La conquista borbonica delle Due Sicilie avvenne negli anni 1734-1735 nell'ambito della guerra di successione polacca, quando la Spagna di Filippo V di Borbone invase i regni di Napoli e di Sicilia, allora soggetti alla dominazione austriaca.
In virtù della politica dell'equilibrio che regolava le relazioni internazionali del XVIII secolo, dopo la vittoriosa campagna militare i due regni non tornarono ad essere vicereami della Spagna come nei secoli precedenti, ma riacquistarono l'antica indipendenza. Il figlio di Filippo V e della seconda moglie Elisabetta Farnese, l'infante don Carlo, già duca di Parma, salì al trono come primo sovrano della dinastia dei Borbone di Napoli.
Alla conquista seguirono tensioni con papa Clemente XII, il quale – titolare di secolari diritti feudali sui due regni – concesse l'investitura a Carlo solo nel maggio 1738. Il riconoscimento internazionale della nuova casa regnante avvenne a novembre dello stesso anno con il trattato di Vienna, al prezzo della cessione del Ducato di Parma e Piacenza agli Asburgo e del Granducato di Toscana ai Lorena.
Le Due Sicilie contese tra gli Asburgo e i Borbone
All'alba del XVIII secolo, la morte senza eredi diretti del re di Spagna Carlo II segnò l'estinzione del ramo spagnolo degli Asburgo e accelerò il processo di inarrestabile decadenza della potenza iberica. La successiva crisi dinastica vide contrapporsi la casa reale dei Borbone di Francia e il ramo imperiale degli Asburgo, che candidarono al trono di Madrid rispettivamente il duca Filippo d'Angiò, nipote del re francese Luigi XIV, e l'arciduca Carlo d'Asburgo, figlio cadetto dell'imperatore Leopoldo I. Avendo beneficiato del testamento di Carlo II, il primo occupò la Spagna agli inizi del 1701 e fu incoronato re con il nome di Filippo V.
Dopo due secoli di vicereame spagnolo, la nobiltà napoletana cominciava a coltivare desideri di indipendenza e vide nella crisi dinastica l'occasione propizia per separare il regno dalla corona iberica. Scoppiata la guerra di successione spagnola, con l'intenzione di accattivarsi le simpatie dei napoletani, nell'agosto 1701 l'imperatore Leopoldo dichiarò:
La prospettiva di essere governati da un sovrano proprio guadagnò alla causa asburgica una parte della nobiltà del regno, che in settembre attuò anche un vano tentativo di sollevazione contro il viceré fedele a Filippo V, il duca di Medinaceli, con la sfortunata congiura di MacchiaMichelangelo Schipa, Macchia, congiura di, Enciclopedia Italiana, 1934.. Per consolidare la propria sovranità sul regno e contrastare la propaganda antiborbonica fomentata dall'Austria, nel 1702 Filippo decise di recarsi personalmente a Napoli, dove arrivò il 17 aprile accolto da grandi festeggiamenti e sostò fino al 2 giugno., concedendo grazie e benefici al popolo e titoli ai nobili a lui fedeli: era la prima volta dopo più di un secolo e mezzo che un re spagnolo visitava i suoi domini in ItaliaNino Cortese, Filippo V, Enciclopedia Italiana, 1932.L'ultimo era stato Carlo V che, dopo aver visitato la Sicilia, aveva risieduto a Napoli dal 25 novembre 1535 al 22 marzo 1536. Cfr. Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Napoli, 1802, tomo V, p. 250.. Tuttavia, negli anni successivi le sorti del fronte italiano della guerra volsero in favore degli austriaci, che nel 1707 invasero e conquistarono il Regno di Napoli senza difficoltà. Nonostante l'avvento della nuova dinastia, le speranze indipendentiste napoletane non si concretizzarono, poiché come i suoi predecessori anche l'arciduca Carlo governò da un trono straniero, dapprima da Barcellona – avendo fin dal 1704 occupato parte della Spagna, dove era stato acclamato re come Carlo III – e poi da Vienna, quando alla morte del fratello Giuseppe I nel 1711 divenne imperatore con il nome di Carlo VI.
I trattati di Utrecht (1713) e di Rastatt (1714) che chiusero il conflitto, lasciando a Filippo V solo la corona di Spagna e le colonie d'oltreoceano, sancirono lo smembramento dei possedimenti europei dell'impero spagnolo. In particolare cessò il predominio spagnolo in Italia, dove il Regno di Napoli (con annessi i Presidi toscani), il Regno di Sardegna e il Ducato di Milano furono ceduti anche de iure a Carlo VI, che già li occupava de facto, mentre il Regno di Sicilia fu trasferito al duca Vittorio Amedeo II di Savoia, che fu quindi elevato alla dignità di re. A Napoli, al governo vicereale spagnolo si sostituì dunque quello austriaco, in cui esercitavano comunque una grande influenza gli esuli spagnoli che avevano parteggiato per Carlo VI, per lo più catalani. Nella considerazione dell'imperatore, il quale aveva abbandonato a malincuore la Spagna e continuava a rivendicarne la corona, essi erano sudditi fedeli da onorare e «un qualunque di loro valeva meglio del più capace tedesco o italiano a governare ed amministrare i paesi soggetti un tempo alla Spagna»..
Il governo asburgico a Napoli assunse quindi le caratteristiche di una duplice dominazione austriaca e spagnola, costituendo un doppio peso per i sudditi. Ciononostante, anche grazie al fatto che molti filoborbonici scelsero la via dell'esilio, l'Austria resse saldamente il regno godendo del sostegno di larghi strati della popolazione. Tra i nobili, malgrado le diffuse aspirazioni all'indipendenza inizialmente riposte negli Asburgo, non mancava una parte che riteneva che la condizione del suddito di una piccola monarchia indipendente fosse meno vantaggiosa rispetto a quella del suddito di una grande monarchia imperiale, poiché mentre il primo non poteva ottenere che l'amministrazione di qualche provincia, il secondo poteva aspirare al governo di interi vicereami o al comando di ingenti forze militari di terra e di mare. Inoltre, i baroni beneficiarono di riforme che, indebolendo il governo vicereale, consentivano loro di gestire liberamente i propri feudi, e trovarono sempre nella corte di Vienna un riparo dal sistema giudiziario locale..
L'arrivo di Carlo di Borbone in Italia
Gli anni seguenti furono caratterizzati dai tentativi spagnoli, sia militari che diplomatici, di recuperare territori e influenza in Italia. Tali progetti espansionistici ricevettero un forte impulso, oltre che dal desiderio di rivincita del Paese, dalle ambizioni della vera artefice della politica estera della corte borbonica: la regina Elisabetta Farnese, seconda moglie di Filippo V. Nata principessa italiana, la Farnese era stata scelta dal governo spagnolo come sposa del re perché recava in dote diritti dinastici sia sulla sua terra d'origine, il Ducato di Parma e Piacenza, sia sul vicino e più esteso Granducato di Toscana. Tali Stati erano retti da due dinastie – i Farnese e i Medici – ritenute volgenti al tramonto per estinzione dei loro rami maschili, e pertanto erano ambiti anche dall'imperatore Carlo VI in forza di antichi vincoli feudali che li legavano al Sacro Romano Impero.
Il 20 gennaio 1716 Elisabetta diede alla luce l'infante don Carlo, la cui sistemazione su un trono divenne la principale preoccupazione della regina e di riflesso il fine ultimo di tutte le mosse della Spagna sul piano internazionale. Sembrandogli precluso il trono di Madrid, in quanto preceduto nella linea di successione dai fratellastri Luigi e Ferdinando, per don Carlo l'unica possibilità di ottenere una corona era di trovarla in terra italiana. Un primo tentativo spagnolo di riguadagnare terreno in Italia fu attuato negli anni 1717-1718, con l'invasione prima della Sardegna e poi della Sicilia. L'Austria, la Gran Bretagna, le Province Unite e anche la Francia – madrepatria di Filippo VA Parigi governava il reggente Filippo II d'Orléans, al quale Filippo V di Spagna contendeva la tutela del giovane nipote Luigi XV e quindi il governo della Francia. Nel 1718 il governo spagnolo tentò di deporre il reggente con la congiura di Cellamare, la cui scoperta determinò l'intervento francese contro la Spagna. Cfr. Giuseppe Scichilone, Cellamare, Antonio del Giudice, duca di Giovinazzo, principe di, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 23, 1979. – reagirono coalizzandosi contro la Spagna (trattato di Londra). Il conflitto che ne derivò, noto come guerra della Quadruplice Alleanza, si concluse con una sconfitta spagnola e il ripristino dell'equilibrio europeo definito a Utrecht.
Le potenze vincitrici obbligarono la Spagna ad accettare le disposizioni del trattato di Londra, poste alla base del trattato di pace dell'Aia (1720). L'accordo riconosceva i diritti di Carlo di Borbone su Parma e Toscana, ma nel contempo riaffermava la sudditanza feudale dei due ducati verso l'Impero. Per prenderne legittimamente possesso, l'infante avrebbe dunque dovuto ricevere l'investitura da Carlo VI, il quale guardava all'instaurazione di una dinastia borbonica nell'Italia centrale con grande sfavore, temendo che si sarebbe rivelata il primo passo per una più ampia espansione ai danni dei suoi Stati. Inoltre con lo stesso trattato Carlo VI, già re di Napoli, si accordò con Vittorio Amedeo II di Savoia per scambiare la Sardegna con la Sicilia, riunendo in questo modo sotto il suo dominio i due regni insieme noti come Due Sicilie. I due regni rimasero però politicamente autonomi l'uno dall'altro e quindi furono governati da distinti viceré come in epoca spagnola.
Morto senza figli il duca di Parma Antonio Farnese, nell'ottobre 1731 una flotta anglo-spagnola sbarcò seimila soldati a Livorno, dove a dicembre giunse lo stesso don Carlo, ormai quindicenne, affidato alle cure del suo ayo, il conte di Santisteban. Nei mesi successivi – ostentando noncuranza per l'investitura imperiale secondo le direttive di Madrid – l'infante prese dapprima possesso della Toscana, che avrebbe dovuto ereditare alla morte del granduca Gian Gastone de' Medici, suo tutore; quindi si stabilì nel ducato farnesiano, governato nel frattempo dalla duchessa vedova Dorotea Sofia di Neuburg, sua nonna materna e anch'essa sua tutrice. Non avendo il nuovo duca di Parma adempiuto agli obblighi feudali verso l'imperatore, i rapporti tra Austria e Spagna rimasero tesi, cosicché – apparendo imminente l'inizio di una guerra – a Madrid si iniziarono a studiare nuovi e più ambiziosi progetti di conquista..
Lo scoppio della guerra di successione polacca
Il casus belli per un nuovo conflitto europeo si verificò nel 1733, quando alla morte del re di Polonia Augusto II la dieta polacca fu chiamata a scegliere il suo successore – essendo la Confederazione polacco-lituana una monarchia elettiva – tra il principe elettore di Sassonia Federico Augusto II, figlio del defunto sovrano sostenuto da Russia, Austria e Prussia, e Stanislao Leszczyński, appoggiato dalla Svezia e soprattutto dalla Francia, in quanto suocero di Luigi XV. L'elezione in settembre del secondo fu resa vana da un intervento militare della Russia, che promosse una nuova elezione stavolta favorevole al proprio candidato, salito al trono con il nome di Augusto III. In risposta la Francia, non potendo intervenire efficacemente contro la troppo lontana Russia, si alleò con il Regno di Sardegna di Carlo Emanuele III e a ottobre dichiarò guerra all'Austria, alleata dei russi, attaccandola lungo il Reno e in Lombardia. Intanto la diplomazia di Parigi avviò dei negoziati per far in modo che la Spagna aderisse alla lega franco-sarda.