Per buddismo Vajrayāna si intende quell'insieme di scuole, dottrine e lignaggi propri del buddismo Mahāyāna che accolgono ulteriori insegnamenti e mezzi abili (in sanscrito upāya) che, a detta di questo tipo di buddismo, consentirebbero un rapido ingresso nella conoscenza o saggezza ultima (prajñā) e raggiungere l'"illuminazione" anche in questa stessa vita.
Il termine sanscrito vajra (letteralmente diamante o folgore), richiamato nel nome di questo buddismo, indica l'infrangibilità, l'immutabilità e l'autenticità della Verità ultima. Corrisponde anche alla vacuità e quindi alla vera essenza di tutti gli esseri e dell'intera realtà. La trasparenza del diamante indica anche che la mente illuminata è "chiara", "limpida" e vuota (trasparente).
La tradizione indiana e tibetana di questo buddismo lo indica come terzo veicolo (yana, ovvero ciò che conduce verso l'"illuminazione") dopo l'Hīnayāna e il Mahāyāna, considerandolo come sviluppo del Mahāyāna.
Il buddismo Vajrayāna è oggi presente in Bhutan, Mongolia, Giappone, India e Tibet, oltre ad essere presente in numerose nazioni occidentali.
Nome L'espressione buddismo Vajrayāna è traducibile in italiano come buddismo del veicolo adamantino o buddismo del veicolo del diamante.
Il termine Vajrayāna è reso in: tibetano: rDo-rje theg-pa (rDo-rje, lett. "signore delle pietre") cinese: 金剛乘 Jīngāng shèng coreano: 금강승 Geumgang seung giapponese: Kongō jō vietnamita: Kim cương thừa.
Nelle lingue estremo-orientali è più comunemente indicato con un termine che ne sottolinea gli insegnamenti "segreti" ovvero come buddismo esoterico quindi reso in: cinese: 密宗 Mìzōng coreano: 밀종 Miljong giapponese: 密教 Mikkyō vietnamita: Mật tông.
Altro modo di indicare questo tipo di buddismo è il termine Mantranāya ("Metodo dei Mantra segreti", tib. sngags kyi theg pa, cin. 密咒乘 mìzhòu chéng, giapp. mitsuju jō). Tali termini tradizionali corrispondono più o meno precisamente a definizioni fornite dagli studi moderni, la più comune delle quali è: Buddismo Tantrico.
Origini e sviluppo
Secondo la storiografia contemporanea il buddismo Vajrayāna compare in India nel VI-VII secolo d.C. Esso consisterebbe in un sincretismo tra alcune dottrine induiste denominate tantrismo, fondate anche su credenze popolari sciamaniche, con il buddismo Mahāyāna. I suoi testi fondamentali, denominati Tantra, sono databili intorno a quel periodo. Se questi testi si fondano o meno su tradizioni orali precedenti è argomento ancora oggi controverso e discusso.
Secondo la tradizione Vajrayāna, invece, le proprie dottrine sono assolutamente ortodosse e hanno origine, tra gli altri, dallo stesso Buddha Śākyamuni. Secondo tale tradizione il buddismo Vajrayāna è la forma di buddismo sviluppatasi a partire da quello che è stato definito il "Quarto giro della ruota del Dharma" da parte, tra gli altri, del Buddha Śakyamuni alla classe di discepoli aventi i requisiti necessari e comunque spiritualmente più maturi. In accordo con tale tradizione, l'assemblea di coloro che apprendevano i Tantra dal Buddha era composta in gran parte da esseri non umani come i Deva o i Bodhisattva trascendenti.
Così la "Storia" sacra del Vajrayāna narra che ad un anno dall'Illuminazione lo Śākyamuni espose sul Gṛdhrakūṭaparvata (Picco dell'avvoltoio, montagna esistente in India situata nei pressi di Rajgir, nello stato indiano del Bihar), lo Śatasāhasrikāprajñā-pāramitāsūtra (Sutra della perfezione della saggezza in centomila stanze) mentre contemporaneamente assumeva la forma di Kālacakra a Dhānyakaṭaka (nell'Andhra Pradesh, India meridionale) per insegnare dentro uno stupa apparso improvvisamente il Kālacakratantra al re Sucandra (a sua volta emanazione di Vajrapāṇi) re di Śambhala. Peraltro è opinione dei seguaci del buddismo Vajrayāna che sia impossibile comprendere la genesi di questo buddismo partendo dalle ordinarie concezioni spazio-temporali.
Per gli storici contemporanei questa narrazione è puramente mitica essendo, a loro detta, il Kālacakratantra uno dei testi più tardi del buddismo Vajrayāna, risalente non prima del X secolo. Nel parere degli studiosi contemporanei il buddismo Vajrayana si formò sul tronco del buddismo Mahāyāna, anche se insegnamenti tantrici possono essere ascritti ad alcuni secoli precedenti da quelli finora identificati«I commenti singalesi al Canone pāli, la cui composizione terminò nel II secolo d.C. menzionano testi segreti trasmessi da maestro a discepolo, che potrebbero aver incluso testi tantrici» In: Richard H. Robinson e Williard L. Johnson. La religione buddhista. Roma, Ubaldini, 1998, pagg. 156..
Dal punto di vista storico si può affermare con certezza l'esistenza del buddismo Vajrayāna a partire dal VII secolo quando è accertata la presenza in Cina di maestri tantrici come Śubhakarasiṁha (a Chang'an nel 716) e Vajrabodhi (a Luoyang nel 720). La presenza di elementi tantrici possono essere comunque riscontrate nelle parti, risalenti al IV secolo circa, di alcuni sutra mahāyāna (Sutra del Loto, Vimalakīrti Nirdeśa sūtra); un primo testo tantrico potrebbe essere il Mahāmāyurī risalente al III secolo d.C. La presenza di elementi tantrici può essere tuttavia riscontrata anche in testi appartenenti al buddismo dei Nikāya. Le congetture storiche sulla nascita del buddismo Vajrayāna ci dicono della possibilità della presenza di maestri itineranti detti siddha (ovvero detentori del potere sacro denominato siddhi), iconoclasti e critici nei confronti del buddismo Mahāyāna tradizionale in quanto considerato troppo intellettuale - e successivamente indicato come Pāramitayāna (Veicolo della Perfezione) -, i quali crearono circoli segreti per trasmettere dottrine e pratiche esoteriche atte a far realizzare rapidamente l'Illuminazione. Il progressivo sviluppo di questi circoli permise nei secoli successivi l'istituzionalizzazione di questo "nuovo" buddismo e il suo ingresso nei monasteri. Così, nel VII secolo, il monaco buddista vajrayāna viveva insieme ai confratelli appartenenti ad altri buddismi, veniva ordinato seguendo il vinaya del buddismo dei Nikāya, seguiva i precetti del buddismo Mahāyāna ma praticava le tecniche Vajrayāna.
I testi
I testi tantrici del buddismo Vajrayāna sono presenti nei canoni buddisti cinese e tibetano. Nel Canone cinese i testi tantrici sono prevalentemente raggruppati nella sezione Mìjiàobù (密教部, T.D. dal n. 848 al n. 1420). Nel Canone tibetano questi testi sono inseriti nel Kangyur mentre i relativi commentari nel Tengyur. I testi tantrici furono divisi nel Kangyur dal dotto tibetano Buston (Bu-ston Rin-chen 'Grub, 1290-1364) in quattro raggruppamentiDa tenere presente che la suddivisione dei Tantra in quattro classi è valida solo per le scuole Kadamapa, Gelugpa, Sakyapa e Kagyüpa. Nella tradizione Nyingmapa questi testi vengono invece suddivisi in tre Tantra esterni o inferiori (Kriyāyoga, Caryāyoga e Yogatantra) e tre Tantra interni o superiori (Mahāyoga, AtiYoga, Anuyoga).. Kriyā Tantra (tib. Bya-rgyud) che rappresenta una raccolta di sutra mahāyāna contenenti elementi "tantrici" non ancora sviluppati autonomamente, tra questi testi: Suvarṇaprabhāsauttamasūtra (inserito nel Canone cinese al T.D. n. 663, 664 e 665); Bhaiṣajyaguruvaiḍūryapūrvapraṇidhāna (inserito nel Canone cinese al T.D. 450.14.404-409); Subāhuparipṛcchā-tantra (inserito nel Canone cinese al T.D. 895.18.719-746); Susiddhikara-mahātantrasādhanopāyika-paṭala (anche Susiddhitantra, tib. legs par grub par byed pai rgyud chen po las sgrub pai thabs rim par phye ba, conservato nel Canone cinese al T.D.893.18.603-692); Dhyānottara. Caryā Tantra (tib. Spyod-rgyud) che rappresenta una evoluzione "tantrica" rispetto alla precedente raccolta. Il Caryā Tantra contiene, infatti, pochi testi, il principale dei quali è il Mahāvairocanābhisaṃbodhivikurvitādhiṣṭhāna (in tib. rNam par snang mdzad chen po mngon par rdzogs par byang chub pa rnam par sprul ba byin gyis rlob pa shin tu rgyas pa mdo sd'i dbang po rgyal po zhes bya ba'i chos gyi rnam grangs inserito nel Canone cinese al T.D. 848). Da notare che mentre un caratteristico sutra mahāyāna come l Avataṃsakasūtra viene esposto dal buddha Vairocana, questo sutra è invece esposto dal buddha Mahāvairocana ovvero dal buddha "Grande" Vairocana, come per rimarcare una presentazione della dottrina più profonda rispetto alle stesse dottrine mahāyāna. Questo sutra è al fondamento del buddismo Vajrāyana sino-giapponese, con particolare riguardo alle scuole giapponesi Shingon e Tendai. Altro testo importante di questa sezione è il Vajrapāṇyabhiṣeka. Yoga Tantra (tib. rNal-'byor-gyi rgyud), dove il testo esemplificativo è il Sarvatathāgatatattvasaṃgraha (inserito nel Canone cinese ai T.D. nn. 856, 866, 882). In questa opera si descrivono i cinque stadi della realizzazione della "buddhità" da parte del Buddha Mahāvairocana e vuole essere una dimostrazione della superiorità del Vajrāyāna rispetto al Pāramitayāna. In questa opera vi è anche la descrizione del Vajrdhātu Maṇḍala (tib. ro-rje'i dbyings-kyi dkyil-'khor, Maṇḍala dello spazio di diamante) che aggiunge alle trentasette divinità del Maṇḍala anche alcuni bodhisattva femminili, come a segnalare uno sviluppo dottrinario rispetto al Caryā Tantra. Altro testo fondamentale di questa sezione dei tantra è il Prajñāpāramitā-naya-śatapañcaśatikā (inserito nel Canone cinese ai T.D. nn. 240, 241, 243). , esso rappresenta, con le sue immagini erotiche dell'energia sessuale (śakti), il punto di passaggio verso la classe successiva degli Anuttarayoga Tantra. Altro importante testo di questa sezione è il Vajraśekharasūtra (vi sono tre traduzioni nel Canone cinese di questo testo, quella di Amoghavajra è la più diffusa in Estremo Oriente). Anuttarayoga Tantra (tib. rNal-'byor bla-med rgyud). Questo raggruppamento è quello più recente e comprende testi ed insegnamenti che sviluppano l'utilizzo della śakti (energia sessuale) nelle pratiche yogiche, peraltro già presente in alcuni Yoga Tantra. In questi testi compaiono delle indicazioni anche sul consumo della carne e delle bevande alcoliche, consumo proibito in tutti i vinaya e quindi bandito dai monasteri buddisti. LAnuttarayoga Tantra (o "Yoga supremo") viene suddiviso in ulteriori due categorie: Tantra padri (sanscrito Pitṛtantra, tibetano Pha-rgyud) in cui vengono raccolti i testi e gli insegnamenti miranti a realizzare la vacuità dei mezzi abili (sanscrito upāya) e a comprendere il modo in cui il Dharmakāya si presenta nel mondo fenomenico. Tra i Tantra padri vengono raccolti: Śrīguhyasamājatantra (o Guhyasamājatantra, tib. dPal gsang-ba'dus-pa' i rgyud, conservato anche nel Canone cinese al T.D. 885). Esso rappresenta il testo principale della raccolta. Altro importante testo è il Vajramahābhairavatantra (tib. rDo-rje'jigs-byed chen-po'i rgyud). Tantra madri (sanscrito Mātṛtantra, tibetano Ma-rgyud) in cui vengono raccolti i testi e gli insegnamenti in cui si mira a realizzare l'assorbimento dello stesso Dharmakāya. In questa raccolta vengono inclusi i tantra di Vajrayogini e di Mahāmaya. Una terza raccolta viene indicata come Tantra non duali (sanscrito Advayatā Tantra, tib. Gnyis-med rgyud) per la scuola Gelugpa tale indicazione inerisce a tutto l'''Anuttarayogatantra; per la scuola Kagyüpa questa raccolta comprende il solo Kālacakratantra (tib. Dus-kyi 'khor-lo, Tantra di Kālacakra); per la scuola Sakyapa a questo raggruppamento appartiene lHevajratantraraja (tib. Kye' i rdo-rje zhes-bya-ba rgyud-kyi rgyal-po, Tantra del diamante di gioia, in altre scuole questo testo è considerato un Tantra madre).
Le dottrine