La questione degli zolfi fu una crisi avvenuta tra Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e Regno delle Due Sicilie negli anni 1838-1840 a seguito di una disputa commerciale riguardante principalmente le modalità di esportazione dello zolfo siciliano.

Premesse storiche

Lo zolfo di Sicilia era abbondante, di facile estrazione e buona qualità, cose che lo rendevano al contempo molto economico e molto richiesto, pertanto era diventato una delle principali voci economiche dell'isola sin dal XVIII secolo. Questa sua economicità metteva fuori mercato lo zolfo prodotto altrove, quali quello toscano o pontificio ed al contempo riduceva l'interesse in investimenti nei remoti giacimenti islandesi o delle Indie Occidentali, allora del tutto privi di infrastrutture adeguate.John MacGregor. Commercial statistics : A digest of the productive resources, commercial legislation, customs tariffs, navigation, port, and quarantine laws, and charges, shipping, imports and exports, and the monies, weights, and measures of all nation. Including all British Commercial Treaties with Foreign States. Whittaker and co., 1850.Robert Montgomery Martin. The Colonial magazine and commercial-maritime journal. Londra, Fisher, Son & Co, 1840. Fino alla fine del XVIII secolo lo zolfo era usato quasi esclusivamente per la fabbricazione della polvere nera.

Il trattato del 1816 Dopo la Restaurazione il Regno delle Due Sicilie stipulò trattati commerciali con alcuni dei principali stati europei, Francia (1816), Gran Bretagna (1816), Spagna (1817), in sostituzione degli antichi diritti di bandiera di cui queste nazioni avevano goduto.Ernesto Pontieri. Il riformismo borbonico nella Sicilia del '700 e '800. E.S.I., Napoli, 1965. Il trattato con la Gran Bretagna venne ratificato dal parlamento londinese il 26 settembre 1816 e di fatto da un lato aboliva i diritti di bandiera e le esenzioni garantite dai precedenti trattati, mentre dall'altro garantiva ai soggetti britannici la massima libertà d'impresa possibile sul suolo siciliano. Infatti molte imprese britanniche operavano nel regno in vari settori, in particolare nell'attività estrattiva dello zolfo, trainata principalmente da investimenti, imprese, macchinari e tecnici inglesi. Lo zolfo di Sicilia. Questione tra l'Inghilterra e Napoli, da Annali universali di statistica, economia pubblica, storia, viaggi e commercio. Milano, Società degli editori degli annali universali delle scienze e dell'industria, 1840.

Il testo del trattato Il testo del trattato così come venne ratificato dal parlamento britannico, scritto da Ruffo di Castelcicala, ambasciatore delle Due Sicilie a Londra.Jonathan Elliot. The American Diplomatic Code, Embracing & Collection of Treaties and Conventions between the United States and Foreign Powers: from 1778 to 1834 with an Abstract of Important Judicial Decisions on Points connected with Our Foreign Relations also A Concise Diplomatic Manual containing a Summary of the Law of Nations. Washington, 1834.

La vertiginosa ascesa della domanda di zolfo negli anni '30 Con l'industrializzazione e l'incredibile esplosione della produzione tessile in Francia e Inghilterra, crebbe improvvisamente e vertiginosamente la domanda internazionale di zolfo per la produzione di acido solforico, necessario a quell'industria. A titolo d'esempio il consumo di zolfo della Francia passò dai 536.628 kg del 1815 ai 18.578.710 kg del 1838. In particolare nel 1832 la Gran Bretagna incominciò a farne un maggior consumo causando una forte penuria nelle forniture, con conseguente aumento dei prezzi: il costo per cantaro dello zolfo siciliano passò dagli 11 carlini del 1832, ai 55 del 1833.

La produzione siciliana quell'anno, il 1833, triplicò, raggiungendo i 900.000 cantari estratti, ma non altrettanto la domanda, cosa che fece ben presto tornare il prezzo dello zolfo ai valori del 1832; tuttavia l'aumento di prezzo del 1833 aveva avuto come conseguenza un aumento dei salari ed il ritorno alla vecchia cifra rese non più tanto economicamente fruttuosa l'estrazione dello zolfo, che venne venduto anche sottocosto per svuotare le scorte accumulate. Al contempo la Gran Bretagna stava proponendo al Regno delle Due Sicilie un nuovo trattato commerciale che stabilisse il principio di reciprocità per il commercio tra i due stati e una riduzione del 10% sui dazi, al posto delle misure protezionistiche introdotte in quegli anni dal governo napoletano. Fu in questa situazione che la società marsigliese Taix & Aycard propose, nel dicembre 1837, un accordo commerciale al governo napoletano: proponevano, a condizione di essere gli unici acquirenti, di comprare 600.000 cantari l'anno di zolfo al prezzo di 23 carlini il cantaro, pagando al contempo un indennizzo di 4 carlini al cantaro per i 300.000 cantari annui non più estratti. La proposta venne accettata nel maggio 1838, pare anche con l'aiuto di qualche consigliere o ministro corrotto, ed il prezzo finale dello zolfo per cantaro venne posto a 43 carlini, più del triplo del prezzo degli anni precedenti, con una tassa di esportazione di 20 carlini al cantaro, prima inesistente. Il monopolista, cioè la Taix, pagava per un terzo la tassa di esportazione, quindi dei 43 carlini del prezzo di vendita, ne rimanevano circa 8 nelle casse societarie, mentre gli acquirenti dovevano pagare i 43 carlini alla Taix più il costo di esportazione.

La crisi (1838-1840) Il sostanzioso aumento del prezzo dello zolfo, imputabile in buona parte alla nuova tassa di 20 carlini ed al margine di guadagno riservato al monopolista francese, che fungeva da intermediario tra produttori e compratori, suscitò, probabilmente assieme alla mancata conclusione degli accordi su un nuovo trattato commerciale, le rimostranze della Gran Bretagna, alle quali si aggiunsero quelle più moderate della Francia. L'allora responsabile della politica estera britannica era Lord Palmerston, fautore di una politica decisa ed interventista, che aveva portato alla prima guerra dell'oppio ed alla convenzione di Londra del 1840, che aprì le porte ad un intervento britannico nel Levante nello stesso anno. Nel 1840, Palmerston, su pressione delle società inglesi in Sicilia, denunciò presso il governo borbonico un venir meno agli accordi del 1816 e arrivò a minacciare l'uso della flotta ed il sequestro dei bastimenti napoletani nel Mediterraneo.

Le rimostranze inglesi del 1840 Le proteste inglesi scaturirono dalla questione dello zolfo, ma includevano altri punti, nati dal contrasto tra la politica liberista inglese e quella protezionistica napoletana che nascondeva la pretesa imperialistica britannica di dominare e dirigere il traffico commerciale. In particolare gli inglesi si lamentavano dei privilegi concessi ai bastimenti napoletani, ovvero della mancanza di reciprocità, in fatto di dazi su determinate merci e sul tonnellaggio nei porti del Regno delle due Sicilie. Questa politica protezionistica sui trasporti navali era stata attuata dal governo di Napoli a partire dalla metà degli anni '20 per cercare di risollevare gli scambi marittimi della marina mercantile napoletana messa in crisi dalle guerre contro Napoleone. Il governo inglese inoltre rivendicava risarcimenti i grandi investimenti, diventati poi improduttivi, effettuati nell'industria estrattiva siciliana.

Elenco delle proteste inglesi Elenco delle rimostranze avanzate dal governo inglese a quello napoletano, come riportato da MacGregor, i punti 1 e 5 nominano direttamente il trattato del 1816.

Le minacce inglesi e la soluzione della crisi con l'intervento francese

Gli inglesi, per forzare la mano a Ferdinando II che temporeggiava, preso tra i diversi partiti della propria corte, inviarono una squadra navale, che giunse a Napoli il 14 aprile con istruzioni per l'ambasciatore britannico.Travers Twiss. The Law of Nations Considered as Independent Political Communities. Oxford, Clarendon Press, 1863. Gli inglesi, infatti, intendevano compiere delle rappresaglie contro la marina mercantile napoletana, pretendendo però che queste fossero intese come atti di guerra. Il via libera alle rappresaglie fu dato il 17 aprile: l'ordine era di bloccare nel golfo di Napoli le navi battenti bandiera delle Due Sicilie, che, secondo documenti del governo napoletano, furono condotte a Malta, sebbene la London Gazette, organo ufficiale di stampa del parlamento inglese, ipocritamente non riportasse nessun provvedimento al riguardo.Indice della London Gazette per l'anno 1840. La situazione sembrava allora poter precipitare, tanto che Ferdinando II ordinò l'allerta di tutti i forti napoletani e l'embargo contro tutti i legni mercantili britannici presenti nei porti del regno o lungo le sue coste. Tempestivamente, però, arrivò l'interessata proposta di mediazione della Francia, accettata dalla corte napoletana il 26 aprile, e le navi sequestrate, alcuni mercantili e pescherecci, vennero spontaneamente liberate dagli inglesi. La disputa si risolse nello stesso anno grazie all'operato francese, secondo alcuni furbescamente imposto dalla Gran Bretagna con le sue azioni, secondo altri accettato di comune accordo, che fece revocare il monopolio alla francese Taix e accordò le parti sulle indennità da pagare alla Gran Bretagna, per l'aumento di prezzo dello zolfo, ed alla stessa società Taix, per i mancati introiti derivati dalla prematura rescissione del contratto col governo napoletano. La Francia ottenne anche dal governo napoletano, in virtù della propria opera di mediazione, un rimborso per il rincaro dello zolfo analogo a quello accordato alla Gran Bretagna.

La sconfitta del partito di Palmerston nel 1841 e la sua sostituzione al ministero, favorì una nuova, maggiore distensione tra Inghilterra e Due Sicilie, che portò alla ripresa dei negoziati per il nuovo trattato commerciale ed alla firma dello stesso nel 1845.

Conseguenze della crisi L'industria estrattiva siciliana, così fiorente all'inizio degli anni '30, subì una dura battuta d'arresto in seguito alla nascita del monopolio francese. Il console inglese in Sicilia, Goodwin, registrò un pesante calo dell'attività estrattiva e delle esportazioni di zolfo dopo il 1838: nei 43 mesi precedenti l'instaurazione del monopolio e l'introduzione della tassa da 20 carlini, 21.141 navi avevano esportato 1.417.638 tonnellate di zolfo, mentre nei 41 mesi successivi all'introduzione del monopolio e della tassa, 10.979 navi avevano esportato 695.850 tonnellate di zolfo. Rispetto al '38, le esportazioni si erano dimezzate nel '40 e ridotte quasi ad un quarto nel '41, con conseguenti riduzioni delle quantità estratte, del numero degli operai impiegati e degli stipendi degli stessi. A seguito di ciò la tassa di esportazione venne ridotta ad 8 carlini già a partire dal 1º gennaio '42 ed in seguito venne ulteriormente ridotta a 4 carlini. Tuttavia ormai nuovi canali di approvvigionamento dall'Islanda, dove il governo danese aveva già effettuato sondaggi geologici dagli anni '30, e dalle Indie Occidentali erano stati aperti e la preponderanza dello zolfo siciliano nel commercio internazionale fu irrimediabilmente compromessa. Inoltre l'impiego di metodi alternativi al processo Leblanc per la produzione di carbonato di sodio, allora usato nella tintura dei tessuti, fecero al contempo, se non calare, almeno ristagnare la richiesta di zolfo assestando un ulteriore colpo all'attività estrattiva siciliana.

Il trattato del 1845