Odissea è uno sceneggiato televisivo co-prodotta da svariati paesi nel 1968, basata sull'omonimo poema di Omero. Ne è stata distribuita una versione ridotta cinematografica dal titolo Le avventure di Ulisse.
Trama Prologo
La voce del prologo, che parla fuoricampo mentre viene mostrata l'area archeologica di Troia, è di Giuseppe Ungaretti.
Circa nel 1220 a.C. nell'odierna Turchia si è combattuta la famosa guerra di Troia, cantata a lungo nei poemi epici. Sulla collina dello Scamandro, presso lo stretto dei Dardanelli, sorgeva la città di Troia, ricostruita ben 9 volte diverse a causa dei continui attacchi, come riferiva l'archeologo Heinrich Schliemann. La guerra secondo il poeta Omero era stata causata per il rapimento della regina Elena, sposa di Menelao, organizzato dal principe Paride, figlio del re troiano Priamo. Per gli storici il motivo della conquista di Troia era il monopolio del passaggio delle merci tra il Mar Mediterraneo e le terre d'Oriente. L'assalto fu realizzato da tutti gli eserciti dell'intera Grecia, capitanati da Agamennone e dal fratello Menelao. Troia fu distrutta solo nel decimo anno di guerra, grazie allo stratagemma del cavallo di legno proposto dall'astuto Ulisse. Sebbene vincitori, i principi e i sovrani achei patirono grandi sofferenze e dolori atroci al ritorno nell'amata patria: Agamennone verrà ucciso dalla moglie tradita, Clitemnestra, mentre Cassandra, anche lei figlia di Priamo, soccomberà nel massacro e infine Ulisse sarà costretto a viaggiare intorno al Mediterraneo per ben dieci anni.
Prima puntata
Atena, contenta che il re Ulisse sia prossimo a fare ritorno alla sua isola natale Itaca, situata a ovest della Grecia, sotto le vesti del re Mente, giunge ad Itaca per assicurarsi che il ritorno di Ulisse sia piacevole. Purtroppo non è così: seppur accolto con rispetto dal ventenne principe Telemaco, Mente scopre che il palazzo del re di Itaca è assediato da numerosi arroganti nobili della regione, i proci, i quali aspettano con ansia che la regina Penelope si decida a prendere un nuovo marito tra di loro, supponendo che Ulisse sia morto dato che sono passati vent'anni dalla sua partenza per Troia, depredando senza ritegno la cantina e la dispensa del palazzo. Penelope tenta di prendere tempo dichiarando ai proci di dover tessere un sudario per il suocero Laerte, ma con questo pretesto ogni notte lo disfa per ricominciarlo la mattina dopo.
Telemaco, su suggerimento di Mente (che sparisce così come è venuto), indice un'assemblea cittadina per poter sapere chi è dalla sua parte per poter scacciare i proci e chi è intenzionato a seguirlo sulla terraferma a chiedere informazioni di Ulisse al re Nestore, il comandante più anziano che partecipò alla guerra. All'assemblea giungono anche i proci che sostengono di essere nel giusto data la lunga assenza del re e dal fatto che Penelope stia impiegando troppo tempo nel tessere la tela. A queste risposte, Il popolo itacese tace e non osa opporsi, eppure l'indovino Egizio, notando un falco appollaiato sui merli del palazzo, intravede il successo del viaggio di Telemaco, ma viene deriso dai proci. La mattina dopo, Telemaco viene raggiunto dal maestro Mentore (di nuovo Atena travestita) che gli dona una barca e dei marinai con cui arrivare a Pilo, da Nestore. Prima di andare, Telemaco chiede alla nutrice Euriclea di non dire nulla a Penelope. Nella notte, Melanto, la giovane serva del palazzo fedele ai proci, li fa sgattaiolare all'interno per far vedere a loro che cosa succede alla tela di Penelope la notte. Scoperta, Penelope viene costretta a finire il sudario senza più scuse.
Il giorno dopo, i proci notano l'assenza di Telemaco e scoprono, minacciando un venditore di barche, che è partito davvero per cercare notizie sul padre. Preoccupati che la sua ricerca abbia successo, Antinoo, capo dei proci suggerisce di tendere un agguato a Telemaco. Medonte, il portatore di vino, sentendo i proci, corre ad avvisare Penelope che, dopo un attimo di rabbia verso Euriclea per non averle detto nulla, prega per la salvezza del figlio. Arrivato a Pilo nel bel mezzo di una cerimonia sacrificale a Poseidone, Telemaco raggiunge il re dopo la cerimonia. Nestore racconta a Telemaco della sera prima del ritorno da Troia: c'era chi come Ulisse voleva punire gli alleati dei troiani e chi come Menelao che voleva tornare a casa; dopo diverse discussioni, la flotta achea si separò e Nestore non seppe più di Ulisse, perciò consiglia a Telemaco di dirigersi a Sparta, da Menelao, con suo figlio Pisistrato che gli farà da guida.
La notte, Penelope riceve in sogno la visita di Atena, sotto le mentite spoglie di sua sorella Iftime, che le assicura che gli dei vegliano su suo figlio e anche su Ulisse. Finalmente viene presentata la figura di Ulisse: un uomo solo a capo di una misera zattera in balia delle onde che lo allontanano dalla sua destinazione finale.
Seconda puntata All'inizio della seconda puntata vi è una discussione tra Zeus e Atena in cui i due sono d'accordo che Poseidone abbia torturato abbastanza Ulisse e che è ora che la sua sofferenza finisca. Ulisse naufraga di fortuna su un'isola e, dopo essersi trovato un rifugio, sviene. L'isola in cui Ulisse è capitato è Scheria, governata dai Feaci, e Atena giunge in sogno alla giovane principessa Nausicaa, sotto le sembianze di una lontana amica, dicendole che dovrebbe prepararsi al suo ormai prossimo matrimonio e di dirigersi con le ancelle alla foce del fiume per fare il bucato. Il giorno dopo Nausicaa di buon'ora si reca alla foce e, dopo aver fatto il bucato, si mette a giocare con le ancelle, quando scorge tra i cespugli un uomo sporco, lacero e pieno di salsedine e di foglie con cui si era costruito il giaciglio. Tutte le ragazze scappano tranne Nausicaa che rimane a fissare stupita l'uomo disperato. Ulisse anche lui rimane alquanto catturato dalla bellezza della fanciulla e la paragona a una dea, supplicandola poi di portarlo con sé alla reggia per ripulirsi dai detriti delle acque.
Come ordinatole dalla dea, e anche dal suo cuore, Nausicaa lo fa lavare e vestire dalle ancelle, ma chiede che per discrezione non lo segua a palazzo, o i giovani si offenderanno credendo che lo abbia scelto come sposo. Accettando i voleri della ragazza, Ulisse si dirige da solo alla città, mentre una voce interna (Atena) gli suggerisce come comportarsi davanti ai sovrani: Alcinoo e Arete. I nobili e i monarchi del palazzo, sospettosi di tutti gli stranieri che giungono nella loro terra, lo riempiono di domande, per poi scusarsi riguardo al loro interrogatorio brusco e burbero, dopo che riconoscono nell'eroe un uomo buono e senza nulla da nascondere. In realtà Ulisse per non destare scalpore si è finto un povero mercante in cerca di protezione. Alcinoo racconta che molto tempo prima il suo popolo, governato dal nonno, risiedeva nella Terra dei Ciclopi, esseri mostruosi e violenti, che turbavano in continuazione la loro vita; così decisero di trasferirsi con l'aiuto degli dèi su una nuova isola, pagando loro il prezzo di essere sconosciuti a qualunque viaggiatore, fuorché Ulisse.
Ospitato a palazzo, Ulisse ha modo di sapere che i Feaci sono pacifici e che sanno costruire barche che mai affondano e che mai si perdono, ma che hanno smesso di costruirle preoccupati per una profezia: Poseidone, il loro protettore, avrebbe punito i Feaci distruggendo l'equipaggio della nave che accompagnerà un suo nemico a bordo. Ulisse, intanto, passa molto tempo con Nausicaa, raccontandole che fino a qualche settimana prima era rimasto per sette anni prigioniero a Ogigia, un'isoletta in cui è esiliata la bellissima ninfa Calipso, a cui Ulisse ha resistito mentalmente finché, su ordine degli dèi, lei non gli ha permesso di andare via in zattera.
Pochi giorni dopo, Ulisse viene invitato a vedere i giochi che decreteranno uno sposo per Nausicaa. Il campione, quindi, chiede all'ospite di partecipare alle gare di spada, ma Ulisse, per non essere riconosciuto, rifiuta, almeno finché gli atleti mettono in dubbio la sua forza, facendo arrabbiare Ulisse che non solo batte tutti i partecipanti ma rischia anche di ucciderne uno. Dispiaciuto, Ulisse chiede perdono ad Alcinoo, ma questi pretende di più sapere il suo nome anziché sentire le sue scuse.
Terza puntata
Per la vittoria degli atleti, il cieco aedo Demodoco, racconta a tutti la storia dell'ultima cosa che vide prima di perdere la vista: la caduta di Troia. Erano passati dieci anni dall'inizio della guerra, ma nessuna delle due fazioni aveva rinunciato, finché un giorno, sulla spiaggia di Ilio, i troiani trovarono l'accampamento acheo deserto e un gigantesco cavallo di legno sulla spiaggia. Mentre Priamo e molti altri cittadini lo intendono come un'offerta degli achei a Poseidone per un viaggio senza pericoli, il sacerdote Laocoonte capisce che è una trappola, o un'offerta che chieda che il dio distrugga la città. Tanto è sicuro il sacerdote di quanto ha detto, che gli conficca una lancia nel ventre, quasi infilzando Ulisse e gli altri rintanati dentro. Sul punto di bruciarlo, Priamo ferma Laocoonte e ordina che il cavallo venga portato dentro la città per ritirare l'offesa arrecata al dio. Il piano di Ulisse funziona: con il cavallo dentro le mura, gli achei escono dalla scultura, avvisano i compagni nascosti in una vicina isola e Troia viene espugnata. La tragedia è inarrestabile e quella stessa notte, dopo aver banchettato e festeggiato, i troiani vengono sterminati dai greci; soffrono questo fato persino Priamo, Deifobo, nuovo sposo di Elena, e Astianatte, il neonato figlio di Ettore e Andromaca, che viene prelevato con forza dalla culla e gettato dalle mura da Neottolemo, il figlio spietato di Achille. Al ricordo di queste atrocità, Ulisse incomincia a singhiozzare sommessamente, scosso da violenti brividi, e Demodoco, accortosi di ciò, lo riconosce sotto lo stupore di tutti i commensali.
Telemaco e Pisistrato, intanto, giungono a Sparta, dove Menelao ed Elena sono appena ritornati dal loro viaggio, differentemente da Ulisse. I sovrani accolgono Telemaco che, al contrario delle sue aspettative, si trova davanti due coniugi tristi e duramente provati dalle fatiche della guerra e dalla sorte dei sopravvissuti. Agamennone, racconta il re, è morto ucciso da sua moglie Clitennestra, e molti hanno trovato la stessa morte nelle loro case. Il sovrano racconta che l'ultima volta in cui ha sentito di Ulisse, lo ha saputo dall'indovino del mare Proteo, che gli disse anche come tornare a casa. Per poter calmare gli animi, Elena droga il vino di suo marito e degli ospiti per alleviargli il dolore e racconta della volta che vide Ulisse, prima che Troia fosse espugnata: dopo essersi fatto picchiare a sangue dall'amico Diomede per apparire come uno ferito di guerra, Ulisse era entrato in città presentandosi come un soldato frigio aggredito dai compagni ubriachi. La sacerdotessa Cassandra, famosa per la sua sfortuna di predire fatti futuri ma senza essere mai creduta, gli crede subito e gli confida che sa che la sua città è destinata a perdere, se dovesse essere trafugato dal tempio il Palladio di Atena. Dopo che Cassandra si allontana, sopraggiunge Elena, divenuta vedova di Paride la quale subito riconosce Ulisse, sebbene pesto e sanguinante, maledicendo la sua venuta. Infuriato, Ulisse la minaccia di fare il doppio gioco e di perdere inutilmente tempo in quel palazzo, dato che per lei sta combattendo l'intero esercito della Grecia; infine la lascia, mettendola in guardia che presto prenderanno la città e che si dovrà preparare all'eventuale ira del marito.