Il tetragramma biblico () è la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome proprio di Dio, Yahweh, utilizzato nella Bibbia ebraica e cristiana.

Le quattro lettere del tetragramma sono (yod, he, waw, he, da leggersi da destra a sinistra). La traslitterazione più comune è: YHWH. Dato che nella lingua ebraica non si scrivono le vocali, il tetragramma biblico è costituito unicamente da consonanti. Fin dall'epoca persiana, per un'interpretazione restrittiva del secondo dei dieci comandamenti, gli Ebrei considerano il tetragramma come troppo sacro per essere pronunciato e perciò la corretta vocalizzazione (l'interpolazione di vocali alle consonanti) del tetragramma è andata col tempo perduta.. V. anche Cfr. infine a p. 300: «Yahweh, una volta una divinità meridionale importata a Canaan, poi il dio nazionale di Israele…». Cfr. anche: p. 11 e p. 64.

Coloro che seguono le tradizioni ebraiche conservatrici non pronunciano , ad alta voce o in silenzio mentalmente, né lo leggono traslitterato in altre lingue. L'ordinamento religioso ebraico prescrive che il nome sia sostituito da Adonai (quest'ultimo è anch'esso considerato un nome sacro, da usarsi solamente durante le preghiere),"[I Sacerdoti, quando recitavano la Benedizione Sacerdotale, all'epoca del Tempio,] recitavano il nome [di Dio] -- cioè, il nome yod-hei-vav-hei, come sta scritto. Questo è ciò a cui ci si riferisce con il «nome esplicito» in tutte le fonti. Nella regione [al di fuori del Tempio], si legge [usando un altro nome di Dio], א-ד-נ-י (Adonai), poiché solo nel Tempio viene recitato questo nome [di Dio] nel modo in cui è scritto." -- Maimonide, Mishneh Torah, "Leggi di Preghiera e Benedizioni Sacerdotali", 14:10. prescrivendo anche che per farvi riferimento si debba usare la forma impersonale haShem ("il Nome").Stanley S. Seidner, "HaShem: Uses through the Ages." Unpublished paper, Rabbinical Society Seminar, Los Angeles, CA, 1987. La parola è invece sostituita con altri termini divini, sia che si desideri invocare o fare riferimento al Dio di Israele. Un'altra forma sostitutiva ebraica comune, oltre alle già citate, è hakadosh baruch hu (“Il Santo Benedetto”).

A partire dal XVI secolo è nata una ricerca approfondita e vasta su come ricostruire la pronuncia del tetragramma. Basandosi sulle consonanti ebraiche, la pronuncia del tetragramma potrebbe essere vicino a Yahweh. I Samaritani, infatti, affermano che la pronuncia sia iabe. Alcune fonti patristiche, tuttavia, forniscono prove per la pronuncia greca iaō.

«Molti studiosi ritengono che il significato più appropriato possa essere "Egli porta all'esistenza ciò che esiste"»Encyclopaedia Britannica: "Yahweh" Hans Küng osserva che quel nome è «una dichiarazione sulla volontà di Dio, secondo l'interpretazione oggi fornita dai principali esegeti dell'Antico Testamento […] che esprime la sua esistenza dinamica […]». Il nome potrebbe anche derivare da un verbo che significa "divenire", "avvenire", "esistere" ed "essere".The New Schaff-Herzog Encyclopedia of Religious Knowledge, Vol. XII: "Yahweh" Nell'Antico Testamento «il nome ricorre più di seimilaottocento volte».

Origini Etimologia Le lettere, appropriatamente lette da destra a sinistra (in ebraico biblico), sono: {| class=wikitable style="text-align:center;" |- ! Ebraico !! Nome della lettera !! Pronuncia |- valign=top | י | Yod | |- valign=top | ה | He | |- valign=top | ו | Waw | , o segnaposto per vocale "O"/"U" (cfr. mater lectionis) |- valign=top | ה | He | (o spesso muta a fine parola)

Esiste fra gli studiosi contemporanei un consensoG. Johannes Botterweck, Helmer Ringgren, Heinz-Josef Fabry (a cura di), Theological Dictionary of the Old Testament (Eerdmans 1977), vol. V, p. 513 che il nome "YHWH" sia un verbo derivato dalla radice triconsonantica dell'ebraico biblico (h-y-h) – che significa "essere", "divenire", "avvenire" e che ha (h-w-h) come forma arcaica – con un prefisso y- in terza persona maschile.The New Brown–Driver–Briggs-Gesenius Hebrew and English Lexicon With an Appendix Containing the Biblical Aramaic di Frances Brown, con la collaborazione di S.R. Driver e Charles Briggs (1907), p. 217segg. (voce יהוה elencata sotto la radice הוה). Si collega al passo in cui Dio dà il suo nome come (ehyeh asher ehyeh), tradotto variamente come "Io sono colui che è", "Io sono colui che sono", "Sarò chi sarò" o ancora "Io sono io-sono"Eh-yeh, dal verbo ebraico ha-yah, è in coniugazione imperfetta. "La coniugazione non significa il tempo, come fanno le coniugazioni inglesi (per es., Past simple). Tuttavia, il perfetto è usato prevalentemente per descrivere eventi del tempo passato, mentre l'imperfetto è prevalentemente usato per descrivere eventi non-passati (cioè, presente o futuro)" - John A. Cook & Robert D. Holmstedt, Biblical Hebrew: A Student Grammar (PDF). o "Diverrò ciò che deciderò di divenire", "Diverrò qualsiasi cosa mi aggradi".

יהוה con la vocalizzazione (niqqud) "Yahweh" potrebbe in teoria essere l'inflessione verbale hif'il (causativa) della radice HWH, con un significato del tipo "colui che induce a esistere" o "che dà la vita" (l'idea base della parola essendo "respirare" e quindi "vivere") o "Egli fa divenire". Come inflessione verbale qal (paradigma base), potrebbe significare "Colui che è, che esiste".

Significato

Sono diverse le teorie sul significato del nome divino Yahweh.

Negli anni 1920, William Albright propose la teoria che il nome "Yahweh" è in realtà una abbreviazione della frase "yahweh (egli fa esistere) ašer (quello che) yihweh (esiste)", nella quale yahweh sarebbe la terza persona maschile singolare dell'imperfetto (aspetto, non tempo) del causativo del verbo hawah (forma arcaica del verbo ebraico hayah), e yihweh la parte corrispondente della forma semplice dello stesso verbo.William H. Brownlee, "The Ineffable Name of God", in Bulletin of American Schools of Oriental Research, n. 226 (aprile 1977), p. 39 Secondo la voce "Yahweh" (di data incerta) della Enciclopedia Britannica, molti studiosi hanno aderito a tale teoria, che però altri non accettano. Frank Moore Cross, discepolo di Albright, lui pure propone l'interpretazione causativa del nome "Yahweh", che secondo lui è una abbreviazione della frase yahweh ṣĕbaot (egli fa esistere gli eserciti celesti), frase che appare più di 200 volte nella Bibbia ebraica e di cui Cross rigetta l'interpretazione tradizionale: "Yahweh (o Signore) degli eserciti".Frank Moore Cross, Canaanite Myth and Hebrew Epic: Essays in the History of the Religion of Israel (Harvard University Press 2009), p. 65 David N. Freedman, altro discepolo di Albright, menziona altri ipotetici nomi di cui "Yahweh" potrebbe essere una forma abbreviata: ēl yahweh yiśrāʾēl (Dio fa esistere Israele), *ʾēl yahweh rûḥôt (Dio fa esistere i venti),

Il significato del tetragramma viene spesso messo in relazione con il passo del Libro dell'Esodo (3, 14) che contiene la frase אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה", ĕhyeh (Io sono o sarò, ecc.) ašer (quello che) "ĕhyeh". Lì il verbo ("esistere, essere") appare in prima persona e nella forma semplice o qal, non in quella causativa o hif'íl ("far esistere") ed è solitamente tradotto in italiano con "io sono". Cross propose che il testo originale fosse nella terza persona e nella forma hif'il: yahweh ašer yahweh; e Freedman considerò sufficiente mettere i verbi nella forma hif'il, cambiandone solo le vocali, e interpretare come equivalente a "io sono il creatore" la risultante frase, "io creo ciò che creo".

La Septuaginta rende la frase con Ἐγώ εἰμι ὁ ὤν (egṑ eimi ho ṑn), letteralmente "io sono l'esistente". Anticamente questa frase veniva intesa come indicazione dell'essenza metafisica di Dio. Gli esegeti contemporanei invece l'interpretano non come dichiarazione di Dio sulla sua esistenza statica, ma come promessa di essere attivamente o dinamicamente con Mosè e con il popolo d'Israele ("mostrarsi presente").Karel van der Toorn, Bob Becking, Pieter Willem van der Horst, Dictionary of Deities and Demons in the Bible (Eerdmans 1999), p. 915

La maggioranza degli studiosi moderni non limitano il nome al senso causativo ma lo collegano con il raggio più vasto di significati del verbo, che nella forma qal significa essere, esistere, divenire, avvenire, avere l'esistenza e denota l'esistenza attiva di Dio a favore del suo popolo, come dichiara Dio in Esodo 3,14: "Io sono colui che sono" o "che sarò" o "che diventerò", ecc. È tipico dell'erudizione contemporanea mettere l'accento su tale esistenza attiva.G.H. Parke-Taylor, Yahweh: The Divine Name in the Bible (Wilfrid Laurier Univ. Press 2006), p. 99

Michael S. Heiser indica vari motivi per considerare insicura l'interpretazione del nome "Yahweh" sulla base della sola forma causativa del verbo. I Testimoni di Geova, che hanno scelto l'interpretazione causativa, riconoscono che, data la varietà delle opinioni al riguardo, essa non può essere considerata certa.

Secondo G. H. Parke-Taylor, mentre non si può escludere che il nome divino abbia avuto origine dal senso causativo del verbo, tale significato fu poi sostituito dalla spiegazione etimologica di Esodo 3,14, con conseguente spostamento dell'enfasi dalle azioni di Dio alla sua continua presenza, nella sua libertà e nella sua sovranità, in mezzo al suo popolo. Nel 1978, il relativo studio di Hans Kosmala notò che il capitolo 3 di Esodo interpreta il nome "Yahweh" come espressione dell'esistenza attiva di Dio: "e nessun'altra spiegazione viene data né in tale capitolo né altrove [...] Nella Bibbia ebraica non si trova alcun elemento che possa suggerire la spiegazione del tetragramma proposta da Albright e da Freedman.Hans Kosmala (a cura di), Studies, Essays and Reviews: Old Testament (BRILL 1978), pp. 2–3 E nel 2018 John I. Durham osserva: "Il nome speciale יהוה 'Yahweh' viene definito, nell'unica spiegazione che si dà nell'intero Antico Testamento, come affermazione della realtà dell'attiva esistenza del Dio d'Israele".John I. Durham, Exodus, Volume 3 (Zondervan Academic 2018

Alcuni studiosi affermano che la migliore spiegazione etimologica del nome "Yahweh" è quella che, sulla base di un'altra radice semitica, che significa "soffiare", identifica il dio degli Ebrei come dio della tempesta. Fra essi si trovano Julius Wellhausen e Thomas Römer,Thomas Römer, The Invention of God (Harvard University Press 2015) Jürgen van Oorschot e Markus Witte,Jürgen van Oorschot, Markus Witte, The Origins of Yahwism (Walter de Gruyter 2017) B. Duhm, R. Eisler, W.O.E. Oesterly e T.H. Robinson, e T.J. Meek.

La Jewish Encyclopedia riporta:

Il tetragramma potrebbe anche significare "io mostrerò d'essere ciò che mostrerò d'essere" oppure "Io sono l'essenza dell'essere": il nome per indicare che Dio può manifestarsi nel tempo come tutto ciò che desidera e che attualmente è fuori del tempo.Si veda commentario su laparola.net. Con ciò YHWH dice a Mosè di essere colui che è sempre presente a favore del suo popolo. Il nome di Dio assume così un doppio significato: storico-salvifico: io sono colui che è presente per salvare il mio popolo dalla schiavitù d'Egitto; si ritiene che tale significato sia il più fedele al contesto in cui il nome appare. metafisico: io sono colui che esiste di per sé; Dio rivela a Mosè di essere l'Essere in quanto essere. Tale significato è stato sviluppato in epoca cristiana, soprattutto nell'ambito della riflessione metafisica e ontologica. Infatti, le caratteristiche di YHWH corrispondono a quelle che Parmenide aveva definito per l'essere (immutabilità, incorruttibilità, eternità).

Il teologo Hans Küng nel libro Dio esiste, paragrafo "L'unico Dio con un nome", fa un'ampia disamina sul significato del nome, esprimendo un punto diverso:

Il significato del nome secondo Franz Rosenzweig è: Ich werde dasein, als der ich dasein werde.Tradotto "Io ci sarò come io ci sarò", Jewish Studies at the Turn of the Twentieth Century, p. 22 § 1.