Il Polizeiregiment "Bozen" (Reggimento di polizia "Bolzano"), già Polizeiregiment "Südtirol" (dal 1º al 29 ottobre 1943) e in seguito SS-Polizeiregiment "Bozen" (dal 16 aprile 1944)., era un reparto militare della Ordnungspolizei (polizia d'ordine) della Germania nazista, creato in Alto Adige nell'autunno 1943, durante l'occupazione tedesca della regione nel contesto della Zona d'operazioni delle Prealpi. La truppa era formata da coscritti altoatesini, mentre gli ufficiali e i sottufficiali provenivano dalla Germania.

Composto da tre battaglioni, è noto principalmente in quanto il terzo fu impiegato con compiti di guardia e sorveglianza nella Roma occupata, dove il 23 marzo 1944 l'11ª Compagnia fu colpita dall'attentato di via Rasella compiuto da partigiani gappisti, riportando trentatré morti e cinquantacinque feritiPrima di iniziare l'esecuzione della rappresaglia si contarono trentadue morti e cinquantasei feriti, essendo incluso tra questi ultimi il soldato Vinzenz Haller, morto successivamente a causa delle ferite riportate. Cfr. Baratter, appendice a . Il giornale di guerra del comando della 14ª Armata tedesca riporta trentadue morti e cinquantaquattro feriti. Cfr. . Non si hanno informazioni certe su eventuali feriti deceduti oltre la mattina del 24 marzo.. Per rappresaglia, il giorno seguente i tedeschi perpetrarono l'eccidio delle Fosse Ardeatine, alla cui esecuzione i sopravvissuti della compagnia attaccata non parteciparono, nonostante in base alla consuetudine militare germanica spettasse a loro "vendicare" i commilitoni caduti.

Le caratteristiche del "Bozen" rappresentano uno dei vari aspetti controversi dell'attentato di via Rasella: per questo motivo, nell'ambito delle pluridecennali polemiche sull'argomento, sono state tratteggiate descrizioni del reggimento tra loro notevolmente difformi, in cui la capacità offensiva e il grado di adesione al nazismo dei suoi uomini sono enfatizzati o al contrario minimizzati, rispettivamente per affermare o negare la legittimità morale e l'efficacia militare dell'azione partigiana.

Il primo battaglione fu operativo in Istria e il secondo nel Bellunese (dove fu coinvolto nella strage della valle del Biois dell'agosto 1944), svolgendo entrambi prevalentemente attività antipartigiane, compito a cui fu adibito anche il terzo battaglione dopo il suo ritiro da Roma e trasferimento al nord. Tutti e tre si arresero negli ultimi giorni di guerra agli eserciti alleati o ai partigiani.

Contesto storico Dopo l'annuncio dell'armistizio italiano dell'8 settembre 1943 i tedeschi dettero avvio all'invasione dell'Italia. Sin dal 10 settembre le province di Bolzano (Alto Adige), Trento e Belluno furono sottoposte al diretto controllo del Terzo Reich venendo incluse nella Zona d'operazioni delle Prealpi (in tedesco Operationszone Alpenvorland – OZAV). Su tale territorio la Repubblica Sociale Italiana, entità statuale satellite della Germania, era titolare di una sovranità puramente formale. Il governo della zona, con la carica di commissario supremo, fu affidato a Franz Hofer, Gauleiter del Tirolo-VorarlbergBaratter, appendice a ..

Allo scopo di procedere con la creazione di unità militari fu istituito a Bolzano l'Ufficio Centrale di Reclutamento, una commissione mista composta da membri dell'amministrazione civile, della Wehrmacht e delle SS, con il compito di sondare la disponibilità della popolazione a servire in armi il Terzo Reich. In un primo momento l'attenzione delle autorità germaniche era limitata agli Optanten, cioè a quegli altoatesini che, in base al sistema delle opzioni di cittadinanza risalente all'accordo italo-tedesco del 1939, avevano optato per la cittadinanza tedesca. In seguito, visti gli scarsi risultati, Hofer emanò delle direttive che stabilirono i criteri per l'arruolamento coatto della popolazione maschile della regione: la direttiva n. 30 del 6 novembre 1943 dichiarava che «per raggiungere la vittoria finale per una nuova Europa è necessario l'impiego totale di tutte le forze».. In base a tale disposizione, tutti gli appartenenti alle classi 1924 e 1925 furono chiamati dalle autorità tedesche ad assolvere il servizio di guerra nell'Organizzazione Todt, nel SOD (Südtiroler Ordnungsdienst), nel CST (Corpo di sicurezza trentino), nei Polizeiregimenter, nei corpi delle SS e nella Wehrmacht. L'arruolamento in formazioni militari della Repubblica Sociale Italiana, pur formalmente previsto, venne ostacolato in tutti i modi.

La successiva ordinanza n. 41 del 7 gennaio 1944 specificava che «tutti i cittadini italiani di sesso maschile delle classi dal 1894 al 1926 incluso, che hanno la residenza nel territorio della Zona di Operazioni delle Prealpi oppure vi risiedono non solo transitoriamente, sono obbligati alla prestazione del servizio di guerra»Letteralmente sind zur Ableistung des Kriegsdienstes verpflichtet. Cfr. . Vedi anche la formula utilizzata nell'annuncio della condanna a morte inflitta, sulla base di tale ordinanza, a tre cittadini italiani renitenti alla leva nel luglio 1944: . Furono quindi obbligati all'arruolamento tutti gli uomini appartenenti alle classi di leva indicate, di lingua italiana o tedesca che fossero, compresi coloro che a suo tempo avevano optato per l'Italia anziché per la Germania (i cosiddetti Dableiber), i quali furono tacciati di tradimento, sottoposti a vessazioni e angherie e in molti casi inviati al fronte orientale..

La chiamata al servizio di guerra nell'Alpenvorland è stata definita da qualche autore un vero e proprio "rastrellamento di sudtirolesi" nelle vallate, dovuto alla nota volontà dei tedeschi di impiegare tutte le risorse umane disponibili, che nelle ultime fasi del conflitto li avrebbe portati a schierare finanche i giovanissimi della Hitlerjugend e gli anziani del Volkssturm. Per la maggior parte, gli arruolati erano contadini, artigiani, pastori e mugnai, molti dei quali montanari; ricevettero una cartolina indirizzata «All'obbligato al servizio di guerra»An den Kriegsdienstpflichtigen., che lapidariamente enunciava: «Vi viene dato l'ordine di presentarVi in base all'ordinanza del commissario supremo»Sie werden hiermit aufgefordert, sich auf Grund der Verordnung des Obersten Kommissars..... Chi avesse tentato di rifugiarsi in montagna per sottrarsi all'arruolamento avrebbe rischiato la condanna a morte, nonché la persecuzione dei propri cari in base al principio penale nazista della Sippenhaft, come minacciava un manifesto in lingua italiana del gennaio 1944:

Chi si presentava, dopo un paio di settimane di addestramento, riceveva un modulo prestampato individuale da firmare, sul quale era scritto: «L'arruolato svolge il proprio servizio presso il reggimento in qualità di volontario»; a chi tentò di rifiutarsi di firmare fu spiegato che ciò avrebbe comportato il trasferimento immediato al fronte oppure in un lager. Josef Prader, reduce del III Battaglione del "Bozen", anni dopo ricordò: «Ci fecero firmare cartellini sui quali era scritto che eravamo volontari. Io dissi che, se volevano, potevano anche arruolarmi, ma non come volontario. Mi risposero che mi avrebbero definito come pareva e piaceva a loro, e che se facevo tante storie, sarei finito in Russia. Ecco come eravamo volontari...», cit. in , e ..

L'arruolamento forzato dei Dableiber e l'estensione nei loro confronti delle dure sanzioni per i renitentiIn forza dell'ordinanza del commissario supremo n. 41, il 4 luglio 1944 il Tribunale speciale di Bolzano condannò a morte tre cittadini italiani renitenti alla leva: Richard Reitsamer (43 anni) di Merano, Siegfried Dapunt (24 anni) e Paul Mischi (23 anni), entrambi di Badia. Cfr. (come avvenne nel caso di Franz Thaler) costituiva violazione di almeno tre articoli della Convenzione dell'Aia del 1899, sottoscritta e mai denunciata dalla Germania:

Art. 44: «È proibito forzare la popolazione di un territorio occupato a prendere parte alle operazioni militari contro il proprio paese». Art. 45: «È proibito costringere la popolazione di un territorio occupato a prestar giuramento alla potenza nemica». Art. 46: «L'onore e i diritti della famiglia, la vita degli individui e la proprietà privata, al pari delle convinzioni religiose e dell'esercizio dei culti, devono essere rispettati»..

Solo in provincia di Belluno questo tentativo di coscrizione obbligatoria fallì e – malgrado il rischio di condanne a morte e di ritorsioni sui famigliari – la gran parte dei giovani aderì con diverse modalità al movimento di liberazione, che in zona era già bene organizzato e operava anche per sabotare in vario modo il reclutamento da parte degli occupanti. A Trento e a Bolzano si verificarono invece solo sporadiche defezioni da queste milizie costituite con giovani del posto, tuttavia non mancarono casi di diserzione e di partecipazione a forme di resistenza, specie quando fu chiaro che queste truppe venivano impiegate in azioni antipartigiane e di ritorsione sui civili, dentro e fuori il territorio dell'Alpenvorland. Per tutelare le loro famiglie, i disertori in genere dissimulavano la fuga, ad esempio inscenando in pubblico un arresto da parte di bande partigiane.

Costituzione e addestramento Un primo nucleo del reggimento fu costituito nell'ottobre 1943 sotto le direttive del colonnello Alois Menschick, con il nome di Polizeiregiment "Südtirol", successivamente cambiato (a seconda delle fonti, il 29 ottobre o nel corso di novembre.) in "Bozen" (Bolzano). Furono poi creati altri tre reggimenti sudtirolesi (Südtiroler Regimenter) anch'essi identificati non con un numero, come accadeva per gli altri reggimenti di polizia tedeschi, ma con dei riferimenti geografici: "Alpenvorland" (Prealpi), "Schlanders" (Silandro) e "Brixen" (Bressanone)Gli uomini del "Brixen" furono protagonisti di un atto di resistenza passiva al nazismo: nel febbraio 1945, durante la cerimonia del giuramento alla presenza del Gauleiter Hofer, dopo la lettura della formula di giuramento a Hitler rimasero in silenzio. Furono pertanto inviati in Alta Slesia contro l'Armata Rossa: il primo battaglione fu quasi completamente annientato, mentre il secondo disertò in massa consegnandosi ai russi. Cfr. Baratter, appendice a .. Complessivamente questi reparti avevano una consistenza di circa diecimila uomini.

Entro la fine del mese di ottobre il "Bozen" raggiunse le duemila unità venendo suddiviso in quattro battaglioni, poi ridotti a tre (il quarto, costituito nell'aprile 1944, già nel mese successivo fu scorporato per costituire il primo nucleo del Polizeiregiment "Alpenvorland"), dei quali solo il terzo svolse il proprio servizio fuori dalle due zone d'operazioni create dai tedeschi nell'Italia nord-orientale (Prealpi e Litorale adriatico). Ogni battaglione era composto da quattro compagnie numerate progressivamente (I Battaglione: compagnie dalla 1ª alla 4ª; II Battaglione: compagnie dalla 5ª all'8ª; III Battaglione: compagnie dalla 9ª alla 12ª). Gli uomini, inizialmente optanti delle classi 1900-1912., furono addestrati fino al febbraio 1944 prima di essere inviati nelle zone designate. L'idea originaria di costituire un reggimento integralmente con volontari fu abbandonata a causa della scarsità degli stessi e si procedette alla leva delle classi citate.