Biografia Membro di una agiata famiglia borghese residente a Colorno (PR), Umberto Bertozzi era figlio dell'imprenditore Abele Bertozzi (1867-1936), che fu tra i pionieri dell'industria conserviera e casearia di Parma, e di Gemma Bilzi (1873-1940). Settimo di dodici fratelli, nel 1911, all'età di 6 anni, lasciò Colorno per trasferirsi con la famiglia a Parma, dove il padre Abele svilupperà la propria impresa. Furono poi i fratelli Carlo e Amilcare a portare avanti l'azienda di famiglia ed a fondare poi nel 1932 l'azienda Althea.
Laureato in scienze chimiche a Padova,GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D'ITALIA - Anno 72° Roma - Giovedi, 29 ottobre 1931 - ANNO X Numero 250, Elenco dei candidati che hanno superato l'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di chimico, pagina 5293 allo scoppio della seconda guerra mondiale il Bertozzi si arruolò come tenente chimico della Regia Marina Militare a La Spezia e venendo impiegato in Albania sul fronte greco albanese.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 si mise al servizio del governo di Salò, agli ordini diretti del Comandante Junio Valerio Borghese, suo amico fin dai tempi dell'Università che gli propose una tenenza e col quale si era dichiarato pienamente d'accordo nella valutazione degli avvenimenti che, a dire di Bertozzi, imponevano di reprimere i cosiddetti nemici, ovvero gli alleati ed i partigiani, e di rimanere al fianco degli alleati tedeschi.R. Fruzzetti - A. Grossi - M. Michelucci - “Forno 13 giugno 1944 - Storia di un eccidio”, Ceccotti, Massa, 1994, Intervista a Antonietta Luisa Cattaneo
Si arruolò così nella Marina Nazionale Repubblicana col grado di tenente nei reparti chimici, venendo impiegato come aiutante maggiore e ufficiale di disciplina alla Spezia, a capo dellUfficio "I" (Ufficio investigativo) presso il Comando Generale della Xª Flottiglia MAS, e agli ordini dello stesso Borghese.
Attività nella RSI (1943-1945) Fra le prime azioni guidate da Bertozzi, il 17 marzo 1944 a Valmozzola (PR) vennero fucilati per rappresaglia 7 partigiani catturati in uno scontro con i nazifascisti e due disertori russi che si erano uniti alle forze partigiane. La rappresaglia nacque in risposta all’assalto e al successivo scontro a fuoco del 12 marzo 1944 ad un treno lungo la linea verso Parma da parte di un gruppo di partigiani guidati dal piacentino Mario Devoti (nome di battaglia Mario Betti) e dal suo vice, lo spezzino Primo Battistini (Tullio), ove perirono due militi della Xª Mas e lo stesso comandante partigiano Mario Betti (altre fonti parlano di 4 morti della Xª MAS). L’intento era la liberazione di alcuni renitenti alla leva e il materiale nei vagoni..Gino Parenti, Angelo Trogu, Dino Girini, Ubaldo Chierasco, Giuseppe Tendola ed i due sovietici Vassili Belacoski e Mikhail Tartufian. Vedi http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4655Sgt. Umberto Bertuccelli della 631ª Cp. della GNR, Sgt. Magg. Riziero Biancardi del 1° Deposito Artiglieria Contraerea dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana, Capo 1ª Giulio Caniersi del Bn. Lupo della Xª MAS, STV Gastone Armando Carlotti del Bn. Lupo della Xª MAS, Milite Dante Ciardi della 631ª Cp. della GNR, Sgt. Luigi Comelli della 631ª Cp. della GNR, S. Capo Alfredo Marchetto del Bn. Lupo della Xª MAS, Milite Milziade Mariani della 631ª Cp. della GNR, Sgt. Raimondo Parelli del Bn. NP della Xª MAS, Marò Pietro Picconcelli del Bn. Freccia della Xª MAS, GM Domenico Pietropan del Bn. Lupo della Xª MAS, Caporalmaggiore Armando Ranzini della 631ª Cp. della GNR, Sgt. Magg. Umberto Tarantini della VI Legione della GNR Ferroviaria, Sgt. Magg. Tito Venezia della 628ª Cp. della GNR
Fu proprio nella lotta contro i partigiani che i marò agli ordini di Bertozzi, comandante dellUfficio "I" della Xª MAS, reparto con un organico di 20-30 uomini con compiti investigativi e di raccolta informazioni specificamente indirizzato alla lotta anti-partigiana, si dimostrarono particolarmente spietatiValeria Galimi, Simone Duranti, Roger Neil Lewis Absalom - Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-45: Guida archivistica alla memoria, gli archivi tedeschi, Carocci Editore, Roma, 2003, pag.111-112 e autori di dure rappresaglie nei luoghi dove, a seconda delle vicende belliche, vennero impiegati i reparti di terra della Xª Mas.
Il 9 giugno 1944 i partigiani, ritenendo erroneamente imminente uno sbarco alleato in Versilia, occuparono il paese di Forno. Il 13 giugno i tedeschi, supportati da reparti della Xª MAS, rioccuparono il paese. Bertozzi e i suoi uomini si distinsero per crudeltà e accanimento:Gianluca Fulvetti, Francesca Pelini, La politica del massacro: per un atlante delle stragi naziste in Toscana, Napoli, L'Ancora del Mediterraneo, 2006, p. 63 unitamente a reparti della 135ª Festung Brigade tedesca, presero parte all'uccisione di 68 persone, in maggioranza civili abitanti del paese, avvenuta il 13 giugno, nota come strage di Forno. Bertozzi in particolare, secondo alcune testimonianze, si adoperò alla selezione di chi tra i catturati doveva essere giustiziato o deportato in campo di concentramento.Aldo Cazzullo, Viva l'Italia - Risorgimento e Resistenza: ecco perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione, Milano, Mondadori Editore,2010, pag.114 51 civili furono avviati nei campi di concentramento in Germania, 10 morirono bruciati nella locale caserma dei carabinieri, 8 rimasero uccisi durante l'operazione di assalto al paese; 54 i fucilati, tra i quali il maresciallo ordinario dei Carabinieri della locale stazione, Ciro Siciliano, Medaglia d'oro al merito civile, accusato dallo stesso Bertozzi di collaborazionismo con le bande partigiane per aver permesso il loro ingresso in paese e avervi fraternizzato.
Dal mese di luglio 1944.Lorenzo Bertucelli e Valerio Romitelli, Cominciare con la Resistenza - Saggi di storici esordienti sul 1943-45, Carocci Editore, Roma, 2006, pag.118-119. Bertozzi assunse il comando della neocostituita Compagnia "O" (Compagnia operativa), avente un organico di 120 uomini, autocarrata, estremamente mobile, strutturata su tre plotoni fucilieri ed un plotone comando, destinata in un primo tempo ad operare esclusivamente nell'entroterra spezzino. Poiché il Bertozzi continuava a comandare anche lUfficio "I", aveva in questo modo il controllo di una parte molto significativa dell'apparato repressivo della Flottiglia.
Dall'autunno del 1944 la Compagnia "O" di Bertozzi fu massicciamente coinvolta nella repressione contro i partigiani italiani; dispiegando tutta la propria forza, si rese autrice di numerosi rastrellamenti, arresti, esecuzioni e torture, eccidi e stragi anche presso la popolazione civile, con modalità giudicate crimini di guerra, nei territori della Spezia, Apuania, in LunigianaLorenzo Bertucelli e Valerio Romitelli, Cominciare con la Resistenza - Saggi di storici esordienti sul 1943-45, Roma, Carocci Editore, 2006, p. 119, nell'appennino parmense, nelle zone di Ivrea e di Cuorgnè in Piemonte, nella zona di Spilimbergo, a ManiagoLorenzo Bertucelli e Valerio Romitelli, Cominciare con la Resistenza - Saggi di storici esordienti sul 1943-45, Roma, Carocci Editore, 2006, p. 121, a Gorizia in Venezia Giulia, a Conegliano Veneto e, infine, nella zona di Thiene nel vicentino, interrogando i prigionieri, strappando unghie e incidendo la X della Decima, sui petti e sulle schiene di donne e uomini catturati.
La compagnia "O", mal tollerata dallo stesso Borghese, fu da lui stesso sciolta nel mese di dicembre 1944 e i suoi membri incorporati nel Distaccamento Milano acquartierato nella caserma di via Fiume (oggi piazza della Repubblica), dove continuarono la loro attività di repressione con la stessa violenza e brutalità, ormai fuori controllo, con continue scorrerie in tutta la Lombardia e nel Nord-Italia, fino alla resa avvenuta il 26 aprile 1945.
Nel dicembre 1944 il comando della Xª MAS venne trasferito dalla Spezia a Milano, e con esso anche l'Ufficio "I". Anche a Milano le azioni di Bertozzi risultarono ancora più violente e crudeli e tristemente famose e i suoi metodi di investigazione, interrogatorio e repressione sempre più brutali, tanto da essere definiti anche dai commilitoni veri "scatti di furore".Dagli atti del processo di Vicenza Nella seconda metà di marzo 1945, perfino lo stesso comandante Borghese fu costretto a intervenire disciplinarmente, perché troppe erano le denunce che piovevano sul suo tavolo (e su quello del comandante della Divisione Decima, generale di Brigata Giuseppe Corrado) circa i crimini compiuti da Bertozzi. Alcune di queste denunce erano firmate da amministratori fascisti e dagli stessi colleghi di Bertozzi.
La brutalità di Bertozzi si rivolse anche contro i suoi commilitoni, ragion per cui, ritenuto pericoloso e inaffidabile perfino nei confronti del suo schieramento, fu arrestato alla fine di marzo 1945 su ordine dell'autorità giudiziaria militare repubblicana, dopo le denunce di Alietto Randi e dal sottotenente della Xª Lorenzo Scardovi, addetto al servizio amministrativo dell'ufficio I. Randi era stato arrestato a Maniago da elementi della Xª Mas comandati da Bertozzi: quando Randi fece presente di aver prestato servizio in Albania alle dipendenze del fratello di Bertozzi, il tenente Lino Bertozzicaduto a Malj Trebescines (Albania) il 14 aprile 1941, Bertozzi, risentito del fatto che Randi non accettasse di arruolarsi nella Xª, lo fece torturare da un sergente mantovano, dandogli del traditore. Non essendoci prove della sua appartenenza al movimento partigiano, Randi non fu giustiziato. Il tenente Scardovi, venuto a conoscenza dei fatti e di altri abusi nei metodi repressivi usati dal Bertozzi, nell'inverno 1944-45 si recò con altri ufficiali presso il generale di brigata Giuseppe Corrado, nuovo comandante della X Mas, e denunciò Bertozzi.Tribunale Militare di Vicenza, R.S.P.C.A.S., n.20/47, 13/47 contro Banchieri Franco, Bertozzi Umberto, Benedetti Rinunzio del 4 giugno 1947. Nella relazione redatta dal generale Giuseppe Corrado, che porterà all'arresto di Bertozzi, si apprende che questi venne denunciato dallo Stato Maggiore della Xª MAS al Tribunale militare per «atti di violenza e di sadismo nonché di vergognose accuse di natura morale». Inoltre il reparto da lui comandato, lUfficio I, veniva descritto nella relazione come un «reparto autonomo con tutti i caratteri di una banda irregolare».
Agli atti risulta anche che il comandante Junio Valerio Borghese tentò di coprire le azioni di Bertozzi e sottrarlo alle indagini, affidandolo ad incarichi politici, ma la manovra fu stroncata, per ordine del Ministero della marina, in seguito a espresso comando partito da Benito Mussolini.
Il dopoguerra