Formatosi all'Università di Roma "La Sapienza", ha conseguito il Ph.D. in Scienze economiche presso il Massachusetts Institute of Technology; in seguito, dal 1981 al 1991 è stato professore di economia all'Università di Firenze. Durante gli anni novanta è stato direttore generale del Ministero del tesoro. È stato vicepresidente di Goldman Sachs per l'Europa dal 2002 al 2005, successivamente, sempre nel 2005 viene nominato governatore della Banca d'Italia, divenendo così membro (e successivamente presidente) del Forum per la stabilità finanziaria (consiglio per la stabilità finanziaria dal 2009) e del consiglio direttivo e del consiglio generale della Banca centrale europea, nonché membro del consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali. È stato direttore esecutivo per l'Italia della Banca Mondiale e nella Asian Development Bank. Fa parte del "Gruppo dei Trenta".

Dal 2011 al 2019 ha ricoperto la carica di presidente della Banca centrale europea, trovandosi a guidare la BCE durante la crisi del debito sovrano europeo: in tale ambito è diventata nota la sua frase «Whatever it takes» ("costi quel che costi" in inglese), pronunciata nel 2012, per indicare che sotto il suo mandato la BCE avrebbe fatto «tutto il necessario» per preservare l'euro. Tale politica si è concretizzata nell'adozione di tassi d'interesse bassi o negativi e, superata la crisi dell'euro, anche nell'utilizzo del quantitative easing per agevolare la ripresa dell'Eurozona.

Il 3 febbraio 2021 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha conferito l'incarico, accettato con riserva, di formare un nuovo esecutivo, in seguito alle dimissioni del governo Conte II. Il successivo 13 febbraio ha prestato giuramento assieme ai suoi ministri, dando così inizio al governo Draghi. L'esecutivo ha dovuto principalmente affrontare la crisi sanitaria ed economica legata alla pandemia di COVID-19 prima e la crisi internazionale innescata dall'invasione russa dell'Ucraina poi. Nel luglio 2022 una crisi di governo ha portato alle dimissioni di Draghi, accolte dal presidente della Repubblica il 21 luglio. Il governo è rimasto in carica per il solo disbrigo degli affari correnti fino al 22 ottobre, giorno in cui ha prestato giuramento il governo Meloni.

Biografia Infanzia, educazione e carriera accademica Nato a Roma nel 1947, il padre Carlo (1895-1962), padovano, entra in Banca d'Italia, per poi passare prima all'IRI di Donato Menichella e infine alla Banca Nazionale del Lavoro. La madre, Gilda Mancini (1906-1966), è una farmacista originaria di Monteverde (Avellino), figlia di Alfredo Mancini e Candida Rollo. Mario è il primo di tre fratelli: Andreina (1950) è storica dell'arte, mentre Marcello (1953) è imprenditore.

All'età di quindici anni, Draghi perde il padre; all'età di diciannove, rimane orfano anche della madre.Straight Talk with Hank Paulson: Mario Draghi, Straight Talk with Hank Paulson: Mario Draghi A prendersi cura di lui e dei fratelli sarà una sorella del padre. La sorella Andreina studierà al Liceo Tasso di Roma, mentre Mario e il fratello minore frequenteranno dalle elementari al liceo classico l'Istituto Massimiliano Massimo di Roma, retto dai gesuiti. Mario ha avuto per un anno come compagno di classe Giancarlo Magalli, negli stessi anni nella stessa scuola studiavano Luigi Abete, Gianni De Gennaro, Luca Cordero di Montezemolo e Antonio Padellaro. Nel 1970 si laurea in economia all'Università di Roma "La Sapienza", con relatore Federico Caffè, con una tesi su "Integrazione economica e variazione dei tassi di cambio" molto critica sul piano di Pierre Werner, in cui sosteneva che, all'epoca (1970), non sussistessero le condizioni per un progetto di una moneta unica europea.

Nel 1971 entra al Massachusetts Institute of Technology su segnalazione di Franco Modigliani e ha come professore, fra gli altri, Stanley Fischer, futuro governatore della Banca d'Israele. Nel 1977 consegue il dottorato di ricerca con la tesi intitolata "Essays on Economic Theory and Applications", sotto la supervisione dello stesso Modigliani e di Robert Solow.

Dal 1975 al 1978 è professore incaricato prima di politica economica e finanziaria all'Università di Trento, poi di Macroeconomia a Padova e di Economia matematica alla Ca' Foscari di Venezia, quindi di Economia e Politica monetaria e di Economia internazionale alla Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell'Università di Firenze ove, dal 1981 al 1991, è professore ordinario di Economia e politica monetaria. Mario Draghi è membro, dal 1998, del Board of Trustees dell'Institute for Advanced Study (Università di Princeton) e, dal 2003, della Brookings Institution. È stato visiting fellow all'Institute of Politics della John F. Kennedy School of Government (Università di Harvard) nel 2001.

Primi incarichi e Direzione generale del Tesoro Nel 1982 Draghi divenne consigliere di Giovanni Goria, ministro del Tesoro nel quinto governo Fanfani, su suggerimento del suo predecessore Beniamino Andreatta. Mentre dal 1984 al 1990 è stato direttore esecutivo della Banca Mondiale.

Nel 1991 divenne direttore generale del Ministero del tesoro, dov'era stato chiamato da Guido Carli, ministro del Tesoro nei governi Andreotti VI e VII, su suggerimento del governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi. Mantenne questo ruolo per un decennio, venendo confermato da tutti i governi avvicendatisi fino al 2001: Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi I, D'Alema I e II, Amato II e Berlusconi II. Durante la sua permanenza come direttore generale del Tesoro, Draghi fu tra i principali attuatori della privatizzazione di diverse società fino ad allora partecipate in varia misura dallo Stato italiano, come l'IRI, Telecom, Eni, Enel, Comit, Credit e altre.Cfr. gli articoli sulle partecipazioni statali in Italia e sulle privatizzazioni in Italia.

Nel 1992 Draghi presentò le linee guida di attuazione delle privatizzazioni in Italia tenendo un discorso a numerosi rappresentanti della comunità finanziaria internazionale, radunati per un evento privato a bordo della HMY Britannia, panfilo della famiglia reale britannica.Il discorso integrale è riportato in L'intervento, da alcuni giudicato inopportuno, produsse polemiche e fu oggetto di interrogazioni parlamentari.

Il giudizio sulla campagna di privatizzazioni, attuata in ossequio alle teorie economiche maggiormente in auge agli inizi degli anni '90 oltreché ai nuovi vincoli richiesti ai propri Stati membri dalla nascente Unione europea, non è univoco. Secondo alcune stime, lo Stato italiano ne avrebbe ricavato all'incirca miliardi di lire, riuscendo a portare il rapporto debito pubblico/PIL dal 125% del 1991 al 115% del 2001. Nel 2008, il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga espresse un parere molto negativo su Draghi definendolo: "un vile, un vile affarista non si può nominare presidente del Consiglio dei Ministri chi è stato socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana." a causa del ruolo da egli svolto nel processo delle privatizzazioni dopo la fine del governo Prodi II. Nel 2021, Paolo Naccarato, dirigente generale della Presidenza del Consiglio dei ministri e storico stretto collaboratore di Cossiga, dichiarò che i due avevano un solido rapporto di stima e amicizia, che quella dichiarazione nacque dall’irritazione di Cossiga per una singola ed unica circostanza che fu subito chiarita e che il suo uso strumentale non poteva sovvertire la verità storica sugli strettissimi e consolidati rapporti tra i due.

Altre attività

Si occupò anche della liquidazione coatta amministrativa dell'EFIM e delle sue controllate, ente che aveva raggiunto livelli insostenibili di crisi e indebitamento.

Nel 1991 presiedette il comitato di gestione della SACE avviando la riforma dell'ente e gestendo la sua transizione, dopo una fase caratterizzata da indagini e arresti relativi a 'finanziamenti facili', nel corso delle inchieste legate a Mani pulite. Tornò a presiedere la SACE tra il 1998 e il 2001, supervisionandone la trasformazione in ente pubblico economico e poi in società per azioni.

Fu inoltre alla guida della commissione governativa che scrisse la nuova normativa in materia di mercati e finanza, il Testo unico della finanza (TUF - Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58), per questa ragione comunemente chiamata Legge Draghi.

Goldman Sachs Il 28 gennaio 2002 Draghi venne nominato vicepresidente di Goldman Sachs per guidare le strategie europee dell'istituto dalla sede di Londra; dal 2004 al 2005 è stato membro del Comitato esecutivo del gruppo.

Anni dopo, quando nel 2011 iniziò a circolare il nome di Draghi come possibile presidente della Banca centrale europea, la sua candidatura fu messa in discussione proprio a causa del periodo trascorso in Goldman Sachs. In particolare, a Draghi veniva rimproverato il coinvolgimento nella vendita di derivati alla Grecia, che le avrebbero permesso di entrare nell'eurozona attraverso l'uso di derivati finanziari e artifici contabili. La vendita, tuttavia, era stata perfezionata nel 2001, dunque prima che Draghi fosse assunto dalla banca d'affari statunitense. Lo stesso Draghi dichiarò di non essere al corrente della vicenda e che quel tipo di accordo non rientrava comunque nelle sue responsabilità.

Governatore della Banca d'Italia

Il 29 dicembre 2005 Draghi venne designato dal Consiglio dei ministri (costituito dal governo Berlusconi III) come governatore della Banca d'Italia, in sostituzione di Antonio Fazio, costretto alle dimissioni in seguito allo scandalo di Bancopoli: fu a seguito di questa vicenda che la carica, prima senza limite di mandato, assunse un termine di 6 anni, rinnovabile una sola volta.

Dopo la nomina, Draghi vendette le sue azioni Goldman Sachs e ne affidò il ricavato a un blind trust, un fondo di cui non controlla la gestione. Ha fatto confluire gli immobili di proprietà della famiglia nella società senza fini di lucro Serena, costituita il 17 novembre 2007, di cui è socio amministratore assieme alla moglie e le cui quote sono equamente suddivise, ma in nuda proprietà, tra i due figli.

Draghi s'insediò come governatore il 16 gennaio 2006, e rese subito chiara la discontinuità con il suo predecessore: in un discorso dichiarò che non sarebbe mai intervenuto per influenzare operazioni di mercato, neanche laddove la legge gliene conferisse facoltà. Contemporaneamente invitò il sistema bancario italiano a fusioni e aggregazioni, per scongiurare che gli istituti creditizi, tradizionalmente numerosi ma di piccole dimensioni, venissero acquisiti da banche estere. Rinunciò all'assenso preventivo e vincolante della Banca d'Italia per le acquisizioni bancarie e rese possibili fusioni di rilievo storico. Contemporaneamente, si impegnò in due direzioni per la revisione delle regole sui rapporti tra banche e imprese: promosse l'innalzamento dei limiti sia per le partecipazioni in gruppi industriali da parte delle banche, sia per le partecipazioni nelle banche da parte di soggetti non finanziari.

Nei primi diciotto mesi di mandato ebbero luogo fusioni eccellenti: UniCredit con Capitalia, Intesa con Sanpaolo IMI, Banca Popolare di Verona e Novara con il gruppo Banca Popolare di Lodi, Banche Popolari Unite con Banca Lombarda. Sul fronte interno, fu alle prese con un difficile piano di riassetto della Banca d'Italia.

Alla fine di ogni anno il governatore presentava le sue considerazioni finali, in cui auspicava: riduzione delle tasse, riduzione del debito pubblico, taglio delle spese correnti, aumento degli investimenti, riforma della previdenza (2007) freno all'inflazione, riforma del mercato del lavoro, riforma del risparmio gestito, abolizione del massimo scoperto (2008) sostegno ai redditi e agli ammortizzatori sociali, innalzamento dell'età pensionabile, sostegno alle imprese da parte delle banche (2009)