Per Roma medievale si intende la storia della città di Roma in età medievale, dal 476 al 1492.

Storia Eruli ed Ostrogoti La caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 non cambiò molto le cose per Roma. Gli Eruli di Odoacre e quindi gli Ostrogoti di Teodorico continuarono, come gli imperatori che li avevano preceduti, a governare l'Italia da Ravenna. L'amministrazione della città era affidata al Senato, da lungo tempo privato dei suoi originari poteri, e sempre maggiore importanza acquistava il Papa, che in genere veniva da una famiglia senatoria. Durante il regno di Teodorico venivano ancora restaurati gli edifici pubblici cittadini a cura dello Stato.

Il Regno ostrogoto in Italia fu caratterizzato da molti risultati positivi, come il ristabilimento di parte dell'antica prosperità dell'Italia e la conquista di vari territori dell'ex Impero romano d'Occidente, come la Provenza, il Norico e la Pannonia. Il sistema statale tardo-romano non venne abolito: le cariche civili (come i governatori civili delle province, i vicari delle diocesi e il prefetto del pretorio) continuarono ad essere esercitate da cittadini romani, sebbene la loro autonomia fosse limitata da un funzionario goto detto "conte". Teodorico, nonostante fosse di fede ariana, come del resto il suo popolo, si dimostrò tollerante nei confronti dei suoi sudditi romani e cattolici.

Deceduto Teodorico (526), il trono fu ereditato dal nipote Atalarico sotto la reggenza della madre Amalasunta; perito anche Atalarico in tenera età, Amalasunta fu costretta a condividere il trono con Teodato (534). Nel frattempo (527) era asceso sul trono dell'Impero romano d'Oriente un nuovo ambizioso imperatore, Giustiniano I, che ambiva alla riconquista dei territori che un tempo appartenevano alla pars occidentis. Conclusa una pace con la Persia (532), Giustiniano decise di riconquistare l'Africa, finita in mano ai Vandali: la spedizione, affidata al generale Belisario, si risolse con un successo e con l'annessione dell'Africa vandalica all'Impero. Nel frattempo Giustiniano strinse relazioni amichevoli con Amalasunta, con cui sembra avesse avviato trattative per la cessione dell'Italia all'Impero. Le tendenze filo-bizantine di Amalasunta erano però osteggiate da parte dei Goti e nel 535 Teodato, messosi d'accordo con la frangia anti-bizantina dei Goti, organizzò un colpo di stato con cui rovesciò ed esiliò Amalasunta sull'Isola Martana, un'isola del Lago di Bolsena; quest'ultima venne poi strangolata per ordine di Teodato quello stesso anno. Giustiniano, alleato di Amalasunta, colse il pretesto per dichiarare guerra ai Goti.

Roma bizantina

Tra la guerra greco-gotica, iniziata a Roma con la presa del generale Belisario nel 536, e l'alleanza di papa Stefano II con il re dei Franchi Pipino il Breve stipulata alla metà dell'VIII secolo, la città fu sotto il dominio dell'Impero bizantino, mentre l'amministrazione e il mantenimento della città furono assunti dal papa, che progressivamente si conquistò una sempre maggiore autonomia. Grande figura di questo periodo fu papa Gregorio Magno, che tra la fine del VI secolo e gli inizi del VII riorganizzò l'amministrazione pontificia, le attività ecclesiastiche nella città e i possedimenti terrieri che consentivano alla Chiesa di farsi carico dell'assistenza ai cittadini.

La guerra gotica Nel 536 la città fu presa dal generale bizantino Belisario, che nell'ambito del tentativo di riconquista della maggior parte dei territori dell'antico Impero romano d'Occidente da parte dell'imperatore d'Oriente Giustiniano I, aveva invaso l'Italia nel tentativo di riunirla all'Impero romano. Belisario, dopo aver fatto fortificare Cuma e Napoli,. si diresse verso Roma dove, nel dicembre 536, venne acclamato come un liberatore, e gli furono aperte le porte nonostante la presenza delle guarnigioni di Ostrogoti in città.. Il capitano della guarnigione gota, Leutari, venne inviato a Costantinopoli per consegnare le chiavi della Città Eterna a Giustiniano. La liberazione di Roma dai barbari venne festeggiata con i Saturnali, e Belisario decise di marciare oltre sottomettendo anche città come Narni, Perugia e Spoleto..

Assedio di Roma (537-538)

Vitige, re degli Ostrogoti, non era comunque disposto ad arrendersi e preparava la riconquista di Roma: a due miglia dalla città Bizantini e Goti combatterono una battaglia che vide prevalere i primi, i quali uccisero più di mille nemici e li costrinsero alla fuga.. Si diffuse il timore, poi rivelatosi infondato, che Belisario fosse morto in battaglia: in realtà il generale era stato solo ferito. Tuttavia i Goti non si arresero e tornarono ad assediare la città: l'assedio durò per un anno ma fallì,. ed i Goti furono costretti a ritirarsi con gravi perdite (si dice che circa 1/3 dell'esercito goto andò distrutto)..

Essendo in inferiorità numerica ( bizantini contro goti), Belisario decise di attuare la sua tattica preferita, ovvero evitare di affrontare per quanto possibile in uno scontro aperto il nemico ma piuttosto rinserrarsi in una fortezza ben protetta e logorare il nemico assediante conducendo azioni di guerriglia.. La tattica funzionò e nel 18º giorno di assedio un assalto alle mura da parte dei Goti fu respinto infliggendo al nemico pesanti perdite; da quel momento in poi i Goti non osarono più assaltare le mura, preferendo piuttosto cercare di spingere il nemico alla resa per fame, bloccando i rifornimenti alla città assediata con l'occupazione di Porto (il porto di Roma). La superiorità della flotta imperiale su quella gota permise comunque alla città di ricevere rinforzi e rifornimenti anche nei momenti peggiori.

Durante l'assedio della città il popolo patì la fame e la carestia per il progressivo esaurirsi delle riserve di cibo; Belisario cercò di fare quello che poté per soddisfare i bisogni dei Romani ma rigettò con disdegno la proposta di capitolare al nemico.. Prese delle severe precauzioni per assicurarsi la fedeltà dei suoi uomini: cambiava due volte al mese gli ufficiali posti a custodia delle porte della città, ed essi venivano sorvegliati da cani e da altre guardie per prevenire un eventuale tradimento..Procopio, De Bello Gothico, I, 25. Quando venne intercettata una lettera che assicurava al re dei Goti che la Porta Asinaria sarebbe stata segretamente aperta alle sue truppe, Belisario bandì numerosi senatori e convocò nel suo ufficio (Palazzo Pinciano) papa Silverio e gli comunicò che per decreto imperiale non era più Papa e che era stato condannato all'esilio in Oriente.. Al posto di Silverio venne nominato papa Vigilio, che aveva comprato la nomina a Papa per 200 libbre d'oro. Belisario nel fare ciò obbediva agli ordini dell'imperatrice Teodora che voleva un Papa contrario alle tesi propugnate al Concilio di Calcedonia.

Belisario chiese urgentemente all'Imperatore nuovi rinforzi in quanto le truppe che aveva non erano sufficienti per soggiogare l'Italia:.Procopio, De Bello Gothico, I, 24.

Giustiniano rispose alle richieste del suo generale inviando in Italia mercenari tra slavi e unni, sotto il comando dei generali Martino e Valente; in seguito vennero inviati anche isauri e più di cavalli,. e tutti questi rinforzi si riunirono a Roma. Sentendosi più sicuro, Belisario continuò ad attuare la sua tattica di logoramento, inviando di volta in volta piccoli reggimenti di arcieri a cavallo fuori le mura a combattere brevi scontri contro il nemico, raccomandando loro di tenersi a distanza dal nemico usando solo frecce e di tornare dentro le mura non appena queste fossero finite. Grazie alla superiorità degli arcieri a cavallo bizantini, contro i quali i mal equipaggiati e appiedati arcieri goti non potevano competere, i Bizantini uscirono complessivamente vincitori nei 69 combattimenti svoltisi fuori le mura nel corso dell'assedio..

I Goti, successivamente, tentarono di bloccare l'arrivo di rifornimenti alla città assediata bloccando la via Appia e la via Latina; nonostante i Romani, oppressi dalla fame, pregassero il generale di affrontare i Goti in campo aperto per porre fine all'assedio e, con esso, alle loro sofferenze, Belisario decise di non tentare azioni rischiose, essendo conscio che ben presto sarebbero giunti da Bisanzio nuovi rinforzi; per risolvere il problema del cibo, inviò il suo segretario Procopio a Napoli con l'incarico di procurarsi alimenti da trasportare nella Città Eterna, missione che ebbe successo e non fu ostacolata dai Goti. La mancata opposizione dei Goti fece comprendere a Belisario che anch'essi erano esausti per il lungo assedio, per cui decise di adoperare una nuova tattica: diede ad alcuni suoi soldati il compito di assalire i convogli dei Goti e prese altre misure per fare in modo che «credessero di essere assediati non meno dei loro nemici». Ben presto anche i Goti soffrirono la fame e furono colpiti da una carestia. Nel frattempo ulteriori rinforzi raggiunsero Roma, ingrossando le file dell'esercito di Belisario.

I Goti decisero di negoziare allora la pace, proponendo ai Bizantini la cessione della Sicilia in cambio della fine delle ostilità.Procopio, De bello Gothico, II, 6. Belisario, pur rifiutando le offerte dei Goti, permise ai loro ambasciatori di parlare con Giustiniano, che concesse una tregua di tre mesi durata poi per tutto l'inverno..

Durante la tregua, Belisario decise di creare un diversivo in modo che i Goti levassero l'assedio:Procopio, De bello Gothico, II, 10. egli infatti ordinò a Giovanni, nipote di Vitaliano, di conquistare il Piceno, provincia che conteneva molte ricchezze e che era stata sguarnita dai Goti per tentare la presa di Roma.. Vitige, venuto a conoscenza che Giovanni aveva conquistato il Piceno e concentrato le sue ricchezze nelle mura di Rimini, decise di togliere l'assedio. Dopo un anno e nove giorni di assedio, i Goti si ritirarono quindi dalle mura della Città Eterna.

Belisario provvide quindi a conquistare il resto dell'Italia, espugnando Ravenna nel 540 e catturando il re Vitige. Giustiniano, ritenendo la guerra ormai conclusa, richiamò Belisario in Grecia. In realtà gli Ostrogoti si riorganizzarono, e, sotto la guida di re Totila, sottomisero tra il 541 e il 544 molte regioni del sud Italia, tra cui Napoli. Totila inoltre ottenne l'appoggio della popolazione, inasprita dall'eccessivo fiscalismo bizantino. Giustiniano infatti aveva inviato in Italia, immediatamente dopo la partenza di Belisario, un esattore (logoteta) rapace di nome Alessandro detto Forficula ("forbicella").Procopio, II, 1;

Assedio di Roma del 546

Vista la situazione disperata, nel 544 Belisario fu nuovamente inviato in Italia. Il generale organizzò la spedizione a sue spese e, con un esercito di uomini tra Traci e Illirici, sbarcò ad Otranto riuscendo a liberarla dall'assedio goto;Procopio, De Bello Gothico, III, 10. tuttavia la scelta sbagliata della sede da cui condurre le operazioni militari, Ravenna,Procopio, De Bello Gothico, III, 11. influenzò negativamente il proseguimento della guerra: l'antica capitale dell'Impero d'Occidente era infatti poco adatta in quanto lontana da Roma e dal mezzogiorno d'Italia, che bisognava liberare dai Goti di Totila. A influenzare negativamente la guerra contribuirono anche gli scarsi rifornimenti di uomini e mezzi, dovuti alla gelosia di Giustiniano; per la carenza di denaro Belisario fu costretto a depredare gli Italici, causando tra le altre cose la resa di Spoleto, che venne consegnata ai Goti da Erodiano a cui Belisario aveva chiesto dei soldi giungendo persino a ricattarlo con ogni sorta di minacce.Procopio, Storia Segreta, 8. Sempre per lo stesso motivo, Belisario fu costretto a viaggiare da una postazione all'altra facendo il periplo per mare, non potendo affrontare una battaglia via terra contro i Goti per la sua inferiorità numerica.

Nell'estate del 545 Belisario scrisse all'Imperatore la seguente lettera:Procopio, De Bello Gothico, III, 12.