Il Neolitico, nella periodizzazione della storia umana, è un periodo della Preistoria, l'ultimo dei tre che costituiscono l'età della pietra, che va dall'8000 a.C. al 3500 a.C. circa.

Etimologicamente il termine deriva dalle due parole greche νέος (nèos, "nuovo") e λίθος (lithos, "pietra") e quindi "età nuova della pietra" o "età della pietra nuova", in cui l'aggettivo "nuova" si riferisce ad "età"*Gennar Luigi Linguiti, Il problema dell'origine dell'uomo tra filosofia e scienza, Pacini Fazzi, 2003. ISBN 9788872465929; Eleonora Bairati, Anna Finocchi, Arte in Italia: Dalla Preistoria al XIV secolo, Loescher, 1988..

Il Neolitico fu contraddistinto da notevoli innovazioni nella litotecnica, tra le quali la principale è rappresentata dall'uso della levigatura. Altre innovazioni furono l'introduzione dell'uso della ceramica, dell'agricoltura e dell'allevamento, prima di ovini e successivamente anche di bovini. Cambiamenti importanti avvengono anche sul piano della struttura familiare per quanto riguarda la trasmissione dei beni all'interno dei clan. Il sito di Göbekli Tepe, il più antico luogo di culto mai scoperto, attesta l'esistenza di una comunità religiosa organizzata due millenni prima della data di inizio del Neolitico.

Definizione del termine neolitico

Dopo la periodizzazione della preistoria nelle tre età, della pietra, del bronzo e del ferro, proposta dal religioso francese Nicolas MahudelLa teoria fu esposta per la prima volta il 12 settembre 1734 davanti all'Académie des inscriptions et belles-lettres e poi pubblicata nel 1740 con il titolo "Les Monumens les plus anciens de l'industrie des hommes, des Arts et reconnus dans les pierres de Foudres" cfr. Hamy, M.E.T. "Matériaux pour servir à l'histoire de l'archéologie préhistorique" in Revue archéologique, 1906, 4ª serie, Nº 7 (marzo–aprile), pp. 239–259 e perfezionata dal danese Christian Thomsen nella prima metà del XIX secoloLa suddivisione, elaborata per l'ordinamento del Museo nazionale danese, inaugurato nel 1819, venne pubblicata nel 1836 nella Ledetraad til nordisk Oldkyndighed ("Guida alle antichità scandinave")., la suddivisione tra Paleolitico e Neolitico nell'ambito dell'età della pietra fu introdotta nel 1865 da John LubbockJ. Lubbock, Pre-historic Times as illustrated by Ancient Remains and the Manners and Customs of Modern Savages, William and Norgate, London 1865.: carattere distintivo venne considerata l'introduzione della lavorazione della pietra tramite levigatura e il mutamento venne ricollegato al passaggio tra pleistocene ed olocene e ai relativi cambiamenti climatici.

Negli anni 1920 Vere Gordon ChildeV. Gordon Childe, The Dawn of European Civilization, 1925 (con edizioni successive, la sesta e ultima delle quali nel 1957, anno della morte dell'autore; tradotto in italiano come Preistoria della società europea, Sansoni editore, Firenze 1979, traduzione di J. P. le Divelec). definì la "rivoluzione neolitica" come caratterizzata, oltre che dall'introduzione della pietra levigata e della ceramica, dalla sostituzione della precedente economia di caccia e raccolta con quella legata all'agricoltura e all'allevamento (produzione del cibo). Tale cambiamento, secondo la sua ricostruzione, era collegato ai primi insediamenti stabili e ad un abbozzo di stratificazione sociale.

Il generale dibattito antropologico riguardante le modalità di trasmissione e diffusione delle forme di civiltà vide prevalere dapprima l'ipotesi diffusionista (origine da un unico centro), in particolare nel periodo tra le due guerre mondiali. A partire dal secondo dopoguerra, si diffuse invece l'ipotesi di una progressiva assimilazione culturale. In quest'ambito sono state elaborate diverse ipotesi interpretative anche riguardo alla diffusione della cultura neolitica.

Gordon Childe aveva riconosciuto l'epicentro della "rivoluzione neolitica" nella zona della cosiddetta Mezzaluna Fertile, da dove in seguito le novità si sarebbero trasmesse in Europa. La domesticazione dei cereali doveva infatti essere avvenuta dove erano presenti le specie selvatiche, e lo stesso per l'allevamento iniziale di capre e pecore. Le pratiche agricole adottate inizialmente avrebbero tuttavia comportato un rapido esaurimento del terreno, costringendo le comunità di coltivatori a spostarsi periodicamente: a questi spostamenti, oltre che all'adozione delle nuove pratiche da parte di comunità di cacciatori e raccoglitori, si sarebbe dovuta la diffusione della cultura neolitica.

Le ragioni di tale passaggio rimanevano tuttavia controverse. Venivano chiamate in causa alcune variazioni climatiche post-glaciali, che potevano aver reso più fertili delle zone desertiche della Turchia meridionale, aumentandone la piovosità; oppure una forte crescita demografica, sempre conseguenza del miglioramento del clima dopo la fine dell'ultima glaciazione, che aveva reso necessario aumentare la disponibilità di risorse alimentari; oppure ancora la crescita della foresta, che aveva reso impossibile la caccia ai grandi branchi di selvaggina.

La teoria elaborata da Gordon Childe fu messa alla prova dagli scavi condotti nell'area indicata come epicentro della trasformazione, nei quali si raccolsero anche i resti botanici e faunistici, che contribuirono a una ricostruzione del clima e degli usi alimentari delle popolazioniL'analisi dei resti organici presenti negli insediamenti preistorici riguarda semi combusti o noccioli provenienti dai focolari, e anche depositi di ossa di animali sottoposti a ricerca tafonomica (G. Giacobini, "La ricerca tafonomica: una chiave per l'interpretazione dei siti preistorici", in C. Andreoni, C. Giunchi. C. Peretto, I. Zavatti (a cura di), Oltre la pietra. Modelli tecnologie per capire la preistoria, Forlì 1996, pp. 197-215), per fornire utili indicazioni sull'eventuale presenza di allevamento e/o domesticazione. I fitoliti rilevati in un sito possono fornire indizi sull'utilizzo prevalente del terreno, presupponendo che alte concentrazioni corrispondano a una forte incidenza del pascolo (P. Biagi, R. Nisbet, "The earliest farming communities in Northern Italy", in Guilaine et alii (a cura di), Premières communautes paysannes en Mediterranée occidentale (Actes du colloque internationale du C.N.R.S., Montpellier, 1983), Paris 1984, pp. 447-453). Una particolare usura delle dentature dei resti umani può evidenziare un'alimentazione ricca di scorie silicee, e quindi ricondursi alla molitura dei cereali con macine di pietra. Scheletri femminili con segni di usura alle ginocchia, agli alluci e alla colonna vertebrale provano che le donne passavano molto tempo chine a macinare cereali, e quindi sono un altro segnale di economia basata sull'agricoltura. Infine, dall'analisi del DNA condotta su frumenti selvatici con il sistema di marcatura molecolare, si è dimostrato che la domesticazione dei cereali sarebbe avvenuta tra la Turchia orientale e l'Iraq all'incirca nel 9000 a.C., nell'odierna zona del Karacadag.: Robert Braidwood scavò il sito di Qal'at Jarmo (nell'Iraq settentrionale, ai piedi dei monti Zagros), Dorothy Garrod scoprì nel Vicino Oriente la cultura natufiana, con villaggi sedentari che avevano preceduto l'introduzione dell'agricoltura e dell'allevamento, e Kathleen Kenyon identificò nel sito di Tell es-Sultan, nella valle del Giordano, le due fasi del Neolitico preceramico.

Datazioni Le datazioni mediante l'utilizzo della tecnica del radiocarbonio, elaborata nel secondo dopoguerra, permisero di riconoscere il graduale e scaglionato apparire dei diversi elementi che caratterizzavano la trasformazione neolitica e al concetto di "rivoluzione neolitica" si andò sostituendo quello di una lenta e progressiva "neolitizzazione".

Le prime attestazioni di culture neolitiche sono presenti nel Medio Oriente, con il Neolitico preceramico di Gerico, intorno alla metà del X millennio a.C. (circa 9500 a.C.), derivato dalla mesolitica cultura natufiana, che nelle stesse regioni aveva ampiamente utilizzato i cereali selvatici a partire dalla metà del XIII millennio a.C. (12500 a.C. circa), sviluppando uno stile di vita sedentarioPeter Bellwood, First Farmers: The Origins of Agricultural Societies, Wiley-Blackwell editore, 2004. ISBN 0-631-20566-7.. All'inizio dell'XI millennio a.C., il progressivo utilizzo di vere e proprie pratiche agricole è stato collegatoO. Bar-Yosef, A. Belfer-Cohen, "Facing environmental crisis. Societal and cultural changes at the transition from the Younger Dryas to the Holocene in the Levant.", in R.T.J. Cappers, S. Bottema (a cura di), The Dawn of Farming in the Near East (Studies in Early Near Eastern Production, Subsistence and Environment 6), Ex oriente editore, Berlin 2002, pp. 55-66. a un brusco raffreddamento climatico (Dryas recente) che si ebbe nel periodo tra il 10800 e il 9500 a.C.Raimund Muscheler, Raimund et al, "Tree rings and ice cores reveal 14C calibration uncertainties during the Younger Dryas", in Nature Geoscience 1, 2008, pp. 263–267 (). e che sembra aver determinato una diminuzione delle precipitazioni nell'area. Nella seconda metà del X millennio a.C. le popolazioni che praticavano l'agricoltura si diffusero in Asia Minore, in Africa settentrionale e nel Nord della Mesopotamia. In questo periodo venivano coltivate poche piante, sia varietà selvatiche sia domesticate (piccolo farro, miglio, spelta) e si allevavano cani, pecore e capre. Entro la fine del IX millennio a.C. si diffusero anche i buoi e i maiali, gli insediamenti stabili o stagionali e l'utilizzo della ceramica.

Anche in altre regioni si svilupparono le medesime caratteristiche, non necessariamente nella stessa successione temporale, come accadde in Africa (regione sahariana) e in Asia sud-orientale: nelle culture neolitiche del Giappone (periodi Jōmon e Yayoi) lo sviluppo della ceramica precedette quello dell'agricoltura. Anche nel Mediterraneo, nella penisola italica abbiamo testimonianza di villaggi neolitici e di cerealicoltura nella zona di Matera che risalgono al VII/VIII millennio a.C.

Le origini del Neolitico nel Vicino Oriente

Nella cultura natufiana (12000-10000 a.C.), ancora nell'ambito del Mesolitico, si introdussero i primi villaggi sedentari e la raccolta di cereali venne intensificata. La sedentarizzazione sarebbe tuttavia stata favorita non dall'introduzione di pratiche agricole, ma dalla ricchezza delle risorse ambientali presenti nel territorio, in seguito all'innalzamento della temperatura. Nei siti natufiani sono state rinvenute prove della domesticazione del cane.

Nella sequenza stratigrafica del sito di Tell es-Sultan si erano individuati due livelli neolitici privi di ceramica (Gerico I e Gerico II), che portarono all'identificazione delle due fasi A e B del Neolitico preceramico. È in questo periodo che si svilupparono prima la coltivazione di specie selvatiche di cereali (preparazione del terreno, drenaggio, estirpazione delle malerbe) e quindi la loro domesticazione (selezione e introduzione delle specie domestiche).

Nella fase del Neolitico preceramico A (9500-8700 a.C.) le contemporanee culture mureybetiana (sito di Mureybet, sul medio corso dell'Eufrate nell'attuale Siria), aswadiana (sito di Tell Aswad, nel bacino di Damasco, ancora nell'odierna Siria sul sito del Ministero degli affari esteri francese.) e sultaniana (sito già citato di Tell es-Sultan/Gerico, Gerico I, 8350-7370 a.C.), eredi della cultura natufiana, introdussero le prime pratiche di coltivazione delle specie selvatiche. In questa fase l'industria litica abbandonò progressivamente la tecnica mesolitica dei microliti; le abitazioni nei villaggi erano a pianta circolare ed erano presenti pratiche funerarie e figurine femminili. A Gerico le case erano costruite con mattoni di fango di forma piano-convessa e venne realizzato uno spesso muro di cinta in pietra con una torre circolare, probabilmente utilizzato a protezione dalle inondazioni del vicino torrente, più che come difesa militare.