Limpatto ambientale dell'industria dei cibi animali designa il complesso degli effetti che la zootecnica e la pesca commerciale determinano sull'ambiente naturale.

Caratteristiche

Nella seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato dell 50% , passando da 45 milioni di tonnellate all'anno nel 1950 a 233 milioni di tonnellate all'anno nel 2000, e la FAO ha stimato che entro il 2050 si arriverà a 465 milioni di tonnellate. Ciò ha causato naturalmente un aumento del numero di animali allevati: secondo le statistiche della FAO (2007), in tutto il mondo ogni anno vengono macellati circa 56 miliardi di animali, esclusi pesci e altri animali marini. .

La zootecnica globale è ritenuta un fattore centrale nell'uso di risorse alimentari e idriche, inquinamento delle acque, uso delle terre, deforestazione, degradazione del suolo ed emissioni di gas serra. Nonostante spesso sia un fattore trascurato, anche il consumo degli animali marini incide in maniera significativa sull'equilibrio ambientale, e la pesca e l'acquacoltura sono ritenuti anch'essi responsabili di diversi problemi di natura ambientale. L'insieme di questa situazione si ripercuote anche sulla fauna e sulla flora selvatica impoverendone la biodiversità.

Si è determinato un crescente interesse della comunità scientifica sull'influenza che il consumo di cibi animali può avere sull'ambiente, e diversi autori hanno indicato come la riduzione del consumo di carne possa considerarsi una necessità per contrastare i gravi effetti avversi della produzione zootecnica. Diversi studi hanno inoltre evidenziato i vantaggi che è possibile ottenere sul piano ambientale con l'adozione di diete vegetariane

Consumo di cibi animali e animali allevati

Regione Consumo di carne pro capite all'anno (kg)Valori calcolati dalla tabella a pag. 1258 di: Anthony J McMichael, Food, livestock production, energy, climate change, and health. The Lancet, September 13, 2007. Africa 11,3 Paesi in via di sviluppo 17,1 Asia occidentale (compreso Medio Oriente) 19,7 Asia orientale e meridionale 40,8 America Latina 53,6 Paesi sviluppati 81,7 Media globale 37,3

Nella seconda metà del Novecento il consumo di carne pro capite in tutto il mondo è più che raddoppiato, insieme alla crescita della popolazione, passata da 2,7 a oltre 6 miliardi di persone: di conseguenza, il consumo globale di carne è aumentato di 5 volte, passando da 45 milioni di tonnellate all'anno nel 1950 a 233 milioni di tonnellate all'anno nel 2000Worldwatch Institute, Meat - Now, it's not personal! World Watch magazine, July/August 2004, pag. 12Meno proteine animali per l'umanità. Le Scienze, aprile 2006. Nei paesi industrializzati mediamente si consumano 224 grammi di carne pro capite al giornoAnthony J McMichael, John W Powles, Colin D Butler, Ricardo Uauy, Food, livestock production, energy, climate change, and health. The Lancet, September 13, 2007. (circa 80 kg l'anno a persona). E il consumo globale di carne continua a crescere rapidamente: solo dal 2007 al 2008 si è passati da 275 a 280 milioni di tonnellate di carne prodotta in tutto il mondoLa produzione di carne. Le Scienze, aprile 2009, e la FAO ha stimato che entro il 2050 si arriverà a 465 milioni di tonnellateFAO, Livestock's long shadow. Anche la produzione di latte, secondo le previsioni, è destinata a crescere velocemente, passando da 580 milioni di tonnellate del biennio 1999-2001 a 1043 milioni di tonnellate entro il 2050.

Il consumo di prodotti animali va crescendo con particolare rapidità nei paesi in via di sviluppo, parallelamente alla crescita economica: la carne infatti rappresenta per queste popolazioni un modello occidentale da imitare, uno status symbol, un segno di prestigio e ricchezza sociale. In queste regioni, dal 1983 il consumo di carne è più che raddoppiato, passando dai 14 kg di carne pro capite annuiIFPRI, FAO, ILRI, Livestock to 2020 - the next food revolution agli attuali 30 kg.

In Cina il consumo di carne è passato dai 13 kg pro capite del 1980 ai 53 kg pro capite del 2004Worldwatch Institute, China Needs a New Type of Livestock Revolution, con un aumento di oltre il 300% in poco più di 20 anni, ed è stato calcolato che, con l'attuale tendenza, nel 2031 il cinese medio potrà arrivare a consumare la stessa quantità di carne di un nordamericano del 2015, con un consumo annuo nazionale che raggiungerà i 181 milioni di tonnellate, corrispondenti a circa quattro quinti dell'attuale produzione mondiale di carneEarth Policy Institute, Learning from China: Why the Western Economic Model Will Not Work for the World. Anche il consumo di latte in questi paesi è aumentato notevolmente, passando in soli 10 anni (dal 1983 al 1993) da 35 kg pro capite a 40 kg pro capite, ed entro il 2020 è stimata una crescita fino a 62 kg pro capite.

Il notevole incremento del consumo di carne e di altri cibi di origine animale ha causato naturalmente un aumento del numero di animali allevati: secondo le statistiche della FAO (2007), in tutto il mondo ogni anno vengono uccisi, per fini alimentari, circa 56 miliardi di animali, esclusi pesci e altri animali mariniGLiPHA , statistiche del 2007.

Impatto sulle risorse alimentari

Gli animali allevati, per svilupparsi, vivere, crescere e produrre, naturalmente hanno bisogno di nutrirsi. Le risorse alimentari consumate da questi animali sono però maggiori di quante essi ne producano sotto forma di carne, latte e uova destinati al mercato: gli allevamenti, così come li ha definiti l'economista Frances Moore Lappé in Diet for a small planet, sono "fabbriche di proteine alla rovescia".

Indice di conversione alimentare

La quantità di cibo assunta da un organismo animale non produce direttamente un'analoga quantità di massa corporea: infatti, solo una parte del cibo ingerito viene usata dall'organismo per la crescita della sua struttura corporea, mentre il resto viene bruciato come energia per il processo di conversione, per il mantenimento delle normali funzioni vitali e per lo svolgimento delle attività quotidiane, oppure viene espulso.

In zootecnia il rapporto tra cibo ingerito e crescita dell'organismo è noto come indice di conversione alimentare, che misura la quantità di mangime, espressa in chilogrammi, necessaria per l'accrescimento di un chilogrammo di peso vivo dell'animale. Ad esempio, in un manzo, l'indice di conversione va da 7 a 10New Zealand Beef Council, Profitable Beef Production, cap. 8, p. 109: questo vuol dire che per crescere di un chilogrammo di peso corporeo, ad un manzo occorrono da 7 a 10 kg di mangime, . Un manzo, che normalmente alla nascita pesa intorno ai 50 kgCIV, Riproduzione e avanzate genetiche , nel momento in cui avrà raggiunto il peso di 600 kgDante Mena e Marinella Tarabbia, Produzione e Qualità delle Carni, Editrice Taro e sarà pronto per la macellazione, avrà consumato circa 4000–5000 kg di mangime. Per gli altri animali allevati l'indice di conversione è differente rispetto a quello del manzo, ma comunque sempre con un rapporto tra cibo ingerito e crescita dell'organismo, che rimane, nel suo complesso, svantaggioso. Il sistema di allevamento usato influisce notevolmente sull'indice di conversione dell'animale: in animali allevati in sistemi intensivi è possibile ottenere un indice di conversione di gran lunga vantaggioso (di circa 3-4 volte) rispetto ad animali allevati con metodi estensiviUNESCO-IHE Institute for Water Education, The green, blue and grey water footprint of farm animals and animal products, pag. 19, Table 1.

Inoltre, quando l'animale viene ucciso, eviscerato e lavorato, il suo peso utile si riduce ulteriormente. Ad esempio, è stato calcolato che in alcune delle più diffuse specie allevate (manzo, maiale e agnello) lo scarto (testa, ossa, viscere e altri tessuti e organi non commestibili) dopo la macellazione varia dal 54 al 74%. Un altro fattore da considerare è la resa del taglio, ovvero la quantità finale di carne disponibile per la vendita che si ottiene dopo il taglio. Tenendo conto dell'insieme di queste perdite, il peso del prodotto finale può arrivare anche ad essere meno della metà del peso dell'animale vivo: ad esempio, da un manzo di 600 kg si ricava una quantità di carne pronta per la vendita che varia da un minimo di 175 kg e un massimo di 310 kg, per un maiale di 110 kg si va da un minimo di 41 kg a un massimo di 68 kg, mentre per un vitello di 55 kg si va da un minimo di 17 kg a un massimo di 24 kgSouth Dakota State University, Department of Animal and Range Sciences, Meat Science Extension and Research, Did the Locker Plant Steal Some of My Meat? .

Il risultato complessivo di queste perdite è un rapporto tra quantità di mangime consumato dall'animale e prodotto finale distribuito estremamente svantaggioso: se per ottenere un chilogrammo di peso vivo un manzo deve consumare una quantità di mangime di 7–10 kg, per ottenere un chilo di carne di manzo per il mercato occorrono, nella migliore delle ipotesi, due chili di animale vivo, che corrispondono a 14–20 kg di mangime consumato.

Consumo di risorse alimentari

La produzione di cibi di origine animale e in particolare di carne richiede pertanto un vasto uso di risorse alimentari. Un terzo della produzione mondiale di cereali - 745 milioni di tonnellate nel 2007Database FAO, Food Balance Sheet, 2007 - viene consumata dagli animali allevati. Negli USA e in Europa oltre la metà dei cereali sono consumati dagli animali allevati (rispettivamente il 59% e il 56%), mentre in Asia e in Africa solo meno di un quarto dei cereali prodotti sono usati come mangime (rispettivamente il 22% e il 13%), la maggior parte viene impiegata per il consumo umano. Il mais è il principale cereale utilizzato negli allevamenti: circa il 60% della produzione globale viene usata come mangime. Nel 2007 463 milioni di tonnellate di mais su un totale di 787 milioni di tonnellate sono stati usati come mangime, mentre solo 110 milioni di tonnellate sono stati impiegati per l'alimentazione umana diretta. Per quanto riguarda la soia, l'altro principale componente dei mangimi moderni, oltre il 70% della produzione mondiale è usata negli allevamentiBeyond the Bean online, Soybean Farmers' Customers Extend Beyond the Elevator .

Anche se i ruminanti (bovini, ovini e caprini) hanno un indice di conversione ridotto rispetto ai non-ruminanti (polli e maiali), tuttavia sono questi ultimi i principali responsabili del consumo di mangimi concentrati. La quota maggiore di mangimi concentrati consumati spetta ai polli, con il 30% (dei quali tre quinti per polli broiler e due quinti per galline ovaiole), seguono poi i maiali, con una quota di poco inferiore (29%), le mucche da latte (25%) e i manzi da carne (14%).

Inefficienza alimentare

Lo svantaggioso indice di conversione alimentare alla base del sistema zootecnico determina l'inadeguatezza ecologica di una dieta basata sulle proteine animali. Frances Moore Lappè ha osservato come negli USA, nel 1979, al bestiame siano state somministrate 145 milioni di tonnellate di cereali e soia, e di queste solo 21 milioni sono tornate ad essere disponibili per l'alimentazione umana sotto forma di carne e uova: «il resto, equivalente a circa 124 milioni di tonnellate di cereali e soia, è stato sottratto al consumo umano». Lappè ha calcolato che se queste 124 milioni di tonnellate di cereali e soia fossero state convertite per l'alimentazione umana, avrebbero fornito «l'equivalente di una ciotola di cibo per ogni essere umano del pianeta per un intero anno»Francis Moore Lappè, Diet for a small planet. Cit. in: J. Rifkin, Ecocidio, Arnoldo Mondadori Editore, 2001, pag. 186.. È stato stimato che un ettaro coltivato a patate e un ettaro coltivato a riso sono in grado di provvedere al nutrimento annuo rispettivamente di 22 e 19 persone, mentre un ettaro destinato alla produzione di manzo è sufficiente per il nutrimento annuo di una sola personaWHO/FAO, Diet, nutrition, and the prevention of chronic disease .