Gioia dei Marsi è un comune italiano di abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo. Il comune, nella sua parte settentrionale, rappresenta una delle porte d'ingresso dell'area protetta del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Geografia fisica Territorio
Gioia dei Marsi è adagiato sul bordo sud orientale del Fucino, fertile conca dell'Abruzzo montano dove un tempo sorgeva l'omonimo lago prosciugato totalmente nella seconda metà del 1800. Posto a quota , confina con i comuni di Bisegna, Lecce nei Marsi, Ortona dei Marsi, Ortucchio, Pescasseroli e Pescina, tutti situati in provincia dell'Aquila. Il territorio gioiese, lungo il versante montano della valle del Giovenco, rappresenta uno degli accessi della Marsica fucense al parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Al contrario della frazione di Casali d'Aschi, le località di Gioia Vecchio e Sperone sono situate in altura rispetto al capoluogo comunale, rispettivamente oltre il vallone Macrano (gola Macrana) e sul monte Serrone. Il passo del Diavolo è un valico che mette in collegamento l'area marsicana con l'Alto Sangro. A sud, ai confini del territorio leccese, si trova l'area di interesse naturalistico della Cicerana e della faggeta vetusta di Selva Moricento, riconosciuta nel 2017 patrimonio mondiale dell'umanità. Non distante dal confine comunale, in località Bacinetto, è collocato il Centro spaziale del Fucino, il più grande teleporto al mondo per usi civili.
Idrografia A nei pressi del passo del Diavolo, alle pendici del monte Morrone del Diavolo (), ci sono le sorgenti del fiume Sangro, il secondo fiume per lunghezza della regione Abruzzo. A sul monte di Valle Caprara si trova la sorgente Puzza. Nel settore meridionale del territorio comunale si forma la cascata di Acqua Ventilata.
Origini del nome Sull'etimologia non ci sono certezze. Non è escluso che il toponimo derivi dal nome "Iovia" derivato da un culto italico di "Giove"; oppure dal termine dialettale "Iovo", ovvero "giogo", la cui designazione sarebbe da attribuire ad un traslato geomorfico. Secondo una leggenda popolare il toponimo "Gioia" deriverebbe dalla felicità degli abitanti dei casali originari che, durante il Medioevo, unendosi decisero di costituire o ampliare il centro situato in altura, più facile da difendere quindi più sicuro. In alcuni documenti storici il luogo sarebbe identificabile con il nome di "Joe" o "Joa", mentre in epoca bassomedievale furono utilizzati i toponimi "Juge", XII secolo, e "Joya", tra il XIV e il XV secolo; spesso in passato veniva utilizzata la grafia di "Gioja".
Storia
Origini-Medioevo Le tracce e i ruderi dei vici (ocres in lingua marsa) di epoca preromana e romana di Vico, Rotale, La Castelluccia e Templo sono presenti in più punti del contemporaneo territorio comunale. Diversi centri fortificati formarono in epoca medievale un sistema difensivo di castelli-recinto. I Marsi, antico popolo italico, stanziarono prevalentemente nella zona sud orientale del lago Fucino in aree generalmente superiori ai Il centro più rilevante, nonché municipium di epoca imperiale, fu la vicina Marruvium che, successivamente nota come Civitas Marsicana, mantenne il ruolo di città principale del territorio per un lungo periodo essendo stata il primo capoluogo della contea altomedievale dei Marsi e avendo ospitato la prima cattedrale della diocesi locale.
Il centro abitato originario, il contemporaneo paese di Gioia Vecchio, fu edificato con ogni probabilità dopo l'invasione dei Saraceni durante il X secolo, quando gli abitanti dei tre villaggi di Templo, Campomizzo e Montagnano decisero di unirsi fondando o ampliando il centro ritenuto più sicuro, perché situato strategicamente in posizione dominante, lungo le vie di comunicazione poste tra il lago Fucino, la valle del Giovenco e l'Alto Sangro. Nell'Alto Medioevo il vecchio paese fu incluso, unitamente alla contea marsicana, al ducato longobardo di Spoleto. Nel XII secolo, così come attestato dal Catalogo dei Baroni, fece parte della contea normanna di Celano, annessa insieme ad Albe e Carsoli al Regnum Siciliæ, risultando tra i feudi di Simone da Capistrello, signore di alcuni castelli-recinto del territorio insieme al fratello Crescenzio. Nel 1268 con la sconfitta della battaglia di Tagliacozzo terminò il dominio degli Svevi in favore degli Angioini che entrarono in possesso anche della contea celanese e della baronia di Pescina.
Età moderna Nel XV secolo il dominio feudale passò prima sotto il controllo dei Colonna poi dei Piccolomini, mentre dalla seconda metà del XV secolo, sotto il dominio degli Aragonesi che regolamentarono l'utilizzo dei tratturi, in particolare del tratturo Celano-Foggia, Gioia acquisì un'ulteriore importanza strategica per via della posizione geografica e della vicinanza al passo del Diavolo, tanto da svilupparsi a livello socioeconomico e demografico. Lo stesso valico fu utilizzato come area di transito dalle truppe degli Orsini che, nei primi anni del XVI secolo, erano intenti a riconquistare le terre del comitato albense e del ducato di Tagliacozzo.
Nel 1592 avvenne il saccheggio di Gioia ad opera di un gran numero di briganti condotti da Marco Sciarra. A cominciare dalla seconda metà del Settecento, a causa delle mutate condizioni socioeconomiche, gli abitanti decisero di scendere gradualmente più a valle a circa a ridosso del monte Serrone, nella zona denominata La Panna presso Vico, edificando intorno alla chiesa scomparsa di Sant'Angelo il nuovo centro urbano di Manaforno. Gli Sforza furono gli ultimi signori del feudo prima dell'abolizione della feudalità. Nell'ambito del brigantaggio pre-unitario nel Regno di Napoli il 10 settembre 1807 avvenne l'eccidio di Gioia Vecchio caratterizzato, così come in seguito rivelò anche Benedetto Croce, dall'uccisione brutale di quindici proprietari armentari che scatenò una dura repressione contro i ribelli filoborbonici messa in atto dal generale incaricato dell'alta polizia, il francese L. HuardSezione di Archivio di Stato di Avezzano (Archivio di Stato dell'Aquila), Intendenza, Affari Generali, Serie I, cat.27, Anni 1806-1808, b.4817C..
Età contemporanea
Nel 1831 la sede comunale fu spostata da Gioia Vecchio al nuovo paese che, detto anche Gioia-Manaforno o Gioia Nuovo, assunse il ruolo di capoluogo di circondario, in seno al distretto di Avezzano, compreso nell'Abruzzo Ulteriore Secondo.
Con l'Unità d'Italia, formalmente proclamata nel 1861, Gioia mantenne il ruolo di capoluogo del mandamento che incluse anche i comuni di Collelongo, Lecce, Opi, Ortucchio, Pescasseroli e Villavallelonga.
Il prosciugamento totale del lago Fucino, dichiarato ufficialmente nel 1878 e fatto realizzare da Alessandro Torlonia, causò uno stravolgimento delle condizioni socioeconomiche del territorio. I pescatori divennero agricoltori e successivamente imprenditori agricoli, mentre i paesi posti in altura come Gioia Vecchio subirono un ulteriore processo di spopolamento a favore dei centri prossimi all'ex alveo fucense come Gioia-Manaforno.
Il comune, denominato ufficialmente Gioia dei Marsi dal 1863, fu incluso unitamente ai comuni limitrofi nella riserva reale Alta Val di Sangro, ideata sul modello delle riserve di caccia piemontesi dalla famiglia Sipari, in cui i diritti di caccia tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo furono riservati esclusivamente ai sovrani di casa Savoia.
Il 13 gennaio 1915 diverse province dell'Italia centro-meridionale furono devastate dal terremoto della Marsica che avvenne alle ore 07:52:48 (dato INGV) con epicentro nella conca del Fucino. Al termine delle procedure di soccorso si contarono oltre vittime. Oltre a Gioia i cosiddetti "quattro undicesimi della scala Mercalli" furono rilevati ad Avezzano, Cappelle dei Marsi e San Benedetto dei Marsi, località dove la distruzione fu pressoché totale e dove si registrarono migliaia di vittime.Il paese di Gioia-Manaforno che era situato nei pressi della faglia del Fucino, la cui terminazione meridionale è visibile con l'espressione superficiale di quella che è nota come la "faglia del monte Serrone", fu raso al suolo; andò persa anche la chiesa ottocentesca dedicata a san Michele arcangelo. Il contemporaneo centro di Gioia dei Marsi venne riedificato poco più in basso, sul bordo sud orientale della piana fucense. Gioia Vecchio fu anch'esso quasi del tutto distrutto; la chiesa di Santa Maria Nova e la chiesuola trecentesca, descritta da Ignazio Carlo Gavini, subirono danni gravissimi. La ricostruzione parziale avvenne nel corso del XX secolo.
Nel 1922 il comune di Gioia partecipò alla costituzione della Condotta forestale marsicana, che fu di fatto il primo consorzio forestale italiano; l'anno successivo venne ufficialmente istituito il parco nazionale d'Abruzzo, di cui fu l'artefice nonché primo presidente Erminio Sipari.
Tra le diverse vittime della seconda guerra mondiale originarie o legate a Gioia dei Marsi figurano l'aviatore Francesco Santoro, ucciso dai nazisti nel mese di ottobre del 1943 e una delle vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, il giovane di origine gioiese Epimenio LiberiMario Avagliano e Marco Palmieri, Le vite spezzate delle Fosse Ardeatine. Le storie delle 335 vittime dell'eccidio simbolo della Resistenza, Torino, Einaudi, 2024, pp. 304-305..
Il 26 marzo 1946 si verificò la strage di Campomizzo: una bomba collocata e innescata durante la ritirata dei nazisti causò la morte di sette giovani e il ferimento grave di diversi operai impegnati nella ricostruzione del ponte sul fiume Giovenco fatto crollare dagli Alleati della seconda guerra mondiale e situato lungo la strada provinciale 17 tra Gioia e Bisegna.
Il territorio comunale si è ampliato con l'acquisizione delle frazioni di Sperone, ufficialmente già dai primi anni dell'Ottocento, e di Casali d'Aschi, quest'ultima fino al 1948 amministrata dal comune di Ortona dei Marsi e storicamente legata ad Aschi Alto.
Simboli
Lo stemma ottocentesco del comune, di forma ottagonale e circondato dalla scritta "Comune di Gioia e Sperone", raffigurava tre porte a simboleggiare l'unione degli antichi villaggi. Al sigillo ufficiale, sormontato dalla corona muraria, furono successivamente raffigurati i santi patroni, san Nicola di Bari e san Vincenzo, a protezione delle tre torri gioiesi. Con l'avvento di casa Savoia le immagini sacre furono sostituite dalle iniziali dei nomi dei villaggi che formarono il paese vecchio, T.K.M. ovvero Templo, Campomizzo e Montagnano.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa di San Vincenzo Situata nella frazione di Gioia Vecchio, era originariamente intitolata a santa Maria. Successivamente al saccheggio del XVI secolo fu ricostruita e denominata Santa Maria Nova; nella seconda metà del Settecento ospitò le reliquie di san Vincenzo Martire. Gravemente danneggiata dal sisma del 1915, venne abbattuta a causa dei bombardamenti anglo-americani che la danneggiarono ulteriormente e in modo irrimediabile durante la seconda guerra mondiale. Ricostruita a cominciare dal 1955 sullo stesso sito e nel rispetto del disegno originario, ma di dimensioni più contenute, venne ultimata nel 1970. A tre navate si caratterizza per la luminosità della facciata in pietra. Chiesa di Santa Maria Assunta, chiesa parrocchiale edificata pochi anni dopo il terremoto del 1915 e consacrata nel 1923. È ubicata nel centro urbano di fronte alla piazza principale del paese. Chiesuola di Sant'Antonio da Padova a Gioia Vecchio, citata in un documento vescovile del 1676. Chiesetta alpestre dell'Alpino dedicata ai santi Biagio e Mauro. Chiesa della Madonna del Buon Consiglio a Casali d'Aschi. Chiesa di San Nicola a Borgo Sperone. Chiesa antica, risalente al XII secolo, e chiesa nuova di san Nicola a Sperone Vecchio. A Gioia-Manaforno era situata la chiesa scomparsa di san Michele arcangelo edificata nella seconda decade dell'Ottocento.