È considerato il più famoso cantante castrato della storia.
Biografia Nacque ad Andria (nell'allora Regno di Napoli) in una famiglia agiata della nobiltà di toga locale; il padre Salvatore, che ricopriva cariche amministrative feudali, era un grande appassionato di musica e volle indirizzare entrambi i figli a professioni del settore, facendo studiare Riccardo, il maggiore, da compositore e Carlo da cantante. Fu probabilmente il fratello Riccardo a volere per Carlo la castrazione, eseguita poco dopo la morte del padre, avvenuta nel 1717Sandro Cappelletto, La voce perduta - Vita di Farinelli evirato cantore, EDT, 1995, ISBN 8870632237, p. 1 e segg.. La castrazione è un'operazione chirurgica che, se effettuata prima dello sviluppo puberale, consente ai maschi di poter conservare la propria voce di soprano o contralto. Si deve notare che, a seconda della modalità dell'operazione chirurgica a cui erano sottoposti, i castrati potevano avere uno sviluppo sessuale parziale, e quindi anche sviluppare una parziale mutazione della voce.
Il giovane fu mandato a Napoli, per studiare canto con Nicola Porpora che curò l'affinamento del suo naturale talento di soprano. In effetti la sua tessitura vocale potrebbe più correttamente essere definita di mezzosopranista molto esteso, sia verso il basso, fino a toni da contralto profondo (Vinci gli fa toccare il do2, nota tenebrosa per una voce bianca), sia verso l'alto dove arrivava, nei vocalizzi, a toccare il do5, nota da sopranista effettivo.
Da quello che ci è dato sapere dovette affrontare un corso estremamente difficile e articolato, della durata di circa sei anni, basato sullo studio del solfeggio, l'intonazione perfetta e la rapidità nel cambiare il ritmo della frase musicale. La cosa più difficile, tuttavia, era acquisire la totale e assoluta padronanza degli abbellimenti, anche i più rapidi e improvvisi, all'epoca pane quotidiano del virtuoso, sui quali praticamente si fondava la sua fortuna o il suo insuccesso.
Secondo l'esperienza di Caffarelli, come ci è stato riportato, l'impegno di studio giornaliero era così suddiviso:
All'epoca era d'uso, se non proprio obbligatorio per chi intendeva intraprendere la carriera di cantante, la pratica di scegliere un nome d'arte, che poteva esprimere o significare diverse cose e conferire all'artista una certa personalità e farlo distinguere da tutti gli altri. In pratica, per esprimersi in termini commerciali moderni, era come un marchio di fabbrica che doveva dare immediatamente l'idea del personaggio e aiutare a farlo ricordare e a metterlo in mostra.
Sull'origine della scelta del nome Farinelli, o Farinello, ci sono tre ipotesi: la prima che derivasse dalla professione del padre Salvatore, il quale però mai esercitò la professione di mugnaio, né commerciò mai in farina, grano o granaglie. Più probabile la scelta di acquisire prestigio con l'associazione con la famiglia Farinel, violinisti e compositori provenienti dalla Francia e in Italia girovaghi per tendenza e necessità. I Farinel però non vissero mai a Napoli, né ebbero in famiglia un cantore castrato. Resta soltanto quella che è l'ipotesi più accreditata, l'associazione con la nota famiglia di avvocati Farina, uno dei quali lo protesse e probabilmente lo finanziò durante il periodo in cui studiava con Porpora. Questo sarebbe attestato da uno scritto di Padre Giovanni Battista Martini, il quale lo aveva saputo direttamente dal cantante nel corso di una delle loro frequenti conversazioni:
Il debutto Il suo debutto avvenne a Napoli, nel 1720, nella serenata "Angelica e Medoro" (del Porpora), al fianco di Marianna Benti Bulgarelli, detta la Romanina, di Domenico Gizzi, Musico Soprano della Real Cappella e del Contralto Francesco Vitale, in una soirée in onore dell'Imperatrice d'Austria. Il libretto era la prima prova teatrale di Pietro Metastasio, che strinse con Broschi un'amicizia che durò tutta la vita ed è testimoniata da un interessante carteggio. Riscosse un ottimo successo e le successive esibizioni gli valsero una crescente rapida notorietà.
Nella stagione del Carnevale del 1722 fece il suo esordio in teatro a Roma, cantando, nel Teatro Alibert, nel dramma per musica "Sofonisba" del bolognese Luca Antonio Predieri ed nel "Flavio Anicio Olibrio" di Porpora, di nuovo a fianco di Domenico Gizzi e di Francesco Vitale. Nel 1723 e nel 1724 fu nuovamente a Roma per le trionfali Stagioni di Carnevale, sempre al Teatro Alibert, in produzioni drammatiche di assoluto prestigio: "Adelaide" di Nicola Porpora nel 1723 e "Farnace" di Leonardo Vinci nel 1724, sempre al fianco del Gizzi. Cantò, negli anni successivi, a Roma, Vienna, Venezia, Milano, Bologna.
Le famose sfide di Farinelli Il pubblico del tempo adorava il virtuosismo, che nei cantanti consisteva soprattutto nell'esecuzione di variazioni arbitrarie ai brani cantati, in cui l'aspetto della difficoltà tecnica estrema arricchiva la pura espressione dei sentimenti della musica. Erano anche frequenti "duelli" tra musicisti. A Roma Broschi aveva vinto (1722) una sfida contro un trombettista tedesco, sulla tenuta lunga di una nota altissima.
Charles Burney riprende un racconto di Giovenale Sacchi a proposito della famosa sfida con il trombettista:
A Bologna (1727) sorse la competizione con Antonio Bernacchi, allora uno dei più importanti castrati della scena musicale. In realtà, oltre alla forzatura spettacolare, non vi fu antagonismo personale fra i due, tanto è vero che lo stesso Bernacchi, di una ventina d'anni più anziano, fu ben prodigo di consigli e suggerimenti verso il giovane andriese.
Già a Napoli nel 1725, in occasione della prima rappresentazione del Marc'Antonio e Cleopatra di HasseCharles Burney, Viaggio musicale in Germania e Paesi Bassi; traduzione di Enrico Fubini, Torino: EDT musica, 1986, p. 204, ISBN 88-7063-039-0 (Google libri), era stato notato da Johann Joachim Quantz, che ne aveva magnificato con entusiasmo la purezza di timbro ed estensione di scala, la nitidezza di trillo e inventiva. La vittoria su Bernacchi, però, incrementò notevolmente la fama di Broschi, la cui attività divenne (per la misura dei tempi) alquanto frenetica.
Nel 1730 Farinelli fu ammesso all'Accademia Filarmonica di Bologna.
Londra
Nel 1734, Carlo Broschi si trasferì a Londra e cantò presso l'Opera della Nobiltà al Lincoln's Inn Fields, che era diretta da Porpora e vedeva Francesco Bernardi, detto il Senesino, come cantante principale. La sua fama era immensa, e i proventi che ottenne nei tre anni in cui soggiornò in Inghilterra superarono le 5.000 sterline. Questi anni, l'apice della sua gloria come artista di scena, furono anche gli anni della cocente rivalità tra i due gruppi teatrali residenti a Londra, quello di Georg Friedrich Händel, sostenuto dal re Giorgio II, e quello di Porpora, sostenuto da Federico principe di Galles e dalla nobiltà.
La prima apparizione al teatro Lincoln's Inn Fields fu in Artaserse, di cui la maggior parte delle musiche erano state scritte dal fratello, Riccardo Broschi. Il successo fu istantaneo. Il principe di Galles e la corte lo accolsero con lodi e onori. Ma nemmeno il contributo di Farinelli portò l'impresa al successo.
Il ventennio a Madrid Nel 1737, stanco delle incessanti acredini che opponevano i due gruppi teatrali, Farinelli accettò l'invito di Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Spagna. Durante il viaggio passò per la Francia, e cantò per Luigi XV. Il re spagnolo, che soffriva di nevrastenia e malinconia, aveva abbandonato la vita pubblica, gli affari di Stato e manifestava segni di follia. La regina consorte invitò quindi Farinelli ad esibirsi davanti a suo marito, nella speranza che potesse risvegliarlo dall'apatia. L'episodio è rimasto celebre, e contribuì ad accrescere la leggenda che circondava il cantante. La voce di Farinelli fece un tale effetto su Filippo V, che non volle più separarsi dal cantante. La "terapia" quotidiana consisteva nel far cantare il castrato sempre le stesse otto o nove arieLettera a Sicinio Pepoli del 16 febbraio 1738, in , di cui la prima era "Pallido il sole", dall'Artaserse di Johann Adolf HasseDa : per l'ambasciatore Keene le arie erano 5, mentre secondo Giovenale Sacchi e Charles Burney quattro: oltre a quella citata, "Per questo dolce amplesso", dalla stessa opera, "Fortunate passate mie pene di Attilio Ariosti, tratta dalla versione londinese dell'Artaserse del 1734, e "Quell'usignolo che innamorato", dalla Merope di Geminiano Giacomelli. Da una stanza diversa da quella del sovrano, le prime volte dalla stanza più lontana e via via sempre più vicina fino ad arrivare dietro la porta, il cantante riuscì a far uscire il sofferente Filippo, lo fece lavare e radere. Il re gli fece promettere di restare alla corte di Spagna, corrispondendogli uno stipendio di 2000 ducati, con l'unica richiesta di non cantare più in pubblico.
Divenuto criado familiar dei re di Spagna, il cantante vide la sua importanza crescere con l'ascesa al trono di Ferdinando VI di Spagna, che lo nominò cavaliere di Calatrava, un'alta carica, riservata ai gentiluomini che potevano provare la nobiltà e l'antichità delle loro famiglie. Broschi-Farinelli, favorito dal monarca, esercitò sulla corte, e sulla politica, una grande influenza. Gli si devono i primi lavori di bonifica delle rive del Tago, e diresse l'opera di Madrid e spettacoli reali. Utilizzò il suo potere persuadendo Ferdinando a instaurare un teatro d'opera italiano. Collaborò anche con Domenico Scarlatti, compatriota napoletano, anch'egli residente in Spagna. Il musicologo Ralph Kirkpatrick afferma che la corrispondenza di Farinelli è la fonte della "maggior parte delle informazioni di prima mano su Scarlatti giunte a noi".
Rispettato da chiunque, sommerso di doni, adulato sia dai diplomatici avversi alla Francia, sia da quelli francesi che avrebbero voluto vedere la Spagna firmare il Patto di famiglia, conservò questa posizione di rilievo fino all'avvento di Carlo III, il quale, probabilmente a causa dell'eccessiva influenza del cantante, lo allontanò nel 1759.
Il ritiro e la morte Farinelli si ritirò allora a Bologna, e visse nella sontuosa villa che aveva fatto costruire in vista del suo ritiro (fuori Porta Lame, oggi distrutta). Malgrado le numerose visite che vi ricevette (tra cui quelle di Wolfgang Amadeus Mozart, allora adolescente, e di Giuseppe II d'Austria), Farinelli soffrì fino alla morte di solitudine e di malinconia.
Si spense il 15 luglio 1782La data del 16 settembre, riportata da alcuni autori, pare essere in realtà la data della lettura del testamento (vedi Enciclopedia dello Spettacolo)., qualche mese dopo il suo amico Metastasio, lasciando una collezione d'arte e di strumenti musicali sfortunatamente dispersa dai suoi eredi, tra cui un violino di Antonio Stradivari. Di lui resta qualche bel ritratto dipinto da Jacopo Amigoni e Corrado Giaquinto, e le lettere ai suoi amici. Malgrado la leggenda, resta un personaggio relativamente misterioso. Agli amici che lo pregavano di redigere le sue memorie, aveva risposto: «Mi basta che si sappia che non ho avuto pregiudizi su nessuno. Che si aggiunga anche il mio dispiacere di non aver potuto fare tutto il bene che mi sarei augurato.» Farinelli fu sepolto nella Chiesa dei Cappuccini sul Monte Calvario (dove è oggi Villa Revedin), presso San Michele in Bosco, come da suo testamento.
È sepolto nel Chiostro V della Certosa di Bologna..
Caratteristiche canore