Sampierdarena (un tempo San Pier d'Arena, San Pê d'Ænn-a o Sanpedænn-a in genovese, pronuncia ) è uno dei più popolosi quartieri di Genova.

Comune autonomo dal 1798 fino al 1926, quando insieme con altri diciotto comuni del genovesato fu inglobato nel comune di Genova, era un'importante cittadina industriale alle porte del capoluogo ligure; nella ripartizione amministrativa del comune fu dal 1969 una "delegazione" e dal 1978 una "circoscrizione". Nella nuova ripartizione in vigore dal 2005 fa parte del Municipio II Centro Ovest, assieme al quartiere di San Teodoro.

Geografia fisica L'ex circoscrizione di Sampierdarena comprende le unità urbanistiche di Belvedere, Campasso, Sampierdarena, San Bartolomeo del Fossato e San Gaetano, che insieme hanno una popolazione di abitanti (dato aggiornato al 31 dicembre 2022)

Territorio

Sampierdarena confina a levante con San Teodoro, a nord con Rivarolo, a ponente con Cornigliano e a sud con l'area portuale.

Primo centro del ponente genovese, esterno alla cerchia delle seicentesche Mura Nuove, Sampierdarena comprende il tratto di litorale, oggi interamente occupato da infrastrutture portuali, tra il promontorio di Capo di Faro (dove sorge la Lanterna) a levante e la foce del torrente Polcevera a ponente. Verso l'interno, il tratto finale del Polcevera delimita il quartiere verso Cornigliano; a levante, il limite verso San Teodoro, un tempo nettamente definito dal crinale del colle di San Benigno, sul quale correvano le mura di Genova, dopo lo sbancamento del colle operato negli anni trenta del Novecento appare meno facilmente individuabile: è comunque costituito da una linea che partendo dal piazzale della "Camionale", attraverso il cosiddetto ponte elicoidale raggiunge la Lanterna, ricalcando il percorso delle scomparse mura. Nella zona a monte, quella di Promontorio, il limite tra Sampierdarena e San Teodoro è definito dalle mura degli Angeli, ancora ben conservate. L'imponente viadotto San Giorgio dell'autostrada A10, con i suoi svincoli ai piedi del forte Crocetta, delimita Sampierdarena rispetto al vicino quartiere di Rivarolo.

Il territorio all'interno del quartiere comprende due crinali che culminano alla sommità del colle di Promontorio, delimitando i bacini di due piccoli rivi, il fossato di San Bartolomeo e quello di Promontorio; il crinale di ponente, quello di Belvedere, si affaccia sulla parte del quartiere in sponda sinistra del Polcevera, comprendente le "unità urbanistiche" Campasso e San Gaetano.

Clima Sampierdarena assieme a Voltri è una delle zone dell'area urbana genovese maggiormente esposte alla tramontana durante i mesi invernali: per la sua posizione al termine della val Polcevera, il quartiere è frequentemente investito, specialmente in autunno e in inverno, dai venti settentrionali che si incuneano attraverso il Passo dei Giovi dalla Pianura padana. Pertanto, il clima in queste giornate risulta decisamente più freddo rispetto al centro della città, al levante cittadino e alle zone adiacenti del ponente genovese.

Origini del nome Centro di origine antica, borgo di pescatori e agricoltori, deriva il suo nome dall'antica chiesa di San Pietro dell'Arena, intitolata a Sant'Agostino dal 725, dopo che il re longobardo Liutprando, durante il trasferimento dalla Sardegna a Pavia, vi aveva deposto le ceneri del santoTouring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009 all'interno di una piccola "cella" (da cui il nome dell'attuale chiesa, Santa Maria della Cella). La denominazione di "San Pier d'Arena" rimase quella ufficiale del comune autonomo e poi della "delegazione" fino al 1936, quando con la riforma toponomastica del comune di Genova fu definitivamente adottato il toponimo "Sampierdarena".

Storia

Sampierdarena nei suoi oltre mille anni di storia è stata al centro di trasformazioni che hanno visto l'originario borgo di pescatori divenire luogo di villeggiatura dei ricchi genovesi, poi il cuore dell'industria genovese e infine area strategica per lo sviluppo del porto.

Le origini Fino al XII secolo nella zona dell'attuale quartiere esistevano solo piccoli nuclei abitati da pescatori e contadini, tra i quali il borgo sorto attorno a una piccola cappella, dove secondo la tradizione nel 725 sarebbe transitato il re longobardo Liutprando con le reliquie di Sant'Agostino. Si ritiene che questa chiesetta fosse in origine dedicata a San Pietro, in seguito intitolata Sant'Agostino e oggi compresa all'interno del complesso di Santa Maria della Cella, costruito nel 1253.Italo Pucci, "Le torri di San Pier d'Arena", Istituto internazionale di studi liguri, Genova, 2007-2012

Con l'aumentare della popolazione, il 2 febbraio 1131 il borgo, con il nome di "Sancto Petro de Arena", ottenne dignità di centro urbano e una certa autonomia amministrativa, con la costituzione del Comune, retto da tre consoli, restando comunque di fatto sotto la giurisdizione della vicina Genova.Corinna Praga, "Genova fuori le mura"

Altri nuclei abitati nel territorio sampierdarenese erano quello della Coscia, con un approdo riparato a ridosso del promontorio di San Benigno, quello formato dalle poche case attorno all'antica pieve di San Martino, nella zona del Campaccio (attuale Campasso), il Canto, a ponente, che comprendeva anche la zona allora disabitata detta "Sciummæa", alla foce del Polcevera (oggi Fiumara) e i piccoli nuclei rurali sulle colline di Promontorio e Belvedere.

Dalla fine del XII secolo alla tradizionale attività della pesca si affiancò quella delle costruzioni navali, che diede un grande impulso allo sviluppo dell'economia locale; i cantieri navali sampierdarenesi, che potevano usufruire di "una piaggia lunga un grosso miglio, tanto comoda al varar delle navi, che non potrebbe esser più", come ricordato nei suoi "Annali" (1537) dal Giustiniani, raggiunsero un alto livello di specializzazione nella costruzione delle galee. In questi cantieri vennero costruite numerose navi su commissione delle famiglie Doria, Gattilusio, Lomellini, Mallone e Usodimare, tra cui alcune di quelle utilizzate per la crociata indetta nel 1248 dal re Luigi IX di FranciaDocumenti inediti relativi alla prima crociata di San Ludovico IX, re di Francia, in Archivio Storico Italiano, G.P. Viesseux, Firenze, 1859 e molte di quelle che presero parte alla battaglia della Meloria, nel 1284.

Al successivo sviluppo contribuì anche l'insediamento nella zona di ordini religiosi: agostiniani a S. Maria della Cella e S. Maria di Belvedere, benedettini nella vicina abbazia di San Benigno, vallombrosani a S. Bartolomeo del Fossato e S. Bartolomeo di Promontorio.

Le torri di guardia

Il borgo e la spiaggia di Sampierdarena erano particolarmente vulnerabili a incursioni dal mare da parte dei pirati saraceni. L'intera area di Sampierdarena rimase sempre esterna alle mura di Genova, ma tra XII e XIII secolo il governo della repubblica fece costruire lungo la costa alcune torri, sia a difesa del borgo sia per evitare che eventuali assalitori giunti dal mare potessero costituire sulla spiaggia una testa di ponte alle porte di Genova.

Per l'assenza di notizie storiche documentate non si conosce quante fossero in origine le torri di difesa del litorale: secondo la tradizione sarebbero state sette; poste a circa 300 metri l'una dall'altra, coprivano l'intero litorale tra Capo di Faro e la foce del Polcevera. Le torri difensive pubbliche persero la loro funzione già nel XV secolo e nel tempo vennero in parte demolite o inglobate in edifici di epoca posteriore.Nella veduta di Sampierdarena dipinta dal Grassi alla fine del XVI secolo, ma realizzata in base a un dipinto del 1481, le torri appaiono già integrate nel tessuto urbano, nascoste dalla palazzata di via Sampierdarena, indice della perdita della loro importanza strategica Alcune sono ancora esistenti, sia pure non in buone condizioni di manutenzione, altre sono riconoscibili nella struttura degli edifici che le hanno inglobate, altre ancora sono del tutto scomparse e la loro esistenza resta documentata solo da vecchie stampe e fotografie ottocentesche; alcuni storici hanno ipotizzato l'esistenza di altre torri, ora scomparse, ma non ci sono documenti né resti murari che possano confermare questa ipotesi. Queste, da levante a ponente, sono le torri storicamente documentate, che si ritiene facessero parte della linea difensiva:

Torre di Capo di Faro, scomparsa, sorgeva nei pressi della Lanterna, sul lato rivolto verso Sampierdarena; appare solo in dipinti del XV e XVI secolo Torre di villa Pallavicino, scomparsa, sorgeva accanto alla villa Pallavicini-Gardino; ancora esistente nell'Ottocento. Pur strutturalmente identica alle torri pubbliche, non è accertato chiaramente se fosse una di queste o una torre seicentesca di pertinenza della dimora nobiliare, data anche la vicinanza con la successiva torre del Labirinto. Torre del Labirinto, ancora esistente, sia pur degradata, è comunque fra le meglio conservate; situata nel quartiere della Coscia, nascosta tra le case tra via Pietro Chiesa e piazza Barabino, è parzialmente visibile da quest'ultima. Il curioso nome deriva dall'intrico dei vicoli sui quali si innalzava. Torre dei Frati, che prendeva nome dal vicino convento degli agostiniani di S. Maria della Cella, è inglobata in un caseggiato di via Sampierdarena ed è parzialmente visibile da via Buranello. Torre del Comune, scomparsa, sorgeva su un piccolo promontorio, nel luogo dov'è oggi l'ex palazzo comunale. Potrebbe risalire alla metà del Cinquecento la sua trasformazione in un piccolo fortilizio detto "il Castello", a pianta quadrata e con un cortile al centro, costruito per adeguare le difese costiere alle nuove tecniche militari, conseguenti all'invenzione della polvere da sparo e al conseguente massiccio impiego di cannoni; l'edificio, che nel XVIII secolo ospitava le guardie della Sanità, nel 1852 venne demolito per realizzare la nuova sede comunale. Pochi resti sono inglobati nel lato a mare dell'edificio, nascosti alla vista da una costruzione addossata al palazzo. Torre del Canto, in via Bombrini, prende il nome dal rione del Canto, nella zona di ponente del quartiere, prossima all'area della Fiumara. Era la torre del cinquecentesco "Palazzo del Vento" (villa Grimaldi Dufour), trasformato in zuccherificio negli anni Trenta dell'Ottocento. Inglobata in un edificio industriale oggi adibito a uffici, profondamente rimaneggiata e svuotata al suo interno, è stata trasformata nel vano di un montacarichi. Con la recente riqualificazione dell'area industriale della Fiumara, anche la torre è stata restaurata.

Oltre a queste alcuni storici ipotizzano l'esistenza di una torre nella zona della "Crosa dei Buoi" (oggi via Stefano Canzio, tra la piazza Vittorio Veneto e via San Pier d'Arena)Per alcuni la presunta torre della Crosa dei Buoi potrebbe corrispondere a una struttura inglobata in un edificio recentemente ristrutturato, ma non sono state condotte indagini in proposito e di un'altra alla foce del Polcevera, ma senza elementi a supporto di questa teoria.

Dal XVI al XVIII secolo

Dal Cinquecento alla fine del Settecento l'area di Sampierdarena divenne una prestigiosa residenza suburbana per le ricche famiglie patrizie genovesi. Il fenomeno, già in atto sporadicamente a partire dal XIV secolo, raggiunse il massimo splendore nel Cinquecento, quando sul principale asse viario del borgo, corrispondente alle attuali vie Daste e Dottesio, sul modello delle prestigiose dimore cittadine di Strada Nuova sorsero sontuosi palazzi che suscitarono anche l'ammirazione di illustri viaggiatori. Così il Giustiniani descrive la zona nei primi decenni del Cinquecento: