Inoltre, Fitto ha altresì servito come ministro per gli affari europei, le politiche di coesione, il Sud e il PNRR nel governo Meloni dal 2022 al 2024.

Fitto è anche stato europarlamentare dal 20 luglio 1999 al 20 giugno 2000 e dal 1º luglio 2014 al 12 ottobre 2022, presidente della Regione Puglia dal 19 maggio 2000 al 27 aprile 2005 e ministro per le regioni e la coesione territoriale dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011 nel governo Berlusconi IV.

Biografia Nato a Maglie (Lecce), secondo dei tre figli di Rita Leda Dragonetti e del politico democristiano Salvatore Fitto, sindaco del comune natale e anch'egli presidente della Regione Puglia dal 1985 alla sua morte prematura nel 1988. Dopo aver conseguito la maturità scientifica al liceo statale Leonardo da Vinci di Maglie, si laurea in giurisprudenza con la votazione di 108/110 all'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" nel 1994, discutendo una tesi in diritto costituzionale dal titolo "L’iniziativa nella formazione delle leggi ordinarie".

È sposato dal 2005 con Adriana Panzera e ha tre figli: Salvatore, Gabriele e Anna.

Attività politica Gli inizi nella DC Subito dopo l'improvvisa scomparsa del padre Salvatore, deceduto in un incidente stradale nell'agosto 1988 mentre era presidente della Regione Puglia, inizia la militanza politica nella Democrazia Cristiana (DC), con cui alle elezioni regionali in Puglia del 1990 si candida al consiglio regionale, tra le sue liste nel collegio di Lecce, risultando eletto all'età di vent'anni consigliere regionale, raccogliendo 75.366 preferenze personali che lo fecero diventare il consigliere regionale più suffragato d’Italia (ben 6.000 raccolte a Maglie) e ricoprendo il ruolo di segretario del consiglio regionale.

Alle elezioni comunali in Puglia del 1993 si candida al consiglio comunale di Maglie, tra le liste della DC a sostegno del sindaco uscente Francesco Chirilli, risultando eletto consigliere comunale con 746 preferenze.

Il 1º marzo 1994 viene nominato assessore nella giunta regionale della Puglia presieduta da Giuseppe Martellotta.

Diaspora democristiana Nel 1994, con lo scioglimento della DC, aderisce alla rinascita del Partito Popolare Italiano (PPI) di Mino Martinazzoli, del quale divenne segretario regionale, e l'anno successivo segue Rocco Buttiglione, segretario del PPI, e l'ala del partito favorevole all'alleanza con Forza Italia di Silvio Berlusconi e Alleanza Nazionale (AN) di Gianfranco Fini nella nascita dei Cristiani Democratici Uniti (CDU), con cui si ricandida alle elezioni comunali e regionali pugliesi di quell'anno e venendo confermato in entrambi i ruoli; successivamente viene nominato vicepresidente della Regione Puglia e assessore al turismo nella giunta di centro-destra guidata da Salvatore Distaso.

Fitto, nonostante fosse un membro del CDU, mantenne buoni rapporti anche col Centro Cristiano Democratico di Pier Ferdinando Casini (partito derivante dalla DC che non aveva aderito al PPI), a cui aveva dato il suo appoggio alle elezioni politiche del 1996 nel collegio elettorale di Maglie.

Nel 1998, in polemica col tentativo del CDU di avviare il progetto neo-centrista del Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga (Unione Democratica per la Repubblica), lascia il partito e fonda, insieme ad altri esponenti guidati da Roberto Formigoni, i Cristiani Democratici per la Libertà (CDL) con lo scopo di proseguire l'alleanza con la coalizione di centro-destra del Polo per le Libertà.

Alle elezioni europee del 1999 si candida al Parlamento europeo, tra le liste di Forza Italia nella circoscrizione Italia meridionale, risultando eletto europarlamentare come il secondo degli eletti dopo Berlusconi con 128.637 preferenze, rimanendo in carica sino alle dimissioni del giugno 2000.

Presidente della Regione Puglia

Alle elezioni regionali del 2000 si candida alla presidenza della Regione Puglia, sostenuto dalla coalizione di centro-destra Casa delle Libertà formata da Forza Italia, AN, CCD, CDU, Partito Democratico Cristiano, I Liberal Sgarbi, Partito Socialista - Socialdemocrazia, Movimento Sociale Fiamma Tricolore e Il Trifoglio (Unione per la Repubblica-Partito Repubblicano Italiano). Alla tornata elettorale viene eletto presidente con il 53,97% dei voti, superando il candidato del centro-sinistra Giannicola Sinisi (43,45%), e diventando a soli 30 anni il più giovane presidente di Regione della storia repubblicana. Nel marzo dell'anno successivo i CDL confluiscono organicamente in Forza Italia. Alle comunali pugliesi del 2000 venne rieletto, all'interno delle liste di Forza Italia, consigliere comunale di Maglie.

Alle regionali pugliesi del 2005 si ricandida per un secondo mandato, sostenuto sempre dalla Casa delle Libertà formata da Forza Italia, AN, La Puglia Prima di Tutto, Unione di Centro, Nuovo PSI-Partito Repubblicano Italiano e Movimento Idea Sociale, ma viene sconfitto per una manciata di voti (14.131) dal candidato di centro-sinistra, il deputato di Rifondazione Comunista Nichi Vendola, raccogliendo il 49,24% contro il 49,84% di Vendola. Viene comunque eletto consigliere regionale, in quanto candidato presidente secondo classificato, e guidando l'opposizione di centro-destra in consiglio regionale fino al 6 giugno 2006, quando si dimette da consigliere optando per il seggio da deputato. È stato anche coordinatore regionale di Forza Italia in Puglia dal 2005 fino alla confluenza del partito nel Popolo delle Libertà (PdL) nel 2009.

Elezione a deputato

Alle elezioni politiche del 2006 si candida alla Camera dei deputati, tra le liste di Forza Italia nella circoscrizione Puglia in terza posizione, risultando eletto deputato. Nella XV legislatura della Repubblica è stato membro della Commissione parlamentare per le questioni regionali, di cui ha ricoperto l'incarico di capogruppo per Forza Italia, e della 1ª Commissione Affari costituzionali, della Presidenza del consiglio e interni. Nello stesso anno viene nominato da Slivio Berlusconi Responsabile per l'Italia meridionale di Forza Italia, mentre a dicembre 2007 viene nominato Responsabile per i rapporti con altri partiti e movimenti per il PdL.

Ministro per le regioni e la coesione territoriale Alle elezioni politiche del 2008 viene ricandidato alla Camera, tra le liste del PdL nella medesima circoscrizione e posizione, venendo rieletto a Montecitorio. Nel corso della XVI legislatura ha fatto parte della 11ª Commissione Lavoro pubblico e privato (2008-2011), venendo sostituito per l'incarico di governo che occupava da Nicola Formichella, e della 5ª Commissione Bilancio, tesoro e programmazione (2011-2013).

Con la vittoria di Berlusconi e del centro-destra alle politiche, l'8 maggio diventa Ministro per i rapporti con le regioni nel quarto governo Berlusconi, prestando giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

All'indomani delle elezioni regionali del 2010, considerato l'esito negativo per il centro-destra in Puglia, rassegna le dimissioni da ministro, assumendosi la piena responsabilità della sconfitta elettorale, ma il Consiglio dei ministri le respinge. A giugno 2010 alle funzioni di ministro per gli affari regionali si aggiunge quello per la coesione territoriale con alle dipendenze il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica, precedentemente del Ministero dello sviluppo economico.

Rielezione alla Camera e al Parlamento europeo Alle elezioni politiche del 2013 si ricandida alla Camera, come capolista del PdL nella circoscrizione Puglia, venendo eletto per la terza volta deputato. Nella XVII legislatura della Repubblica è stato componente della 10ª Commissione Attività produttive, commercio e turismo (2013) e della 12ª Commissione Affari sociali (2013-2014).

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce alla rinascita di Forza Italia, diventando il successivo 24 marzo 2014 membro del Comitato di Presidenza del partito e con cui, in vista delle elezioni europee di quell'anno, viene ricandidato al Parlamento europeo, come capolista nella circoscrizione Italia meridionale, venendo rieletto a Strasburgo come il primo degli eletti con 284.547 preferenze e risultando il secondo più votato in un'unica circoscrizione italiana, dopo Simona Bonafè del Partito Democratico (PD), dimettendosi da deputato e gli subentra Nicola Ciracì..

Rottura con Berlusconi e nuovo percorso

Dopo le europee cresce gradualmente il contrasto tra Fitto e Berlusconi, a causa di profonde divergenze strategiche come la gestione interna, chiedendo una democratizzazione del partito attraverso le primarie per la leadership, cosa da sempre respinta da Berlusconi, e il patto del Nazareno, che Fitto contestò aspramente, ritenendo che sarebbe un colpo mortale perché gli elettori non capirebbero e che Forza Italia stesse diventando lo "scendiletto" del governo Renzi. Ad ottobre 2014 Berlusconi, durante una riunione del Comitato di Presidenza, rinfacciò a Fitto le sue "origini democristiane" invitandolo ad andarsene.

A febbraio 2015 Fitto, da tempo in forte dissenso con la leadership di Berlusconi e i vertici del partito che formano il cosiddetto "cerchio magico", fonda una corrente politica all'interno di Forza Italia rinominata Ricostruttori, con l'obiettivo di "ricostruire" il centrodestra italiano, rilanciare il partito attraverso un processo di rinnovamento interno e una linea d'opposizione più netta all'esecutivo. Di tutta risposta Berlusconi lancia un ultimatum ("o dentro o fuori"), dopo che Fitto e i suoi disertarono le riunioni del partito in polemica con la linea politica.

Ad aprile 2015, in vista delle elezioni regionali in Puglia di quell'anno, si consuma la rottura con la dirigenza di Forza Italia, dato che Fitto sostiene, con il suo nuovo movimento Oltre con Fitto, come candidato alla presidenza Francesco Schittulli, mentre Forza Italia candida alla presidenza Adriana Poli Bortone di Fratelli d'Italia (a sua volta non sostenuta dal partito che preferisce Schittulli). Il 17 maggio seguente Fitto annuncia ufficialmente l'abbandono di Forza Italia, la costituzione dei gruppi parlamentari Conservatori e Riformisti (poi costituito solo al Senato) e l'adesione, in sede europea, al Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei (formazione di cui fanno parte i conservatori britannici), di cui è nominato vicepresidente.

Il 3 giugno seguente nasce il nuovo gruppo al Senato, composto da 11 senatori di Forza Italia più Salvatore Di Maggio di Popolari per l'Italia.

Direzione Italia Il 28 gennaio 2017 il partito si federa con altre organizzazioni locali assumendo la nuova denominazione Direzione Italia, che alla Camera è nel gruppo misto, mentre al Senato è in GAL. Il 17 giugno si riunisce a Roma il primo congresso del partito, che elegge Fitto presidente all'unanimità. Il partito si presenta subito alle elezioni amministrative di quell'anno come alleato degli altri partiti di centro-destra, riscuotendo un buon risultato a Lecce (17%) e partecipando alla vittoria di Marco Bucci a Genova.

Il 19 dicembre dello stesso anno, insieme a Maurizio Lupi ed Enrico Costa (ex Alternativa Popolare), Saverio Romano (Cantiere Popolare), Enrico Zanetti (Scelta Civica) e Flavio Tosi (Fare!), Fitto dà vita a Noi con l'Italia e ne diventa il presidente. In vista delle elezioni politiche del 2018, grazie a un patto con l'Unione di Centro di Lorenzo Cesa, costituisce la cosiddetta "quarta gamba" della coalizione di centro-destra, che raccoglierà l'1,19% al Senato e l'1,30% alla Camera e tra i fittiani viene eletto solo Renzo Tondo all'uninominale.

Confluenza in Fratelli d'Italia