La chiesa di Santa Maria di Portonovo è un prezioso esempio dell'architettura romanica delle Marche. Immersa nello scenario naturale della Riviera del Conero, affacciata sul mare Adriatico, costituisce un esempio di armonico inserimento dell'opera dell'uomo nella natura. Sorge infatti tre le pendici del monte Conero e la spiaggia di Portonovo, località del comune di Ancona (Portonovo è una delle contrade della frazione del Poggio).

Storia

Santa Maria di Portonovo è un capolavoro dell'architettura romanica non solo marchigiano, ma per l'intero romanico italianoPaolo Piva, Marche Romaniche, Jaka Book-D'Auria editrice. Si elencano le pagine da cui sono state tratte alcune notizie riportate nella voce: "...è un monumento capitale per l'intero romanico italiano": pagina 85; "...è l'unica sopravvivenza di un monastero benedettino": pagina 85; "...nella seconda metà del secolo XII l'istituzione monastica era già molto potente": pagina 86; "...l'edificio è da leggersi strutturalmente come la somma di tre chiese: una basilica principale a tre navate e due oratori asimmetrici...": pagina 90.

Questa chiesa, col suo adiacente monastero (distrutto dopo il 1320), è l’unico edificio di cui si ha notizia storica a trovarsi nella zona dei due golfi di Portonovo. Per circa 680 anni è stato così, poiché la Torre Clementina, poco distante, venne costruita solo nel 1716 ed il "giovane" Fortino risale solo a dopo il 1811. Se s'immagina quindi questo scenario: monte, mare, chiesa, monastero; niente borgo, niente strade, se non un angusto sentiero che serpeggiava sul monte, aree paludose nelle vicinanze...., si descrive un ambiente certo non molto dissimile da quello che i monaci Benedettini solitamente prediligevano per la costruzione dei loro edifici monastici.

Quest'ordine religioso fu fondato da San Benedetto da Norcia nel VI secolo, stabilendo che i suoi monaci avrebbero pregato e lavorato. “Ora et labora” era la sintesi della Regola, l'insieme di norme che Benedetto raccolse per dare direttive ai suoi confratelli sull'organizzazione della vita monastica, e in cui queste due attività erano minuziosamente cadenzate nel corso della giornata.

Nel 1177 Papa Alessandro III decretò che nel monastero di Portonovo si dovesse osservare inviolabilmente la regola benedettina. Un passo della Regola stessa fornisce forse la spiegazione in merito all’assenza di "firma dell’autore" in relazione alla costruzione della chiesa: "...se nel monastero vi saranno degli artigiani, esercitino la loro arte con grande umiltà, sempre che lo permetta l’abate...". Non deve quindi stupire che non ci sia traccia del nome del magister lapidum o del magister fabrorum autore delle magnifiche forme della Chiesa di Santa Maria, che nonostante l’acuto dente del tempo rimangono ancor'oggi superbe. Questo rientra certo nell’ottica benedettina. Umiltà, sinonimo di anonimato. Ma il lavoro del benedettino era anche quello duro, durissimo dei campi, delle selve; si hanno notizie di disboscamenti, di deviazioni di corsi d’acqua per creare una difesa a chiese, monasteri e possedimenti monastici. Le generazioni seguenti hanno dovuto e debbono, ancora oggi, molto a questo ordine, silenzioso custode tra l’altro di biblioteche ed archivi di inestimabile valore storico- artistico, nonché, ovviamente, religioso.

I Benedettini, forse di provenienza franco-normanna"Marche" Guida TCI, 1997, costruirono quindi la Chiesa dedicata a Santa Maria, secondo lo stile lombardo, nella baia di Portonovo, su un piccolo rialzo roccioso che si protendeva nel mare, lambito dal verde della macchia mediterranea; per accedervi si percorre una strada stretta tra il mare ed un piccolo lago costiero, detto lago Profondo.

La questione della datazione La datazione della sua edificazione è controversa: secondo l'architetto Giuseppe Sacconi, Luigi Serrasoprintendente ai monumenti delle Marche e dell'Umbria a partire dal 1902, successore del Sacconi, M. Marinelli e G. Aurini la chiesa fu costruita nel XI secolosoprintendente ai monumenti delle Marche e dell'Umbria dal 1891 al 1902; secondo lo storico dell'arte Wolfgang Krönig la costruzione risale alla metà dell'XI secoloWolfgang Krönig è stato uno storico dell'arte, nato nel 1904, esperto di arte bizantina e medievale, autore di numerosi saggi sui monumenti e le chiese siciliane, tra cui: “Il Duomo di Monreale e l'architettura normanna in Sicilia”, “Monumenti d'arte in Sicilia”, “Vedute di luoghi classici della Sicilia. Il viaggio di Philipp Hackert del 1777”. secondo l'ing. Costantino Costantini l'edificio fu completamente ricostruito nel XIII secolo.

La prima informazione sul monastero e la chiesa di Portonovo sembra risalire al 1034: "L’anno 1034 di nostra salute un tal Stefano di Germano del quondam Teobaldo Grimaldi dal Poggio, castello della diocesi anconitana e più vicino al detto luogo, fece donazione di 35 misure di terra, chiamate in quel tempo “modioli”, accioché in quel sito dove al presente si vedono le vestigia di detta abbadia e chiesa ancora in essere, si edificasse un tempio alla Beatissima Vergine Maria: come rogo in detta donazione Michele notaro anconitano, il 7 luglio anno 1034, copia del qual rogito si trova nell’archivio delle scritture del capitolo di San Ciriaco di Ancona". Questo documento purtroppo viene solamente riportato, in quanto, malauguratamente, l’originale è andato perduto, e, pertanto, non ne è certa l’autenticitàVedi “Istoria di Ancona, capitale della Marca Anconetana dell'Abbate Leoni anconitano”, Ancona, Tip. Baluffi, 1810, che, a sua volta, cita il ricercatore Camillo Albertini.. Secondo altri, l'abbazia sarebbe stata donata nel 1038 ad alcuni canonici dal conte Ugo di Mezone dei Conti Cortesicfr. le origini dei Conti Cortesi di Sirolo nel forum "I nostri avi" di Sirolo, insieme alla moglie Adelasia, Amezone (o Amizzo) di Maurizio e Uffredo (o Aufrido) di Amezone.

La crescita d’importanza del monastero

L’importanza del monastero di Portonovo tra l'XI ed il XIII secolo è dimostrata dal fatto vi soggiornò fino alla morte San Gaudenzio, che, dal 1030 circa al 1042, fu vescovo di Ossero, o Ossaro, nell’attuale Croazia. La sua fermezza nel difendere la santità del sacramento del matrimonio lo obbligò ad allontanarsi dalla sede vescovile, riparando prima a Roma, presso il papa Benedetto IX, quindi ad Ancona, dove chiese asilo alla Comunità benedettina di Portonovo e dove rivestì l'abito monastico, ricevendolo dalle mani di San Pier Damiani. La permanenza presso il Monastero di Santa Maria di Portonovo perfezionò la sua vita e, secondo quanto tramandano le tradizioni, la sua già alta spiritualità venne attestata dal dono dei miracoli. Concluse la sua esistenza nella stessa Abbazia, il 31 maggio dell'anno 1044 ed ivi fu sepolto, continuando la sua azione taumaturgica anche dopo la sua morte.

Gli Ossaresi non vollero però che il loro Vescovo rimanesse lontano da loro e ne richiesero il corpo; avutone un rifiuto, non ebbero timore di rubarlo, riportandolo nella loro città, dove ancora si trova sepolto, nella Cattedrale dell'Assunzione di Maria.

Ugualmente, i ripetuti privilegi pontifici concessi all'Abbazia da parte del Papa Alessandro III nel 1177, del Papa Lucio III nel 1184 e del Papa Onorio III nel 1222, e da vari imperatori testimoniano dell'importanza e della ricchezza raggiunte dal monastero di Portonovo. Nel 1225 si hanno notizie di un suo ampliamento voluto dai conti Cortesi di Sirolo.

San Pier Damiani e la citazione dantesca

Nel vestibolo della chiesa una lapideLa lapide, come ricordato dalle stesse parole su di essa presenti, fu posta il 15 agosto 1921 a cura della Brigata anconitana "Amici dell'Arte". riporta i seguenti versi del XXI canto del Paradiso dantesco:

Questi versi parlano del soggiorno di San Pier Damiani prima a Fonte Avellana (in quel loco) e poi in una chiesa dedicata a Maria (casa di Nostra Donna) posta sulla riva del mare Adriatico (in sul lito adriano); i versi informano anche del fatto che in questa chiesa Pier Damiani aveva assunto il nome di Pietro peccatore.

miniatura|Chiesa di Santa Maria in Porto Fuori, Ravenna, nel 1900 (xilografia di Giuseppe Barberis) Discordanti sono le opinioni sull'interpretazione della terzina: secondo alcuni, in essa si allude alla chiesa di Portonovo, secondo altri, invece, a quella di Santa Maria in Porto Fuori di RavennaEnciclopedia dantesca Treccani, voce Santa Maria in Porto fuori.

Gli argomenti a sostegno dell'identificazione di Santa Maria di Portonovo con la casa di Nostra Donna in sul lito adriano sono i seguentiVincenzo Cotini, San Pier Damiani e l'Abbazia di Portonovo, 1865.: Santa Maria di Portonovo era un'abbazia benedettina avellanita, ossia era presidiata proprio dallo stesso ordine a cui apparteneva San Pier Damiani; a Santa Maria in Porto presso Ravenna invece avevano stanza i chierici regolari o agostiniani portuensi. Perché mai un monaco benedettino avrebbe dovuto passare un periodo di penitenza presso una chiesa appartenente ad un ordine diverso dal proprio? E perché mai in un luogo ove si osservava una regola molto meno severa di quella benedettina? San Pier Damiani era nativo di Ravenna, e per un monaco che avesse voluto fare penitenza era usanza allontanarsi dal luogo natale, per avere maggiore raccoglimento. Dunque la chiesa di Santa Maria in Porto, sorgendo nei pressi di Ravenna non avrebbe consentito a Pier Damiani di condurre quella vita distaccata dal mondo necessaria alla penitenza. San Pier Damiani mostra nei suoi scrittiNegli opuscoli XIX e XX di aver vissuto un periodo di vita cenobitica insieme a San Gaudenzio, vescovo di Ossero, che passò l'ultimo periodo della sua vita proprio a Portonovo. Per questo motivo si ritiene probabile che San Pier Damiani abbia dimorato nell'abbazia di Portonovo, dove conobbe San Gaudenzio e compose gli opuscoli XIX e XX in cui scrive di lui.cfr. Fabio Filippetti, Franco Copparo, A convivio con Dante, edizioni Brillarelli, 2000. San Pier Damiani era molto legato ad Ancona, come prova, tra l'altro, la sua Epistola VI, nella quale si rivolge a papa Niccolò III affinché liberi la città dorica dalla scomunica; inoltre è provato che frequentasse ripetutamente le varie abbazie benedettine delle Marche. La sola chiesa costruita direttamente sul litorale adriatico, a ridosso della spiaggia, dedicata a Maria e appartenente ad un monastero benedettino, è Santa Maria di Portonovo. I primi commentatori della Divina Commedia non potevano pensare alla chiesa di Portonovo, semplicemente perché essa era stata abbandonata dai monaci Benedettini nel 1320; i commentatori successivi non misero in dubbio quanto detto dai precedenti dato che la chiesa di Portonovo era sempre più avvolta dall'oblio. Santa Maria in Porto presso Ravenna è stata costruita venti anni dopo la morte di San Pier Damiani, e dunque non poté in alcun modo ospitarlo. I commentatori che sostengono ugualmente questa localizzazione ipotizzano che Dante non conoscesse la data di costruzione della chiesacfr. Fabio Filippetti, Franco Copparo, A convivio con Dante, edizioni Brillarelli, 2000; Carlo Salinari, Sergio Romagnoli, Antonio Lanza, La divina commedia di Dante Alighieri, Edizione Studio Tesi.