La storia di Ragusa può essere tracciata dal Neolitico ai giorni nostri. Tuttavia, l'insediamento ha una sua storia politica indipendente nel Medioevo e nei tempi moderni, quando era una repubblica nel periodo 1358-1808.
L'emancipazione di Ragusa iniziò nel 1169 quando la città concluse un trattato commerciale con Pisa. La prima fonte attendibile per la crescente importanza di Ragusa è il cosiddetto Diploma di Ragusa del 1230. Nel XIII secolo la città raggiunse l'importanza di Venezia dopo l'Assedio di Costantinopoli (1204) e soprattutto grazie all'introduzione delle proprie monete d'argento dalla vicina Serbia nel 1277, coniate dai minatori sassoni (Sassoni di Transilvania) a Brskovo a Mojkovac.
Il re Stefano Uroš IV Dušan definì finalmente il futuro della città dopo che nel 1333 vendette la città di Sabbioncello (penisola) per la protezione delle saline su cui Ragusa costruì la seconda cinta muraria più lunga del mondo dopo la Grande Muraglia Cinese.
Con il declino dell'Impero ottomano dopo la Pace di Carlowitz, decadde anche la Repubblica di Ragusa. La repubblica del XVIII secolo è una pallida copia del suo antico splendore. La repubblica e la città sono entrate nella storia del mondo insolitamente dopo essere state il primo stato sovrano a riconoscere l'indipendenza degli Stati Uniti.
Fondazione
La città venne fondata col nome di Ragusium (in greco Ragousion, Ραγούσιον) nella prima metà del VII secolo ad opera degli abitanti della vicina città di Epidaurum (l'attuale Ragusavecchia o Cavtat) in fuga dalle invasioni degli Slavi e degli Avari. Successivamente, la città entrò sotto la protezione dell'Impero Bizantino ed iniziò a sviluppare un fiorente commercio nell'Adriatico e nel Mar Mediterraneo orientale. Nell'XI secolo Ragusa era ormai una florida città mercantile e grazie alla salda alleanza con Ancona riuscì a resistere allo strapotere veneziano in Adriatico e poté svilupparsi ulteriormente come repubblica marinara.
Caduta Costantinopoli durante la IV Crociata (1204), la città passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia e tale rimase, seppur con brevi interruzioni, fino al 1358. In questo periodo Ragusa mutò dalla Serenissima il proprio assetto istituzionale.
Repubblica di Ragusa
Approfittando della sconfitta dei Veneziani (1358) per opera dell'Ungheria, Ragusa si sottomise formalmente a quest'ultima in cambio di un tributo annuale, che si pagava sia in termini di denaro che di imbarcazioni, garantendosi tuttavia un'indipendenza di fatto. Ottenuta in questo modo la libertà i cittadini poterono di nuovo scegliere un proprio assetto istituzionale eleggendo un consiglio cittadino e un proprio senato. Ragusa iniziò a prosperare grazie ad una spiccata attitudine mercantile ed all'abilità dei suoi governanti. Nel giro di pochi decenni la città divenne un primario centro commerciale e culturale e giunse a rivaleggiare con la Serenissima Repubblica di Venezia. Neppure il declino della potenza ungherese (battaglia di Mohács, 1526) riuscì a scalfire la prosperità di Ragusa: la città si diede, così come aveva fatto con gli ungheresi, all'Impero ottomano e preservò ancora una volta, tramite il pagamento di un tributo, la sua sostanziale indipendenza. Nel 1416 la repubblica di Ragusa fu il primo Stato europeo ad abolire la schiavitù e l'uso degli schiavi.
Indubbiamente il maggiore impatto e significato per il declino della Repubblica di Ragusa fu la costruzione del porto di Spalato nel periodo 1580-1592. Nominalmente, l'impresa fu opera del maran portoghese Daniel Rodrigo, ma dietro l'azione si trova la Repubblica di Venezia. Il portoghese maran è uno dei prototipi de Il mercante di Venezia. Spalato con un porto divenne un'alternativa a Ragusa nel commercio di merci dalla Bosnia ed Erzegovina, e così Venezia vendicò la sua prosperità a sue spese. A tal fine, installò due veneziani Nûr Bânû e Safiye Sultan come Valide Sultan a Costantinopoli. Nûr Bânû è al centro dell'omicidio di Sokollu Mehmed Pascià e dell'impiccagione di Michail Kantakouzenos (Pace di Santo Stefano si è conclusa esattamente in data 3 secoli dopo la sua morte e nel contesto de "Il Regno de gli Slavi").
La prima fase del declino della città è dovuto alla scoperta dell'America nell'anno 1492 che escluse il Mediterraneo dalle principali rotte commerciali. Ma solo con il dominio Ottomano del XVI secolo iniziò per la città un lento quanto inarrestabile declino, dovuto anche al terremoto che scosse la città nel 1520 e accelerato soprattutto dal terribile terremoto del 6 aprile 1667, che rase al suolo gran parte della città facendo 5.000 vittime. Ragusa risorse velocemente dalle macerie dotandosi di un impianto urbanistico moderno: la città avrà una pianta molto regolare a differenza delle altre città veneziane con vie e viuzze strette e irregolari, le calli saranno disposte in modo parallelo tra loro fino ad incontrare perpendicolarmente lo Stradone, cioè l'arteria viaria principale; questa via taglia la città a metà, parte da Porta Pilla e in direzione del mare scende verso oriente fino alla Torre dell'Orologio in prossimità del porto con la diga Le Casse. La città venne sempre più a dipendere dal gioco delle potenze straniere e poté conservare la sua indipendenza solo grazie alla sua modesta importanza. Nell'anno 1806 la città venne occupata militarmente dalle truppe napoleoniche, e nel 1808 un proclama del Maresciallo Auguste Marmont pose fine alla secolare repubblica di Ragusa. L'amministrazione francese la riconobbe parte del Regno d'Italia napoleonico nel 1808 e successivamente venne annessa alle Province Illiriche nel 1809.
Ragusa nella Dalmazia asburgica
Nel 1815, l'ex governo di Ragusa (la sua assemblea nobiliare) si incontrò per l'ultima volta a Ljetnikovac a Mokošica. Ancora una volta furono adottate misure estreme per ristabilire la Repubblica, ma fu tutto inutile. Dopo la caduta della Repubblica, la maggior parte dell'aristocrazia fu riconosciuta dall'impero austriaco.
Assegnata definitivamente all'Austria con il Congresso di Vienna (1815), Ragusa fu unita alla Provincia della Dalmazia e rimase fino al 1918 (termine della prima guerra mondiale) sotto il dominio diretto degli Asburgo. Le nuove autorità asburgiche stabilirono un Regno di Dalmazia suffraganeo della corona d'Austria, governato da una propria assemblea (Sabor) con sede a Zara, in cui si confrontavano gli esponenti del Partito autonomista e del Partito popolare. La Dalmazia era allora una regione di una monarchia di lingua tedesca, con un'élite locale bilingua (croata e italiana) e una popolazione generale con una maggioranza cattolica croata e una minoranza ortodossa serba.
Fu in questo periodo che la città divenne teatro di uno scontro dovuto alla formazione delle varie coscienze nazionali, che tendevano ad attribuire a sé non solo il territorio comunale, ma anche l'antica e gloriosa storia della millenaria repubblica marinara. Questo scontro vide tre componenti in campo: quella croata - maggioritaria - quella serbo/montenegrina e infine la componente italiana: ognuna si organizzò in un partito e per un certo periodo di tempo serbi e italiani si coalizzarono in funzione anticroata, riuscendo anche a far eleggere l'autonomista italiano Marino Bonda al Parlamento imperiale di Vienna: fu l'ultimo rappresentante italiano ad ottenere questa carica. Nello scontro serbo/croato sulla paternità etnico/storica della Repubblica di Ragusa si possono vedere in filigrana alcune delle motivazioni che cent'anni dopo avrebbero portato i governanti serbo/montenegrini ad accampare diritti sulla città.
Nel 1832 il barone Šišmundo Getaldić-Gundulić (Sigismondo Ghetaldi-Gondola) (1795-1860) fu eletto sindaco di Ragusa, servendo per 13 anni; il governo austriaco gli concesse il titolo di "barone".
I primi rappresentanti del gruppo nazionale croato furono proprio personaggi provenienti da famiglie di lingua e cultura italiane (ad esempio Ivo De Giulli, al secolo Giovanni De Giulli), che reputarono più utile divenire promotori del nascente nazionalismo panslavo, quando non esclusivamente croato.
Nel 1861, la maggioranza croata della città, sconfitti gli italiani, mandò come propri rappresentanti della città al Parlamento di Vienna i deputati bilingui, ma dichiaratisi di nazionalità croata, Michele Klaić (poi Miho Klaić) e il conte Costantino Vojnović (poi Kosta Vojnović). Klaić divenne particolarmente noto per lo zelo con cui si adoperò, nel tempo, per la chiusura di tutte le scuole italiane in Dalmazia.
Il Conte Rafael Pucić (Raffaele Pozza), (1828-1890) fu eletto per la prima volta podestà di Ragusa nell'anno 1869, dopo di che fu rieletto nel 1872, 1875, 1882, 1884) e eletto due volte nel Consiglio dalmata nel 1870 e 1876. La vittoria dei nazionalisti a Spalato nel 1882 fu sentita fortemenente nelle zone di Curzola e Ragusa. A Ragusa essa fu salutata con favore dal podestà Pucić, dal National Reading Club di Ragusa, dall'associazione dei lavoratori di Ragusa e dalla rivista "Slovinac"; e dalle comunità di Kuna e Orebić, quest'ultima che aveva ottenuto un governo nazionalista ancor prima di Spalato.
Nel 1873 il conte Marino Bonda, della gloriosa famiglia ragusea, riuscì tuttavia a strappare uno dei due seggi ai croati locali (seggio che dovette poi cedere al croato Borčić nel 1885). L'elemento italiano, ormai minoritario, necessitava di allearsi con i serbi locali. Tuttavia le sue divisioni interne, strette tra semplice desiderio di autonomia all'interno dell'Austria-Ungheria e annessione all'Italia, impedirono questa alleanza. Di fronte a tali divisioni, il conte Serragli tentò di riunificare gli italiani e riuscì a farsi eleggere deputato nel 1889. Intanto, però, numerosi italiani (come ad esempio Raffaele Pozza e Gaetano Bulat che vennero eletti deputati nel 1879) andarono ad ingrossare le file dei nazionalisti croati. Un altro italiano divenne uno dei più grandi politici croati e fautore del Regno degli Slavi del Sud, Frano Supilo (al secolo Francesco Supilo), originario di Ragusavecchia. Gli italiani locali, ma anche gli italofili, erano detti taljanaši, e secondo i nazionalisti slavi locali si trattava di slavi che avevano abbandonato e tradito la loro identità originaria.
La politica di collaborazione con i serbi locali, inaugurata dallo zaratino Ghiglianovich e dal raguseo Giovanni Avoscani, permise agli italiani la conquista del Comune di Ragusa nel 1899. Nel 1889, la cerchia serbo-cattolica sostenne il barone Francesco Ghetaldi-Gondola, il candidato del Partito autonomista, contro il candidato del Partito popolare Vlaho de Giulli, nell'elezione del 1890 alla Dieta dalmata. L'anno seguente, durante le elezioni del governo locale, il Partito autonomo vinse la rielezione municipale con Francesco Gondola, che morì al potere nel 1899. L'alleanza vinse nuovamente le elezioni il 27 maggio 1894. Frano Getaldić-Gundulić aveva anche fondato la Società Filatelìa il 4 dicembre 1890.
L'inaugurazione del monumento a Ivan Gundulić nel 1893 segnò un momento di particolare tensione a Ragusa. Commissionato dal sindaco Rafael Pucić, il monumento (opera dello scultore croato Ivan Rendić) fu finanziato con fondi comunali (11 fiorini) e con donazioni private di Niko Pucić (5 fiorini), Vlaho DeGiulli (10 fiorini) e del re di Serbia Aleksandar Obrenović. L'inaugurazione, presenziata dal barone Frano Getaldić-Gundulić, ultimo membro della casata, vide la partecipazione di un gran numero di croati, fatti confluire in città dalle organizzazioni del Partito dei Diritti Croato e del Partito Croato Popolare per dare un carattere nazionale e politico all'avvenimento - nonostante la parallela mobilitazione dei serbo-cattolici del Partito Serbo. Ai rappresentanti del governo asburgico non fu offerto un posto d'onore.