Personalità di grande prestigio delle forze armate statunitensi del XX secolo, il generale MacArthur dimostrò qualità di comando e notevoli capacità strategiche durante le numerose campagne di guerra a cui prese parte, soprattutto durante la seconda guerra mondiale e la guerra di Corea.

Non privo di difetti di carattere e dotato di una personalità forte ma a volte eccessivamente egocentrica, rimane un personaggio controverso sia sul piano dell'analisi delle sue qualità di capo militare sia su quello della valutazione delle sue concezioni politiche.

Biografia Inizi Figlio di Arthur MacArthur Junior e nipote di Arthur MacArthur Senior, frequentò l'accademia militare di West Point, dalla quale uscì ufficiale del genio con voti altissimi nel 1903. Fu compagno di Hugh S. Johnson. Nei successivi dieci anni ricoprì incarichi nell'U.S. Army Corps of Engineers nelle Filippine e a Panama, allora protettorati statunitensi, e in madrepatria.

La sua prima grande partecipazione a un evento bellico risale al 1914, quando partecipò all'occupazione statunitense di Veracruz in Messico nel contesto delle guerre della banana e in particolare nel coinvolgimento degli Stati Uniti nella rivoluzione messicana, che aveva parallelamente portato a nord alla guerra di confine.

Partecipò con il grado di colonnello alla prima guerra mondiale, combattendo sul fronte francese,Poco dopo il suo arrivo in Francia assistette, come Capo di Stato Maggiore della 42ª divisione statunitense Rainbow, ad un attacco francese presso Réchicourt e decise di parteciparvi, contribuendo al successo dell'operazione, che ebbe come risultato la cattura di numerosi prigionieri tedeschi. Fu così decorato sul campo con la Croix de Guerre. (Martin Gilbert, La Grande Storia della Prima Guerra Mondiale, Mondadori, 1998, Vol. II, cap. XXI) dove fu ferito. Nel 1918 fu promosso generale di brigata. Ebbe il comando dell'Accademia militare di West Point dal 1919 al 1922. Dal 1930 al 1935 fu Capo di stato maggiore dell'Esercito degli Stati Uniti. Successivamente, dal 1935 al 1941, fu consigliere militare presso il governo delle Filippine.

Seconda guerra mondiale Allo scoppio della seconda guerra mondiale, assunse il comando dell'esercito americano operante in Estremo Oriente (luglio 1941); nell'impossibilità di respingere l'invasione giapponese delle Filippine, MacArthur il 12 marzo 1942 si ritirò in Australia con un viaggio in motosilurante assieme alla famiglia, inseguito dalla flotta giapponese.

La sua condotta durante la campagna delle Filippine (pur ufficialmente lodata dal presidente Roosevelt e dalla propaganda americana) in sede storica ha destato critiche legate alla mancata prontezza operativa delle sue forze il 7 dicembre 1941 (che quindi furono sorprese dall'attacco aereo giapponese con la conseguente perdita di numerosi bombardieri B17 Flying Fortress), alla mancata pronta esecuzione dei predisposti piani di ritirata nella penisola di Bataan (che comportò la perdita immediata di posizioni tattiche essenziali alla difesa e di numerosi depositi di rifornimenti ed equipaggiamenti), alla sottovalutazione delle forze giapponesi, alla sua decisione di accettare compensi in denaro dal presidente filippino prima di abbandonare le isole (su ordine diretto del presidente)G.L.Weinberg 'Il mondo in armi',UTET 2007.. Mentre i responsabili degli errori difensivi su Pearl Harbor furono processati o persero il comando, MacArthur era in contatto con il nemico e impegnato nei combattimenti, e quindi fu "tutelato", malgrado avesse avuto, a differenza dei suoi colleghi, diverse ore per prepararsi all'attacco giapponese, sprecandole.

Il generale, nonostante gli errori e le sconfitte tattiche, tuttavia riuscì a consolidare con le sue deboli forze americano-filippine una tenace resistenza nella penisola di Bataan e prolungò i combattimenti; egli peraltro non si faceva illusioni e riteneva che in assenza di rinforzi sostanziali dagli Stati Uniti sarebbe stata inevitabile una "disastrosa disfatta"J. Toland, L'eclissi del Sol Levante, pp. 380-382.. MacArthur era amareggiato dalla mancanza di aiuti e in alcuni momenti sembrò perdere il controllo, arrivando al punto di appoggiare la proposta del presidente Manuel L. Quezon di dichiarare l'indipendenza totale e la neutralità delle Filippine; il generale e i suoi ufficiali verosimilmente credevano che il capo di stato maggiore dell'esercito, il generale George Marshall, li avesse abbandonati anche per la vecchia rivalità con MacArthur per questioni di carriera militareJ. Toland, L'eclissi del Sol Levante, p. 382..

I piani di difesa attuati da MacArthur nelle Filippine cambiarono in continuazione e contraddissero in buona parte quanto preparato (tra gli altri da lui stesso) negli anni precedenti al conflitto. Non vi fu, da parte americana, mai una disamina dei problemi della controparte giapponese (che dal punto di vista logistico e sanitario erano molto gravosi), né si colsero le occasioni propizie per delle controffensive; la ritirata verso Bataan, anzi, fu piuttosto precipitosa ed avvenne a discapito dei rapporti con la marina (che non fu avvisata e dovette evacuare a propria volta in tutta fretta diverse basi), della logistica (ampie riserve di scorte dovettero essere distrutte o abbandonate) e della coesione dei reparti (molte unità rimasero isolate e furono sopraffatte dai giapponesi o, se filippine, si diedero alla macchia).

In Australia McArthur assunse, dopo aver lasciato le Filippine, il ruolo di comandante delle forze alleate del Pacifico sud-occidentale, pronunciando la famosa frase "I came out of Bataan and I shall return" ("Io sono andato via da Bataan e io tornerò"). Nemmeno quando gli fu ordinato di dire "noi torneremo" cambiò la frase (che era considerata egotistica dagli uffici propaganda delle forze armate).

La strategia del "salto della rana" attraverso il Pacifico, di cui MacArthur si attribuisce la paternità nelle sue memorie, in realtà sembra che fosse già stata pianificata dall'ammiraglio Chester Nimitz, che progettava di occupare una serie di isole per farne campi d'aviazione da dove far partire i bombardieri per attaccare il territorio metropolitano del Giappone. MacArthur si concentrò inizialmente sulla difesa dell'Australia, ma il suo obiettivo principale rimase sempre quello di ritornare nelle Filippine e adempiere alla sua promessa. A partire dal dicembre 1942 MacArthur prese l'iniziativa delle operazioni e progressivamente riconquistò la Nuova Guinea, le isole Salomone, le Filippine e gran parte dell'arcipelago indonesiano, spingendosi fino all'isola di Sumatra.

Durante la campagna della Nuova Guinea ebbe ai suoi ordini un esercito spiccatamente multinazionale, in cui, oltre a britannici, neozelandesi e olandesi, il grosso dei combattenti era australiano, con le truppe americane appena inferiori per numero. I contrasti tra MacArthur e i comandi australiani furono numerosi, anche perché in diverse occasioni le divisioni australiane si sentirono usate come carne da cannone, ma sostanzialmente MacArthur riuscì a entrare in sintonia con parte dei comandi australiani, ed anzi a farsi partecipe di diverse rivalità interne a questi stessi comandi.

Non necessariamente questa fu una strategia brillante; le Filippine erano strategicamente poco utili per le forze giapponesi (e la loro riconquista fu dolorosissima a livello di perdite, anche per i civili filippini) e proprio la strategia del salto della rana aveva reso sostanzialmente superflua quella campagna. Viceversa fu molto rischiosa, anche da un punto di vista navale, anche se le forze americane erano oramai divenute assolutamente preponderanti e inarrestabili, in grado di eseguire anche errori strategici diversivi molto grandi senza alcun tipo di conseguenze negative sui fronti principali. La campagna delle Filippine assorbì 10 divisioni regolari e diversi reggimenti e battaglioni non indivisionati, occupando quindi più truppe USA della campagna nordafricana, italiana o del sud della Francia.

Il 2 settembre 1945 MacArthur ricevette a bordo della corazzata Missouri, ancorata nel golfo di Tokyo, la delegazione nipponica guidata dal ministro degli Esteri Mamoru Shigemitsu e dal generale Yoshijirō Umezu, i quali firmarono la resa incondizionata del Giappone.

Alla fine della guerra il generale dichiarò: «Siamo qui riuniti, in quanto rappresentanti delle maggiori forze belliche, per firmare uno storico accordo, grazie al quale la pace verrà ripristinata. È mia grande speranza, e speranza di tutta l'umanità, che con questa solenne occasione possa emergere un mondo migliore, dal sangue e dalla sofferenza del passato. Un mondo basato su fiducia e comprensione. Un mondo dedito alla dignità dell'uomo e alla realizzazione del suo desiderio più ambito di libertà, tolleranza e giustizia.»

Occupazione del Giappone

Prima ancora della firma della resa, MacArthur ricevette l'incarico di comandante supremo delle forze alleate in Giappone, con poteri assoluti di controllo sulle istituzioni giapponesi, compreso lo stesso imperatore Hirohito.

Diversi storici criticano l'operato del generale MacArthur e dei suoi collaboratori per esonerare dalle responsabilità del conflitto l'imperatore Hirohito e tutti i membri della famiglia imperiale coinvolti nella guerra, come i principi Yasuhito Chichibu, Tsuneyoshi Takeda, Yasuhiko Asaka, Naruhiko Higashikuni, Kanin Kotohito e Hiroyasu Fushimi.John Dower, Embracing Defeat, 1999

Il 26 novembre 1945 MacArthur confermò all'ammiraglio Mitsumasa Yonai che un'eventuale abdicazione dell'imperatore non sarebbe stata necessaria.Dower, ibid. p.323 Prima che il processo per crimini di guerra fosse aperto, il comando supremo delle forze alleate e i funzionari imperiali lavorarono in segreto non solo per evitare che la famiglia imperiale venisse incriminata, ma anche perché al processo non giungessero testimonianze che avrebbero potuto coinvolgerla. Alti funzionari giapponesi collaborarono con gli Alleati nel compilare le liste dei possibili criminali di guerra, mentre gli imputati per crimini di classe A giurarono solennemente di proteggere il loro sovrano contro ogni possibile tentativo di coinvolgimento nelle responsabilità belliche.Dower, ibid. p.325

Lo storico statunitense Herbert Bix ha scritto che il brigadier generale Bonner Fellers fu inviato in Giappone per "lavorare allo scopo di proteggere Hirohito dal ruolo che ricoprì durante la guerra" e "permise ai maggiori indiziati di coordinare le loro testimonianze affinché l'imperatore non fosse incriminato".Bix, ibid. p.583 Bix sostiene inoltre che "le misure straordinarie adottate da MacArthur per salvare Hirohito dall'essere processato come criminale di guerra ebbero un duraturo e profondo impatto distorsivo sulla comprensione della guerra da parte dei giapponesi" e che "nei mesi dopo che il processo di Tokyo ebbe inizio, i più elevati sottoposti di MacArthur stavano lavorando per attribuire la sostanziale responsabilità per Pearl Harbor a Hideki Tōjō".Bix, ibid. p.585 Shuichi Mizota, l'interprete dell'ammiraglio Yonai, ha dichiarato che Fellers incontrò l'ammiraglio il 6 marzo 1946 e che gli avrebbe detto: «Sarebbe più conveniente se da parte giapponese ci arrivasse la prova che l'imperatore è completamente innocente. Credo che l'incombente processo offra la migliore opportunità di farlo. Su Tojo, in particolare, dovrebbe gravare il peso di tutta la responsabilità in questo processo». p.170-172Bix, ibid. p.584