Lo sci alpinismo (o scritto scialpinismo), noto anche come skimo, è una disciplina sportiva sciistico-alpinistica, che si pratica in montagna durante i periodi di innevamento, tipicamente al di fuori da impianti e piste attrezzate ovvero su pendii "fuoripista", mediante l'utilizzo di sci opportuni e pelli di foca, permettendo di muoversi sia in risalita che in discesa, come attività a sé stante oppure come modalità di avvicinamento invernale a percorsi prettamente alpinistici.

Storia

L'utilizzo delle pelli di foca, (inizialmente naturali, poi soppiantate da prodotti sintetici) sotto le solette degli sci per permettere l'avanzamento e la tenuta in salita è stato ripreso dai pionieri dello scialpinismo dagli esploratori delle aree polari. Le tecniche, sebbene primitive, erano già ben delineate nei primi anni del XX secolo e utilizzate anche in campo bellico dalle Truppe alpine durante la prima guerra mondiale.

Gli anni del primo dopoguerra hanno visto una notevole evoluzione della tecnica e dei materiali, (del 1927 la prima ascensione sciistica italiana al Monte Bianco, da parte di Ottorino Mezzalama ed Ettore Santi) e nel secondo dopoguerra si è assistito a una diffusione su scala relativamente vasta di appassionati a questa attività invernale. Già nel 1933 si organizzò la prima edizione di quella che sarebbe diventata la più importante competizione di scialpinismo come disciplina agonistica. Nel 2016 arriva la svolta con il riconoscimento della Federazione internazionale di sci alpinismo (International Ski Mountaineering Federation), mentre dieci anni dopo, ai XXV Giochi olimpici invernali, entra per la prima volta come disciplina olimpica, con le gare sprint maschile e femminile e la staffetta mista, disputate sulla pista Stelvio di Bormio.

È nato prima lo sci alpino o lo sci alpinismo? L'utilizzo dei primi sci da parte di popolazioni scandinave, prevedeva la risalita con gli sci, con o senza pelli di foca, o, in alternativa, la risalita a piedi. Solo all'inizio del Novecento nacquero sulle Alpi i primi impianti di risalita, dando vita allo sci alpino propriamente detto. Il moderno scialpinismo non è sostanzialmente diverso dal primordiale concetto di utilizzo dello sci dei secoli passati. Tuttavia nel tempo sono cambiate le tecniche, i materiali e gli scopi (da mezzo di locomozione invernale a sport e svago).

Descrizione Materiali

Per praticare lo scialpinismo sono necessari:

Sci da scialpinismo, muniti di attacchi: si tratta di sci di dimensioni simili a quelli per lo sci alpino ma più leggeri con gli attacchi che permettono di liberare il tallone, agevolando così i movimenti in salita, e di bloccarlo poi per sciare in discesa. Questi materiali negli ultimi anni hanno subito un'evoluzione tecnologica notevole con l'intento di raggiungere pesi sempre più ridotti, maggiore maneggevolezza per la salita e nello stesso tempo sicurezza specialmente per la fase di discesa. Il carbonio ormai fa da padrone nella composizione delle strutture degli sci e degli scarponi più performanti, mentre per la costruzione degli attacchi vengono impiegate leghe aerospaziali come l'ergal e il titanio. Scarponi da scialpinismo: simili a quelli per sci alpino, ma solitamente più leggeri, dotati di una suola in gomma per agevolare la camminata qualora sia necessario. Bastoncini da sci: molto simili a quelli per lo sci alpino, agevolano la salita, ma vengono utilizzati anche in discesa. Pelli di foca: costruite ormai in materiale sintetico (poliestere) oppure in lana mohair, hanno un lato adesivo e vanno applicate alla soletta dello sci quando si vuole intraprendere una salita venendo tolte e riposte nello zaino prima della discesa.

Esistono poi una serie di altri strumenti come: rampant, ramponi, piccozza e più in generale qualsiasi attrezzatura da alpinismo necessaria a superare eventuali difficoltà alpinistiche lungo il percorso.

Rischi Data la natura di questa attività, chi pratica lo sci alpinismo è particolarmente esposto al rischio di travolgimento da valanga. Infatti lo sci alpinista, in discesa, oltre che sovraccaricare i pendii carichi di neve col proprio peso, spesso "taglia" il pendio, facendo venire meno la coesione del manto nevoso. Questo, in particolari condizioni, può provocare il distacco di valanghe. Per evitare questa eventualità gli sci alpinisti devono analizzare attentamente ogni pendio, in base all'inclinazione, all'esposizione e alle condizioni della neve in quel momento, così da poter valutare il rischio di un distacco. Altri rischi sono lo scivolamento o la caduta dal pendio specie se ghiacciato verso fondovalle, il contatto più o meno violento con rocce e il maltempo.

Precauzioni e sicurezza Pur essendo diventata una disciplina potenzialmente alla portata di tutti è comunque indispensabile affrontarla con la giusta preparazione atletica, possibilmente insieme a dei professionisti della montagna, quali le guide alpine, o in alternativa agli istruttori di scialpinismo del CAI, o dopo eventuale formazione presso le scuole di sci alpinismo di CAI e altre organizzazioni titolate alla formazione. Tra le altre precauzioni di buon senso vi è il portare sempre con sé il necessario per tutte le eventuali situazioni d'emergenza.

Artva/Recco, sonda, pala, airbag, respiratori e informazioni meteo-nivologiche

A questo riguardo, utile e fondamentale è accompagnare l'utilizzo di un Artva/RECCO con sonda da valanga e pala (esistono appositi modelli leggeri e smontabili), per la precisa localizzazione meccanica dei travolti da una eventuale valanga e il loro più veloce possibile disseppellimento.

Studi statistici dimostrano che l'utilizzo congiunto dei tre strumenti aumenta, in caso di incidente, la probabilità di sopravvivenza dei travolti. La tempestività dell'intervento impedisce la morte, che il più delle volte, in assenza anche di uno dei tre strumenti, interviene per il soffocamento dato dalla poca aria intrappolata. I problemi di ipotermia sono solamente successivi a quelli di asfissia e traumatici.

La ricerca di un travolto in valanga è possibile solo se vi è almeno un'altra persona nelle vicinanze e se sia il travolto sia chi effettua la ricerca sono in possesso dell'Artva, il quale a sua volta è inutile senza la pala e la sonda. La velocità e la pratica nella ricerca e nello scavo sono di fondamentale importanza per il ritrovamento in vita del travolto e possono essere conseguite solo con frequenti (almeno una all'anno) esercitazioni di soccorso in valanga e ricerca con Artva. Negli ultimi tempi a questi sistemi di sicurezza ormai consolidati da diversi anni si stanno aggiungendo altre tecnologie.

A partire dagli anni ottanta è stato sviluppato un sistema di airbag anti valanga. Questo meccanismo consiste in uno zaino, di varie capacità (20, 40, 60 litri ecc.) che presenta una cordicella anteriore. In caso di valanga è sufficiente tirare per far gonfiare automaticamente un pallone (un air-bag proprio come quello delle auto), per permettere il massimo galleggiamento possibile. Il sistema era stato sviluppato a partire dalle osservazioni di un forestale tedesco, negli anni settanta, osservando, la galleggiabilità dei diversi corpi nella neve. Il brevetto è stato successivamente acquistato da Peter Aschauer.

Altri sistemi di sicurezza prevedono l'uso di semplici tubi, in qualche modo parenti degli snorkel, che facilitano la respirazione una volta sepolti. Son noti come sistemi AvaLung. Ideati inizialmente dallo statunitense Tom Crowley, separano il flusso espiratorio da quello inspiratorio ed evitano il pericolosissimo fenomeno del ritrovarsi in un ambiente asfittico, isolati da una sottile parete di ghiaccio creatasi dalla fusione e ricongelamento della neve con il calore del respiro.

È sempre meglio tuttavia non affidarsi esclusivamente a questi e altri sistemi, frequentare itinerari di free ride, sci alpinismo e altri sport in ambiente innevato sempre in gruppo, frequentare corsi specifici riconosciuti, affidarsi e farsi accompagnare da guide alpine del posto che si sceglie di frequentare. Molte volte infatti è possibile unirsi a gruppi organizzati locali che esplorano le montagne con guide alpine esperte e preparate. È indispensabile inoltre informarsi sul rischio valanghe presso il servizio nivologico di competenza territoriale oltre che sulle condizioni meteorologiche previste.In Italia il sito di riferimento per i bollettini di rischio valanghe è quello dell'Aineva :

Difficoltà scialpinistiche

La scala 'Blachère'

La prima scala di valutazione delle difficoltà scialpinistiche fu introdotta negli anni quaranta dal francese Gérard Blachère. La scala Blachère prevedeva tre soli gradi:

MS - medio sciatore: pendii facili, fino a 30 gradi; BS - buono sciatore: pendii fino a 40 gradi, per tratti brevi e poco esposti; OS - ottimo sciatore: pendii anche oltre 40 gradi, passaggi obbligati ed esposti.

L'eventuale aggiunta di una A (MSA, BSA, OSA) indicava la presenza di difficoltà alpinistiche, come tratti rocciosi o ghiacciai.

Il progresso tecnico e l'evoluzione dello scialpinismo avevano presto portato a ritenere poco esaustiva la classificazione di un itinerario con la scala Blachère a causa dei limiti intrinseci nel non valutare l'itinerario sulla base di parametri oggettivi quali l'esposizione o la pendenza ma in base a valutazioni indirettamente soggettive (la capacità richiesta allo sciatore che percorre l'itinerario).

La scala 'Traynard'

Una nuova definizione del sistema di valutazione iniziò quindi a diffondersi verso la metà degli anni ‘70 con una valutazione specifica della difficoltà della discesa, espressa con la scala originariamente introdotta da Philippe Traynard, professore all'Università di Grenoble, ex-presidente delle FFME (Fédération française de la montagne et de l'escalade).

Questa scala prevedeva la difficoltà in discesa espressa con 6 gradi :

S1: itinerario facile che non richiede tecnica particolare. S2: pendii e valloni ampi, fino a 25 gradi. S3: pendii fino a 35 gradi; richiede buona tecnica su ogni tipo di neve. S4: pendii fino a 45 gradi senza forte esposizione; tra 30 e 40 gradi con esposizione forte o passaggi stretti; richiede una tecnica ottima. S5: pendii da 45 a 50 gradi senza forte esposizione; a partire da 40 gradi con esposizione forte. S6: pendii oltre i 55 gradi senza forte esposizione; a partire da 50 gradi con esposizione forte.

Di li a poco François Labande, un grande percorritore di itinerari sci-alpinistici che negli anni descriverà poi in numerose guide, integra e migliora la scala ‘Traynard’ con l'indicazione della difficoltà alpinistica in salita (conosciuta come scala UIAA), per il tramite della classificazione già adottata con gli itinerari alpinistici e che tiene conto di parametri come la lunghezza dell'itinerario, la ripidezza e la continuità dei pendii, l'esposizione, i pericoli oggettivi, la quota, l'isolamento. Essa si esprime con la scala:

F: facile PD: poco difficile AD: abbastanza difficile D: difficile TD: molto difficile ED: estremamente difficile

Allo stesso tempo la scala delle difficoltà in discesa viene aperta da Labande verso l'alto con l'introduzione di un ‘settimo grado’ :

S7: passaggi a 60 gradi o più, salto di fasce rocciose su terreno molto ripido o esposto.

Le valutazioni possono essere affinate coi segni più o meno (es. PD+). I primi tre gradi corrispondono all'incirca ai gradi della scala Blachère: F=MS, PD=BS, AD=OS; i gradi più alti riguardano lo sci ripido (pendenze oltre i 40/45 gradi) e lo sci estremo.

La scala 'Volo'

Il livello descrittivo appariva però ancora non sufficiente quando, a partire dagli anni novanta iniziò ad affacciarsi sul mondo dello sci-alpinismo, del free-ride e della connessa attività dello sci-ripido, una platea di sciatori sempre più esigente, in ciò sostenuta e favorita tanto dall'evoluzione tecnologica dei materiali che dal cambiamento di mentalità rispetto alla scelta e all'individuazione degli itinerari.