La fabbrica farmaceutica di Al-Shifa (الشفاء, in arabo "guarigione"), situata presso Al Khartum Bahrī in Sudan, fu costruita tra il 1992 e il 1996 utilizzando componenti importati da Stati Uniti, Svezia, Italia, Svizzera, Germania, India e Thailandia. Il complesso era l'unica fabbrica farmaceutica nella zona; impiegava più di 300 operai, che producevano medicine anche a uso veterinario. La fabbrica produceva prevalentemente antimalarici.

L'intero complesso industriale, composto di quattro edifici, venne distrutto nel 1998 da un attacco missilistico lanciato dagli Stati Uniti. Oltre alla distruzione dell'impianto, l'attacco ha causato la morte di un impiegato e il ferimento di undici. I critici dell'attacco hanno stimato che fino a 10.000 civili sudanesi sono morti a causa della mancanza di medicinali.Chomsky, Noam. "9-11", Seven Stories Pres, 2001Daum, Werner. "Universalism and the West", The Future of War, Vol. 23, Summer 2001 Gli Stati Uniti hanno giustificato la necessità dell'attacco con le seguenti ragioni: rappresaglia per gli attentati del 1998 contro le ambasciate statunitensi di Dar es Salaam in Tanzania e Nairobi in Kenya. presunta produzione di gas nervino nella fabbrica. presunti collegamenti tra i possessori dell'impianto e al-Qaeda.

Queste giustificazioni furono fortemente contestate dai proprietari dell'impianto, dal governo del Sudan e da altri stati, oltre che da intellettuali statunitensi e non.

La distruzione

Il 20 agosto 1998 la fabbrica venne distrutta da un attacco missilistico lanciato dalle Forze armate statunitensi come rappresaglia per gli attentati del 7 agosto alle ambasciate statunitensi di Dar es Salaam in Tanzania e Nairobi in Kenya. L'amministrazione del presidente Bill Clinton giustificò l'attacco, che venne denominato col nome in codice operazione Infinite Reach, affermando che erano state fornite prove convincenti sia della produzione di gas nervino VX (classificato come arma di distruzione di massa nel 1993) sia del legame tra la fabbrica e il gruppo fondamentalista al-Qaeda capeggiato da Osama bin Laden, ritenuto vero responsabile degli attentati alle ambasciate, oltreché del progetto Bojinka. L'operazione del 20 agosto incluse anche un bombardamento in Afghanistan presso alcuni campi d'addestramento di al-Qaeda, dove si riteneva che si trovasse bin Laden.

Prove La principale prova che collegava l'impianto di al-Shifa alla produzione di armi chimiche fu la scoperta di EMPTA (un precursore del gas nervino VX) in un campione di terreno prelevato dalla CIA durante un'operazione clandestina.Benjamin, Daniel & Steven Simon. "The Age of Sacred Terror", 2002. Sebbene l'EMPTA possa essere teoricamente utilizzato per molti scopi, come la produzione di plastica, non sono tuttora noti utilizzi industriali né prodotti che contengano EMPTA. Tuttavia, questo composto non è proibito dalla convenzione sulle armi chimiche, come inizialmente affermato dagli Stati Uniti. Inoltre, non sarebbe stato possibile stabilire se il composto fosse realmente utilizzato in fabbrica, poiché venne scoperto nel terreno a essa esterno: l'EMPTA avrebbe potuto semplicemente essere immagazzinato o trasportato vicino alla fabbrica, e non necessariamente lì prodotto.

Il sottosegretario di Stato per gli affari politici Thomas Pickering affermò di avere prove convincenti contro il Sudan, tra cui le prove di contatti tra rappresentanti dell'impianto di Al-Shifa ed esperti di armi chimiche irachene, considerando che il programma di armi chimiche iracheno era l'unico che includeva la produzione di EMPTA e VX.

La National Democratic Alliance (NDA, Alleanza Democratica Nazionale), partito d'opposizione sudanese guidato da Mubarak al Fadil al Mahdi, affermò anch'essa che l'impianto stesse producendo ingredienti per armi chimiche. Anche Richard Clarke, ex consigliere anti-terrorismo del presidente Clinton, e Sandy Berger, ex consigliere per la sicurezza nazionale, hanno notato i presunti collegamenti col vecchio governo iracheno. Clarke ha anche citato il contratto da 199.000$ di Al-Shifa con l'Iraq per medicine veterinarie sotto il programma ONU Oil-for-food.

Tuttavia, successivamente alcuni ufficiali hanno riconosciuto che "le prove che hanno spinto il presidente Clinton a ordinare l'attacco missilistico sull'impianto di Shifa non erano tanto solide quanto erano state inizialmente dipinte." Inoltre, altri ufficiali hanno poi affermato che "non c'era alcuna prova che l'impianto producesse o immagazzinasse gas nervino, come inizialmente sospettato dagli americani, né che fosse collegato a Osama bin Laden, che negli anni '80 era residente a Khartoum."

Tuttavia, un ufficiale del Dipartimento di Stato del presidente Clinton aveva già dichiarato pochi giorni dopo l'attacco che un uomo che gestiva soldi per Osama bin Laden aveva appunto affermato che bin Laden aveva investito in Al-Shifa, e che lo stesso direttore della fabbrica farmaceutica vivesse nella stessa casa dove prima viveva bin Laden.

Il Bureau of Intelligence and Research del Dipartimento di Stato nel 1999 scrisse un rapporto che esaminava l'attacco alla fabbrica, affermando che la connessione a bin Laden non era sufficientemente accurata. Il New York Times scrisse: "Ora gli analisti hanno rinnovato i loro dubbi e hanno detto all'assistente del segretario di Stato Phyllis Oakley che le prove fornite dalla CIA, sulle quali venne basato l'attacco, erano inadeguate. Oakley chiese loro di controllare nuovamente, poiché ci potevano essere delle altre informazioni che non avevano visto. La risposta arrivò presto: non c'erano ulteriori prove. Oakley convocò tutto il suo staff e tutti si trovarono d'accordo sul fatto che contrariamente a ciò che diceva l'amministrazione, le argomentazioni che collegavano al-Shifa a bin Laden o ad armi chimiche erano deboli." Il presidente delle industrie farmaceutiche di El Shifa, che era critico con il governo sudanese, disse ai giornalisti: "Avevo l'inventario di ogni sostanza chimica e i dati della storia di ciascun dipendente. Non c'erano sostanze chimiche [di gas nervino] che siano state prodotte qui."

Ciononostante, il segretario alla difesa William Cohen nel 2004 testimoniò alla Commissione d'indagine sull'11 settembre, continuando a sostenere che al-Shifa fosse una "struttura legata ad armi di distruzione di massa", che giocava un "ruolo nell'industria di armi chimiche" ponendo l'accento sul rischio che la fabbrica, con l'aiuto del programma chimico iracheno, potesse aiutare al-Qaeda a ottenere armi chimiche.

Il Sudan ha poi invitato gli Stati Uniti a condurre test chimici sul sito per cercare prove che supportassero le loro affermazioni che l'impianto fosse una fabbrica di armi chimiche; finora, gli Stati Uniti hanno rifiutato l'invito a investigare. Ciò nonostante, gli Stati Uniti hanno rifiutato di scusarsi ufficialmente per l'attacco, suggerendo l'idea che alcuni possano ancora ritenere che ci fosse prodotto di armi chimiche.

L'attacco a Khartoum fu condotto con una precisione notevole, poiché tutti i missili lanciati sulla fabbrica non hanno comportato il minimo danno alle aree circostanti, sebbene una persona venne uccisa e dieci rimasero ferite.

Subito dopo l'attacco il governo del Sudan chiese che il Consiglio di sicurezza dell'ONU conducesse un'investigazione sul sito per determinare se fosse effettivamente utilizzato per produrre armi chimiche o precursori. Gli Stati Uniti hanno dall'inizio osteggiato l'investigazione, né hanno mai permesso che un laboratorio indipendente analizzasse il campione che presumibilmente conteneva EMPTA. Michael Barletta conclude che non ci sono prove che la fabbrica di al-Shifa fosse coinvolta nella produzione di armi chimiche e che è ormai evidente che la maggior parte delle accuse iniziali mosse dagli USA fosse infondata.

Conseguenze Il quotidiano The Guardian ha presentato come catenaccio della notizia "La perdita della fabbrica è una tragedia per la comunità rurale che ha bisogno delle medicine", citando Tom Carnaffin, direttore tecnico con "intima conoscenza" dell'impianto distrutto.‘Attack on Sudan political, says former U.S. official', The Guardian, 23 September 1998, as quoted in Ahmed, Nafeez Mosaddeq, "United States Terrorism in the Sudan" , Media Monitors Network. Accessed 2011-08-19. Un mese dopo, un corrispondente dello stesso quotidiano, Patrick Wintour, scrisse che l'impianto "provvedeva al 50 percento del fabbisogno di medicine del Sudan e la sua distruzione ha lasciato il paese senza rifornimenti di clorochina, utilizzata nel trattamento standard della malaria". Ha continuato dicendo che, nonostante ciò, il governo britannico (che ha pubblicamente sostenuto l'attacco) ha rifiutato le richieste di "rifornire il Sudan di clorochina finché il paese non potrà ricostruire fabbriche farmaceutiche".Wintour, Patrick, The Observer, 20 December 1998, as quoted in Ahmed, Nafeez Mosaddeq, "United States Terrorism in the Sudan" , Media Monitors Network. Accessed 2011-08-19. La fabbrica era la principale fonte di antimalarici e di medicine veterinarie per il Sudan, secondo il CBW Conventions Bullettin.The CBW Conventions Bulletin December 1998

L'ambasciatore tedesco in Sudan dal 1996 al 2000, Werner Daum, nel 2001 scrisse un articolo nel quale definì "parecchie decine di migliaia di morti" tra i civili sudanesi a causa della mancanza di medicine, "una supposizione ragionevole".Daum, Werner. ""several tens of thousands of deaths" Universalism and the West, Harvard International Review, An Agenda for Understanding by Werner Daum, The Future of War, Vol. 23 (2) - Summer 2001 Issue. Il direttore regionale della statunitense Near East Foundation, che ha avuto esperienza sul campo in Sudan, scrisse un articolo sul Boston Globe con la stessa stima dei morti e disse che "senza le fondamentali medicine prodotte [dagli impianti distrutti] [...] decine di migliaia di persone - molte delle quali bambini - hanno sofferto e sono poi morte di malaria, di tubercolosi e di altre malattie trattabili [...], [la fabbrica] produceva il 90 percento dei più importanti prodotti farmaceutici sudanesi [...] e le sanzioni contro il Sudan rendono a questo paese impossibile importare l'adeguato quantitativo di medicine richiesto per coprire il vuoto lasciato dalla distruzione dell'impianto. [...] Milioni di persone dovrebbero chiedersi come la Corte Internazionale di Giustizia di Le Hague celebrerà questo anniversario.""tens of thousands of people... have suffered and died from malaria, tuberculosis and other treatable diseases" Jonathan Belke, Boston Globe, August 22, 1999, cited by Richard Dawkins. L'impianto di al Shifa era "l'unico che produceva farmaci contro la tubercolosi, per più di 100.000 pazienti, per circa una sterlina al mese" e "l'unica fabbrica che produceva medicine ad uso veterinario in questo paese, prevalentemente pastorizio. La sua specialità erano le medicine per uccidere i parassiti che passano dalle mandrie ai pastori, una delle principali cause di mortalità infantile in Sudan."James Astill, Guardian, October 2, 2001, cited various.

Nel suo libro "11 settembre" (titolo originale inglese: 9-11: Was There An ALternative?), Noam Chomsky afferma che il bombardamento di al-Shifa è stato un crimine orrendo commesso dal governo degli Stati Uniti che è risultato nella morte di parecchie decine di migliaia di sudanesi a causa di malattie curabili come la malaria e la tubercolosi, poiché privati delle medicine prodotte all'impianto. Nella misura in cui sono avvenute tali conseguenze, possiamo comparare il crimine in Sudan all'assassinio di Patrice Lumumba che ha portato il Congo a decenni di carneficine, che ancora continuano; o al colpo di stato in Guatemala del 1954, che ha portato a 40 anni di mostruose atrocità; e a troppi altri simili a questi."