Biografia Adesione al PRI e partecipazione alla grande guerra Nato a Montegranaro, da famiglia di modeste origini (padre calzolaio e madre insegnante), studiò al liceo ginnasio statale di Fermo. Attivissimo ed impegnato sin da giovane nel campo politico, nel 1898 aderì al neonato Partito Repubblicano e fondò il primo circolo repubblicano di Montegranaro, intitolato a Felice Cavallotti.

Aderì in gioventù alla Massoneria, ma non si sa né dove né quando fu iniziato, dove il 18 aprile 1905 divenne maestro venerabile della Loggia Tenna di FermoVittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005, pp. 79-80.. Sempre nel suo paese di origine fu nominato primo presidente della locale Lega anticlericale (costituita il 5 febbraio 1908). Dall'epoca del suo trasferimento a Roma non risulta avere proseguito attività nella Fratellanza universale, ritenendo di doversi dedicare a tempo pieno alla causa repubblicana. Ebbe a scrivere che la massoneria andava tenuta separata dall'attività politica in generale e, specificamente, del Partito Repubblicano, pur nel rispetto della sua tradizione illuminista e risorgimentale.

Laureatosi in giurisprudenza e trasferitosi a Roma, entrò nella Direzione Nazionale del PRI nel 1912 iniziando un'attività politica che lo avrebbe visto protagonista all'interno del partito repubblicano e, più in generale, nella politica nazionale. Assunse, accanto a Gaetano Salvemini, una posizione nettamente antigiolittiana, e si batté all'interno del P.R.I. contro le ambigue posizioni del gruppo romano facente capo a Salvatore Barzilai, troppo vicine al potere govermativo e troppo poco spiegate contro la monarchia.

Battutosi politicamente per l'intervento dell'Italia nella Grande Guerra, per la conquista delle terre irredente occupate dall'Austria-Ungheria, fu arruolato come militare di truppa nel 31º reggimento di artiglieria di Ancona e chiese di essere inviato al fronte col grado di ufficiale. Ottenne il grado di sottotenente e comandò sul Pasubio numerosi assalti alle trincee nemiche, perdendo l'olfatto nei tre anni di gelo trascorsi in trincea. Passò ai gradi di tenente e capitano del Regio esercito grazie alle note caratteristiche stilate dal suo comando, e gli fu riconosciuta la Croce di Guerra.

Tornato dal fronte, si adoperò in seno al XIV congresso nazionale del P.R.I. per la fondazione del quotidiano La Voce Repubblicana, di cui fu direttore fino al 1922.

Nel 1921 venne eletto deputato nella XXVI legislatura, nel collegio di Roma e, nel 1924 per la successiva legislatura, rieletto nella circoscrizione umbro-lazialeFrancesco Bartolotta, Parlamenti e governi d'Italia. Vol. I, Vito Editore, Roma, 1971.

Antifascismo Conti fu sin dalla prima ora un energico antifascista, e si trovò a pronunciare il 17 novembre 1922, durante il suo quarantesimo compleanno, un celebre discorso alla Camera nel quale sosteneva la ferma opposizione dei repubblicani al ministero MussoliniGiovanni Conti, Il pensiero dei repubblicani sul governo fascista, Discorso dell'on.le Giovanni Conti nella tornata del 17 novembre 1922, Libreria politica moderna, Roma, 1922. Giovanni Conti, Contro Mussolini e la monarchia. Discorso alla Camera dei deputati dell'on.le Giovanni Conti nella seduta del 17 novembre 1922, Velograf, Roma, 1944.. Ribadì la sua posizione nel discorso del 30 maggio 1923 quando, scagliandosi contro il regime e la monarchia, vaticinò il loro crolloGiovanni Conti, Contro la dittatura. Discorsi alla Camera dei deputati, Libreria politica moderna, Roma, 1924 ("Onorevole Mussolini, la vostra dittatura è la defenestrazione del vostro sovrano"). Nel 1923, a Roma, insieme ad altri repubblicani, fu tra i fondatori del movimento antifascista Italia libera. La Voce Repubblicana fu presa d'assalto dalle squadre fasciste. Lo stesso Conti venne raggiunto nel suo studio in via di Campo Marzio n. 69Il suo studio professionale di Via Campo Marzio 69 è stato ricostruito con alcuni oggetti originali (la scrivania con sedia, una libreria, altri oggetti) presso i locali dell'Archivio di Stato di Ancona. da un manipolo di squadristi, aggredito e costretto a sorbire olio di ricino; gli aggressori non ebbero soddisfazione, in quanto Conti replicò alla loro imposizione chiedendo se avessero bisogno di altro. Ciò non impedì che La Voce Repubblicana si scagliasse contro il regime e contro Italo Balbo, quadrunviro di Ferrara, indicandoli come mandanti dell'assassinio di Don Giovanni Minzoni, parroco di Argenta. Italo Balbo querelò per diffamazione La Voce Repubblicana, ma il giornale, difeso da un giovane Randolfo Pacciardi, che aveva iniziato la pratica forense nello studio di Conti, venne assolto dal tribunale. La Voce Repubblicana venne infine soppressa dal regime. Nel 1924 Conti fondò il settimanale La Vigilia, che pure ebbe vita breve a seguito del colpo di stato di Mussolini.

A causa delle sue idee politiche, Conti fu posto sotto controllo sin dai primi giorni del governo Mussolini; fronteggiò i tempi ostili alle idee democratiche anche difendendole in duelloIl duello del 1925 con Kurt Suckert ebbe una menzione sul Times: v. Foreign News Notes, Jul. 27, 1925. e fu poi dichiarato decaduto da deputato nella seduta parlamentare del 9 novembre 1926, insieme agli altri deputati che avevano aderito alla secessione dell'Aventino. Divenne sorvegliato speciale dell'OVRA per attività clandestine, e piantonato costantemente in Campo Marzio, dove gli fu devastato lo studio professionaleSanti Fedele, I Repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo (1926-1940), Firenze, Le Monnier, 1989, pag. 10..

Durante il ventennio fascista Giovanni Conti mantenne i contatti con i repubblicani fuoriusciti in Francia e Svizzera. Nel suo archivio sono state ritrovate copie de La Voce Repubblicana stampata a Parigi. E, del resto, Conti non cessò di ricorrere alla stampa per la lotta al fascismo e al nazismo.

Alla fine degli anni Venti venne radiato dall'Albo dei Procuratori con l'accusa di esercitare attività anti patriottica; Conti propose ricorso, non negando l'attività di repubblicano ma sostenendo essere impossibile che un repubblicano potesse rivolgersi contro la patria. Dopo due anni ottenne la riammissione all'Albo ma la sua attività di avvocato continuò a versare in crisi, perché nessun cliente riteneva opportuno frequentare lo studio di un antifascista. Ciò si riflesse sulle condizioni della famiglia, che condivise povertà e isolamento.

Al figlio maggiore di Conti, Dante, che durante l'occupazione tedesca avrebbe partecipato alla resistenza repubblicana nella capitale, venne impedito di frequentare le scuole statali. Pertanto Giovanni Conti si rivolse a Padre Luigi Pietrobono, preside del Collegio Nazareno dei Padri Scolopi e tra i massimi commentatori della Divina Commedia, e ne ottenne la solidarietà. Così Dante Conti poté arrivare alla maturità classica, ma venne rimandato in matematica all'esame di maturità perché il padre era scomparso improvvisamente nel maggio 1938, nella "giornata particolare" della visita di Hitler a Roma. Per giorni le ricerche di Giovanni Conti furono vanificate da una cortina di silenzio istituzionale. Poi si seppe che era stato arrestato insieme con Oronzo Reale ed altri amici repubblicani e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli come sospettato di attività sovversiva durante la presenza del führer tedesco in Italia.

Successivamente alla caduta di Mussolini, avvenuta Il 25 luglio 1943 per voto maggioritario del Gran Consiglio e con l'arresto del Duce, ed esattamente dal 1º agosto 1943 al 5 giugno 1944, Conti tornò a stampare La Voce Repubblicana, anche a nome di storici esponenti del PRI, quali Cipriano FacchinettiFacchinetti era stato appena scarcerato da Regina Coeli, dove era stato condotto, dopo essere stato arrestato a Marsiglia dalla polizia tedesca, Oliviero Zuccarini e Cino Macrelli, proclamando a Roma la ricostituzione del Partito Repubblicano ItalianoMassimo Scioscioli, I repubblicani a Roma, 1943-1944. La Voce Repubblicana clandestina, Archivio trimestrale, Roma, 1983. La Voce Repubblicana clandestina, il cui primo numero titolava in prima pagina "Italiani, preparate le vie!", venne distribuita porta a porta sotto il naso della polizia fascista e, dall'8 settembre 1943, della Gestapo di Kappler, fatta viaggiare dentro panieri di vimini e borse della spesa, sulle gambe di coraggiosi repubblicani che rischiavano l'arresto e interrogatori spietati.

Conti non si tirò indietro per dare aiuto alla famiglia dell'amico repubblicano Enrico Costa, di religione israelita, scampata alla retata degli ebrei compiuta dai nazisti il 16 ottobre 1943 al Portico di Ottavia. La moglie di Costa aveva lasciato il ferro da stiro sul fornello e, quando le SS irruppero in casa, pensarono che la famiglia si fosse rifugiata al piano superiore e la cercarono lì. Grazie a questa perdita di tempo, i Costa guadagnarono la campagna di via Trionfale e, al mattino dopo, Giovanni Conti si vide alla porta il povero amico Enrico, bianco come un lenzuolo. I Costa si salvarono grazie alla rete di solidarietà dell'ambiente repubblicano.

Durante l'occupazione nazista di Roma, tra settembre 1943 e giugno 1944, Giovanni Conti si occupò di predisporre un progetto di Costituzione repubblicana, i "Lineamenti costituzionali della Repubblica", unitamente al Prof. Tomaso Perassi, studioso di diritto internazionale che lo avrebbe seguito all'Assemblea Costituente. I "Lineamenti" sono l'unico progetto costituzionale uscito dalle forze democratiche della Resistenza: essi furono corredati da un "questionario" mirato a sollecitare interventi e proposte da parte di chiunqueTra i numerosi contributi vi fu quello di Luigi Einaudi, in un denso dattiloscritto custodito nel Fondo Giovanni Conti presso l'Archivio di Stato di Ancona, dove sono conservati l'archivio privato e la grande biblioteca del politico repubblicano. Merita ricordare che al Prof. Tomaso Perassi si deve la concezione dell'art.11 della Costituzione, in cui si dice che l'Italia ripudia la guerra e persegue pace e giustizia tra gli Stati tramite la limitazione della propria sovranità nazionale: art. 11 che Piero Calamandrei ha definito "la finestra più alta" della nostra Costituzione, quella che permette di vedere gli Stati Uniti d'Europa e del Mondo..

A Conti, ritenuto l'uomo dell'intransigenza repubblicana, è genericamente attribuita dagli storici la responsabilità della mancata partecipazione del PRI al Comitato di Liberazione Nazionale, dopo l'8 settembre 1943, per aver posto un'imprescindibile pregiudiziale ad ogni forma di rapporto con i Savoia, oltre che per l'avversione all'istituto monarchico in sé..

Dopo l'iniziale diffidenza per un C.L.N. che non poneva nettamente la questione pregiudiziale repubblicana al vertice della battaglia politica, bensì si mostrava possibilista persino nella sua componente comunista a collaborare con la monarchia, quantunque per l'imprescindibile fine di liberare l'italia dal nazi-fascismo, il P.R.I. ripiegò su una posizione più flessibile, ma la sua domanda di adesione al C.N.L. non ebbe risposta.