Napoli milionaria è un'opera lirica di Nino Rota su libretto di Eduardo De Filippo, rappresentata in prima assoluta il 22 giugno 1977 al Teatro Nuovo di Spoleto.
Il soggetto è tratto dalla commedia omonima dello stesso De Filippo, rielaborato e trasfigurato in forma di "ballata popolare tragica".
Trama La vicenda si svolge a Napoli, dagli ultimi anni della seconda guerra mondiale al periodo immediatamente successivo alla liberazione, e ruota attorno alla famiglia Jovine, che abita in un basso affacciato su un vicolo.
Atto primo Siamo negli anni della guerra. Nel basso si svolge la vita quotidiana del quartiere: il battibecco fuori scena tra Amalia e Donna Vincenza, le conversazioni assonnate tra Maria Rosaria, Amedeo e il padre Gennaro, e lo sfogo di Maria Rosaria, insofferente alla propria condizione. Amalia, moglie di Gennaro, gestisce con scaltrezza un fiorente commercio di borsa nera. Dopo il rito collettivo del caffè mattutino, che per un momento fa dimenticare gli orrori del conflitto, l'arrivo del ragioniere Spasiano e l'arioso di Gennaro Tutti i tranvieri a spasso introducono il clima morale dell'opera. Quando Donna Vincenza minaccia di denunciare la concorrente Amalia, viene improvvisata la celebre messinscena della finta veglia funebre: Gennaro finge di essere morto per ingannare il brigadiere Ciappa e nascondere la merce di contrabbando. La scena comica è bruscamente interrotta da un bombardamento aereo; al termine dell'attacco, mentre i superstiti escono dal rifugio, Mezzo Prievete annuncia disperato che la propria moglie è morta sotto le macerie, e l'atto si chiude in un crescendo di angoscia.
Atto secondo È avvenuto lo sbarco alleato e l'atmosfera è radicalmente mutata: la musica travolgente di una big band americana comunica una sensazione di libertà e abbondanza. Grazie ai guadagni della borsa nera, la famiglia vive ormai nel benessere. Dopo l'episodio comico della risata isterica di Assunta e le confidenze di quest'ultima ad Amalia, si sviluppa il lungo percorso amoroso tra Amalia ed Errico "Settebellizze", che culmina nella canzone Villanova, evocazione di un borgo sopra Mergellina rifugio dei due amanti. Seguono le scene di ballo dei soldati americani con le ragazze del quartiere, tra ritmi jazz e boogie-woogie. L'atto si chiude con il duetto tra il soldato Johnny e Maria Rosaria: i due parlano lingue diverse – lui in inglese e in stile blues, lei in italiano e con cantabilità mediterranea – e Johnny, chiamandola «my little butterfly», rivela di avere moglie e tre figli negli Stati Uniti, lasciando del denaro per il bambino atteso dalla ragazza.
Atto terzo Gennaro, dato per disperso, fa ritorno a casa dopo aver vissuto la deportazione, e gli abitanti del quartiere lo accolgono con stupore e gioia (Che r'è, che r'è). Dopo l'aria di Amalia e il commosso incontro con la moglie e i figli, Gennaro narra gli orrori della guerra e della prigionia in una pagina di intensa drammaticità, ma i suoi tentativi di raccontare vengono ripetutamente interrotti dagli altri, intenti a festeggiare il compleanno di Errico e indifferenti al suo dramma. Tra balli, brindisi e l'arrivo del gruppo di suonatori di Pascalino "o pittore", la festa raggiunge il culmine, finché irrompe il maresciallo venuto ad arrestare Errico, Peppe e Amedeo. Nel conflitto a fuoco che ne segue Amedeo viene ucciso. Amalia si dispera sul cadavere del figlio, prendendo coscienza dell'abisso morale in cui è sprofondata trascinando con sé l'intera famiglia. Gennaro, immerso nei propri pensieri, ripete ancora una volta il pensiero che attraversa tutta l'opera: «La guerra non è finita… Non è una guerra che finisce, questa». L'opera si chiude su un finale di tragica irreversibilità (Mamma, mamma, mamma mia).
Differenze rispetto alla commedia
Il libretto – pur rispettando la suddivisione in 3 atti della commedia – presenta significative modifiche rispetto al testo del 1945.
La più sostanziale riguarda la storia d'amore tra Amalia e Settebellizze, che nell'opera assume un ruolo centrale: nella commedia essi non cedevano all'attrazione reciproca, una scelta che – come dichiarato dallo stesso De Filippo nel programma di sala della prima di Spoleto – «era un altro segno di ottimismo, insomma, di fiducia nell'uomo. Nell'opera Amalia e Settebellizze diventano amanti: la disgregazione così è totale, come totale è la disperazione.»
Rispetto alla commedia è presente inoltre in scena il soldato americano Johnny, amante di Maria Rosaria: preziosa occasione per Rota di citare Puccini e la sua Madama Butterfly. Il giovane si rivolge infatti alla ragazza con l'appellativo my little butterfly e – al momento di fare ritorno alla propria moglie americana – dichiara più volte di non essere un Pinkerton: è stata la guerra – e non lo svago – a portarlo in Italia (rendendolo per De Filippo anch'egli vittima del conflitto).
L'introduzione di Johnny non attenua comunque la rivalutazione generale della Liberazione: la speranza del 1945 è «andata ben presto distrutta, di fronte alla caduta di tutte quelle che erano state le illusioni di allora». Il finale dell'opera offre a questo proposito l'opportunità di scoprire quanto sia profondo il mutamento di prospettiva dello stesso autore napoletano: il cauto ottimismo della celebre "Ha da passà a nuttata" è rimpiazzato dalla disperazione per la tragica presa di coscienza che "La guerra non è finita… Non è una guerra che finisce, questa".
Musica Nella partitura confluiscono motivi musicali composti dallo stesso Rota molti anni prima per la colonna sonora della versione cinematografica del 1950 (per la regia dello stesso De Filippo), oltre a frammenti di altre colonne sonore composte dallo stesso Rota, contribuendo a creare un paesaggio musicale stratificato ma coerente.
Il momento in cui in scena è servito il caffè è l'occasione per celebrare in orchestra la vitalità di una Napoli che - per quanto oppressa - riesce ancora a gioire delle piccole cose: Rota sviluppa a questo proposito un tema proveniente dalla colonna sonora del film di Fellini Le notti di Cabiria (nel quale accompagnava lo slancio ottimistico e l’anelito alla gioia della sfortunata protagonista).
Una forte componente musicale partenopea è poi rilevabile nei momenti in cui in orchestra risuonano formule idiomatiche della tarantella e soprattutto nella trasfigurazione del tema del ritornello della celebre canzone napoletana Funiculì, Funiculà (tema che assume all'interno di quest'opera un carattere angosciante).
Nella partitura sono presenti anche omaggi ad altre canzoni napoletane: Te vojo bene assaje (la cui melodia è citata nell'aria di Errico "Ce sta tanta tristezza dint' 'a casa mia") e 'O sole mio (intonata più volte nel corso del secondo atto da un soldato ubriaco).
Un'altra citazione notevole è quella dell'inno nazionale tedesco Deutschland, Deutschland über alles, intonato dai corni in diverse occasioni: lo si ascolta per la prima volta nel momento in cui Amalia invoca come giustificazione della propria condotta morale il motto hitleriano "vivere pericolosamente!".
Degno di nota è infine il duetto tra Johnny e Maria Rosaria, durante il quale le difficoltà linguistiche dei giovani si rispecchiano nell'incomunicabilità musicale del Blues e della cantabilità italiana.
Organico orchestrale La partitura prevede: tre flauti, due oboi, corno inglese, tre clarinetti in si bemolle (il secondo anche sassofono contralto; il terzo anche clarinetto basso, sassofono contralto e sassofono baritono), tre fagotti (il terzo anche controfagotto) quattro corni in fa, tre trombe in do, tre tromboni, tuba timpani percussioni (quattro suonatori): campanelli, silofono, triangolo, piatti, piatto sospeso, tam-tam, tamburo basco, grancassa, batteria jazz, claves, cassette due chitarre, tre mandolini (il terzo ad libitum), arpa, fisarmonica, celesta violini I, violini II, viole, violoncelli, contrabbassi Sulla scena è inoltre richiesto un concertino formato da clarinetto in si bemolle, mandolino, chitarra e violino.
Descrizione dei personaggi Di seguito la descrizione dei personaggi così come indicata in partitura.
Personaggio Descrizione Maria Rosaria Figlia del popolo, vestita di poverissimi panni. Amadeo È un giovane sui 25 anni, di colorito olivastro, simpatico, svelto, furbo, ma debole di costituzione. Gennaro Iovine È un uomo sui 50 anni, magro, patito: il volto chiaro dell'uomo profondamente onesto, che però molto ha imparato dai disagi e dalle «malepatenze». Amalia È una donna sui 38 anni, ancora piacente. Il suo modo di parlare, il suo tono e i suoi gesti dànno subito l'impressione di un carattere deciso, di chi è abituato al comando. Il suo abbigliamento è costituito dal necessario indispensabile. Qualche punta di vanità si nota solamente nelle calze che sono di pura seta. Ha gli occhi irrequieti: tutto vedono e osservano. Riesce sempre a formarsi una coscienza delle proprie azioni, anche quando non sono del tutto rette. Avida negli affari, dura di cuore; talvolta maschera il suo risentimento per qualche contrarietà con parole melate, lasciando però indovinare il suo pensiero dall'ironia dello sguardo. Peppenella È una signora decaduta, umile, dimessa, con un sorriso di compiacenza rassegnata. Federico È un opernio del gas, amico di Amedeo. Errico «Settebellizze» e Peppe 'o cricco Sono due autisti a spasso per il divieto di circolazione. Tutti e due dimessi nel vestire. Errico «Settebellizze» fà onore al suo nomignolo: è bello. Bello, inteso nel senso popolare napoletano; sui 35 anni, bruno, capelli ondulati, occhi acuti e pronti, nerboruto e ben piantato. Volentieri sorride con bonarietà, ma sempre con una cert'aria da protettore; un simpatico furfante, «'o guappo giovane». Peppe 'o cricco è un po' più volgare e meno furbo dell'altro, ma è più forte: il suo ampio torace, il suo collo taurino e la sua specialità di sollevare automobili con un colpo di spalla, per asportare gli pneumatici, gli hanno fruttato il soprannome che porta. Ha sempre le braccia penzoloni, gesticola raramente, quasi con fatica. Lo si direbbe sempre in ascolto e in meditazione. Cammina lentamente, e lentamente parla. Riccardo Spasiano Tipo di impiegato, benestante, modesto e dignitoso. Veste di scuro e porta gli occhiali a stringinaso. Adelaide Schiano È una donna del popolo, furba, un po' ciarliera, di mezza età. Assunta È la nipote di donna Adelaide Schiano: abita con la zia in un «basso» prossimo a quello di Amalia. Veste di nero: anche gli orecchini saranno neri. È in lutto da donnetta del popolo. Ragazza sui 24 anni, sincera, aperta, un po' svagata. Infatti, lo vedremo in seguito, parla senza badare a quello che dice. Racconta tutto di sè e dei fatti altrui a chicchesia. Naturalmente questa sua ingenuità genera spesso imbrogli, dissidi e gaffes. Se la cava, allora, con un sorrisetto che è causa di una conseguente risata, isterica e irrefrenabile. «'O miezzo Prevete» e Pascalino «o pittore» Sono due «cammariere 'e piazza». Il Brigadiere Ciappa È un uomo sui 50 anni, capelli brizzolati, andamento rude e sguardo acuto. La pratica e l'aver conosciuto durante la sua carriera uomini e cose gli hanno temprato l'animo. Egli sa benissimo che, specialmente a Napoli, in certi determinati casi bisogna chiudere un occhio. Le «Segniorine» (amiche di Maria Rosaria) Si tratta di quattro ragazzette dell'età di Maria Rosaria. Sono tutte agghindate con abiti estivi, al disopra del ginocchio, fatti con stoffa trasparente che delinea e mette spudoratamente in mostra le curve dei loro acerbi corpi, volutamente flessuosi. Pettinature pretenziose con luccicanti acconciature di paillettes: scarpette d'oro e d'argento, borsette da sera e mani rosse. I soldati americani Due bianchi e due di colore. Johnny Un bel giovane, tipicamente americano. Ha modi decisi, ma in fondo al suo sguardo c'è tanta malinconia. Il maresciallo Tipico agente di Pubblica Sicurezza.
Debutto e accoglienza