La civiltà nuragica nacque e si sviluppò in tutta la Sardegna nel corso della media e tarda Età del bronzo e nell'Età del ferro (1700-700 a.C. circa).. Era contemporanea, tra le altre, della civiltà micenea in Grecia, della cultura appenninica e delle terramare nella penisola italiana, della cultura di Thapsos in Sicilia e della fase finale della cultura di El Argar nella penisola iberica.

Fu il frutto della graduale evoluzione di culture pre-esistenti già diffuse sull'isola sin dal Neolitico, le cui tracce più evidenti giunte sino a noi sono costituite da dolmen, menhir e domus de janas,. a cui si aggiunsero i nuovi stimoli e apporti culturali dell'Età dei metalli. Deve il suo nome ai nuraghi, imponenti costruzioni megalitiche considerate le sue vestigia più eloquenti e sulla cui effettiva funzione si discute da almeno cinque secoli.

Durante la sua storia millenaria intrattenne continui scambi culturali e commerciali con le più importanti civiltà mediterranee coeve, finché nel corso del VI secolo a.C. l'entrata in conflitto con l'imperialismo cartaginese prima, e romano poi, ne decretò il declino.. Sopravvisse nella parte centro-orientale, conosciuta come Barbagia, almeno fino al II secolo d.C., ormai in Età imperiale e, secondo alcuni studiosi, anche fino all'epoca altomedioevale, motivo per cui in tali comunità di cultura nuragica indipendenti il cristianesimo si sarebbe imposto solo successivamenteGregorio Magno, Epistula ad HospitonemCasula, Francesco Cèsare (2017). ''La storia di Sardegna, I, Evo Antico Sardo: Dalla Sardegna Medio-Nuragica (100 a.C. c.) alla Sardegna Bizantina (900 d.C. c.)."Rowland, R. J. When Did the Nuragic Period in Sardinia End. Sardinia Antiqua. Studi in Onore Di Piero Meloni in Occasione Del Suo Settantesimo Compleanno, 1992, 165–175.«Da parte imperiale era dunque implicito il riconoscimento di una Sardegna barbaricina indomita se non libera e già in qualche modo statualmente conformata, dove continuava a esistere una civiltà o almeno una cultura d'origine nuragica, certo mutata ed evoluta per influenze esterne romane e vandaliche di cui nulla conosciamo tranne alcuni tardi effetti politici.» Casula, Francesco Cèsare (2017). La storia di Sardegna, I, Evo Antico Sardo: Dalla Sardegna Medio-Nuragica (100 a.C. c.) alla Sardegna Bizantina (900 d.C. c.), p.281. Anche se è opportuno rimarcare che la costruzione di nuovi nuraghi cessò già attorno al XII-XI secolo a.C., durante il periodo del Bronzo Finale.Nel BF numerosi indizi portano a supporre che i caratteri e l’assetto territoriale formatisi nel BM e BR, con l’edificazione dei nuraghi, subiscano mutamenti sostanziali che portano alla fine del fenomeno di costruzione di tali monumenti. No more new nuraghi were built after this period. Usai proposed that time and effort spent on their construction were no longer deemed proportional to their practical and symbolic use

Oltre alle caratteristiche costruzioni nuragiche, la civiltà degli antichi sardi ha prodotto altri monumenti come i caratteristici templi dell'acqua sacra, le tombe dei giganti, le enigmatiche sculture di Mont'e Prama, e particolari statuine in bronzo dette bronzetti nuragici. Storia

Le origini Le fonti greche

Anticamente i geografi e gli storici greci tentarono di risolvere l'enigma dei misteriosi popoli costruttori di nuraghi. Per loro la Sardegna era la più grande isola del Mediterraneo (in realtà è la seconda) e la descrivevano come una terra felice e libera, dove fioriva una civiltà ricca e raffinata e dall'agricoltura fiorentissima.

Nei loro resoconti i Greci parlarono di edifici favolosi che battezzarono daidaleia, dal nome del loro leggendario architetto Dedalo. Secondo una leggenda fu lui a concepire il famoso labirinto del re Minosse a Creta, prima di sbarcare in Sicilia e trasferirsi successivamente in Sardegna, accompagnato da un gruppo di coloni.

Pseudo Aristotele racconta: «Si dice che nell'isola di Sardegna si trovano edifici modellati secondo l'antica tradizione ellenica, e molti altri splendidi edifici, e delle costruzioni con volta a cupola con straordinario rapporto delle proporzioni. Si ritiene che queste opere siano state innalzate da Iolao figlio di Ificle nel tempo in cui, portando con sé i Tespiadi figli di Eracle, trasferì la colonia per condurla via dai loro luoghi di origine verso quelle contrade, poiché procurava queste per il parentado di Eracle, al quale qualunque terra fosse situata verso Occidente riteneva gli appartenesse [...] ». Racconta poi che la Sardegna sia stata in tempi lontani, prospera e dispensatrice di ogni prodotto e che Aristeo: «...ai suoi tempi era stato il più esperto fra gli uomini nell'arte di coltivare i campi, fosse il signore in questi luoghi; prima di Aristeo questi luoghi erano occupati da molti e grandi uccelli...». Diodoro Siculo riporta le origini al mito di Eracle e dice: «Quando ebbe portato a termine le imprese, poiché secondo l'oracolo del dio era opportuno che prima di passare fra gli dei inviasse una colonia in Sardegna e ne mettesse a capo i figli che aveva avuto dalle Tespiadi, Eracle decise di spedire, con i fanciulli, suo nipote Iolao, poiché erano tutti molto giovani».

Ipotesi della storiografia moderna

Gli antichi Sardi prima dei nuraghi

La Sardegna fu abitata stabilmente da genti arrivate nel Paleolitico, nel Mesolitico e nel Neolitico da varie parti del continente europeo e del bacino del Mediterraneo. I primi insediamenti sono stati rinvenuti sia nella parte centrale che nell'Anglona, ma in tutta l'isola progressivamente si svilupparono diverse culture, alcune diffuse solo in certe zone, altre come quella di Ozieri si estesero sino a coprire tutto il territorio isolano.

Le antiche popolazioni erano dedite principalmente alla coltivazione delle terre, alla pastorizia, alla pesca e alla navigazione (che le portava a tessere contatti di natura commerciale e culturale con altri popoli) e, a partire dal III millennio a.C., alla lavorazione del rame e dell'argento..

Risalenti a queste culture si possono ancora oggi ammirare più di 2.400 tombe ipogeiche conosciute con il nome sardo di domus de janas. Queste singolari vestigia si trovano disseminate in tutto il territorio isolano (ad eccezione della Gallura, dove si prediligeva l'uso di seppellire i defunti nei circoli megalitici o nei tafoni) e sono state scavate con grande maestria nel granito e nella pietra lavica. Alcune sono decorate con sculture e pitture simboliche e si presume siano appartenute a capi politici e forse anche religiosi. Le più antiche vengono datate dagli archeologi intorno alla seconda metà del IV millennio a.C.

A questa fase storica risalgono anche i numerosi menhir e i dolmen, semplici o allungati che pongono la più antica realtà isolana in relazione con la vasta preistoria dell'Europa atlantica e settentrionale. Rivestono inoltre un particolare interesse le cosiddette statue stele (o statue menhir) della regione del Sarcidano e del Mandrolisai rappresentanti guerrieri armati di pugnale e figure femminili. Il monumento più misterioso del periodo prenuragico è sicuramente la piramide a gradoni, ossia l'altare prenuragico di Monte d'Accoddi, presso Sassari che presenta parallelismi costruttivi sia in Occidente, con le tombe a tumulo della Francia e il contemporaneo complesso monumentale di Los Millares in Andalusia, nonché con i successivi talaiots delle BaleariManlio Brigaglia - Storia della Sardegna p.45, sia in Oriente, secondo alcuni studiosi rappresenterebbe infatti la spia di influenze ideologico-architettoniche provenienti dall'area egiziano-mesopotamica. Ai piedi della piramide a gradoni sono stati ritrovati dagli archeologi consistenti accumuli composti da resti di antichi pasti sacri ed anche oggetti utilizzati durante i ritiGiovanni Lilliu, Prima dei nuraghi in La società in Sardegna nei secoli, p. 15..

L'altare di Monte d'Accoddi fu frequentato fino al 2000 a.C. circa quando in Sardegna apparve la cultura del vaso campaniforme, diffusa all'epoca in quasi tutta l'Europa occidentale, che si sovrappose a quella di Monte Claro (2400-2100 a.C.), le cui genti innalzarono poderose muraglie megalitiche a difesa degli abitati come quella di Monte Baranta a Olmedo. Le varie fasi del campaniforme sardo mostrano l'avvicendarsi di due componenti: la prima "franco-iberica" e la seconda "centro-europea".

Cronologia In base ad una classificazione ed alla divisione temporale elaborata dello studioso Giovanni Lilliu (Nuragico I, II, III, IV, V), l'edificazione dei nuraghi e lo svilupparsi della civiltà nuragica ha seguito diverse fasi collocabili entro l'Età del Bronzo e l'Età del Ferro.

Nascita della civiltà nuragica

La cultura di Bonnanaro si sviluppa tra il 1800 a.C. e il 1600 a.C. circa (esordendo con maggiore intensità nella Nurra e nel Sulcis-Iglesiente per poi propagarsi in tutta la Sardegna) come evoluzione finale del Campaniforme più influssi provenienti dalla penisola italiana, giunti forse attraverso la Corsica, dove si arricchirono delle conoscenze architettoniche di tipo ciclopico ivi già presenti. Le ceramiche bonnanaresi (generalmente inornate e dotate di anse a gomito) presentano infatti delle similitudini con quelle della contemporanea cultura di Polada diffusasi nell'Italia settentrionale nell'antica età del bronzo.

Nuove genti arrivarono sull'Isola in quel periodo, portando con sé nuovi culti, nuove tecnologie e nuovi modelli di vita, rendendo obsoleti i precedenti o reinterpretandoli alla luce della cultura dominante. Per il padre dell'archeologia sarda Giovanni Lilliu:

L'introduzione del bronzo portò notevoli miglioramenti in ogni campo. Con la nuova lega di rame e stagno (o arsenico) si otteneva infatti un metallo più duro e resistente, adatto a fabbricare attrezzi agricoli, ma soprattutto si prestava alla forgia di armi migliori, da utilizzare sia per la caccia che per la guerra. Ben presto in Sardegna, terra ricca di miniere, si costruirono fornaci per la fusione delle leghe che da esperti artigiani venivano lavorate abilmente dando vita ad un fiorente commercio verso tutta l'area mediterranea, in particolare verso quelle regioni povere di metalli.

In questo periodo inizia la costruzione dei protonuraghi e quindi la prima fase della civiltà nuragica (Nuragico antico). Queste costruzioni sono assai diverse dai nuraghe classici avendo una planimetria irregolare e l'aspetto assai tozzo. Sono costituiti da uno o più corridoi e mancano della camera circolare tipica dei nuraghi a tholos. Rispetto a questi sono di dimensioni minori come altezza (mediamente 10 metri rispetto ai 20 e più metri di quelli classici), mentre la loro superficie è più del doppio (250 m² rispetto ai 100 delle torri nuragiche). Risulta inoltre imponente la massa muraria rispetto agli spazi interni sfruttabili.

I protonuraghi sono più numerosi nella Sardegna centro-occidentale, in seguito si diffusero in tutta l'isolaParkinson, E.W., McLaughlin, T.R., Esposito, C. et al. Radiocarbon Dated Trends and Central Mediterranean Prehistory. J World Prehist 34, 317–379 (2021). https://doi.org/10.1007/s10963-021-09158-4.

Il nuraghe

Intorno alla metà del II millennio a.C., durante la media età del Bronzo, i protonuraghi si evolvono in torri megalitiche di forma tronco conica, e si diffusero ampiamente in tutto il territorio della Sardegna (1 nuraghe ogni 3 km² circa).

Furono il centro della vita sociale degli antichi Sardi e diedero il nome alla loro civiltà, sebbene la loro funzione e destinazione sia ancora altamente controversa tra storici ed archeologi che, di volta in volta, hanno elaborato teorie sul loro uso militare, civile, religioso o per la sepoltura dei defunti.