Successe al prozio, Francesco Giuseppe I, nel 1916 per poi dover abdicare nel novembre del 1918, a seguito della sconfitta dell'Impero nella Grande Guerra. Beatificato da papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004, la sua memoria liturgica ricorre il 21 ottobre.
Biografia Giovinezza
L'Arciduca Carlo nacque il 17 agosto 1887, figlio di Ottone Francesco d'Austria e della moglie, Maria Giuseppina di Sassonia; alla sua nascita, l'arciduca era quinto in successione al trono imperiale, dopo Rodolfo, figlio di Francesco Giuseppe I, suo nonno Carlo Ludovico, lo zio Francesco Ferdinando ed il padre. Aveva un fratello, l'arciduca Massimiliano Eugenio d'Asburgo-Lorena. Nel 1889 l'erede al trono, l'arciduca Rodolfo, si suicidò a Mayerling. Il nonno Carlo Ludovico morì nel 1896 mentre il padre morì nel 1906, Carlo si ritrovò così a soli due passi dal trono.
Durante la sua infanzia, l'Arciduca fu influenzato soprattutto dalla madre che conduceva una vita molto pia e riservata, al contrario del marito Ottone, il quale faceva notizia per il suo stile di vita scandaloso. Carlo ricevette inizialmente una solida istruzione da tutori privati, frequentando poi, come studente esterno, lo Schottengymnasium a Vienna, un istituto educativo d'élite gestito dall'Ordine benedettino. Successivamente studiò per diversi semestri all’Università di Praga, ma senza ottenere un titolo accademico, poiché secondo le regole dell’epoca ciò sarebbe stato contrastante, visto che faceva parte della famiglia imperiale.
Nel 1903 venne nominato Tenente di reggimento dell'Imperatore. Due anni più tardi, iniziò il suo addestramento militare in un reggimento di dragoni. Dopo un altro mese venne promosso primo tenente. Interruppe il servizio militare solo per un breve periodo per studiare a Praga, ma ben presto riprese da dove aveva interrotto. Dal 1912 al 1914 fu a capo del 39º reggimento a Vienna..
Matrimonio
Il 21 ottobre 1911 Carlo sposò la principessa Zita di Borbone-Parma, figlia di Roberto I, ultimo duca parmense, e di Maria Antonia di Braganza, figlia del re Michele I del Portogallo; Carlo si recò a Villa Pianore, residenza invernale italiana dei Parma, e chiese la mano di Zita. Il 13 giugno 1911, il loro fidanzamento fu annunciato alla corte austriaca. Carlo e Zita si sposarono al Castello dei Borbone-Parma di Schwarzau, in Austria.
Nel 1900 l'arciduca Francesco Ferdinando aveva contratto un matrimonio morganatico, che prevedeva che i figli nati dall'unione venissero esclusi dalla successione al trono. Il Kaiser Franz Josef fece pressione al pronipote Karl affinché si sposasse; la sposa era anche lei, come Carlo, una cattolica devota, e di sangue reale, discendeva infatti dalle case di Braganza, Savoia, Borbone-Spagna e di Borbone-Francia.
La coppia ebbe otto figli:
Ottone (1912-2011) Adelaide (1914-1971) Roberto (1915-1996) Felice (1916-2011) Carlo Ludovico (1918-2007) Rodolfo (1919-2010) Carlotta (1921-1989) Elisabetta (1922-1993)
Erede al trono Il 28 giugno 1914 lo zio Francesco Ferdinando, assieme alla moglie Sofia, si recò in visita a Sarajevo, allora capitale della Bosnia austriaca che era stata annessa all'Impero nel 1908; la coppia reale venne assassinata dal rivoluzionario Gavrilo Princip. Carlo divenne così l'erede al trono imperiale, ma nonostante questo non venne coinvolto nelle decisioni politiche dell'Imperatore degli anni seguenti, periodo in cui il paese combatté la Prima guerra mondiale, alla cui adesione Carlo non ebbe voce in capitolo.
Con lo scoppio del conflitto, Carlo venne trasferito all'Alto Comando dell'Esercito, il cui quartier generale era a Teschen in Slesia, che era posto sotto il comando dell'Arciduca Federico, duca di Teschen. In seguito prese parte come Tenente maresciallo all'Offensiva in Galizia contro l'Impero russo, sul fronte orientale, divenendo testimone del decadimento militare dell'Esercito austro-ungarico. Tramite un'ordinanza imperiale, Carlo assunse la cura degli affari dello Stato il 7 novembre 1916, a causa della salute e della vecchiaia dell'imperatore Francesco Giuseppe.
Ascesa al trono
Il 21 novembre 1916 Francesco Giuseppe morì e così gli successe il pronipote come Carlo I d'Austria e IV d'Ungheria. Il nuovo Imperatore fu incoronato il 30 dicembre dello stesso anno. Di carattere mite e con virtù familiari, riconosciute anche dagli avversari, rigidamente cattolico, dotato di spirito umanitario, e avverso agli orrori della guerra, Carlo I non possedeva le qualità necessarie per reggere l'impero nella difficile situazione in cui lo aveva trovato. Di fronte ai problemi urgenti di una monarchia indebolita, divenne ormai evidente che il monarca era stato scarsamente preparato al suo ruolo di sovrano. Venne soprannominato "l'Improvviso".
In un primo proclama del 23 novembre egli dichiarò il proposito di continuare la guerra a fianco dei suoi alleati, sia pure ammettendo che una pace onorevole lo avrebbe trovato favorevolmente predisposto. L'Imperatore assunse personalmente il Comando supremo delle Forze armate e trasferì il quartier generale a Baden, vicino a Vienna, e sostituì il comandante in capo, Federico di Teschen, e licenziò il potente capo di stato maggiore generale Franz Conrad von Hötzendorf. Con la convocazione del Reichsrat austriaco, il parlamento, che non veniva convocato dallo scoppio della Guerra, pose fine al dominio dell’esercito sugli affari civili dello Stato, visto che fino ad allora il paese veniva governato da disposizioni di emergenza e la parte austriaca dell’Impero venne de facto trasformata in una dittatura militare. Chiamò a presiedere il Consiglio dei ministri il boemo Clam-Martinic, e agli Affari esteri il conte Ottokar Czernin, anche lui della Boemia. Promise un'amnistia alle nazionalità oppresse, ma si inimicò tramite ciò le simpatie di influenti capi militari e, in particolare, dei tedeschi. Mentre il Kaiser Franz Josef era abituato a prendere tutte le decisioni da solo, Carlo era solito convocare un consiglio congiunto dei ministri e chiedere consiglio anche alla moglie Zita.
Con il prolungamento della guerra e il deterioramento dello sforzo bellico militare dell'Austria-Ungheria, e poiché riconobbe che il suo popolo, in generale, era ormai stanco della guerra, Carlo I cercò di far uscire l'Impero dal conflitto. Inoltre, incoraggiato dalla moglie che aveva simpatie francesi, il Kaiser tentò di sottrarsi dall'alleanza con la Germania, soprattutto a seguito dello scoppio della Rivoluzione russa. L'idea era quella di firmare una pace separata per salvare la monarchia dall'imminente crollo. Alla fine del 1916 avviò quindi trattative segrete con la Francia, avvalendosi del cognato, Sisto di Borbone-Parma, come intermediario. Dopo che i documenti segreti e le lettere mandate al principe Sisto, la cui esistenza Carlo aveva negato, furono pubblicati nell'aprile del 1918 a causa di indiscrezioni e disavventure diplomatiche ("Affare Sisto"), la credibilità del sovrano in patria e all'estero fu completamente distrutta.
Ulteriori sforzi di pace, come il divieto di bombardare obiettivi civili e l'uso di gas velenosi, portarono a grandi tensioni con l'Impero tedesco. Molti dei suoi consiglieri erano favorevoli a un legame più forte con il Reich tedesco, piuttosto che a ulteriori piani di pace. Tuttavia, poiché la Germania si rifiutò di indicare obiettivi di pace concreti, qualunque offerta di pace venne respinta dalle nazioni nemiche. Anche ulteriori tentativi, come i negoziati per una pace separata e indipendente dalla Germania, fallirono, principalmente perché francesi e italiani erano ormai certi della vittoria. Tutti fallirono, in gran parte, anche perché l'imperatore si rifiutò di cedere territori all'Italia. Carlo I nominò agli Esteri il conte Burian, che succedette a Czernin il 18 aprile 1918, e si recò poi in maggio in visita al quartier generale di Guglielmo II di Germania. La situazione peggiorò ulteriormente con l'Offensiva sul Piave, vittoria italiana, le pressioni separatiste mosse dagli Slavi, oltre all'accusa mossa all'Imperatrice Zita, designata in Germania come spia anti-tedesca e collaboratrice con l'Italia.
Gli ultimi mesi del regno di Carlo furono caratterizzati dagli sforzi disperati del Kaiser per conservare il trono, a qualunque costo: il 1º ottobre il sovrano concesse l'autonomia ad alcuni gruppi etnici dell'Impero. Il 17 ottobre trasformò l'Impero in uno Stato federale e nominò, al posto di Burian, il conte Andràassy quale nuovo Ministro degli Esteri. Quest'ultimo comunicò, in nome dell'Imperatore, agli Stati Uniti che l'Austria-Ungheria era pronta a dei negoziati, secondo i principi del Presidente Wilson. Il 26 ottobre nominò quale Capo del Governo il liberale Lammasch, che sostituì il filo-tedesco von Heinlein. Il trono di Carlo però si destabilizzò drasticamente con la Battaglia di Vittorio Veneto, vinta dal Regio esercito italiano, che determinò la sconfitta dell'Austro-Ungheria nella Prima guerra mondiale.
Caduta della monarchia
Il 4 novembre 1918 fu firmato l'armistizio e poco dopo l'Esercito imperiale fu sciolto, la monarchia così di dissolse completamente, anche a seguito di numerose sommosse popolari, provocate sia dalle etnie austriache che slave o balcaniche. Carlo I, l'11 novembre 1918, firmò a Schönbrunn una dichiarazione in cui rinunciava a qualsiasi partecipazione agli affari governativi della parte austriaca dell'Impero. Due giorni dopo, il 13 novembre, seguì una dichiarazione simile per la parte ungherese dello Stato. Il 12 novembre cessò di essere Imperatore d'Austria e Re Apostolico d'Ungheria. A seguito di questa abdicazione, l'Impero austro-ungarico si dissolse ufficialmente, nacquero infatti gli stati d'Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e lo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi. Il 31 dicembre 1918, non volle mancare al Te Deum a Vienna per ringraziare Dio del dono della pace per il suo popolo. Il 3 aprile 1919 il Governo repubblicano austriaco decise di promulgare la cosiddetta Legge Asburgica (Habsburgergesetz), che decretò la deposizione ufficiale di Carlo I dal trono, l'esilio perpetuo di tutti i membri della famiglia Asburgo-Lorena che non avessero rinunciato al potere e non avessero accettato la repubblica. Inoltre fu decretata la confisca dei loro beni.
Carlo e la famiglia imperiale, costretti dalla Repubblica, lasciarono, con tutti gli onori, il paese con un treno speciale. Recatosi in Ungheria dichiarò di accettare la forma di stato che l'Austria avrebbe adottato, ovvero la repubblica, rinunciando comunque ai titoli governativi imperiali. Visse nel Castello di Eckartsau e poi in Svizzera. A seguito di una profonda crisi scoppiata in Ungheria, Carlo I, spinto da alcuni avventurieri e dall'ambizione della moglie, lasciò la Svizzera e si recò a Szombathely, Ungheria occidentale. Di fronte però alla ferma e prudente opposizione del reggente Horthy e all'ostilità dell'Assemblea nazionale, della Piccola Intesa e della Conferenza degli Ambasciatori, Carlo dovette rinunciare all'impresa, che mirava a riacquistare la corona ungherese, e lasciò il suolo ungherese. Sei mesi dopo ebbe luogo un suo secondo tentativo; l'ex Imperatore viaggiò su di un aeroplano dalla Svizzera a Demesfalva, presso Sopron, Ungheria occidentale, accompagnato dalla moglie Zita. Accolto favorevolmente dai feudatari locali, tra cui il conte Andrássy, Carlo I ebbe la soddisfazione di poter raccogliere le truppe dei presidi vicini, di nominare un gabinetto e di intraprendere una marcia su Budapest.