Biografia Primi anni Gaetano Bresci nacque a Coiano, frazione di Prato, il 10 novembre del 1869, figlio dei contadini Gaspare Bresci (talvolta scritto "Gasparo" o "Gaspero") e Maddalena Godi, morti rispettivamente nel 1895 e nel 1889. La sua era una famiglia semplice ma non indigente; nel 1900 suo fratello Angiolo era tenente del Regio Esercito presso il corpo degli artiglieri di Caserta, mentre una sorella aveva sposato un affermato ebanista di Castel San Pietro Terme.S. Lapi, Rassegna storica del Risorgimento: organo della Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano, vol. 55. 1968, p. 54. Cominciò a lavorare in età adolescenziale in un'azienda di filatura e prese contatti con il mondo politico. All'età di 15 anni, già operaio qualificato, entrò a far parte di un circolo anarchico di Prato. Nel 1892 fu condannato a 15 giorni di carcere per oltraggio e rifiuto di obbedienza alla forza pubblica per aver insultato delle guardie che stavano per multare un fornaio colpevole di aver tenuto aperta la bottega oltre l'orario. Fu schedato come «anarchico pericoloso» e relegato nel 1895 (ai sensi delle leggi speciali di Crispi) a Lampedusa.
Ricevuta l'amnistia sul finire del 1896, Bresci si trasferì a Barga, dove trovò lavoro come operaio in uno stabilimento laniero nella zona del Ponte all'Ania, e intrecciò relazioni con alcune colleghe, tra cui Assunta Righi, già moglie e madre di tre figli da un marito poi emigrato, la quale rimase incinta. Bresci, grazie al denaro prestatogli da un fratello, pagò alla donna il baliatico. Forse per evitare i doveri della paternità o per l'invito di amici che stavano partendo, decise di emigrare negli Stati Uniti d'America. La donna partorì nell'estate 1897, e venne accolta dalla famiglia Bresci a Coiano. Gaetano si stabilì a Paterson (New Jersey) il 29 gennaio 1898, dove trovò lavoro nell'industria tessile come decoratore in seta nello stabilimento Hamil and Booth, frequentando la comunità anarchica di emigrati italiani in qualità di membro del circolo "Società per il diritto all'esistenza". Bresci, tuttavia, si distingueva dalla normale descrizione di "immigrato italiano medio", in quanto parlava correntemente l'inglese, possedeva una macchina fotograficaBresci era solito portare sempre con sé la macchina fotografica (a dire il vero anche abbastanza costosa), una moda dei giovani americani del tempo. La macchina fotografica lo accompagnò anche il giorno in cui uccise Umberto I. (un piccolo lusso per l'epoca) e interagiva molto con la comunità statunitense, al contrario di molti immigrati italiani (soprattutto i primi che arrivarono negli Stati Uniti d'America) che, per motivi diversi, spesso si auto-ghettizzavano nelle Little Italy. Bresci era considerato anche un donnaiolo, molto spigliato con le ragazze, aiutato in questo anche da una discreta cultura (caratteristiche che nella terra natia gli valsero l'epiteto dialettale di "paino" o "elegantone"). Tra i suoi amici e conoscenti di Paterson vi erano Ernestina Cravello, Mario Grisoni e Gino Magnolfi, nomi conosciuti nella comunità anarchica. Suo figlio in Italia morì nel 1899, senza che il padre lo avesse mai visto.
Negli Stati Uniti d'America si legò all'irlandese Sophie Knieland, dalla quale ebbe la figlia Madeline, detta Gaetanina,Gaetanina Bresci. Lo spettacolo del teatro La Baracca. la quale sarà anche lei anarchica convinta, e dopo la morte del padre continuerà le lotte per una vita migliore degli operai di Paterson (lotte peraltro già sostenute, anni prima, dal padre medesimo). Durante la sua permanenza negli Stati Uniti d'America, Gaetano Bresci venne a conoscenza della feroce repressione nel 1894 dei fasci siciliani da parte di Crispi e dei moti popolari del 1898, voluta dal governo di Antonio di Rudinì. A Milano, in particolare, a seguito dell'aumento del prezzo della farina e del pane (il cui costo cresceva da anni), il popolo insorse e assaltò i forni del pane. In quell'anno, a circa quarant'anni dall'annessione della Lombardia al futuro Regno d'Italia dopo la seconda guerra d'indipendenza (1859), la situazione economica era grave, tanto che in quegli stessi quarant'anni erano emigrati circa 519 000 lombardi.CSER (Centro Studi sull'Emigrazione, di Roma).
Gaetano Bresci, con la compagna in attesa di una nuova figlia, Muriel, intendeva vendicare l'eccidio di Milano, e decise dunque di ritornare in Italia con l'obiettivo di uccidere re Umberto, ritenendolo responsabile massimo di quei tragici avvenimenti. Il 27 febbraio 1900 acquistò una rivoltella Harrington e Richardson a 5 colpi. Prima del ritorno in Italia inviò del denaro alla donna a Prato con cui aveva avuto un figlio. Il 17 maggio 1900 salpò da New York alla volta dell'Italia a bordo del piroscafo Guascogne.Arrigo Petacco, L'anarchico che venne dall'America, Mondadori, Milano, 1974, p. 91. Una volta giunto in Italia, fu solito allenarsi presso il Tiro a Segno Nazionale di Galceti (Prato) dove poneva, distesi al suolo, dei fiaschi per il vino, allenandosi a colpire e sfondarne il fondo, facendo passare il proiettile per il collo della bottiglia. Lasciato il borgo natio, fece una serie di tappe (minuziosamente riportate negli atti ufficiali del processo). Prima andò a Castel San Pietro Terme (dove viveva la sorella), poi a Bologna, indi a Piacenza, e infine a Milano. Qui prese in affitto una camera in via San Pietro all'Orto n. 4.Quotidiano la Stampa del 31/07/1900, p. 1. Dopo pochi giorni si recò nella vicina Monza, prendendo in affitto una camera in via Cairoli, vicino alla stazione ferroviaria. Nella città brianzola riuscì a spiare per giorni i movimenti e le abitudini del sovrano, il quale – dal 21 luglio – si trovava in villeggiatura estiva nella poco distante Villa Reale di Monza.Gianni Oliva, I Savoia, Mondadori, p. 433.
Il regicidio e la condanna
La sera di domenica 29 luglio 1900, poco dopo le 22, a Monza, Bresci uccise il Re d'Italia Umberto I di Savoia, sparandogli contro tre o quattro colpi di rivoltella (Bresci affermò di aver sparato tre volte, ma le fonti storiche non concordano in quanto, oltre ai tre nel corpo del re, venne ritrovato un quarto proiettile nella carrozzaL'anarchico Bresci «Ho commesso il fatto con palle tre».), colpendolo alla spalla, al polmone e al cuore. Pochi secondi dopo il re perse conoscenza e morìDal Corriere della Sera.. Il sovrano stava rientrando in carrozza nella sua residenza monzese, posta a poche centinaia di metri di distanza, dopo aver assistito a un saggio ginnico, cui era seguita una premiazione presso la locale società sportiva "Forti e Liberi". Il regicidio, immortalato in una celebre tavola del pittore Achille Beltrame per La Domenica del Corriere, avvenne sotto gli occhi della popolazione festante che salutava il monarca.
Bresci si lasciò catturare dal maresciallo dei carabinieri Andrea Braggio senza opporre resistenza, e fu lo stesso carabiniere a salvarlo, proteggendolo dal linciaggio a cui stava per essere sottoposto dalla folla inferocita. Poco dopo affermò: «Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il Re. Ho ucciso un principio». Il regicida, difeso dall'avvocato Francesco Merlino dopo il rifiuto di Filippo Turati (che temeva repressioni contro il PSI; durante un colloquio con Bresci in carcere, il leader socialista rifiutò l'incarico con la motivazione che "non esercitava più da 10 anni la professione"), fu processato per regicidio e condannato all'ergastolo.
La pena di morte era invece stata inflitta a Giovanni Passannante, ventidue anni prima (1878), sebbene l'attentato contro il re fosse fallito. La condanna era poi stata commutata in ergastolo per la grazia concessa dal re Umberto. All'epoca del regicidio di Monza (1900) la pena di morte era però stata abolita dal Codice Zanardelli, nel 1889, tranne per alcuni reati militari.La pena di morte in Italia. Il dispositivo della sentenza affermò di condannare « [...] Bresci Gaetano alla pena dell'ergastolo, di cui i primi sette anni in segregazione cellulare continua, all'interdizione perpetua dei pubblici uffici, all'interdetto legale, alla perdita della capacità di testare, ritenendo nullo il testamento che per avventura fosse da lui stato fatto prima della condanna».
A differenza di quanto era avvenuto per Passannante e Acciarito, anche Cesare Lombroso affermò che in Bresci non vi erano segni di patologia o tratti criminali (secondo la discutibile scienza criminologica dell'epoca), sostenendo che "la causa impellente sta nelle gravissime condizioni politiche del nostro paese".Wu Ming, Sul tuo capo quel sangue cadrà.
Gaetano Bresci fu recluso dapprima nel carcere di San Vittore, a Milano, poi, subito dopo il processo, nel carcere di Forte Longone, a Porto Azzurro, sull'isola d'Elba, in una delle venti celle che formano la sezione d'isolamento denominata "la Rissa", sotto una finestra della quale egli incise "la tomba dei vivi". Alle ore 12 del 23 gennaio 1901, dopo un trasferimento via mare sull'avviso Messaggero della Regia Marina, Bresci fu rinchiuso nel suo ultimo domicilio. Per poterlo controllare a vista venne edificata per lui una speciale cella di tre metri per tre, priva di suppellettili, nel penitenziario di Santo Stefano, presso Ventotene (isole Ponziane). Il suo numero di matricola era il 515.
Bresci indossava la divisa degli ergastolani con le mostrine nere, che indicavano i colpevoli dei delitti più gravi. I piedi erano avvinti in catene, e doveva effettuare l'ora d'aria su una terrazza isolata, quando gli altri detenuti erano nelle celle, per evitare possibili comunicazioni con gli stessi (che effettuavano l'uscita giornaliera nel cortile sottostante). Ogni giorno riceveva il vitto di spettanza: una gamella di zuppa magra e una pagnotta. Aveva facoltà di acquistare generi alimentari allo spaccio, ma si avvalse raramente di questa concessione. Delle sessanta lire depositate presso l'amministrazione dell'ergastolo (e spedite dagli Stati Uniti d'America dalla moglie) riuscì a spenderne meno di dieci. Il comportamento del detenuto fu giudicato tranquillo, normale. Bresci ricevette la visita del cappellano del carcere, don Antonio Fasulo, ma rinunziò al conforto della conversazione. Si fece dare una Bibbia, che leggeva ogni tanto, e poi, tra gli scarsi volumi della biblioteca carceraria (Bibbie, una copia delle Vite dei Santi e pochi dizionari), scelse un vocabolario italiano-francese. Il testo verrà trovato aperto, nel pomeriggio del 22 maggio 1901, quando il direttore del carcere constaterà la sua morte.Un dizionario di francese.
Contemporaneamente, a Parigi, si ebbe notizia di rapporti fra Maria Sofia di Borbone, detta romanticamente la "Regina degli Anarchici", con Errico Malatesta, rapporti probabilmente solo di conoscenza, viste le simpatie politiche dimostrate dall'aristocratica nei confronti dei "sovversivi" (presumibilmente non per sincero interesse, ma per incitarli a compiere attentati contro i Savoia, al fine di recuperare il Regno delle Due Sicilie). Benedetto Croce affermò, sbagliando l'anno (riporta il 1904 anziché il 1901) che l'ex regina volesse organizzare con Malatesta l'evasione di Gaetano Bresci, circostanza però smentita dal pensatore anarchico.Errico Malatesta , il manifesto, 03/01/2007. Frattanto, nel Governo, si temeva un'azione degli anarchici per liberarlo, mentre l'avvocato Merlino preparava le carte per una revisione del processo, al fine di ottenere una riduzione della pena, nonché il trasferimento in un carcere meno duro, approfittando della presenza di un governo più tollerante, quello di Giuseppe Zanardelli (Merlino aveva già tentato di ottenere una pena bassa al processo, giustificando il gesto di Bresci come "violenza privata contro la violenza dello Stato").Arringa dell'avvocato Francesco Saverio Merlino al processo contro Gaetano Bresci , rivista Il Pensiero, pag. 172 e segg. (Una difesa in Corte d'Assise).
La morte