La prima idea di dare a Roma una biblioteca pubblica fu di Giulio Cesare, progettando di fornirla addirittura di due biblioteche gemelle: una che contenesse testi greci ed una i testi latini. Aveva preso tale decisione, affermando di voler "costruire una biblioteca di libri greci ad uso pubblico ed una di libri latini, entrambe molto grandi, ed il compito di costruirle ed organizzarle fu assegnato a Marco Varrone" - una scelta logica, dato che Marco Terenzio Varrone aveva scritto l'opera "Sulle biblioteche".Svetonio, Caes. 44. L'assassinio di Cesare nelle Idi di marzo del 44 a.C., pose fine a tale progetto.Testo principale consultato per questa voce: Lionel Casson, Libraries in the Ancient World, Yale University Press (2001), pp. 80-108 ; si è inoltre visionata la trad. ital. Biblioteche del mondo antico, Sylvestre Bonnard (2003). ISBN 978-8886842563 . Cfr. anche Encyclopaedia Britannica (1911), s.v. "Ancient Libraries - Roman" e passim; G. Biagio Conte, Profilo storico di letteratura latina. Dalle origini alla tarda età imperiale, Mondadori (2004); S. Martinelli Tempesta (cur.), La trasmissione della letteratura greca e latina, Carocci (2012).
Alcuni anni dopo però, Asinio Pollione - statista, comandante, poeta e storico - realizzò quello che Cesare aveva desiderato: una biblioteca greca e romana ad uso pubblico. Ciò segna l'inizio di una nuova era nella storia delle biblioteche romane.Isidoro di Siviglia, Etymologiae 6.5.2. Vedi anche Biagio Lanzellotti, Della vita e degli studj di Cajo Asinio Pollione Marrucino, Prato, tip. Aldina F. Alberghetti (1875).
Asinio Pollione era un rispettato autore e godeva anche di una vasto circolo di amici, tra cui famosi personaggi come Catullo e Orazio e Virgilio, tre dei più grandi poeti romani. Tra l'altro, fu il suo intervento che salvò la proprietà di Virgilio dalla confisca durante i conflitti che seguirono la morte di Cesare. Nel 39 a.C., Pollione comandò una vittoriosa spedizione militare e ritornò a Roma carico di bottino. Ciò gli permise di avere i fondi necessari per realizzare l'idea di Cesare, che era arrivata per così dire solo sul tavolo da disegno: questa fu quindi la prima biblioteca pubblica di Roma.Oxford Classical Dictionary, 3ª ed., s.v. "Asinius Pollio, Gaius". Sulla sua biblioteca, vedi Isidoro di Siviglia, Etymologiae 6.5.2; sulla collocazione cfr. C. Calmer, "Antiken Bibliotheken", Skrifter utgivna av Svenska Institutet I Rom 10 (Opuscola Archaeologica 3, Lund, 1944), pp.156-157; per la statua di Varrone, cfr. Plinio, N.H. 7.115.
Gli edifici
Sappiamo della biblioteca di Pollione solo perché viene citata in vari scritti, ma la struttura stessa è scomparsa. Era collocata centralmente, appena fuori dal Foro, composta da due sezioni, una per le opere in greco e l'altra per quelle in latino, una sistemazione che Cesare aveva ideato per la sua biblioteca e che verrà mantenuta in tutte le successive biblioteche romane. Quella di Pollione era elegantemente adornata da statue di autori famosi, incluso - gesto insolito - una di un autore vivente, il rinomato saggio Varrone. Poiché Varrone morì nel 27 a.C., la biblioteca deve aver aperto le porte ad un certo punto durante la precedente dozzina d'anni.
In questo periodo le guerre civili che avevano sconquassato Roma, erano terminate o quasi. Il suicidio di Marco Antonio nel 30 a.C. segnò la loro fine e lasciò Augusto dominatore incontrastato del mondo romano. In pochi anni ebbe stabilito le fondamenta dell'Impero romano e consolidato la sua posizione quale primo Imperatore. Si sentì quindi libero di dedicare la sua attenzione a faccende di minore importanza, tipo le condizioni della città di Roma. Augusto non solo si curò di far riparare gli edifici pubblici che erano stati trascurati o incompleti durante gli anni di tumulto, ma si mise a farne costruire altri. Tra i primi di questi, nel 28 a.C., fu il Tempio di Apollo sul Colle Palatino, non lontano dalla casa dove viveva. Adiacente al Tempio fece costruire la seconda biblioteca di Roma: gli scritti ci si riferiscono come "la Biblioteca del Tempio di Apollo" o "la Biblioteca Palatina" e dicono che fosse suddivisa in sezione greca e sezione latina, come quella di Pollione. Alcuni anni dopo, Augusto fece costruire a Roma un'altra, terza biblioteca pubblica, messa più convenientemente nella parte meridionale del Campo Marzio, poco distante a ovest del Foro. Si trovava nella corte di uno spazioso colonnato semiquadrato che l'imperatore vi aveva fatto costruire col nome Porticus Octaviae in onore di sua sorella Ottavia ed era dedicato alla memoria del figlio di lei, Marcello, morto nel 23 a.C. Anche questa biblioteca, come sappiamo da vari riferimenti, era divisa in sezione greca e sezione latina. È scomparsa senza lasciar traccia.Per le biblioteche di Augusto ed i riferimenti citati in questa sezione di voce, si veda Svetonio, Augustus 29.3 (Palatino); Plutarco, Marcellus 30.6 e Cassio Dione 49.43.8 (Portico di Ottavia). Per le due sezioni della biblioteca del Portico, cfr. Corpus Inscriptionum Latinarum 6.4433, 4435. Per ciò che rimane della Biblioteca Palatina, cfr. V. Strocka, "Römische Bibliotheken", Gymnasium 88 (1981), pp.298-329.
Tuttavia della biblioteca sul Colle Palatino rimangono alcune vestigia - le uniche che abbiamo di una prima biblioteca pubblica romana. Sebbene scarse, queste rovine rivelano che sin dall'inizio gli architetti romani che progettavano biblioteche pubbliche non si attennero ai loro predecessori greci, ma seguirono una loro via originale. Le collezioni di libri erano necessariamente bilingue; dato che era uso archiviare le lingue separatamente, gli architetti dovevano provvedere doppie strutture. Nel caso della Biblioteca Palatina, ciò che rimane dimostra che esistevano due sale identiche messe fianco a fianco: al centre del muro posteriore di ognuna veniva creato un grande recesso, che quasi sicuramente alloggiava una statua, probabilmente di Apollo, poiché il suo tempio era adiacente alla biblioteca. Ad ogni lato del recesso e lungo i muri laterali erano poste nicchie che misuravano 3,80m di altezza, 1,80 di larghezza e 0,60 in profondità - sembra che ce ne fossero diciotto in tutto. Sotto di loro c'era un podio, interrotto da una scalinata che portava alle nicchie. Le nicchie erano fatte per i libri: incastrati dentro di loro, come possiamo accertare da illustrazioni e annotazioni su scritti antichi, venivano poste le librerie - armaria, come venivano chiamate dai romani - allineate con scaffalature e chiuse da porte.V. Strocka, cit., p.308, fig. 4; per armaria vedi Plinio il Giovane, Epistulae 2.17.8. Le librerie erano certamente numerate ed i numeri registrati sul catalogo, vicino ad ogni titolo per indicarne la posizione. I rotoli della collezione bibliotecaria venivano sistemati orizzontalmente sulle mensole con le estremità visibili e una targhetta di identificazione che ne sporgeva. Quindi, quando gli utenti salivano le scale e aprivano le porte, le targhette erano subito visibili. Dato che le nicchie erano molto alte, le scaffalature superiori non potevano certo esser raggiunte senza l'aiuto di una scaletta portatile, la quale doveva esser disponibile sul podio, come quelle che si usano oggi per raggiungere le mensole delle librerie moderne. Mettendo le collezioni librarie dentro nicchie lungo i muri, si aveva il centro della sala disponibile per i lettori: si presume quindi che in essa fossero collocati tavoli e sedie. In tal modo - coi libri lungo le pareti e una sistemazione per i lettori al centro - le biblioteche romane somigliavano alquanto alle sale di lettura correnti e per nulla alle biblioteche greche che consistevano di piccole stanze dove venivano collocati i libri, e le stanze si aprivano su colonnati dove i lettori consultavano i rotoli. Ma nel caso delle Biblioteca Palatina, gli utenti avevano il meglio dei due mondi: dato che il colonnato del tempio di Apollo era attaccato alla biblioteca: potevano, se volevano, portarvi i libri e leggerli là, proprio come in una biblioteca greca.Scriptores Historiae Augustae, Tacitus 8.1, dove si menziona un libro che si trovava "nella sesta libreria della biblioteca di Traiano" (in bibliotheca Ulpia in armario sexto). È logico supporre che il sistema di numerazione fosse simile e comune per tutte le biblioteche imperiali.
Le biblioteche di Traiano
Fino alla morte di Augusto nel 14 d.C., Roma aveva solo queste tre biblioteche pubbliche: quella di Pollione vicina al Foro; quella del Portico di Ottavia, a due passi dal Foro, e quella di Augusto sul Colle Palatino, convenientemente posizionata per lui e gli amici. L'imperatore successivo, Tiberio, ad un certo punto del suo regno (14-37) ne aggiunse un'altra, forse due, sempre sul Colle Palatino, e anche Vespasiano ne aggiunse una come parte del Tempio della Pace che eresse vicino al Foro dopo la fine della Prima guerra giudaica nel 70 d.C. Non esistono però rovine che possano essere assegnate alla biblioteca di Tiberio. Al cune pare siano state identificate per quella di vespasiano, ma senza certezza e sono comunque troppo frammentari per fornire granché di informazioni. La biblioteca di Tiberio doveva esser stata di considerevole grandezza, dato che si racconta che fosse decorata con una statua di Apollo alta quasi 15 metri: la sua posizione sarebbe stata al centro del recesso nel muro posteriore, come per la Biblioteca Palatina, e una sala con tale recesso per tale statua colossale, sarebbe certo stata abbastanza alta da alloggiare due file di nicchie, una sopra all'altra, per le librerie - struttura che viene poi comprovata da biblioteche successive.Per Tiberio cfr. Plinio, Naturalis historia 34.43, che cita una bibliotheca templi Augusti, e Gellio, 13.20.1 con una domus Tiberianae bibliotheca. Potrebbero riferirsi alla stessa biblioteca; cfr. Paulys Real-Encyclopädie, cit. p. 418. Per la biblioteca di Vespasiano, cfr. Gellio 16.8.2. Sulla grande statua, vedi Svetonio, Tiberius 74 e Plinio, Naturalis historia 34.43.
Strutture Una biblioteca che offre più informazioni è quella che l'imperatore Traiano incluse come parte del foro monumentale che dedicò nel 112/113 d.C. Buona parte di tale foro sopravvive a tutt'oggi e rende possibile una quasi completa ricostruzione dei suoi interni.
Il Foro di Traiano si estende più o meno a fianco del Campidoglio: tra foro e colle ora passa una moderna strada chiamata Via dei Fori Imperiali. La rinomata attrazione turistica, la Colonna Traiana, appartiena a questo complesso e, poco distante da tale colonna ci sono le rovine archeologiche della biblioteca, comunque invisibili al passante, poiché sono state ricoperte dalla pavimentazione della succitata strada. C'erano, come era usuale, due sale, una per opere greche e una per quelle latine. Nella Biblioteca Palatina erano messe a fianco, qui invece erano di rimpetto, ai lati opposti del partico quadrato dove al centro stava la Colonna. Quei letteri che intendevano consultare opere in entrambe le lingue, dovevano camminare circa 40 metri da un'entrata, dopo il portico con la Colonna, e arrivare all'altra entrata. La sala dalla parte che dà verso il Campidoglio, cioè a sud-ovest della Colonna, è ben conservata: i resti, sebbene stiano sotto Via dei Fori Imperiali, sono accessibili, dato che rimangono in una camera sotterranea col soffitto formato da travi che sostengono la pavimentazione della strada. Si possono vedere il pavimento, la porzione inferiore dei muri e una quantità di frammenti marmorei che provengono dalle decorazioni. I reperti dell'altra sala sono pochi ma sufficienti a rivelarne il fatto che fossero gemelle.J. Packer, The Forum of Trajan in Rome, Berkeley (1997), pp. 450-454.