Fu sette volte ministro della pubblica istruzione e una volta ministro dell'agricoltura, dell'industria e del commercio.
Biografia Famiglia e formazione Guido Baccelli nacque a Roma il 25 novembre 1830 da Antonio, discendente di una nobile famiglia fiorentina e chirurgo di notevole fama, e da Adelaide Leonori.Gorrini, Guido Baccelli, 1916, pp. 3-4. Svolse i suoi primi studi presso il Collegio Ghislieri in Via Giulia.Gorrini, Guido Baccelli, 1899, p. 8. All'inizio del 1848 tentò di arruolarsi in un corpo di volontari per la guerra d'indipendenza, ma il rettore del collegio glielo impedì; il 30 aprile 1849, sfuggito alla sorveglianza degli istitutori, passò qualche ora sulle barricate che difendevano la Repubblica romana dall'assalto delle truppe francesi, ma quando alla sera, rientrato a casa, il padre lo vide "con le mani affumicate e il sentore della polvere" gli vietò di continuare e lo relegò nella casa di famiglia a San Vito Romano.Alfredo Baccelli, Guido Baccelli, 1930, p. 9. Iscrittosi alla facoltà di medicina dell'Università "La Sapienza" (allora università pontificia), tra il 1852 e il 1853 ottenne la doppia laurea in medicina e in chirurgia.Adalberto Pazzini, La storia della Facoltà medica di Roma, Roma, Istituto di Storia della Medicina della Università di Roma, 1961, vol.2, p. 459. Allievo di Benedetto Viale Prelà, Baccelli ricordò sempre il suo maestro come colui grazie al quale, a partire dal 1852, nell'ateneo
Medico e docente universitario Fin dal 1856 fu supplente della cattedra di medicina politico-legale. Nel 1862 sostituì Benedetto Viale-Prelà nella cattedra di clinica medica e nella direzione della clinica omonima che aveva sede, a quel tempo, presso l'Arcispedale di Santo Spirito in Saxia: ricoprirà entrambi questi ruoli per oltre cinquant'anni, fino alla morte.Adalberto Pazzini, op. cit., p. 459. Il suo rigore intellettuale e la sua efficacia didattica riceveranno numerose e autorevoli testimonianze.
Il grande clinico Augusto Murri, che fu aiuto di Baccelli nella Clinica medica di Roma a partire dal 1870, ricordava di lui nel 1888:
Il non meno celebre malariologo Ettore Marchiafava nel 1928 ricorderà:
Nella pratica medica, Baccelli fu tra i primissimi in Italia a fare un uso sistematico dello stetoscopio, al punto da essere talvolta additato come "il medico che visita gli ammalati con la tromba"Alfredo Baccelli, Guido Baccelli, 1936, p. 20. (lo stetoscopio monaurale di quell'epoca aveva la forma di una piccola tromba).
Il suo paziente più celebre fu sicuramente Vittorio Emanuele II, re d'Italia, che Baccelli assistette durante l'ultima fatale malattia broncopolmonare. In quella occasione Baccelli sperimentò sul sovrano l'uso terapeutico dell'ossigeno, allora una cura del tutto pionieristica, che causò quel temporaneo miglioramento della respirazione che consentì al re di svolgere alcuni atti necessari alla successione e di riconciliarsi in extremis con la Chiesa cattolica ottenendo gli ultimi sacramenti. Fu in quella circostanza che iniziò una profonda e duratura amicizia tra Guido Baccelli e il nuovo re, Umberto I.Alfredo Baccelli, Guido Baccelli, 1930, pp. 20-21 e Pettinelli, Il Medico dei Re, 2000, pp. 15-24.
Principali contributi scientifici Semeiotica e cardiologia Baccelli diede un grande impulso all'indagine semeiotica addominale e toracica. In particolare, i suoi studi sulle patologie cardiache e sui grossi vasi, culminati nella pubblicazione dell'opera in tre volumi Patologia del cuore e dell'aorta (Roma, 1863-1866), gli permisero di individuare numerosi nuovi sintomi e quadri morbosi.Adalberto Pazzini, op. cit., p. 255. "Egli legò il suo nome al fenomeno della pettiroloquia afona nei versamenti pleurici (1876), illustrò il sintomo della diplofonia nei casi di caverne comunicanti, (…) individualizzò clinicamente la angina abdominis". Alcuni autori fanno risalire a proprio a Guido Baccelli la nota pratica diagnostica che consiste nel far dire al paziente la parola "trentatré" per provocare delle vibrazioni che favoriscono l'indagine dello stato dei polmoni. Tale pratica ricevette gli elogi del noto medico tedesco Hermann von Helmholtz.Gorrini, Guido Baccelli, 1916, pp. 104-106.
La lotta alla malaria
Baccelli fu uno dei protagonisti in Italia della lotta contro la malaria: dirigendo la clinica dell'Ospedale di Santo Spirito dove venivano abitualmente ricoverati "i febbricitanti maschi"G.Baccelli, La Malaria di Roma, 1871, p. 9. provenienti dall'Agro romano e dalle zone limitrofe, passava sotto i suoi occhi un enorme numero di malati di malaria rendendogli familiari "tutte le svariatissime forme cliniche della malattia".Gorrini, Guido Baccelli, 1916, p. 110. A motivo di questa grande esperienza, Baccelli venne incaricato dal Governo italiano di scrivere una relazione sulla malaria da presentarsi, assieme ad altri contributi, all'Esposizione universale di Parigi del 1878: il suo saggio "La malaria di Roma" (1878) è tanto più significativo in quanto fotografa le conoscenze più aggiornate sulla malaria proprio alla vigilia delle straordinarie scoperte che ne cambieranno completamente la fisionomia nei vent'anni successivi.F. M. Snowden, La conquista della malaria. Una modernizzazione italiana 1900-1962, Torino, Einaudi, 2008, p. 27, nota 13. In seguito, Baccelli accoglierà nelle corsie di Santo Spirito i due futuri Premi Nobel Alphonse Laveran (nel 1882)M. Phisalix, Alphonse Laveran. Sa vie, son oeuvre, Paris, Masson, 1923, p.9. e Camillo Golgi (nel 1893),Camillo Golgi, Sulle febbri malariche estivo-autunnali di Roma. Lettera a Guido Baccelli, Pavia, Bizzoni, 1893, p. 3. che cercavano e trovarono conferme alle loro teorie sulla genesi e sull'evoluzione della malaria tanto nella Campagna romana quanto in quell'ospedale, in cui per la prima volta nel '600 era stata usata la corteccia della china contro le febbri malariche. Quello stesso ospedale sarà testimone di altri decisivi esperimenti da parte di Angelo Celli e Ettore Marchiafava e, a fine secolo, di Giovan Battista Grassi, Amico Bignami e Giuseppe Bastianelli,G. Corbellini, L. Merzagora, La malaria tra passato e presente, Roma, Museo di Storia della Medicina, 1998, pp. 45-50. tutte figure più o meno direttamente legate a Baccelli, anche se non sempre d'accordo con lui per quanto riguardava la natura di questa malattia e i modi più adeguati per combatterla. Il più grande limite di Baccelli - dal punto di vista dell'eziopatogenesi della malaria - sarà quello di resistere, praticamente fino alla fine della sua vita, all'idea dell'"esclusivismo anofelico", ovvero alla concezione che fosse solo la zanzara anofele il vettore dell'infezione.G. Corbellini, L. Merzagora, op.cit., p. 52. E così, mentre Angelo Celli, convinto 'anofelista', si faceva promotore delle leggi per rendere accessibile a tutti il chinino,M. Piccialuti (a cura di), Fonti per la storia della malaria in Italia, Roma, Ministero per i beni e le attività culturali. Direzione generale per gli archivi, 2003, vol. I, pp. XXXIX e ss. Baccelli convinto che la diffusione della malaria fosse legata più al permanere di ampie zone paludose e malsane in ampie aree dell'Italia che non alla presenza in esse delle zanzare anofeli, si impegnò, come uomo politico e ministro, a promuovere decisamente fin dal 1878 l'approvazione di leggi per la bonifica, non solo idraulica, ma anche agraria e socio-educativa, dell'Agro romano e poi via via di altre zone italiane, dando così un significativo contributo alla riduzione dell'incidenza di questa grave malattia.M. Piccialuti, op. cit., vol. I, pp. LXVI e ss.
I 'medicamenti eroici' e la terapia per via endovenosa Dal punto di vista terapeutico, Guido Baccelli prediligeva i "medicamenti eroici", ovvero quelli da destinarsi a casi particolarmente gravi o apparentemente senza speranza. Baccelli fu, in particolare, un pioniere dell'uso terapeutico delle iniezioni endovenose (“Aprire la via delle vene ai medicamenti eroici”)G. Baccelli, La via delle vene aperta ai medicamenti eroici, 1907. che applicò, per esempio, con successo in alcuni casi, che fino a quel tempo apparivano disperati, di perniciosa malarica, una forma particolarmente grave della malattia che portava spesso alla morte in poche ore. Le sue iniezioni intravenose di idroclorato di chinina che, a partire dal 1889, gli permisero di ottenere alcune guarigioni clamorose dalla malaria perniciosa gli valsero, durante il Congresso medico internazionale di Berlino del 1890, un celebre commento del grande patologo tedesco Rudolph Virchow: "Ciò che Lister fece per la superficie del corpo, Baccelli ha fatto per la crasi del sangue".G. Baccelli, La via delle vene…, op. cit., p. 6. Eppure già nel 1907 Laveran, pur elogiando ancora il metodo di Baccelli, dirà di preferirgli ormai il metodo ipodermico in quanto altrettanto rapido e sicuramente più semplice per introdurre "i sali di chinino nel circolo generale".A. Laveran, Malaria e Tripasonomiasi, Torino, UTET, 1907, p. 90. Nel frattempo, però, il metodo delle iniezioni endovenose di Baccelli aveva salvato molte vite, compresa quella del giovane Enrico Novelli, che sarebbe diventato il celebre scrittore e fumettista "Yambo".G. Baccelli, La via delle vene…, op. cit., pp. 17-19.
La carriera politica
Dopo la presa di Roma nel 1870, nell'ottobre del 1871 Baccelli prestò – assieme ad altri 21 professori de La Sapienza (su un totale di 36) - il giuramento di fedeltà al re e alle leggi del nuovo Stato unitario italiano, richiesto per essere confermato negli incarichi d'insegnamento.N. Spano, ‘'L'Università di Roma'’, Roma, Casa Editrice Mediterranea, 1935, p. 126. Poi, benché osteggiato da alcuni che lo ritenevano clericale e lo accusavano di non aver dato, negli anni precedenti, sufficienti prove di sentimenti liberali e patriottici,G. Cosmacini, ‘'Storia della medicina e della sanità in Italia (Dalla peste europea alla Guerra Mondiale. 1348-1918)'’, Bari, Laterza, 1994, pp. 374-5. Baccelli iniziò una folgorante carriera politica che lo portò ad essere, a cavallo tra ‘800 e ‘900, uno degli uomini di Stato più influenti in Italia. Nel 1872 venne nominato Presidente del Consiglio superiore di sanità mantenendo questo ruolo fino al 1877 e poi, di nuovo, dal 1887 al 1915, per un totale di oltre trent'anni (caso unico nella storia italiana). Esponente della Sinistra storica, fu eletto per la prima volta alla Camera nel 1874, assieme a Giuseppe Garibaldi di cui divenne amico e collaboratore in alcune battaglie parlamentari.Alfredo Baccelli, Guido Baccelli, 1931, p. 86. Nel 1875 entrò a far parte anche del Consiglio comunale di Roma, dove siederà fino al 1913.G.Gorrini, Guido Baccelli, 1916, p. 38.
Tra il 1881 e il 1890 fu per ben sette volte ministro della pubblica istruzione, nel terzo Governo Cairoli, nel quarto e quinto Governo Depretis, nel terzo e quarto Governo Crispi, nel primo e nel secondo Governo Pelloux.G. Gorrini, Guido Baccelli, 1916, pp. 47 e ss. Fu anche ministro dell'agricoltura, dell'industria e del commercio tra il 1901 e il 1903 durante il governo Zanardelli.G. Gorrini, Guido Baccelli, 1916, pp. 75 e ss.
Nel 1895 predispose nuovi programmi scolastici, aggiungendo suggerimenti molto dettagliati per ogni singola materia di studio, istituendo nozioni di lavori manuali, agricoli e "donneschi", allargando anche lo spazio dell'educazione religiosa a scapito della formazione scientifica. L'insegnamento della storia doveva tendere inoltre all'educazione morale e patriottica degli alunni. Innalzò inoltre il grado inferiore della scuola elementare a 3 anni, mentre quello superiore restava di 2 anni.
Sempre in qualità di ministro della pubblica istruzione promosse a Roma la realizzazione del Policlinico Umberto I e della Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea e si dedicò a dare impulso agli scavi archeologici di Pompei e a quelli delle terme di Caracalla.
I grandi progetti per Roma Capitale