Lendometriosi (; suffisso , -ōsis, condizione morbosa) è una malattia cronica a eziopatogenesi multifattoriale, ancora non completamente chiarita. Colpisce le donne, più frequentemente in età fertile. È una malattia congenita, causata dalla presenza anomala (ectopia) di tessuto simil-endometriale (simile all’endometrio che è il tessuto che riveste la parete interna dell'utero), in cavità extra uterina, principalmente ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, in alcuni casi rari anche polmoni e cervello. Ne soffrono, solo in Italia, almeno tre milioni di donne. L'endometriosi è una patologia che coinvolge globalmente la salute della donna, con conseguenti effetti psicofisici, spesso marcatamente debilitanti.
Come avviene nell'endometrio normale, le aree interessate dall'endometriosi sono sensibili ai livelli plasmatici di estrogeno e di progesterone, pertanto esse sanguinano durante il ciclo mestruale, provocando frequentemente infiammazione, cisti e aderenze. Poiché i livelli di estrogeni si riducono drasticamente dopo i 50 anni, il problema clinico dell'endometriosi si presenta soprattutto prima della menopausa.
I sintomi principali sono dolore addominale, astenia e dolore pelvico cronico, ciascuno dei quali si osserva in circa il 50% dei casi, ma la frequenza può salire al 70% durante le mestruazioni, le quali possono essere emorragiche. È comune anche il dolore durante i rapporti sessuali, mentre si manifestano con minor frequenza sintomi urinari o intestinali. Nel 30% dei casi può causare infertilità. Circa il 25% delle donne risulta comunque asintomatica. L'endometriosi può comportare effetti sia sociali, sia psicologici.
L’endometriosi viene classificata come I & II stadio: lieve , e III & IV stadio: moderato/grave. Il livello di estradizione però non ha nessun collegamento con il livello del dolore.
La causa di questa malattia non è del tutto chiara, per cui sono state proposte diverse teorie al riguardo. Tra i fattori di rischio vi è la presenza di casi nella storia familiare. La diagnosi viene solitamente sospettata sulla base dei sintomi, mentre l'accertamento diagnostico si avvale dei risultati ottenuti tramite le tecniche di imaging biomedico e soprattutto della biopsia, che è l'unico metodo che dà la possibilità alla persona di avere la diagnosi effettiva di endometriosi al III e IV stadio . La diagnosi differenziale considera altre condizioni con sintomi simili, come la malattia infiammatoria pelvica, la sindrome dell'intestino irritabile, la cistite interstiziale e la fibromialgia. La prima diagnosi avviene tramite l’ecografia di un ginecologo specializzato.
Prove sperimentali suggeriscono che l'uso di contraccettivi orali possa ridurre il rischio di endometriosi, così come il regolare esercizio fisico e la limitazione di bevande alcoliche. Non esiste una cura farmacologica risolutiva, ma sono possibili alcuni trattamenti per i sintomi, come l'assunzione di farmaci antidolorifici (preferibilmente FANS) o i trattamenti ormonali. Può anche essere utile assumere il componente attivo della pillola anticoncezionale o utilizzare un dispositivo intrauterino con progestinico. Nei casi refrattari alla terapia farmacologica può essere necessaria la rimozione chirurgica del tessuto ectopico. L'agonista dell'ormone di rilascio delle gonadotropine può migliorare la probabilità di concepimento nelle donne con difficoltà.
Secondo un'ampia indagine epidemiologica, nel 2015 l'endometriosi ha interessato milioni di donne, mentre altre fonti stimano che circa il 6-10% della popolazione femminile ne sia colpita. Più comune tra le trentenni e le quarantenni, può comunque incominciare a presentarsi anche nelle bambine a partire dagli otto anni. Pochi casi portano al decesso.
Fu riconosciuta come malattia a sé stante, differenziandola dall'adenomiosi, solo a partire dal 1920.
Storia
L'endometriosi venne scoperta per la prima volta al microscopio da Karl von Rokitansky nel 1860, ma il termine 'endometriosi' risale a un articolo pubblicato da John Sampson nel 1925. Tuttavia la condizione si ritrova in testi medici risalenti a più di anni fa.
Il Corpus Hippocraticum del IV secolo a.C. descrive alcuni sintomi simili a quelli riscontrabili nell'endometriosi, tra cui ulcerazioni uterine, aderenze e infertilità. I medici ippocratici ritenevano che ritardare la gravidanza avrebbe potuto scatenare le malattie dell'utero responsabili di questi sintomi, tanto che le donne con dismenorrea venivano incoraggiate a sposarsi e avere figli in giovane età. Il fatto che gli ippocratici raccomandassero cambiamenti nelle pratiche matrimoniali a causa di una malattia simile all'endometriosi dimostra che questa condizione fosse molto probabilmente comune, con tassi superiori alla prevalenza del 5-15% spesso citata oggi.
Storicamente, le donne che accusavano sintomi di endometriosi venivano curate con l'applicazione di sanguisughe, camicia di forza, salassi, oppure ricorrendo a mutilazioni genitali, alla gravidanza (come forma di trattamento), appendendole a testa in giù o sottoponendole a un intervento chirurgico; in alcuni casi, venivano persino uccise per via di un presunto possesso demoniaco. Sebbene anni fa i medici ippocratici avessero riconosciuto e trattato il dolore pelvico cronico come una vera malattia organica, nel corso del Medioevo si tornò a colpevolizzare le donne, ritenendole pazze, immorali, affette da dolore immaginario o avvezze a una cattiva condotta. I sintomi del dolore pelvico cronico inspiegabile erano spesso attribuiti a follia immaginaria, a debolezza femminile, a promiscuità o isteria.
L'idea che il dolore pelvico cronico fosse correlato a una malattia mentale influenzò l'atteggiamento moderno nei confronti delle donne affette da tale condizione, causando ritardi nella corretta diagnosi e indifferenza nei confronti della sofferenza delle pazienti vissute durante il XX secolo.
Le evidenze che questo disturbo fu in passato così comune non contrastano le teorie moderne che suggeriscono una correlazione tra l'endometriosi e le diossine o i policlorobifenili.
Epidemiologia
Non è facile determinare dati epidemiologici precisi riguardo all'endometriosi, perché questi si basano essenzialmente sui riscontri chirurgici e istologici. Di conseguenza, la sempre maggiore disponibilità della video-laparoscopia per l'indagine pelvica ha comportato un sensibile aumento delle diagnosi, specie per i casi relativi a lesioni minime o lievi..
Ad esempio, nello studio laparoscopio ENDO su una popolazione di 495 donne selezionate per questa procedura, l'incidenza della patologia è stata del 41%, mentre nelle donne non selezionate, in cui la diagnosi è stata del tutto casuale, l'incidenza si è aggirata intorno all'11% Si stima che, nel 2015, vi fossero in tutto il mondo 10,8 milioni di donne colpite dall'endometriosi. Altre fonti stimano che circa il 6-10% delle donne fossero interessate dalla condizione, con una prevalenza di circa il 10% nella popolazione generale, dello 0,5-5% nelle donne fertili e del 25-40% in quelle infertili. Si stima che in Italia le donne affette da endometriosi siano circa tre milioni. In Friuli Venezia Giulia, dal 2011 al 2013, tra i 15 e i 50 anni, l'incidenza di endometriosi è stata di circa lo 0,14%/anno. In USA si ritiene che possa colpire oltre l'11% delle donne tra i 15 e i 44 anni. Si ritiene che dal 30% al 40% dei casi di infertilità femminile sia dovuto a endometriosi.
È principalmente una malattia che si riscontra negli anni riproduttivi. In ogni caso, può interessare qualsiasi donna, di età che va dal pre menarca alla post menopausa, indipendentemente dall'etnia o dal fatto che abbiano o meno avuto figli. Casi di endometriosi si sono infatti verificati nelle donne in postmenopausa, e, sia pur raramente, le ragazze possono avere sintomi di endometriosi prima ancora che raggiungano il menarca. Tuttavia l'endometriosi risulta più comune tra le trentenni e le quarantenni; anche se può riscontrarsi nelle ragazze già dagli 8 anni.
Tra i fattori di rischio vi è da annoverare una parentela di primo grado con una donna affetta dalla condizione e un basso indice di massa corporea.. Le donne con cicli mestruali corti, regolari, con flussi abbondanti e prolungati hanno una probabilità maggiore di sviluppare endometriosi. Non aver mai partorito o aver sperimentato lunghi periodi senza sviluppare una gravidanza, sono situazioni che sono state correlate positivamente con la condizione. Sono stati effettuati diversi studi per valutare una possibile correlazione tra l'utilizzo di metodi contraccettivi e lo sviluppo della malattia, tuttavia le molte distorsioni statistiche, tra cui il fatto che spesso i farmaci su base ormonale vengono prescritti proprio per trattare i sintomi della malattia come la dismenorrea, hanno reso i risultati inconcludenti.. In passato si è pure ipotizzato che la condizione affliggesse maggiormente le donne benestanti appartenenti a un contesto di elevato livello socio culturale, tuttavia è più probabile che ciò sia dovuto al fatto che tali donne siano tendenzialmente più attente al loro stato di salute e quindi con maggior probabilità di vedersi diagnosticata un'endometriosi relativamente lieve.
Si stima che il tasso di recidiva dell'endometriosi possa attestarsi, negli adulti, tra il 40% e il 50% in un periodo di 5 anni. È stato dimostrato che tale dato aumenti col passare del tempo dall'intervento chirurgico, ma non è correlato allo stadio della malattia, al sito iniziale, al metodo chirurgico utilizzato o al trattamento post-chirurgico.
Eziologia
L'endometriosi è una malattia cronica e complessa che consiste nell'anomala presenza di endometrio (il tessuto che riveste la parete interna dell'utero) in regioni anatomiche diverse da dove dovrebbe trovarsi e in particolare nelle ovaie, nelle tube, nel peritoneo, nella vagina, nell'intestino provocando una serie di segni e sintomi. La sua esatta eziologia non è certa, nel corso del tempo sono state formulate diverse teorie, non necessariamente in contrasto tra loro, ma di cui nessuna in grado di spiegarla esaustivamente. Di conseguenza si ritiene che la causa sia multifattoriale e che implichi un'interazione tra diversi fattori.
Una delle teorie più antiche e accreditate è quella dell'innesto (chiamata anche "delle mestruazioni retrograde") e venne proposta dal ginecologo John Sampson. Questa prevede che durante il flusso mestruale piccole parti di tessuto endometriale si muoverebbero in senso inverso nelle tube per poi impiantarsi nell'addome o comunque al di fuori della cavità uterina, aderendo al peritoneo (il rivestimento della cavità addominale) da dove possono invadere il tessuto dando origine a una condizione di endometriosi.. Questa teoria, comunque, non è da sola in grado di spiegare tutti i casi di endometriosi, in quanto non spiega perché molte donne con ciclo mestruale retrogrado non presentano endometriosi, un fatto da attribuirsi probabilmente a ulteriori fattori come la genetica e le malattie autoimmuni. Inoltre, seppur raramente, l'endometriosi si è riscontrata in individui che non hanno mai avuto le mestruazioni, come uomini, feti, e ragazze in età prepuberale. Inoltre sono stati riscontrati casi di endometriosi nel cervello e nei polmoni, situazioni non compatibili con i presupposti della teoria.
Un'altra teoria che desta molto interesse è quella che imputa l'endometriosi alla metaplasia celomatica delle cellule peritoneali.. Le cellule celomatiche sono l'antenato comune sia delle cellule endometriali sia di quelle peritoneali e possono quindi essere sottoposte a una trasformazione (metaplasia) da un tipo all'altro a seguito di un innesco, come l'infiammazione. Una delle prove a sostegno di questa teoria è il verificarsi di endometriosi alla prostata negli uomini sottoposti a terapia estrogenica..