La Drangiana o Zarangiana è un’antica regione e divisione amministrativa dell’Impero achemenide. Essa comprendeva i territori attorno allo Hāmūn-e Helmand, sul confine tra Iran e Afghanistan, e costituiva un’importante via di comunicazione con l’oriente, in particolare favorita dalla confluenza dello Helmand con il fiume Arghandāb all’altezza di Bust.
Nome Il più antico riferimento testuale all’area della Drangiana è rintracciabile nell’iscrizione di Dario I a BisotunDB I, 16., in cui il nome è attestato nella forma antico-persiana z-r-k. Questa forma trova corrispondenza nell’elamita sir-ra-an-qa, il babilonese za-ra-an-ga e l’egiziano srnk/srng. La forma elamita e quella babilonese, così come le forme contenute nelle fonti greche, medio-iraniche, neo-persiane e arabe, mostrano la presenza di una nasale che non viene registrata nel sistema grafico antico-persiano e per cui la parola antico-persiana può essere ricostruita come Zara(n)ka o Zra(n)ka.. Nelle fonti classiche compaiono due forme con sibilante iniziale: Zarangai, Zarangaioi, Zarangiane, in Arriano e Isidoro di Carace, e Saràngai, in Erodoto, Zarangae in Plinio il Vecchio, oppure, con dentale occlusiva iniziale: Drangai, Drange, Drangene, Drangi(a)ne, Drangae, Drangiana, Drangiani, che troviamo in Ctesia, Polibio, Strabone, Diodoro Siculo, Claudio Tolomeo, Arriano, Curzio Rufo, Plinio il Vecchio, Ammiano Marcellino e Giustino.. Di queste due forme, quelle in dentale occlusiva iniziale sono condizionate dal Δραγγή dei bematisti alessandrini, che trascrive precisamente l’antico persiano *Dranka o *Dranga. Gherardo Gnoli suggerì che la forma con sibilante iniziale, contenuta nelle iscrizioni reali achemenidi di Dario e SerseDB I, 16; DPe 15.sg; DNa 24; DSe 23; DSm 8; XPh 20., sia quella ufficiale e più antica, mentre quella con dentale occlusiva iniziale, che compare per la prima volta in Ctesia, vissuto durante il regno di Artaserse II fra il 404 e il 397 circa, possa essere appartenuta alla lingua parlata..
L’origine del nome è dibattuta, ma si ritiene possa trattarsi di un prestito medo oppure di una forma iranica-orientale rientrata direttamente nell’antico-persiano. Anche l’etimologia è oggetto di dibattito. Buona parte dei filologi propende per una connessione con la parola antico-persiana drayah-, mare o lago, in riferimento alla geomorfologia del territorio associato alla Drangiana, caratterizzata dalla presenza del fiume Helmand e del lago di Hamun.
Geografia Stando a Strabone, la Drangiana confinava a nord con Aria e Parapamisadae, a ovest con la Carmania, a est con l’Aracosia e a sud con la GedrosiaStrabone, Geografia, 15.2.. Tali informazioni sono confermate da Claudio TolomeoClaudio Tolomeo, Geografia, 6.19., il quale fa riferimento al passaggio di un fiume attraverso la regione, un affluente del fiume Arabio..
La Drangiana appare frequentemente nelle iscrizioni reali achemenidi tra le province sottomesse e tributarie al re. Nell’iscrizione di BisotunDB I 12-17. la Drangiana è menzionata come quattordicesimo dei ventitré “paesi” (dahyava) tra Partia e Aria. La medesima posizione tra Partia e Aria è occupata dalla Drangiana anche in altre due iscrizioni di Dario I, una da PersepoliDPe 5-18. e una da SusaDSm 3-11., sebbene figuri come sedicesimo di ventisei paesi nel primo caso, e tredicesimo nel secondo. Nell’iscrizione di Dario I a Naqsh-e RostamDNa 15-30. compare come nona di ventuno paesi, tra Corasmia e Aracosia. In un’iscrizione di Serse a PersepoliXPh 13-28., la Drangiana è il sesto di trentadue paesi ed è menzionata dopo l’Armenia e prima della Partia... Anche Erodoto fa riferimento agli abitanti della Drangiana, assieme ad altri popoli dell’area tra l’odierno Belucistan e il Golfo Persico, definendoli come quattordicesimo distretto tributario, in dovere di 600 talenti alla coronaErodoto, Storie, 3.93..
Gli autori classici fanno riferimento anche a diverse città della Drangiana. Ampiamente documentato è il toponimo relativo al capoluogo della regione: Zrang, nella tradizione sasanide, Zaranj nella tradizione araba. Queste forme sono strettamente collegate al nome della regione. L’opera Persikà di CtesiaPersika, 55, presso Fozio, cod. 72, 43 a. è la fonte più antica in cui il toponimo, nella forma di Zarin, è attestato.. L’autore cita la città a proposito del colpo di stato tentato da Mitridate, futuro satrapo di Artaserse II, durante il regno di Dario II, nel tentativo di sottrarre la Drangiana al controllo del potere centrale. Con lo stesso nome e con il ruolo di capitali della Drangiana sono citate negli Stathmoí Parthikoí di Isidoro di Carace e nella Tabula Peutingeriana altre due città. Verosimilmente il centro amministrativo della satrapia è cambiato nel corso della storia. La missione archeologica italiana ha identificato la Zarin achemenide nel sito di Dahane-ye Gholaman.. Anche Claudio TolomeoClaudio Tolomeo, Geografia, 8-28.8. identifica una serie di città tra cui Prophtasia, che ritorna anche in StraboneStrabone, Geografia, 11-8-9 e 15.2.8., Plinio il VecchioPlinio il Vecchio, Historiae Philippicae, 6.61., Ammiano MarcellinoAmmiano Marcellino, Storie, 23.6.71. e Stefano Bizantino; quest’ultimo la identifica con il nome pre-alessandrino di Phrada, che doveva trovarsi nei pressi del Lago di Hamun. Essa è anche nota come Alessandria Prophtasia e Alessandria in Drangiana; fu fondata da Alessandro Magno sulla via del ritorno da Herat. La sua collocazione originaria è tutt’oggi sconosciuta; alcuni studiosi sostengono che potrebbe corrispondere all’attuale Farah o a Nad-i Ali, identificata tuttavia con la Zaranj di epoca medievale, capitale del Sistan, il cui toponimo conserva la memoria della parola antico-persiana Zranka.
Composizione etnica L’etnico che si riscontra nelle fonti classiche deriva direttamente da Zranka, più precisamente dalla sua forma con dentale occlusiva iniziale, forse legata alla lingua parlata. Nell’ambito dell’amministrazione achemenide in realtà non si trattava effettivamente di un etnico, ma designava gli abitanti del territorio il cui centro amministrativo era riconosciuto nel capoluogo Zranka. Verosimilmente, il termine che designava il capoluogo della regione e la regione stessa, venne a definire anche il nome del popolo che la abitava. Tuttavia, questo etnico non ebbe fortuna, riducendosi esclusivamente a toponimo, in funzione del sempre più diffuso Sakastana, inizialmente attribuito ad una sola parte della Drangiana ed estesosi all’intera regione all’epoca di Mitridate II, a seguito delle migrazioni dei Saka nell’area.. StraboneStrabone, Geografia 15.2.10. fa riferimento ai drangiani sostenendo che vivessero alla maniera persiana, pur non facendo particolare consumo di vino. Anche Claudio Tolomeo, nell’ambito della sua descrizione della Drangiana e dei popoli che la abitavano, fa riferimento ad alcune tribù: i Darandae, nei pressi del confine con l’Aria, i Battriani, al confine con l’Aracosia, e gli abitanti di Tatakene, probabilmente riflettendo una suddivisione che sussisteva in epoca seleucide o partica.
Molto importante è la menzione degli Ariaspai da parte di Strabone ed ArrianoArriano, Anabasi di Alessandro 27.3.28., il quale fa riferimento a questo popolo come dotato di un proprio autonomo ordinamento civile. Come Strabone, Arriano sostiene che gli Ariaspai furono rinominati da Ciro il Grande ευεργεται, “i benefattori”, per l’aiuto fornito in occasione delle spedizioni militari verso l’Iran orientale e che, proprio in virtù degli antichi meriti e per il fatto di non essere ammanierati come le altre tribù ma come i greci, Alessandro li trattò con favore e rispetto. Inoltre, nel citare gli Ariaspai, ArrianoArriano, Anabasi di Alessandro 28.3.1. ci racconta che Alessandro giunse presso le loro terre uscendo dal paese dei Drangi e, nel lasciare il loro territorio, entrò in Aracosia. Diodoro SiculoDiodoro Siculo, Biblioteca Storica 81.17.4. sostiene che confinassero con i Gedrosi. Volendo collocare gli Ariaspai, in base a queste informazioni, si potrebbe immaginare che confinassero a nord-est con gli Aracosi, a sud con i Gedrosi e a nord-ovest coi Drangi che erano stanziati nel bacino dello Hamun-e Hilamand.. Anche Ammiano MarcellinoAmmiano Marcellino, Storie 23.6.71. fa riferimento ad Ariaspe come città, assieme a Prophtasia sostenendo che queste fossero il vanto della Drangiana, in quanto ricche ed illustri. Quanto ai Drangiani sostiene che questi vivessero su alcuni colli ai piedi dei quali scorreva l’Arabio, citato anche da Claudio TolomeoClaudio Tolomeo, Geografia 19.6.5. nella sua descrizione della Drangiana, il quale, come Ammiano Marcellino, include Ariaspe come toponimo.
Risorse Vista la presenza dei fiumi e del lago, l’area occupata dalla Drangiana doveva essere particolarmente fertile, in antichità. Strabone descrive la Drangiana come una regione ricca di stagno. Quest’informazione ha stimolato una serie di ricerche nell’area dell’attuale Sistan Iraniano, non producendo alcun risultato che confermasse la fonte, la quale sembra accordarsi meglio con i ritrovamenti di cave di stagno presso l’area di Herat, in Afghanistan..
L’area del Sistan è legata anche a un’intensa attività di allevamento bovino, praticata tutt’ora da una parte della popolazione. Attualmente, la specie di bovino allevata è il bos indicus, dal manto scuro e gobba poco pronunciata. Si tratta di un animale piuttosto resistente, in grado di sopportare l’asperità del clima del Sistan, oggi desertico e caratterizzato da scarsità di precipitazioni. In antichità, il regime delle acque fu probabilmente più costante, garantendo, verosimilmente, più possibilità di praticare attività agricola ed allevamento. Il ritrovamento di ossa bovine e statuette in terra cruda rappresentanti bovini in contesto protostorico e in particolare presso il sito archeologico di Shahr-i Skokhta, così come in contesto achemenide, a Dahane-ye Gholaman, fa ipotizzare che tale attività fosse una parte importante dell’economia dell’area. Una testimonianza di grande importanza sull’allevamento bovino nel Sistan potrebbe essere rappresentata dalla ventunesima delegazione del rilievo dellapadana di Persepoli, in cui compaiono quattro personaggi che conducono un bue, che sembrerebbe appartenere alla specie del bos indicus. Tuttavia, le interpretazioni sulla provenienza della delegazione rappresentata sono discordanti..
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