San Gennaro non dice mai no è una raccolta di racconti di Giuseppe Marotta pubblicata nel 1948.
Storia editoriale I racconti sono stati scritti dall'autore nel 1947, in occasione di un viaggio di ritorno nella sua città natale, Napoli, dopo vent'anni di assenza.Dalla prefazione dell'autore a
Il libro ebbe subito un discreto successo: pubblicato da Longanesi, esaurì la prima edizione dopo un solo mese. Per "farsi perdonare dal santo" per il titolo irriverente, dopo la pubblicazione, Marotta spedì a una zia del Vomero mille lire affinché comprasse un cuore in argento da regalare a san Gennaro.
Racconti L'autore manifesta l'attaccamento alla città della sua giovinezza e alle proprie origini, tratteggiando con realismo e umorismo alcuni personaggi caratteristici della città partenopea. In San Gennaro non dice mai no, che segue di poco L'oro di Napoli (1947), Giuseppe Marotta racconta il suo ritorno nella città sconvolta dalla recente guerra, ancora alle prese con la miseria e i patimenti, cui il popolo napoletano tenta di porre rimedio con la pazienza e con il coraggio della sopportazione.
La inventano La descrizione di Napoli a marzo, il mese della festa di san Giuseppe e del viaggio in treno dello scrittore di ritorno nella sua città natale, che ritrova ben diversa da come ricordava. La città partenopea è uscita dalla seconda guerra mondiale devastata, che ricorda, nella sua miseria, un romanzo di Victor Hugo.
Forcella Il popolare quartiere di Napoli, il 30 marzo 1947 è un brulicare di venditori di sigarette di contrabbando, attività commerciali improvvisate basate sul mercato nero e sulla ricettazione di merci rubate agli Alleati direttamente dai loro camion. Stupefatto dalla varietà dell'offerta, lo scrittore, scherzando, chiede a una venditrice se avesse "una portaerei di tipo recente"; la donna, accettando lo scherzo risponde "Ne sono momentaneameamente sprovvista. Però ho modo e maniera... Se volete avere la bontà di ripassare...".
Tra la folla si infiltrano i taccheggiatori tra cui uno che, vedendo piangere un uomo, derubato della sua penna, gliela restituisce. Camminando per i vicoli lo scrittore assiste al racconto di "Donna Carmela" della prima uscita della figlia Clementina appena sposatasi. Questa tradizione consiste nella prima passeggiata dei neo sposi da soli, dopo la cerimonia, due giorni di banchetto e una settimana chiusi in casa per consumare il matrimonio. La ragazza, figlia di un benestante macellaio di Forcella, incinta di un ufficiale statunitense, immediatamente dileguatosi, viene proposta in moglie al povero pescatore Riccardino che accetta.
Il mare A Milano l'autore aveva avuto nostalgia del mare che, anche se non frequentato quotidianamente, è sempre presente con i suoi profumi per tutta Napoli. Al lido di San Giovanni a Teduccio, Marotta ricorda un fuggevole contatto con il braccio di un'amica della sorella, mentre a Bagnoli è legato dai ricordi d'infanzia quando, affetto da un principio di tubercolosi, ne doveva frequentare le spiagge all'Ospizio Ravaschieri. Il vero mare di Napoli è tuttavia quello di Borgo Santa Lucia, di Coroglio e di Posillipo. A via Francesco Caracciolo osserva i pescatori tirare a riva il pescato. Al porto di Napoli discute con un portuale che aveva inutilmente presentato al Governo un'istanza e una proposta per dare stabilità economica ai tantissimi che tentano di sopravvivere con quel male remunerato lavoro.
Re Giuseppe
Nell'aprile del 1947, Marotta incontra Giuseppe Navarra, detto "il re di Poggioreale". L'uomo si preoccupa di risolvere i problemi del vasto e popoloso rione. A lui si rivolgono i questuanti, il sindaco, il questore per ogni necessità, piccola o grande, e a tutti Giuseppe dà ascolto. Nato nel 1898, figlio di un commerciante di tessuti di San Giovanni a Carbonara, entrato in seminario a Nola, non ha terminato gli studi sposandosi nel 1918. Dopo essere emigrato in Francia dove ha lavorato a Marsiglia come sommozzatore, è ritornato a Napoli con la moglie e il figlio, prima come commerciante e poi entrando nel grande affare della demolizione degli edifici pericolanti. All'arrivo degli Alleati, Giuseppe diventa il punto di riferimento e uomo di fiducia a Napoli del colonnello Charles Poletti. Giuseppe è dedito alla beneficenza: ha portato a sue spese la corrente elettrica a Poggioreale, ha costruito case popolari, ha dato un tetto agli indigenti e con il principe Stefano Colonna di Paliano ha riportato a Napoli il 26 gennaio 1947 il Tesoro di san Gennaro custodito a Roma. La moglie di Giuseppe, la quarantenne Teresa Sorrentino, racconta la morte del figlio ventenne durante i bombardamenti e di come egli le appaia spesso in sogno.
Il capitale Con l'amico Ubaldo, Marotta visita via dei Vergini, zona di Napoli ricca di artigiani, una gran parte dei quali, quali barbieri e sarti, ricercati in tutt'Italia e all'estero e quindi emigrati. Nelle piccole fabbriche a conduzione familiare lavorano intere generazioni, anche i più piccoli. Guanti, calzature, abbigliamento, vengono creati nei numerosissimi opifici aperti fino a tardi. Nel rione Materdei un'officina fino alle nove di sera, restaura rottami ricreando con maestria automobili. Tutti gli intervistati lamentano che la mancanza di capitale non gli consente di espandere l'attività per soddisfare la grande richiesta di prodotti.
Di Giacomo L'autore incontra la vedova di Salvatore Di Giacomo nella sua casa alla Riviera di Chiaia. La donna ricorda il loro amore, inizialmente osteggiato dai parenti, il loro matrimonio e il loro grande amore che ispirò molte opere del Poeta. Donna Elisa ricorda l'avvilimento del marito quando la sua nomina a Senatore non fu convalidata dal Senato del Regno d'Italia. Alla morte del marito Donna Elisa riprese a lavorare come professoressa di lettere in un ginnasio.
Prima di recarsi dalla vedova di Giacomo, Marotta assiste al funerale di "don Michele l'Assistito". L'uomo era ritenuto avere capacità divinatorie e prevedendo le uscite dei numeri del Lotto. Il povero uomo, abbandonato dalla moglie, non viene mai lasciato in pace dalla grande folla di "cabalisti" che tentano di convertire in numeri giocabili ogni sua più piccola azione o sconclusionata affermazione. Ricoverato in ospedale, neanche lì viene lasciato in pace dal gran numero di giocatori e alla sua morte una folla silenziosa partecipa al suo funerale.
Porzio Con l'amico Ferdinando, l'autore si reca al tribunale di Napoli per assistere all'arringa del famoso penalista Giovanni Porzio. Nonostante le prove schiaccianti contro i suoi clienti, il "principe del Foro" riesce, con la sua abilità, a ottenere le migliori condizioni per i suoi assistiti fronteggiando il collega Guido Cortese. Nel tribunale Marotta scopre che i processi sono frequentati da accaniti sostenitori dei migliori avvocati che, come allo stadio, parteggiano per i loro beniamini.
I migliori Passeggiando con l'amico G. P., cronista "mondano", Marotta ha modo di discutere sul mutato comportamento dell'aristocrazia napoletana e dei personaggi più in luce della città. Prima della guerra la vita culturale partenopea si reggeva sulle feste e sulle iniziative di questi mecenati: il popolo, perciò, adorava senza invidia i personaggi alla moda, gli aristocratici e i ricchi. Ora, invece, gli illustri personaggi non investono più in feste, ricevimenti e celebrazioni, che erano un modo per richiamare l'attenzione del mondo sulla bellezza di Napoli e sul suo fermento. Tutto è cambiato e G. P. si rammarica che nessuno voglia mettersi più in mostra.
Il cigno Marotta si chiede se a Napoli esistano ancora compositori talentuosi come Salvatore Gambardella: quella sera alcuni amici gli presentano il maestro Giuseppe Rossetti, autodidatta e musicalmente "analfabeta", ma capace di comporre, canticchiando, stupende melodie che poi sottopone a musicisti perché le trascrivano su pentagramma. In pizzeria Rossetti si racconta: nato nel 1889 nel quartiere Stella di Napoli, dopo le elementari ha lavorato come guantaio e poi, a venticinque anni, è stato assunto nell'Azienda tranviaria di Napoli. Subito dopo essersi sposato ed aver avuto un figlio, ha combattuto nella prima guerra mondiale; è stato ferito e, tornato a casa ha avuto un altro figlio maschio e tre femmine. Autore di canzoni popolari di grande successo, come Napule n suonno, Nuttata e nustalgia, Mamma e figlia, Passione ardente, Lasselo a chillo, Dicitelo a chi sposa, A nnammurata d e suonne. La sua prima opera, composta nel 1909, è stata Addio, Cunce. Nel 1944 arriva il successo di Catena, incisa in Francia e Spagna e inserita in un film. Rossetti si lamenta che la critica ritenga la sua arte troppo "melodrammatica" mentre invece il pubblico apprezza la sua arte "neoclassica". Uscendo dalla pizzeria il Maestro si attarda con un musicista di strada fischiettandogli all'orecchio la sua nuova creazione inedita Rondinella.
I "pupanti" Marotta passeggia in via Foria, piena di pizzerie e cinematografi; questi ultimi locali intrattengono non solo i paganti che all'interno assistono alla proiezione, ma anche gruppi di persone che all'esterno, gratuitamente, ascoltano i dialoghi dei film e ricostruiscono con fantasia le storie. Sempre in via Foria vi sono alcuni teatrini dell'opera dei pupi gestiti da storiche famiglie di "pupanti" tra cui i Di Giovanni. Nel teatro di questi, l'autore apprende che le storie rappresentate traggono ispirazione dalle reali vicende dei "guappi" napoletani e che la maestria degli artigiani arricchisce lo spettacolo con effetti speciali sanguinosi; anche gli spettatori contribuiscono alle sceneggiature e alcuni compongono musiche di accompagnamento, senza richiedere nulla in cambio. La passione per quel tipo di rappresentazioni è così grande che molti indigenti elemosinano tutto il giorno per racimolare i pochi spiccioli necessari per il biglietto. In via Foria, Marotta incontra don Espedito Salerno con un passato di truffatore: la sua vicenda è singolare. A diciotto anni è stato costretto a un matrimonio riparatore con Lucia, dopo averla messa incinta. Alternando piccole truffe a lavori precari, finalmente Espedito trova lavoro come postino. La routine quotidiana e le ristrettezze economiche avevano assopito l'amore tra Vincenzo e Lucia fino al giorno in cui l'uomo, durante un giro di consegne, vede la moglie passeggiare per via Chiaia. Senza neanche riflettere, Espedito abborda la donna e la trascina su un prato appartato dove sfogano la loro ritrovata passione. L'amore tra lui e Lucia è rinato. Espedito si licenzia riprendendo l'attività di truffatore.
I Pellegrini L'autore si reca all'Ospedale dei Pellegrini, fondato nel 1579 da Fabrizio Pignatelli nella zona Pignasecca. Qui vengono curate le vittime di aggressioni o incidenti. Nel cortile tra l'Ospedale e l'adiacente chiesa è posizionata una campanella che viene suonata ogni volta che arriva un ferito: a tale abitudine si collega il popolare modo di dire con il quale si minaccia di passare alla violenza: "Farò suonare la campanella dei pellegrini". Colloquiando con il professore Tritto che lavora all'Ospedale dal 1902, Marotta viene a sapere che un gran numero di soccorsi include i cosiddetti "sfregi", ossia delle aggressioni perpetrate ai danni di donne da presunti uomini traditi che ne deturpano il volto con vistosi tagli. Per fortuna questa barbara forma di vendetta, che molto spesso prelude a una riconciliazione, sta cadendo in disuso. A tal proposito si ricorda la storia di Amelia, timida e solitaria donna, gravemente sfregiata una sera in un vicolo, senza apparente motivo. Fu portata all'Ospedale dei Pellegrini e inutilmente interrogata dalla polizia. Lo scrittore sospetta che la donna si sia autoinflitta la ferita, bisognosa di attenzioni. Fu proprio grazie all'inaspettata notorietà, dovuta alla curiosità del popolino, che la donna conobbe il suo futuro marito.
Riviera