella, Gli antenati di Dio. Divinità e miti della tradizione di Canaan (1983). Essedue edizioni, ISBN 88-85697-06-2.; nei politeismi, ma anche in altre tipologie religiose, è caratteristica la presenza di narrazioni mitologiche e cosmogoniche per spiegare la risoluzione e gli effetti del suddetto contrasto nell'universo. Il tema della contrapposizione tra bene e male, prima dell'era cristiana, era stato affrontato in particolare dalla tradizione filosofico-religiosa dello zoroastrismo, ripresa in seguito da alcune sette gnostiche a partire dal II secolo, assertrice di una visione dualistica che concepiva il male non come negatività assoluta, ma portatore di una sua positivitàMale in "Dizionario di filosofia (2009)" su Enciclopedia Treccani.Georges Minois, Piccola storia del diavolo. 2000, Il Mulino. ISBN 978-21-30-49562-8.Chris Mathews, Modern Satanism: Anatomy of a Radical Subculture. 2009, Greenwood Publishing Group, Inc. ISBN 978-0-313-36639-0., concezione alla quale aderì anche lo zervanismo insieme ad altri sistemi religiosiMiguel A. De La Torre; Albert Hernandez. The Quest for the Historical Satan, Fortress Press, 2011. ISBN 978-08-00663-24-7.; alle concezioni dualiste si contrappongono le religioni strettamente monoteistiche, quali le abramitiche, che pongono al loro centro la figura di un unico Dio buono, onnipotente e giusto.

Alcuni filosofi hanno sostenuto che l'esistenza del male sia logicamente incompatibile con un Dio con tali caratteristiche. Il tentativo di risolvere la questione in questi contesti è stata storicamente una delle preoccupazioni principali della teodicea. Tra le risposte elaborate vi sono gli argomenti secondo cui il vero libero arbitrio non può esistere senza la possibilità del male, che l'uomo non può comprendere Dio, che la sofferenza è necessaria per la crescita spirituale o che il male è la conseguenza di un mondo decaduto. Altri sostengono che Dio non sia onnipotente o buono, o entrambe le cose, oppure che Dio non esista.

Discussioni sul male e problemi associati sorgono anche in altri ambiti filosofici, ad esempio in etica laicaNicholas J. Rengger, Moral Evil and International Relations, in SAIS Review 25:1, Inverno/Primavera 2005, pp. 3–16Peter Kivy, Melville's Billy and the Secular Problem of Evil: the Worm in the Bud, in The Monist (1980), 63John Kekes, Facing Evil, Princeton UP, 1990. ISBN 0-691-07370-8, e discipline scientifiche quali l'etica evolutivaTimothy Anders, The Evolution of Evil, La Salle, Open Court, 1999J.D. Duntley and David Buss, "The Evolution of Evil," in . Ma di solito, il problema del male viene compreso come posto in un contesto teologico.

Argomentazioni dettagliate Numerose e diverse versioni del problema del male sono state formulate.The Internet Encyclopedia of Philosophy.

Problema logico del male

Un esempio tra tanti di una formulazione del problema del male è spesso attribuito a EpicuroLa formulazione potrebbe essere stata erroneamente attribuita a Epicuro da Lattanzio, il quale, dalla sua prospettiva cristiana, considerava Epicuro come ateo. Cfr. Mark Joseph Larrimore (2001), The Problem of Evil, pp. xix-xxi. Wiley-Blackwell. Secondo Reinhold F. Glei, è accettato che l'argomento della teodicea provenga da una fonte accademica, che non solo non è epicurea, ma anche anti-epicurea. Cfr. Reinhold F. Glei, Et invidus et imbecillus. Das angebliche Epikurfragment bei Laktanz, De ira dei 13, 20–21, in: Vigiliae Christianae 42 (1988), pp. 47–58 e può essere schematizzato come segue: Se un dio onnipotente e perfettamente buono esiste, allora il male non esiste. C'è il male nel mondo. Quindi, un dio onnipotente e perfettamente buono non esiste.

Questo argomento si presenta nella forma logicamente valida del modus tollens. In questo caso, P è "Dio esiste" e Q è "non c'è il male nel mondo".

Dal momento che non è chiaro esattamente come l'antecedente della prima premessa dell'"argomento di Epicuro" comporti il conseguente, sono state proposte altre versioni successive, del tipo: Dio esiste. Dio è onnipotente, onnisciente e perfettamente buono. Un essere perfettamente buono vorrebbe prevenire tutti i mali. Un essere onnisciente conosce tutti i modi in cui i mali possono venire generati. Un essere onnipotente, che conosce tutti i modi in cui un male può venire generato, ha il potere di impedire che il male venga generato. Un essere che conosce tutti i modi in cui un male può venire generato, che è in grado di impedire a tale male di esser generato, e che vuole farlo, impedirebbe la generazione di questo male. Se esiste un essere onnipotente, onnisciente, e perfettamente buono, allora non esiste il male. Il male esiste (contraddizione logica).

Versioni come queste sono indicate come il problema logico del male. Cercano di mostrare che le proposizioni assunte conducono a una contraddizione logica e non potranno quindi essere tutte giuste. La maggioranza dei dibattiti filosofici si è concentrata sulle proposizioni che affermando che Dio non può esistere con il male (premesse nn. 3 e 6), o vorrebbe evitarlo, mentre molti difensori del teismo sostengono che Dio potrebbe benissimo esistere e permettere il male al fine di ottenere un bene più grande e/o consentire il libero arbitrio.

Molti filosofi sono d'accordo sul fatto che argomenti come quello di Alvin Plantinga sulla difesa del libero arbitrio (in breve, che forse Dio permette il male al fine di ottenere il maggior bene del libero arbitrio) risolvono positivamente il problema logico del male in termini di azione umana; resta però la questione di come il libero arbitrio e l'onniscienza di Dio rimangano compatibili. La difesa proposta da Plantinga mira inoltre a spiegare i mali naturali, postulando che la mera possibilità logica di "un potente spirito non umano" come Satana sia sufficiente a risolvere la forma logica del problema della sofferenza o del male naturale. Questa affermazione sembra implicare sia il politeismo sia un'interpretazione relativamente debole della sovranità divina, ma dal momento che l'obiettivo di Plantinga è quello di invalidare solo l'affermazione che Dio e il male sono logicamente incompatibili, anche una coerente possibilità, improbabile ma possibile, della coesistenza di Dio con il male è sufficiente ai suoi scopi.

Le religioni abramitiche ritengono che Dio creò Adamo ed Eva liberi nell'Eden. e che il male abbia avuto origine con il peccato di Adamo e la cacciata dei progenitori dal Paradiso, cui Dio aggiunse il castigo del dolore, della fatica, della malattia e della morte. Secondo la dottrina di Cattolici e Ortodossi, il peccato originale unicamente redimibile da Gesù, redento una volta per sempre dai meriti di salvezza della Sua Passione, Morte e Resurrezione, e cancellato col sacramento del Battesimo. Il Giudizio universale e quello dopo la morte presumono la garanzia del libero arbitrio.

Problema evidenziale del male La versione evidenziale del problema del male (nota anche come la versione probabilistica o induttiva), cerca di dimostrare che l'esistenza del male, anche se logicamente coerente con l'esistenza di Dio, conta contro o abbassa la probabilità della verità del teismo. A titolo di esempio, un critico dell'idea di Plantinga di "un potente spirito non umano" che causa mali naturali può concedere che l'esistenza di un tale essere non sia logicamente impossibile, ma ribatte che a causa della mancanza di prove scientifiche della sua esistenza, è molto improbabile e quindi non è una spiegazione convincente sulla presenza di mali naturali.

Una versione di William Rowe: Esistono casi di intensa sofferenza che un essere onnipotente e onnisciente avrebbe potuto impedire senza per questo perdere un bene più grande o permettere un male altrettanto cattivo o peggiore. Un essere onnisciente e infinitamente buono impedirebbe il verificarsi di qualsiasi intensa sofferenza, a meno che non potesse farlo senza per questo perdere un bene più grande o permettere un male altrettanto cattivo o peggiore. (Perciò) Non esiste un essere onnipotente, onnisciente, infinitamente buono.

Una versione di Paul Draper: Esistono mali incidentali. L'ipotesi di indifferenza, vale a dire, che se ci sono esseri soprannaturali sono indifferenti ai mali incidentali, è una spiegazione migliore del punto (1) che non quella del teismo. Pertanto, l'evidenza preferisce che nessun dio, come comunemente inteso da teisti, esista.

Questi argomenti sono giudizi di probabilità in quanto si appoggiano sull'affermazione che, anche dopo attenta riflessione, non si possa vedere alcuna buona ragione perché Dio permetta il male. L'inferenza che va da questa affermazione all'affermazione generale che esiste il male inutile, è induttiva in natura ed è questo passo induttivo che separa l'argomento evidenziale dall'argomento logico