Nelle opere fantasy di J. R. R. Tolkien ambientate nella Terra di Mezzo, la natura e gli animali non costituiscono un semplice sfondo narrativo, ma assumono spesso un ruolo rilevante nello sviluppo degli eventi e nella caratterizzazione del mondo immaginario. Di seguito sono elencati e descritti gli animali, reali e immaginari, presenti nelle opere di Tolkien sulla Terra di Mezzo.

Aquile

Natura e origini Nel capitolo II Di Aulë e di Yavanna del Silmarillion viene raccontato che le aquile nacquero dal pensiero congiunto di Manwë (Re dei Valar) e Yavanna (Regina della Terra e dei suoi frutti):

Le aquile erano uccelli senzienti, capaci di parlare e di capire i linguaggi, che fungevano da messaggeri di Manwë: infatti il Re dei Valar le aveva inviate sulla Terra di Mezzo per dargli notizia di ciò che accadeva e per offrire aiuto a tutti coloro che lo invocavano, tra cui Uomini, Elfi e Maghi.

Le Aquile della Prima Era Le aquile della Prima Era sono creature di dimensioni immense, la cui apertura alare misura trenta braccia. Sono capeggiate da Thorondor, «Re delle aquile», e hanno il compito di sorvegliare i regni elfici e combattere le forze di Morgoth, Primo Signore Oscuro.

Nelle vicende narrate nel Silmarillion, le aquile non hanno solamente un ruolo di semplici spettatrici, ma intervengono attivamente per salvare i popoli da Morgoth. Il Re delle Aquile Thorondor entra in azione per la prima volta nel capitolo Del ritorno dei Noldor portando in salvo Fingon e Maedhros (quest'ultimo appeso per un polso a una roccia), dal Thangorodrim, dove erano rimasti bloccati dopo il salvataggio compiuto da Fingon.

In un altro episodio, nel capitolo Della rovina del Beleriand e della morte di Fingolfin, Thorondor difende il corpo senza vita di Fingolfin, Re dei Noldor, dal massacro di Morgoth, scagliandosi contro il Signore Oscuro.

Infine, in un passaggio del capitolo XXIII Di Tuor e della caduta di Gondolin, si narra di come le Aquile si avventarono sugli Orchi per proteggere i profughi di Gondolin, e come Thorondor recuperò dall’abisso l'Elfo Glorfindel, così che i profughi potessero offrirgli una degna sepoltura.

La partecipazione delle Aquile culmina nella battaglia finale della Prima Era nel capitolo XXIV Del viaggio di Eärendil e della guerra dell'Ira, dove, accanto a Eärendil e all’armata dei Valar, sconfiggono i draghi, permettendo la definitiva caduta di Morgoth.

Dopo la sconfitta di Morgoth e la fine della Prima Era, i discendenti di Thorondor rimarranno nella Terra di Mezzo, continuando a vigilare sui confini del mondo nelle ere successive.

Le aquile nei racconti della Terza Era Nei fatti della Terza Era, le aquile discendenti di Thorondor sono capeggiate da Gwaihir, il «Signore dei Venti». Le Aquile della Terza Era mantengono la natura di creature senzienti e in grado di parlare e, come le loro antenate, intervengono attivamente come alleate degli Elfi e dello stregone Gandalf.

La prima apparizione delle aquile avviene nel capitolo VI Dalla padella alla brace de Lo Hobbit, quando Gandalf, Bilbo e i nani si trovano intrappolati sugli alberi in fiamme, circondati da Orchi e Warg. In questo passo, le Aquile afferrano con i loro artigli i protagonisti riuscendo così a portarli in salvo.

Un intervento analogo è descritto anche alla fine del capitolo XVII e nel capitolo XVIII , durante la Battaglia dei Cinque Eserciti, scoppiata dopo la morte del drago Smaug tra i nani e l’alleanza tra gli Uomini del Lago e gli Elfi Silvani . L’intervento delle Grandi Aquile è presentato con un’esclamazione di grande sollievo e felicità da parte di Bilbo:

Una dinamica simile si trova anche nel Capitolo II del Libro secondo de Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, nello specifico nel racconto di Gandalf durante il consiglio di Elrond. Infatti lo stregone racconta di come, mentre era prigioniero di Saruman a Isengard, venne portato in salvo da Gwaihir, definito da Gandalf «la più veloce delle Grandi Aquile».

Come evidenziato dalla saggistica critica di Sebastiano Tassinari inserita nel libro Gli animali della Terra di Mezzo, l'apparizione delle Aquile nei momenti più disperati della narrazione non è un semplice espediente di trama, ma rappresenta l'incarnazione della struttura "eucatastrofica" teorizzata da Tolkien. Con il termine "eucatastrofe", l'autore indica un improvviso e miracoloso capovolgimento della situazione quando tutto sembra perduto, un evento che ribalta il destino catastrofico e restituisce la speranza, simboleggiando la grazia e la provvidenza nel mondo secondario tolkieniano.

Ispirazione letteraria medievale e classica delle aquile in Tolkien Le fonti di ispirazione per le aquile in Tolkien sono essenzialmente due: La casa della fama di Chaucer e il Bestiario medio inglese.

Secondo l'analisi di Tassinari, dall'universo di Chaucer Tolkien riprende l'immaginario delle aquile legate all'oro, al sole e alla luce. Per Chaucer, l'aquila de La casa della fama è accostata all'oro poiché rappresenta l'aquila di Giove; allo stesso modo, le creature di Tolkien riflettono la luce solare in virtù del loro legame con Manwë, Re di Arda.

La seconda fonte primaria è il Bestiario medio inglese, nel quale l'aquila viene descritta come un animale capace di fissare direttamente il sole. Questo dettaglio si ritrova nel capitolo VI de Lo Hobbit, in cui si specifica che il Signore delle Aquile delle Montagne Nebbiose «aveva occhi che potevano guardare il sole senza problemi».

Buoi di Araw I buoi di Araw sono dei grandi buoi bianchi che vivono vicino al mare di Rhûn. Essi sono così chiamati dagli uomini di Gondor, che li associano al Vala Oromë, chiamato da loro anche "Araw".J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Appendice A. Annali dei re e dei governatori. Vorondil creò un corno usando una delle corna di un bue di Araw; il "Corno di Gondor" divenne poi un cimelio di famiglia dei Sovrintendenti di Gondor.J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re, Libro V, capitolo 1, «Minas Tirith» Ne Il Signore degli Anelli il Corno viene consegnato a Boromir e si rompe al momento della sua morte.

Cavalli

Sono numerosi i cavalli, i destrieri e i pony presenti nel legendarium tolkieniano. Molti di essi sono dei comuni cavalli, allevati principalmente dai Rohirrim, mentre altri hanno delle facoltà o capacità fisiche superiori, che variano anche in funzione del loro padrone; esempi di questi li si ritrova nei destrieri elfici e in quelli dei Nazgûl (cavalli reali, ma nati e cresciuti a Mordor al servizio dell'Oscuro Signore, così da essere assuefatti alla crudeltà e in grado di sopportare la presenza dei Cavalieri Neri).

Qui segue una lista dei cavalli e destrieri presenti in Arda. Tolkien idea molti personaggi fra queste nobili creature, alcune anche bizzarre, le quali sono onnipresenti nelle vicende degli eroi.

I migliori destrieri della Terra di Mezzo appartengono alla razza dei Mearas. Sono cavalli dotati di una grande intelligenza, una velocità superiore a quella di qualunque altro cavallo della Terra di Mezzo, ed una maggiore longevità. Si dice che vennero portati nella Terra di Mezzo da Béma (chiamato dagli Eldar Oromë).

Tra i Mearas più importanti si ricordano Felaròf, il primo della stirpe; e Ombromanto, il "principe dei cavalli".

Uno di essi fu catturato da Léod, signore degli Éothéod (nome attribuito alla popolazione che in seguito prese possesso del Mark di Rohan); Léod tentò di domarlo e cavalcarlo, ma morì provandoci, poiché il cavallo, una volta montato lo trascinò via, facendogli urtare il cranio su d'una pietra e provocandone la morte. Eorl, figlio di Léod, volle vendetta e per molto inseguì l'animale, ma quando ebbe la possibilità di ucciderlo, non lo fece, chiese però che il debito del cavallo per la scomparsa del padre, venisse saldato con la sua sottomissione a vita. L'animale, comprendente il linguaggio degli uomini, accettò, così Eorl poté cavalcarlo, dandogli il nome di Felaròf. La stirpe di Felaròf venne chiamata Mearas, e questa servì solo ed esclusivamente la famiglia dei Re del Mark, eccezion fatta per Ombromanto che si fece cavalcare da Gandalf.

L'ultimo dei Mearas ad essere citato ne Il Signore degli Anelli è Nevecrino, cavallo di re Théoden, il quale con esso e per esso muore, nella Battaglia dei Campi del Pelennor.

La parola mearas, il cui singolare mearh non viene mai adoperato nelle opere di Tolkien, proviene dalla lingua Anglo-Sassone e significa cavalli.

Asfaloth Frodo è stato ferito dal Re Stregone a Colle Vento, ma Gran Burrone è troppo distante per essere raggiunta a piedi in tempo per salvare lo Hobbit, ed inoltre i Nazgûl lo cercano incessantemente. In aiuto della piccola compagnia giunge l'elfo Glorfindel (sostituito da Arwen nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson), con il suo destriero elfico, Asfaloth. Glorfindel fa montare Frodo da solo sul suo cavallo, il quale lo conduce in una drammatica fuga attraverso le selve sino al Guado del Bruinen, superando in rapidità persino i destrieri dei Nazgûl.

Brego

Brego è il cavallo bruno di Aragorn che compare esclusivamente nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson. Nella pellicola, l'animale apparteneva originariamente a Théodred, figlio di re Théoden morto in battaglia; Aragorn lo incontra nelle stalle di Edoras, imbizzarrito per il trauma, e lo placa parlandogli lingua elfica. Aragorn decide di liberarlo, ma il destriero gli rimarrà fedele per tutta la trilogia: lo salverà seguendo il fiume dopo la sua caduta nel dirupo durante l'attacco dei Mannari di Isengard, e insieme a lui combatterà nella battaglia del Fosso di Helm, dei Campi del Pelennor e ai Cancelli del Morannon. Il nome Brego è un omaggio al secondo storico Re di Rohan, successore di Eorl il Giovane.Personaggio introdotto esclusivamente nella trilogia cinematografica Il Signore degli Anelli di Peter Jackson (in particolare nelle scene della versione estesa de Le Due Torri).

I pony di Beorn Allorché Bilbo Baggins, Gandalf e i tredici Nani dovettero dipartirsi dalle terre di Beorn, lo strano uomo affidò loro alcuni pony che potessero aiutarli durante il tragitto. Tuttavia, i viaggiatori, non appena fossero giunti ai confini del Bosco Atro, avrebbero dovuto rimandarglieli poiché Beorn teneva molto alle sue bestie. I Nani inizialmente non volevano accondiscendere, ma Gandalf li convinse che era più saggio non inimicarsi Beorn.

Bill il pony Durante la sosta degli Hobbit e di Granpasso a Brea, i Nazgûl penetrano nella locanda spaventando tutte le bestie presenti, compresi i pony di Merry, che fuggono per le vie della città. Il giorno dopo, per poter ripartire, i viaggiatori sono costretti ad acquistare una bestia da soma su cui caricare i propri fardelli; ad offrirgliene uno è Billy Felci, un uomo losco al servizio di Saruman, come si scoprirà in seguito. Il pony che vende loro per un prezzo decisamente elevato, battezzato Bill da Sam, è una bestia malandata e denutrita. Tuttavia sotto le amorevoli cure di Samvise Gamgee il pony si riprende straordinariamente, accompagnando la Compagnia dell'Anello sino alle Miniere di Moria, dove a malincuore viene liberato e fugge spaventato dall'Osservatore nell'acqua. Dimostrando una grandissima intelligenza, Bill riesce a percorrere a ritroso i sentieri selvaggi e a fare ritorno a Brea, alla locanda del Puledro Impennato, dove Sam lo reincontrerà al termine delle sue avventure.

Il destriero della Bocca di Sauron Questo cavallo compare solo nel capitolo de Il ritorno del re "Il Cancello Nero si apre". A quanto risulta dalla descrizione dello scrittore, questo destriero cavalcato dalla Bocca di Sauron era enorme ed orribile, tanto da non assomigliare nemmeno ad un cavallo; il suo muso era più simile ad un teschio, e dagli occhi e dalle narici brillava un fuoco rossastro.

Felaróf