Biografia Laureato in ingegneria all'Università di Padova, figlio di Mario, fratello di Luigi (detto Gigi) Rendo, all'indomani dell'arresto di quest'ultimo nel 1983, assume il comando dell'azienda edile fondata dal nonno Luigi, poi di proprietà del padre e dello zio paterno Ugo, ed espande le attività imprenditoriali della famiglia ad altri settori come la meccanica e l'impiantistica, con la creazione nel 1989 della Italimprese, della quale è stato amministratore delegato fino al 1994.

Si occupa inoltre della società editrice Telecolor International TCI S.p.A., proprietaria delle emittenti televisive catanesi Telecolor e Video 3, che cederà agli inizi degli anni novanta.

Del grande impero economico costruito dal padre, è rimasta solo la Società Tipografica Siciliana S.p.A. (STS), in passato posseduta in minoranza anche da Silvio Berlusconi, che stampava le edizioni locali del Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport e altri quotidiani e riviste del Gruppo RCSF. De Angeli, Berlusconi 1: gli inizi misteriosi, i compari della P2, gli amici di Tangentopoli, i soci ambigui i collaboratori chiacchierati, Mafia connection, Biblioteca e centro documentazione, 1993, p. 47, della quale Rendo ne è a tutt'oggi il titolare.

Procedimenti giudiziari Nel 1993, in epoca di «Tangentopoli», Rendo fu indagato per corruzione dalla Procura di Milano su un'inchiesta riguardante l'Enel, il cui amministratore affermò che l'imprenditore catanese gli avrebbe versato 920 milioni di lire in due rate nel 1990 e nel 1991. Stessa versione fu fornita dal presidente Elia Federici, e che il denaro versato dal Rendo serviva per la campagna elettorale del Partito Repubblicano, cui principale interlocutore era il deputato Italico Santoro. In realtà le mazzette riguardavano la costruzione della centrale elettrica a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, e nell'ambito della stessa inchiesta, nel 1995, risulta tra i 160 rinviati a giudizio dalla procura milanese, dalla quale verrà prosciolto definitivamente nel 2001 dalla Procura di Roma, che aveva nel frattempo assunto le indagini sul caso. A Rendo, che all'epoca era anche presidente della Commissione CEE per le grandi infrastrutture, fu condotto al carcere di San Vittore, e in seguito posto agli arresti domiciliari.

Tra il 1986 e il 1991, Rendo e il padre avrebbero versato circa 3 miliardi e 400 milioni di lire in tangentiM. Guarino, Ladri di Stato. Storie di malaffare, arricchimenti illeciti e tangenti, Dedalo, 2010, p. 81.

Note