I fratelli Cervi erano sette fratelli, contadini e antifascisti, fucilati dai repubblichini a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943 per la loro attività partigiana e perciò decorati di medaglia d'argento al valor militare "alla memoria": originari di Campegine, si chiamavano Gelindo (nato il 7 agosto 1901), Antenore (30 marzo 1904), Aldo (9 febbraio 1909), Ferdinando (19 aprile 1911), Agostino (11 gennaio 1916), Ovidio (13 marzo 1918) ed Ettore (2 giugno 1921).

Figli di Alcide (1875-1970) e di Genoeffa Cocconi (1876-1944), erano cresciuti in una famiglia cattolica (il padre fu iscritto ai giovani dell'Azione Cattolica e al Partito Popolare Italiano), i cui valori democratici si tradussero in immediata opposizione al fascismo.

La loro vicenda è una delle più emblematiche della Resistenza ed è nota a livello internazionaleThe New York Times, 28 marzo 1970, articolo sulla morte di papà Cervi. grazie anche all’autobiografia paterna,Alcide Cervi con Renato Nicolai, I miei sette figli, Editori Riuniti 1955-2004, poi Einaudi 2010 e 2014. tradotta in molte lingue.

Origini e contesto sociale Agostino, padre di Alcide, fu uno dei capi della rivolta contro la tassa sul macinato del 1869, per la quale è arrestato e sconta sei mesi in carcere. Sposa nel contempo Virginia Cocconi; dal matrimonio con lei nascono tre figli, Pietro, Emilio e Alcide, mentre un quarto figlio, Ettore, è adottato. Alcide sposa nel 1899 Genoeffa Cocconi, e dalla loro unione vengono al mondo nove figli nell'arco di venti anni: in ordine di nascita, Gelindo, Antenore, Diomira, Aldo, Ferdinando, Rina, Agostino, Ovidio ed Ettore, tutti con natali a Campegine.

Nel 1920 Alcide lascia la casa paterna per stabilirsi con la sua famiglia in un appezzamento di terreno a Olmo di Gattatico. Dopo cinque anni si trasferiscono nuovamente, questa volta in zona Quartieri, nella tenuta denominata "Valle Re" e appartenente alla contessa Levi Sottocasa, amministrativamente parte del comune di Campegine. La famiglia si sposta ancora nel 1934 prendendo in affitto un podere in zona Campi Rossi, nuovamente nel comune di Gattatico, facendo con quest'ultimo trasferimento il salto dalla conduzione in mezzadria a quella in affitto.

L'evoluzione della famiglia Cervi è perfettamente congruente col modello di sviluppo delle famiglie contadine di queste località che, nel periodo fra l'Ottocento e il Novecento (con l'accelerazione dei tempi avvenuta dopo la prima guerra mondiale), vede trasformarsi la struttura gerarchizzata e autoritaria, tipica della famiglia contadina degli anni precedenti, verso forme di organizzazioni di massa per la difesa del lavoro legate all'ideologia socialista e che si concretizzano in organismi quali cooperative, case del popolo, mutue, leghe di resistenza e camere del lavoro.

Per quanto riguarda i Cervi, comunque, il nuovo consiste nel portare avanti idee d'avanguardia nella conduzione dei campi e delle stalle, visto che il contratto d'affitto permette di lavorare l'appezzamento e la cascina secondo le regole dell'affittuario e non del padrone; inoltre, nonostante la scarsa alfabetizzazione della campagna, i Cervi sono in grado di leggere, non solo per lavoro ma anche per piacere. Da una parte i giovani della famiglia, ovvero i fratelli, seguono corsi di formazione professionale inerenti al lavoro della campagna; dall'altra, il padre ottiene riconoscimenti scritti per l'ottima conduzione della terra gestita dalla famiglia.Foto di diplomi e riconoscimenti conservati nel di Casa Cervi. Il simbolo della modernità dell'azienda familiare si può sintetizzare nel trattore Balilla, acquistato nel 1939, che Luciano Casali ha inserito come titolo di un corposo articolo dedicato alla famiglia Cervi.Luciano Casali, "Il trattore e il mappamondo. Storia e mito dei fratelli Cervi", in Storia e problemi contemporanei, n. 47, gennaio-aprile 2008, pp. 125-138.

All'inizio della seconda guerra mondiale, casa Cervi diventa un vero e proprio luogo del dissenso militante contro il fascismo e la guerra. Insieme ai figli maschi, Alcide costituisce la cosiddetta "Banda Cervi", dedita alla lotta partigiana.

La partecipazione alla Resistenza L'incontro con "Facio" I sette fratelli Cervi incontrarono "Facio" (vero nome Dante Castellucci, detto "calabrese") proprio prima dei fatti che portarono alla caduta del fascismo nel 1943.Storia della famiglia Sarzi, dal sito del Quest'ultimo assumerà il comando della brigata partigiana "Guido Picelli", un gruppetto formato da solo otto uomini, con cui costrinse alla fuga un centinaio di nazifascisti«... combatté più volte contro le forze nazi-fasciste, distinguendosi per capacità ed abnegazione: prima in Emilia, al fianco dei fratelli Cervi, poi sull'Appennino Parmense e in Alta Lunigiana, diventando celebre soprattutto per il vittorioso, leggendario scontro armato del Lago Santo parmense del marzo 1944.» Da , articolo di Carlo Spartaco Capogreco su Dante Castellucci. dopo che la ristretta pattuglia partigiana, già circondata dai nemici, ne aveva ucciso e ferito un rilevante numero. Verso la fine della guerra fu fucilato dai suoi stessi compagni, con la controversa accusa di furto.

La "banda" Cervi Poco tempo dopo il cascinale della famiglia Cervi sarà porto sicuro per antifascisti e partigiani feriti, nonché per i prigionieri di guerra stranieri sfuggiti ai nazifascisti; fra questi figura Anatolij Makarovič Tarasov, conosciuto come "Anatolio/Anatolij Smirnow" e detto "Giulio", (nato nel 1921), soldato sovietico dell'Armata Rossa fatto prigioniero e successivamente instradato in un campo di prigionia italiano. Da qui riuscì a fuggire assieme al tenente Viktor Pirogov, detto "Danilo", trovando rifugio nella cascina dei Cervi, e con lui scriverà un libro sulla sua vicenda, dal titolo Sui monti d'Italia. Tarasov fu catturato insieme ai Cervi la notte del 25 novembre 1943 e incarcerato a Verona, da dove fuggì assieme ad altri sovietici per poi agire contro i nazifascisti in ordine sparso nella zona di Reggio Emilia e Modena, costituendo una brigata partigiana di cui divenne il commissario politico. Il tenente Pirogov, col nome di battaglia "Modena", divenne invece il comandante delle operazioni militari della brigata sovietica.

Molti altri ex prigionieri sovietici trovarono rifugio presso la famiglia CerviNel 1965 Alcide Cervi verrà decorato dall'Unione Sovietica con l'Ordine della Guerra Patriottica di Prima Classe «Per il coraggio e il valore dimostrati nel salvataggio dei prigionieri di guerra sovietici e per averli aiutati durante la Seconda Guerra Mondiale». Cfr. , in Удомельская старина. Альманах № 40. Тверская областная библиотека им. А.М.Горького, Tver', 2010. URL consultato in data 09-07-2012., come Misha Almakaiev, Nikolaj Armeiev detto "il colcosiano" e Alexander Aschenco. Armeniev riuscirà a sfuggire alla cattura e si unirà alla banda "Modena", mentre Aschenco, catturato coi Cervi, tradirà diventando delatore dei nazifascisti: il suo tradimento costerà parecchio alla Resistenza della zona, dal momento che conosceva a fondo la rete strutturata dalla famiglia Cervi; individuato, Aschenco verrà giustiziato dai GAP il 15 novembre del 1944 in piazzale Fiume, a Reggio Emilia. Fra gli altri componenti che agirono a strettissimo contatto con i CerviDa qui il nome di "banda", analogamente alla "Banda Corbari", per alcuni aspetti simile. Fra l'altro, caratteristica della "Banda Cervi" è l'alto numero di decorazioni al valor militare alla memoria pur con un così basso numero di componenti, esattamente come per la "Banda Corbari". vi furono John David Bastiranse detto "Basti" (nato nel 1923, paracadutista sudafricano e catturato con i Cervi, se ne perderanno le tracce), John Peter De Freitas detto "Jeppy" (nato nel 1921, paracadutista sudafricano, anch'egli evaso dal campo di concentramento di Grumello del Piano a Bergamo, scomparirà per alcuni anni dopo la cattura e riapparirà nel dopoguerra, informando la famiglia Cervi che in qualche maniera era riuscito a tornare al suo paese sano e salvo) e Samuel Boone Conley detto "Mac Sid" (nato nel 1914, paracadutista irlandese, catturato con i Cervi e di cui non si saprà più nulla).

Fra gli arrestati durante la cattura dei Cervi, nel rapporto giudiziario compare anche Luigi Landi, nato a Cadelbosco di Sopra, che aveva già subito condanne per motivi politici e che sopravviverà alle torture inflittegli dai nazifascisti in Villa Cucchi, e infine don Pasquino Borghi, medaglia d'oro della Resistenza, che fu tra i primi, se non il primo, a collaborare alla strutturazione della "Banda Cervi", ospitando la banda presso la canonica della sua parrocchia di Tapignola, sull'Alto Appennino reggianoGuerrino Franzini, Storia della Resistenza reggiana, a cura Anpi Reggio Emilia, III ed.,1982, pp. 50-51.. Con i Cervi verrà fucilato un altro membro della banda, ovvero Quarto Camurri detto "il milite", nato a Guastalla. Rimase a combattere coraggiosamente fino alla fine accanto ai Cervi, condividendone la tragica sorte.

Amici e sostenitori della "Banda Cervi" Amici dei Cervi furono i membri della famiglia Sarzi, originari dei dintorni di Mantova: Lucia, nata nel 1920, Otello, del 1922, e Gigliola, del 1931, che vi collaboreranno strettamente durante la Resistenza. La loro storia è quella di una famiglia di gente di teatro con compagnia propria, le cui posizioni avverse al fascismo porteranno, dopo vari interventi della censura, allo scioglimento della compagnia stessa da parte del regime, divenendo teatranti ambulanti; Otello, fervente antifascista, non nasconde le proprie idee e anzi le dichiara apertamente nelle varie località visitate dalla compagnia. Sul finire degli anni Trenta deve riparare in Svizzera, dove incomincia un'attività di cospirazione clandestina con i fuoriusciti repubblicani. Otello e Lucia vengono arrestati nel 1940 per un incauto scambio epistolare e, anche se rilasciati, sono ormai schedati come sovversivi.

Otello, rifiutatosi di fare il saluto romano e dichiaratosi di ideologia bolscevica, subisce un nuovo arresto a Parma. Confinato a Sant'Agata di Esaro, inizia la sua fase di antifascismo militante tramite contatti con giovani antifascisti locali e incontra Dante Castellucci, il futuro comandante "Facio", ancora militare e ivi in licenza. Questo incontro diverrà focale per le iniziative antifasciste di Otello, il quale prende contatti con i gruppi di Resistenza che si vanno strutturando nella Val d'Enza. È il 1941 e Lucia incontra Aldo Cervi, il più determinato e "ferrato" del gruppo Cervi, per dar inizio alla lotta antifascista dei sette fratelli. Dal 1942 Aldo e LuciaL' (Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria, intitolato a Carlo Gilardenghi, fondatore dei GAP di Alessandria), detiene un fondo di materiale fotografico dedicato a Lucia Sarzi. operano all'interno della rete clandestina antifascista, che fa capo al Partito Comunista Italiano; al ritorno dalla Russia, Castellucci e i cospiratori antifascisti si riuniscono alla vigilia della caduta del fascismo nel 1943.

Cattura e morte