Il suo regno, durato ben 37 anni, fu uno dei più lunghi dell'impero bizantino e anche uno dei più turbolenti. La sua ascesa al potere segnò la conclusione di un periodo costellato da guerre civili che avevano compromesso le solide strutture amministrative dell'età macedone mentre aumentavano le minacce esterne che mettevano a rischio persino la sopravvivenza stessa dell'Impero. In un tale contesto, i primi anni del regno di Alessio furono interamente dedicati alla guerra, prima contro i Normanni e poi contro i Peceneghi e i Selgiuchidi. Nei confronti degli ultimi riuscì a cogliere significativi successi, difendendo inizialmente con efficacia i confini dell'Impero, per poi riconquistare parte dell'Asia Minore grazie anche agli esiti della Prima crociata, nonostante i suoi rapporti con i crociati fossero difficili e non di rado ostili.

Parallelamente all'intensa politica estera, Alessio portò a termine sostanziali riforme dell'intera amministrazione dell'Impero, fondando la legittimità della sua famiglia su una rete particolarmente fitta di alleanze matrimoniali. Grazie a lui la famiglia imperiale diventò il centro del potere. Infine, si occupò intensamente anche delle questioni religiose del suo tempo.

Alla sua morte, Alessio lasciò in eredità al figlio un territorio consolidato e ampliato; la sua opera restauratrice e riformatrice è considerata una delle più importanti nella storia dell'impero bizantino. Tuttavia, anche se nel breve e nel medio termine la sua azione fu un successo, il bilancio sul lungo periodo appare meno netto. Egli riuscì infatti a restaurare il potere imperiale solo imperfettamente, poiché la riconquista dell'Asia Minore non fu completa mentre l'economia iniziò ad accusare la concorrenza delle repubbliche italiane.

Biografia Ascesa al trono e abdicazione di Niceforo III Botaniate Alessio I Comneno era il figlio terzogenito di Giovanni Comneno e nipote di Isacco I Comneno. Giovanni non aveva accettato il trono del basileus al momento dell'abdicazione del fratello Isacco (22 novembre 1059), al quale di conseguenza succedettero quattro imperatori di altre casate fino al 1081.

Le fonti forniscono date diverse o approssimative per la nascita di Alessio I Comneno: secondo Anna Comnena Alessio avebbe avuto quattordici anni quando volle partecipare alla spedizione del 1070/1071, allora la sua data di nascita sarebbe da collocare tra il 1056 e il 1057. Sarebbe infatti salito al trono all'età di 24 o 25 anni. Secondo Giovanni Zonara autore successivo rispetto ad Anna Comnena, Alessio morì nel 1118 all'età di circa settant'anni, il che farebbe retrocedere la sua data di nascita al 1048 ma ciò è smentito dal fatto che Alessio sia stato il terzogenito di Anna Dalassena e Giovanni Comneno, nato quindi successivamente a Manuele Comneno (1044-1071) alla sorella Maria Comnena e a suo fratello maggiore Isacco Comneno. La sua data di nascita è quindi da collocare tra il 1053 e il 1057. Alessio entrò giovane nell'esercito e sotto Michele VII Ducas (1071-1078) e Niceforo III Botaniate (1078-1081) fu impiegato, insieme al fratello maggiore Isacco Comneno, contro i ribelli in Anatolia, Tracia e in Epiro nel 1071.

Il successo dei Comneni destò però la gelosia dell'imperatore Niceforo e dei suoi ministri, che li costrinsero a prendere le armi per difendere se stessi, contro la minaccia di attentati: questa almeno è la versione fornita dalla figlia Anna Comnena nella biografia di Alessio I, lAlessiade. In realtà, la ribellione dei Comneni fu l'ultimo atto di una lunga serie di guerre civili, in cui i generali tentarono di rovesciare il regime senatoriale dell'aristocrazia della capitale, a quel tempo rappresentato dal vecchio imperatore Niceforo.

Alessio, in qualità di Grande domestico (), ossia comandante delle armate dell'Occidente, aveva già eliminato, al servizio di Botaniate, gli usurpatori Niceforo Briennio il Vecchio e Niceforo Basilacio nella battaglia di Kalavrye nel 1078. Alla fine del 1080 era insorto a Nicea anche Niceforo Melisseno, contro cui Alessio non intervenne. Il generale cercò prima di tutto l'appoggio di parte della corte, facendosi adottare dall'imperatrice Maria d'Alania, una principessa alana del Caucaso che si era sposata in prime nozze con Michele VII e poi in seconde nozze con il successore Niceforo III Botaniate.

Successivamente i Comneni si allearono con, la famiglia dei Ducas: sposata Irene Ducaena, figlia di Andronico Ducas (il traditore dell'imperatore Romano IV durante la battaglia di Manzicerta), Alessio ottenne l'appoggio del cesare Giovanni Ducas, coinvolgendo nella ribellione anche il suo braccio destro, Giorgio Paleologo. Rabbonito Niceforo Melisseno (diventato nel frattempo suo cognato sposando sua sorella Eudocia Comnena) con la promessa del titolo di Cesare, le due famiglie si incontrarono nell'accampamento Tzurullon, in Tracia, dove era stato radunato un esercito sotto il comando di Alessio per fermare l'imminente attacco normanno in Epiro. Le famiglie decisero che Alessio sarebbe stato incoronato basileus.. Botaniate saggiamente non oppose resistenza (l'esercito di Alessio era appunto accampato a Tzurullon) e si ritirò in un monastero. Alessio quindi divenne imperatore la domenica di Pasqua, del 4 aprile 1081, all'età di venticinque anni.

Alessio, una volta divenuto imperatore, adottò il figlioletto di Michele VII e di Maria, il principe Costantino Ducas, proclamandolo suo erede al trono, e convivendo ufficialmente con Maria nel palazzo dei Mangani. Anna Comnena, nella sua Alessiade, rigetta sbrigativamente l'ipotesi che Alessio e Maria avessero una relazione, indicandola come una maldicenza nata nell'ambiente di corte per l'invidia verso la carriera fulminea di Alessio: la permanenza di Maria al palazzo sarebbe dovuta al fatto che era straniera, senza famiglia, e pertanto si sarebbe legata ai Comneni ben prima dell'abdicazione di Niceforo. Anna Comnena adduce a conferma la testimonianza di avere sentito direttamente dall'imperatrice Maria questa versione dei fatti (Anna infatti per un lungo periodo visse assieme a Maria nel palazzo dei Mangani). Il coinvolgimento di Alessio con Maria continuò e poco dopo la nascita di sua figlia Anna, che fu fidanzata a Costantino Ducas e trasferita a vivere al palazzo dei Mangani con lui e Maria. La situazione tuttavia mutò drasticamente nel 1087, quando nacque il figlio primogenito, Giovanni II Comneno: l'impegno di Anna con Costantino fu annullato, ella fu trasferita al palazzo imperiale per vivere con sua madre Irene e sua nonna, la formidabile Anna Dalassena, e la condizione di erede di Costantino finì. Alessio si estraniò da Maria, che venne privata del suo titolo imperiale, poco dopo l'adolescente Costantino morì e Maria fu confinata in un convento.

Conflitti durante il regno di Alessio (1081-1091)

Il regno di Alessio durò quasi trentasette anni e fu caratterizzato da una serie quasi ininterrotta di conflitti, anche se l'imperatore riuscì quasi miracolosamente a evitare un attacco contemporaneo da Oriente e da Occidente. Nella fase iniziale del suo regno dovette respingere il formidabile attacco dei Normanni, condotto da Roberto il Guiscardo e suo figlio Boemondo, sbarcati nel 1081, con un forte esercito in Epiro forti dell'appoggio del papa Gregorio VII. Il papa era infatti impegnato nella guerra delle investiture con Enrico IV, imperatore del Sacro Romano Impero, e aveva bisogno dell'alleanza militare di Roberto: in cambio, il sovrano normanno ottenne una giustificazione formale dell'invasioneIl giudizio di Anna Comnena sulla posizione di Gregorio VII è durissimo: «indegno di un alto prelato».

Il 18 ottobre i Normanni sconfissero l'esercito imperiale nella battaglia di Durazzo. Grazie a questa vittoria, presero con facilità Durazzo, Valona e Corfù; in quest'ultima località, Alessio riportò la prima sconfitta della sua carriera militare. Nemmeno il sostegno veneziano era stato sufficiente a bloccare l'avanzata normanna, che dopo il blocco della flotta normanna a Durazzo aveva convinto l'imperatore nel maggio 1082 a ricompensare i Veneziani con la CrisobollaS. Ronchey, "La Realpolitik bizantina rispetto all’Occidente dall’XI al XV secolo", in Purificazione della memoria. Convegno storico (Arezzo, Palazzo Vescovile, 4-11-18 marzo 2000), Arezzo, Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro/Istitituto di Scienze Religiose, 2000, pp. 173-186 del 1082, con cui, oltre a concedere al doge Domenico Silvo il titolo di protosebastos e al Patriarca di Grado quello di hyperthymos, riconosceva soprattutto ai Veneziani il diritto di commerciare senza esazione di alcun dazio in tutti i territori dell'impero e di avere assegnato un quartiere a Costantinopoli affacciato sul Corno d'Oro.

Intanto, dissidi interni con il partito filo-tedesco (secondo Anna, frutto dell'alleanza fra Alessio ed Enrico IV) richiamarono Roberto in Italia e i domini normanni in terra bizantina furono affidati a Boemondo.Alla fine del 1083 infatti Enrico IV era calato con un esercito in Italia, e stava attaccando Roma (vedi anche la voce Sacco di Roma (1084)). Egli penetrò in profondità nel territorio bizantino, attraverso Joannina e Trikala, fino a Larissa, in Tessaglia, dove pose l'assedio il 23 aprile 1083. Alessio, che dall'esperienza fatta con Roberto si era convinto che «il primo assalto della cavalleria dei latini era irresistibile»Anna Comnena, ibidem, libro V, cap. 4 (p. 163), decise di incominciare le operazioni con tattiche di guerriglia. Solo dopo vari tentativi decise lo scontro aperto e Alessio vinse nei dintorni di Larissa una fondamentale battaglia: Boemondo, imbaldanzito dai successi fino ad allora ottenuti, non seppe come reagire, e si ritirò verso le posizioni stabilite (Durazzo e Valona sulla costa), occupando Kastoria, e stabilendovi un forte distaccamento di conti, con a capo Gualtieri I di Brienne (che Anna chiama Bryennius). Alessio quindi assediò subito Kastoria, e la prese nell'ottobre/novembre del 1083Anna Comnena è l'unica fonte per questo assedio, offrendo garanzie e denaro ai conti che fossero passati dalla sua parte. Boemondo, vedendo i rovesci militari e soprattutto il tradimento aperto di parte dei conti, non poté fare altro che salpare verso la Puglia e chiedere l'aiuto del padre, Roberto.

Roberto ritornò quindi rapidamente in Grecia, ma fu ripetutamente sconfitto dai Veneziani in una serie di battaglie navali, di cui l'ultima fu la famosa battaglia di Butrinto. Riparò con la sua flotta a Corfù, ma improvvisamente si ammalò e morì a Cefalonia il 17 luglio 1085. Suo figlio Ruggero Borsa, appoggiato dalla madre Sichelgaita di Salerno, ereditò i domini paterni in Italia (a scapito di Boemondo) e nonostante le proteste di Boemondo decise che le sorti normanne in territorio bizantino fossero ormai segnate: tornò con il corpo di Roberto in Italia e dovette affrontare una furiosa tempesta nell'attraversare lo stretto di Otranto. Alessio (come dice Anna) «tirò un sospiro di sollievo» alla notizia che Roberto era morto, e riconquistò rapidamente i territori persi.