Problematicità di una definizione

Il complesso sistema d'insegnamento superiore in vigore nel periodo classico dell'Islam (VII-XI secolo all'incirca), sul quale ancora discutono gli studiosi favorevoli ad accostamenti concettuali con il sistema universitario cristiano-occidentaleSi veda ad es. Philip Hitti, Storia degli Arabi (ed. orig. History of the Arabs, Londra, Macmillan & Co. Ltd, 1964), Firenze, la Nuova Italia, 1966, p. 468, che cita in sostegno di questa tesi anche Reuben Levy, A Baghdad Chronicle, Cambridge, CUP, 1929, p. 193, affermando: ... «Sembra acquisito che alcuni particolari della sua organizzazione siano stati copiati dalle prime università europee». - inaugurato in Italia nell'XI secolo con la Scuola medica salernitana, l'Università di Padova e, infine, con Bologna - e quanti negano invece qualsiasi somiglianza concreta con esso, deve prioritariamente tentare di sgomberare il campo dall'equivoco che il luogo delegato all'insegnamento nelle aree islamiche fosse sempre e soltanto la Madrasa (in arabo ﻣﺪﺭﺳـة).

In realtà essa sorse non prima della seconda metà dell'XI secolo, a opera dei nuovi arrivati turchi Selgiuchidi. Lo studioso statunitense Ira M. Lapidus, afferma:

Essendo del tutto assurdo pensare che nel mondo islamico non si conducessero studi di alto profilo fino a quel periodo, si dovranno necessariamente indicare le strutture a ciò dedicate tra il VII e l'XI secolo.

Maktab e jāmiʿ (o masjid) Occorre innanzi tutto tener presente che per un protratto periodo - almeno fino all'inizio dell'età abbaside (750-1258) - il sistema d'istruzione rimase estremamente informale e individualisticoMunir-ud-Din Ahmed, Muslim Education and the Scholar's Social Status up to the 5th century Muslim Era (IIth century Christian Era) in the light of Ta'rīkh Baghdād, Zürich, Verlag 'Der Islam', 1968, Studies in Islamic History, pp. vii + 290. e ricordare come le classi più agiate (khaṣṣa) usassero assumere pertanto a proprie spese istitutori (muʾaddib), ospitandoli spesso nelle loro abitazioni, mentre per la gente semplice (ʿāmma), interessata all'apprendimento della semplice lettura e scrittura, i luoghi deputati erano senza alcun dubbio i maktab. Una terza possibilità, col tempo sempre più invalsa, era quella di seguire i corsi d'insegnamento organizzati sempre più frequentemente nelle moschee (jāmiʿ e masjid). Non deve trarre in inganno il fatto che nella jāmiʿ (o masjid) il curriculum formativo prevedesse esclusivamente lo studio del Corano e delle cosiddette scienze religiose, o ʿulūm dīniyya, ad esso connesse. Sotto questa generica etichetta si trovava infatti una molteplicità di materie, tutte direttamente o indirettamente collegabili al Corano: innanzi tutto la lingua araba, usata per trascrivere la prima Rivelazione orale di Maometto, con la sua grammatica (fonetica, morfologia e sintassi), la Linguistica araba in genere, la Lessicografia, il diritto religioso (sharīʿa) che dal Corano scaturisce, ma anche quello positivo (fiqh), di elaborazione umana ma rispettoso della cornice coranica, la storia, la poesia e il genere epico-narrativo dei cosiddetti Ayyām al-ʿArabOssia "i giorni degli Arabi", che narravano imprese di età anche immediatamente precedenti alla comparsa dell'Islam., così ricche di spunti storici, la logica, la filosofia, la teologia, o ʿilm al-kalām.

La prima sede di studio fu con ogni probabilità quella della stessa moschea di Medina (che comunicava con l'abitazione di Maometto e delle sue mogli, dove il profeta era quindi vissuto, morto e inumato, in una città in cui si era formato, grazie al Rescritto di Medina, il cosiddetto "Islam politico" -Umma-, in cui aveva operato come "uomo di Stato" Maometto e in cui avevano governato i suoi primi quattro successori politici, i califfi).Abū l-Faraj al-Iṣfahānī, Kitāb al-Aghānī, ed. M. J. de Goeje), 21 voll., E. J. Brill, Leyde (ma stampato a Būlāq, al Cairo), 1879-1901, vol. I, p. 48 e IV, pp. 162-163.

Ad essa seguirono - secondo la medesima logica - altre moschee erette nei luoghi del "potere" califfale e governatorale - Damasco, Ramla, Kufa, Bassora, Fustat, Qayrawan - in cui si coniugavano necessariamente, proprio per la natura del potere islamico, aspetti religiosi e politici. Secondo il poligrafo Suyūṭī (1445-1505)Ḥuṣn al-muḥāḍara fī tārīkh Miṣr wa-al-Qāhira, Muḥammad Abū al-Faḍl Ibrāhīm (ed.), 2 voll., Il Cairo, Dār al-fiqh al-ʿarabī, 1967, I, p. 131. il califfo ʿUmar II avrebbe inviato Ibn Abī Ḥabīb a Fusṭāṭ (Egitto) perché insegnasse nella moschea di ʿAmr b. al-ʿĀṣ le discipline legate al Corano.The Encyclopaedia of Islam, II ediz., s. v. «Madrasa» (J. Pedersen-[G. Makdisi]).

Madrasa Un grande cambiamento si ebbe a partire dal IX secolo: un periodo in cui la cultura e l'economia musulmana conobbero una formidabile crescita e si evidenziarono nuove necessità per amministrare al meglio un impero eccezionalmente esteso e multiforme. Accanto alle discipline religiose, e in logica risposta al poderoso movimento di traduzione di opere greche, persiane (medio-persiano, cioè la lingua pahlavi), copte e indiane, si avvertì l'urgente necessità di studiare approfonditamente anche le cosiddette "scienze naturali", a volte chiamate "antiche".

Seyyed Hossein Nasr così scriveva:

Il compito di affiancare alle "scienze religiose" quelle "profane" fu assolto convenientemente dal potere politico e non è quindi un caso se tra i primi esempi di luoghi deputati all'istruzione, nel senso più ampio del termine, troveremo la capitale califfale di Baghdad. La consapevolezza che questo ampliamento di orizzonti conoscitivi fosse necessario fu espressa nel IX secolo da al-Kindī (870-950) che, basandosi sul ḥadīth profetico «Uṭlub al-ʿilm wa law fī Ṣīn», ossia "Cercate la conoscenza, foss'anche in Cina",Indicazione che, tra l'altro, legittimava l'acquisizione della conoscenza anche di origine pagana: motivo di importanza basilare per capire la capacità sincretica della rozza cultura araba degli esordi dell'Islam, venuta in repentino e vivificante contatto con le culture ben più progredite che la circondavano e che, in parte, saranno assoggettate politicamente. esortava allo studio anche delle scienze "antiche", come le scienze naturali venivano anche chiamate. L'espressione più compiuta di un simile pensiero fu tuttavia quella enunciata dal filosofo arabo al-Fārābī che, in pieno IX secolo, nella sua Enumerazione delle scienze (K. iḥṣāʾ al-ʿulūm),Tradotto da Gherardo da Cremona sotto il titolo De scientiis ed edito nel 1932 a Madrid dal prof. A. Gonzalez Palencia. indicava così ciò che egli riteneva fosse necessario insegnare nelle istituzioni di studio superiore: Scienza del linguaggio Logica Aritmetica Geometria Ottica Astrologia Musica Scienza dei pesi Scienza della costruzione di strumenti Fisica Metafisica Diritto TeologiaSeyyed Hossein Nasr, op. cit., pp. 52-53.

Questo ampio panorama di discipline e il vasto pubblico che esso poteva raccogliere non poteva trovare più ospitalità nella normale moschea (jāmiʿ o masjid), per lo più di dimensioni abbastanza limitate, nei cui ambienti silenziosi e puliti i discenti potevano trovare più agevolmente concentrazione nello studio. Non volendo cambiare radicalmente questo stato di cose, salvo il cercare ambienti più ampi, il mondo dell'insegnamento superiore trovò utile approfittare del cosiddetto masjid khān, vale a dire una moschea attrezzata con un certo numero di stanze, in cui potessero essere ospitati a pagamento gli studenti (ma, in seguito, anche i docenti), e in vari casi della più capiente moschea-cattedrale delle città islamiche, chiamata Jāmiʿa (in arabo ﺟﺎﻣﻌـة, termine usato oggi per riferirsi all'università), il cui significato è quello di "comunità": perfetto equivalente quindi del latino universitas, ossia "corporazione dei discenti".S. v. «Università», in Lessico Universale Treccani. Sul controverso tema dell'esistenza o meno dell'"Università" nel mondo islamico classico (VII-XIII secolo), si veda quanto pubblicato da R.Y. Ebied e M.J.L. Young, "Did the Arabs invent the university", su Times Higher Education Supplement, 2 May 1975. I due autori, riprendendo tale tema trattato criticamente da G. Makdisi, prestigioso docente ad Harvard e nella University of Pennsylvania di Philadelphia (USA), si esprimono in senso positivo alla possibilità di un ravvicinato raffronto con l'esperienza dell'Europa cristiana. Non mancano tuttavia studiosi contrari a un simile accostamento.

È solo a partire dall'XI secolo, come conseguenza dell'assunzione del potere politico da parte dei Selgiuchidi, che fu istituita la prima madrasa: una struttura d'insegnamento a carattere privatistico, imperniata sulla personalità di un ʿālim, che riprendeva di fatto il modello del masjid khān e che metteva a frutto gli spazi giuridici concessi dall'istituto del waqf, anche se, per quelle di maggior prestigio, non mancarono sovvenzioni più o meno generose da parte dal potere califfale o governatorale, oltre alla pretesa del potere religioso di sindacare il livello di competenza del suo insegnamento.Secondo Abû Shama, citato da A. S. Tritton (Muslim Education in the Middle Ages, Londra, Luzac and Co. Ltd., 1957, p. 91), «lo Stato esercita una supervisione sull'insegnamento, come quello della Niẓāmiyya, per cui deve essere ottenuta l'autorizzazione del Califfo prima che un posto d'insegnamento sia occupato.» Ira M. LapidusOp. cit., p. 177. ipotizza che una prima madrasa sia stata sperimentata in Khorasan, le informazioni della maggioranza degli storici arabi indicano come primo esempio la Niẓāmiyya, eretta nel 1065-67 a Baghdad dal visir persiano, al servizio del Sultano selgiuchide Malikshah: Niẓām al-Mulk (nella quale insegnerà per un certo tempo Ghazālī), anche se in effetti da al-MaqrīzīKhiṭaṭ, ed. G. Wiet, 4 voll., Cairo, 1324-1326H./1907-1909, IV, p. 192. e da Suyūṭī,Ḥuṣn al-muḥāḍara... cit., II, 141. sono indicate come esempi precedenti di strutture d'insegnamento superiore, la Madrasa al-Bayḥāqiyya (fondata da al-Bayḥāqī) e la al-Saʿīdiyya (fondata dall'emiro Naṣr b. Subuktegīn), entrambe a Nishapur, In Khorasan, una terza fondata da Abū Saʿd Ismāʿīl al-Astarābādī e una quarta creata per permettere di tenere i suoi corsi ad Abū Isḥāq al-Isfarāʾinī (m. 1027).Johs. Pedersen, s. v. «Masdjid», in The Encyclopaedia of Islam (I edizione, 1913-1936), pp. 353-354.

Sulla distinzione tra le due tipologie islamiche d'insegnamento superiore - madrasa e jāmiʿa - è intervenuta l'islamista Biancamaria Scarcia Amoretti, ordinaria dell'Università di Roma, che così scrive:

ma anche Carmela Baffioni, studiosa italiana di filosofia islamica, nonché Accademica lincea, afferma:

Un ramo del sapere che talora si studiava (ma solo sotto il profilo teorico) nella moschea e nella madrasa era la medicina, praticata sui pazienti di ogni sesso e possibilità economica in appositi e ben distinti spazi, come il Bayt al-Ḥikma di Baghdad. Ospedali, insomma, sorti su modello probabilmente persiano (da cui il termine māristān o bīmāristān, ossia "luogo del malato"), che avevano preso come modello di riferimento l'Accademia sasanide di Jundishapur, risalente al III secolo d.C.Cyril Elgood, A Medical History of Persia, Cambridge, Cambridge University Press, 1951. A quel medesimo modello, con molta probabilità, s'era già ispirato, prima della Bayt al-Ḥikma, il califfo omayyade al-Walīd I (705-715), inaugurando nel 707 il primo ospedale della storia islamica: quello di Damasco, capitale califfale.

Jamāʿa IX secolo Dei primi del IX secolo è proprio il Bayt al-Ḥikma, un complesso originariamente sorto forse per ospitare la biblioteca privata del califfo abbaside Hārūn al-Rashīd e poi trasformato e notevolmente ampliato a partire dall'832, per disposizione del figlio al-Maʾmūn.Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo) - 1. - Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003, p. 209.