Il cannibalismo è la predazione intraspecifica, ovvero la pratica del mangiare organismi appartenenti alla propria specie. In zoologia si verifica quando individui di una specie animale aggrediscono e divorano altri membri della stessa specie a causa, generalmente, di condizioni ambientali sfavorevoli, anche se, in alcune specie, è normale consuetudine. Relativamente alla specie umana, in antropologia si parla di antropofagia (dal greco ἄνθρωπος, "uomo" e φαγέω, "mangiare"), sinonimo quindi di cannibalismo umano, che è una pratica ancora diffusa presso alcune società.
Cannibalismo animale In zoologia il cannibalismo si verifica quando individui di una specie animale si cibano di membri della stessa specie a causa, generalmente, di condizioni ambientali sfavorevoli come la sovrappopolazione o la cattività; come accade in molte specie, può anche essere una normale consuetudine per limitare la densità di popolazione e quindi aumentare le probabilità di sopravvivenza per gli individui rimanenti, che hanno così a disposizione maggiori quantità di cibo; questo si verifica ad esempio tra gli insetti, come nel caso delle termiti o delle formiche, e nei pesci, come nel caso dei guppy, che divorano la prole in eccesso, o anche nei vertebrati, in particolar modo nel caso di leoni, iene e macachi.
Esempi: I protozoi, in particolare i ciliati, (ad esempio Oxytricha bifaria), in caso di colture massive sviluppano forme giganti cannibali, per un complesso aspetto di miglioramento della competizione intra e inter specifica, che avvantaggia un predatore di dimensioni maggiori. Le api, in caso di scarsità o di cattiva qualità del nettare, si nutrono nell'alveare delle larve più giovani di tre giorni; ciò consente alle operaie di utilizzare le proteine così recuperate per completare lo sviluppo della covata più vecchia, limitando nel contempo la domanda di nettare e lo sviluppo numerico dell'alveare. I rettili marini preistorici Mosasauri non di rado si nutrivano di Mosasauri più piccoli.
La mantide religiosa divora il proprio compagno durante l'accoppiamento, anche qui per far fronte alla maggiore domanda di proteine derivante dalla deposizione delle uova. Alcuni altri insetti hanno sviluppato un sistema di difesa dal cannibalismo della femmina, consistente nel portarle una piccola preda da divorare durante l'accoppiamento, in modo da aver il tempo di fuggire.
Alcuni ragni, tra cui la vedova nera, hanno comportamenti simili. Alcuni scorpioni, tra cui Euscorpius flavicaudis, praticano il cannibalismo in caso di sovrappopolazione. Volatili da cortile, quali le galline, frequentemente arrivano a beccare parti sanguinanti per ferite accidentali di conspecifici fino a causarne il prolasso dei visceri e a cibarsene, provocando la morte della vittima. Molti mammiferi, i criceti per esempio, divorano i propri cuccioli nati imperfetti. Il leone divora la precedente cucciolata della femmina, così da eliminare il patrimonio genetico del precedente maschio e replicare il proprio; alla morte dei cuccioli, la femmina ridiventa nuovamente fertile e può procreare una nuova cucciolata con il nuovo maschio dominante.
Il cannibalismo intrauterino Il cannibalismo intrauterino si verifica in specie carnivore che generano più embrioni alla fecondazione, ma solo uno o due arrivano alla nascita. L'individuo o gli individui più grandi o più forti utilizzano i fratelli meno sviluppati come fonte di nutrimento. Si ha adelfofagia quando il feto dominante si nutre degli altri embrioni e ovofagia se si ciba di uova.
Si sa che il cannibalismo intrauterino è praticato dalle specie di squalo dell'ordine Lamniformes, dalla salamandra pezzata (Salamandra salamandra) e da alcuni pesci teleostei. A causa della presenza di materiale fecale nel loro intestino, si sospetta che anche la chimera carbonifera Delphyodontos dacriformes praticasse questo tipo di cannibalismo per via dei denti già aguzzi negli individui appena nati o abortiti.Lund, R. 1980. Viviparity and intrauterine feeding in a new holocephalan fish from the Lower Carboniferous of Montana. Science, 209: 697‑699.
Effetti biologici del cannibalismo Non è stato dimostrato che il consumo di proteine della propria specie possa produrre effetti deterioranti per l'organismo cannibale. Tuttavia: in certi girini, germi che nell'organismo cannibalizzato avevano stabilito una silente convivenza attaccano l'organismo cannibale con molto maggiore virulenza, fino a condurlo a morte; i prioni, resistendo all'acidità gastrica e all'attività proteolitica, possono esser trasferiti da un individuo affetto a un altro mediante cannibalismo. Così accade col kuru, una malattia prionica della Papua Nuova Guinea, area geografica entro la quale pratiche cannibalistiche, almeno funerarie, sarebbero state praticate fino alla metà del novecento. Il kuru è una malattia neurodegenerativa che ha molte somiglianze con la malattia di Creutzfeldt-Jakob.
Antropofagia L'antropofagia, probabilmente presente anche nella preistoria, è attestata in società tribali di zone dell'Asia sud-orientale e insulare, dell'Africa centrale e centro-meridionale, dell'Oceania e dell'Amazzonia. Se le vittime sono parte dello stesso gruppo sociale, si parla di endocannibalica, altrimenti si tratta di esocannibalica. Le motivazioni sono di diverso tipo; ad esempio dopo uno scontro con popolazioni nemiche si pratica il cannibalismo per impadronirsi della forza dei nemici sconfitti o per aggiungere al proprio nome quello dei nemici uccisi; altra tipologia è quello nel quale la carne umana è una necessità alimentare, ad esempio durante una carestia estrema o per disturbi mentali, oppure per motivazioni religiose, per le quali durante un rituale si consumano le carni delle vittime sacrificate o, infine, per la credenza che ingerendo organi umani come il cuore o il fegato si possa assumere il coraggio e la forza della vittima o del defunto.
Uso del termine Generalmente in antropologia si parla di cannibalismo come atto rituale all'interno di alcune culture e, anche se etimologicamente l'antropofagia designa l'atto di mangiare carne umana (non necessariamente da parte di altri umani), è comunemente sinonimo di cannibalismo umano.
I termini cannibali e cannibalismo derivano dalla parola canniba, riportata per primo da Cristoforo Colombo, con cui gli amerindi delle Piccole Antille designavano certe popolazioni dedite all'antropofagia.Cannibale su etimo.it Con questo termine aruachi si identificarono le popolazioni dedite ad antropofagia culturale dei Cannibi o Caribi, da cui deriva il termine Caraibi, che divennero gli antropofagi per antonomasia.Il navigatore vicentino Antonio Pigafetta, che redasse il diario della spedizione di Ferdinando Magellano, scrisse:" [...] In questo fiume fu mangiado da questi Canibali per tropo fidarse uno capitanio spagnolo che si chiamava Ioan de Solís e sesanta omini che andavano a discovrire terra como nui" (Relazione del primo viaggio intorno al mondo, 89, 98).
Tipologie
Sono stati messi alla luce reperti archeologici di ossa umane variamente manomesse che sembrano attestare il cannibalismo rituale, anche se non ci sono documenti che spieghino le manomissioni. Per questo, l'antropologo William Arens ha negato l'esistenza del cannibalismo, definendolo un mito per il quale mancano prove materiali concrete, oppure perché le presunte prove sarebbero frutto di cattiva e frettolosa interpretazione sia da parte degli antropologi, che non hanno mantenuto standard e rigore scientifico, sia degli antropologi-archeologi, frettolosi nell'assegnare le cause delle alterazioni ossee. Infatti, il cannibalismo resta uno dei grandi tabù del pensiero umano occidentale, più dell'incesto, e può affiorare come atto materiale in situazioni di gravi psicopatologie. Per lo stesso motivo è un mezzo di propaganda molto usato per screditare nemici e avversari.William Arens. The Man-Eating Myth: Anthropology and Anthropophagy. New York, Oxford University Press, 1979. ISBN 0-19-502793-0 Nel suo libro, Arens ricorda che i Cristiani furono accusati di cannibalismo da parte degli Ebrei, gli irlandesi dagli inglesi, i francesi dai tedeschi e viceversa e spesso i popoli etichettati come "incivili" da altri che si considerano "civili". L'accusa è stata usata anche in ambito ideologico, come nel caso della nozione che "i comunisti mangiano i bambini"Stefano Pivato. I comunisti mangiano i bambini. Storia di una leggenda Bologna, il Mulino, 184 pp., 2013. ISBN 978-88-15-25842-7 diffusa nel XX secolo.
Tuttavia il cannibalismo è esistito ed esiste e si può distinguere in tre categorie: Cannibalismo alimentare: quello effettuato per necessità alimentari. Avviene solo in casi di necessità estrema. Cannibalismo rituale: diffuso in passato e che viene praticato tutt'oggi. Consiste nel mangiare parti simboliche del corpo umano a scopo magico o religioso (vedere anche la voce Teofagia). Pseudo-cannibalismo: pratiche non cannibali, o non necessariamente cannibali, connesse al culto dei morti, che possono lasciare tracce affini alla macellazione, come la scarnificazione dei corpi dei defunti.
Cannibalismo rituale Il cannibalismo è stato presente in varie culture, anche molto distanti fra loro. Può quindi assumere significati diversi, sebbene di solito riguardi la trasmissione di virtù dal morto ai vivi o l'esorcizzazione dello spirito del morto. Si ritiene che sia presente sin dai primordi della storia umana ed è stato praticato fino all'epoca contemporaneaCannibali fra noi. Guy Stavrides, Pierre Antoine Bernheim. Cannibales. Corriere della Sera. Archivio storico. 26 maggio 1993..
Cannibalismo nel paleolitico Premesso che pratiche non cannibali o non necessariamente cannibali connesse al culto dei morti possono lasciare tracce simili alla macellazione, la più antica testimonianza di un presunto cannibalismo risale a 800.000 anni fa per opera di Homo antecessor nella Gran Dolina, in Spagna. Le ossa manifestano evidenti tracce di macellazione, scorticamento, ipotetica rimozione della carne, apertura della scatola cranica e delle ossa lunghe forse per la rimozione del midollo.
Sono stati trovati resti che fanno supporre atti di cannibalismo da parte dellHomo neanderthalensis, come sembrano indicare i resti di Krapina in Croazia, della grotta di Sidrón in Spagna e delle grotte de Moula-Guercy in Francia. Per i cinque uomini di Neanderthal cannibalizzati ritrovati nelle grotte di Goyet in Belgio, ci sono prove che gli arti superiori sono stati disarticolati, gli arti inferiori scarnificati e anche fracassati, probabilmente per estrarre il midollo osseo, la cavità toracica sventrata e la mascella smembrata. Ci sono anche prove che i macellatori abbiano poi utilizzato alcune ossa per ritoccare i propri strumenti. La lavorazione della carne di Neanderthal alle grottes de Goyet è simile a quella utilizzata per lavorare le carni dei cavalli e delle renne.
Secondo l'antropologo Tim White, alcuni di questi ritrovamenti, assieme ad altri, tra cui i siti di Homo sapiens arcaiciibidem., indicano che la pratica di cannibalismo fosse comune prima del paleolitico superiore.
Nativi Anasazi L'analisi di reperti scoperti in siti archeologici abitati tra il 1150 e il 1200 dai nativi Anasazi, in America, confermerebbero l'esistenza di cannibalismo. Le prime indicazioni di ritrovamenti di testimonianze cannibali fu divulgata nel 1967 dal bioarcheologo Christy G. Turner, ma prove più concrete le fornirono esami biologici al microscopio elettronico condotti negli anni novanta: le ossa furono bollite in pentole e in un recipiente di cottura si ritrovarono tracce di mioglobina umana, una emoproteina presente nei muscoli.
Amerindi in Brasile