Biografia La prima giovinezza
Il padre di Andrej, Ivan Željabov, originario di Sultanovka, era un servo della gleba, fattore della tenuta del proprietario terriero Nelidov a Nikolaevka, un villaggio presso Feodosija, in Crimea. La madre, Varvara Frolov, prima di sposarsi era stata serva di Lorencov, proprietario di una tenuta a Kaška-Čerkak. Ivan Željabov diede a Nelidov i 500 rubli necessari per comprare Varvara dai Lorencov e la sposò. Quando nacque Andrej, a Kaška-Čerkak vivevano ancora i nonni materni, Gavrila e Akulina Frolov, e presso di loro Andrej Željabov passò gran parte della sua infanzia: qui imparò a leggere e qui vide le violenze e le prepotenze sui servi.Come lo stupro della zia Ljuba Frolov da parte del Lorencov. A. K. Voronskij, Željabov, 1934.
Il padrone Nelidov gli fece frequentare la scuola parrocchiale e poi quella distrettuale di Kerč', quando era venuta l'emancipazione dalla servitù. Ebbe per compagno di scuola Michail Trigoni, quando questi dovette trasferirsi da Simferopol a Kerč.V. N. Figner, Michail Trigoni, 1917. Nel ginnasio di Kerč Željabov si diplomò con la medaglia d'argento il 16 giugno 1869 e poté iscriversi alla facoltà di giurisprudenza dell'Università Novorossijskij di Odessa godendo per due anni di una borsa di studio. Senza trascurare gli studi, partecipò attivamente alla vita dei circoli universitari, rendendosi popolare tra gli altri studenti e organizzando una casa di accoglienza per studenti fuori sede nella quale circolavano libri illegali.Željabov, in «Dejateli revoljucionnogo dviženija v Rossii».
Nello stesso tempo, con altri, faceva scuola a giovani ragazze. Egli si faceva notare per il suo talento oratorio capace di trascinare gli ascoltatori con la forza della sua logica e la vivacità del suo ingegno. Si era sorpresi di scoprire che quel giovane alto, elegante, di bell'aspetto, coi capelli neri ondulati, fosse figlio di un contadino.I. L. Čudnovskij, Dagli anni passati, in «Byloe», 10, 1907. Nelle riunioni dedicate alle questioni studentesche, egli cercava di superare «l'aspetto strettamente professionale, dando loro un'importanza generale e sociale».P. P. Semenjuta, Dai ricordi su A. I. Željabov, in «Byloe», 4, 1906.
Per guadagnare qualche soldo dava anche lezioni private: nell'estate del 1870 andò nella tenuta Gorki, nella provincia di Simbirsk, a insegnare ai ragazzi Musin-Puškin. Uno di loro, lo scrittore Semën Aleksandrovič, ne ricorderà le opinioni politiche radicali, la sua ammirazione per i rivoluzionari francesi - venne per questo soprannominato «Saint-Just» - i suoi giudizi letterari. Non gli piaceva Puškin, dicendo che era «troppo artista», ma conosceva a memoria le sue poesie, così come non amava Turgenev, Dostoevskij e Gončarov. «Adorava» invece Lermontov e Le anime morte di Gogol'. Tra gli stranieri, i più apprezzati erano Byron, Heine, Dickens, Thackeray, Longfellow e Spielhagen.S. A. Musin-Puškin, A. I. Željabov, in «Golos minuvšego», 12, 1915.
Il 28 ottobre 1871, nell'Università ci fu un incidente. Il professor Bogisič, un ceco, «uno di quei balcanici che la Russia accoglieva per dimostrare il proprio interessamento ai problemi dei "fratelli slavi"»,F. Venturi, Il populismo russo, II, 1952, p. 1044. durante una lezione trattò male uno studente, suscitando la protesta degli altri studenti che decisero di boicottare le sue lezioni. Il 17 novembre il Consiglio universitario, individuato Željabov come il più attivo animatore delle manifestazioni, decise la sua sospensione per un anno dall'Università. Lasciata Odessa il 24 novembre, al porto fu salutato da centinaia di giovani.V. N. Pisnaja, Gli anni di studente di Željabov, 1925.
Nel movimento populista
Tornato dai suoi genitori a Feodosija, preparò tutti gli esami necessari per recuperare l'anno perduto, ma la sua richiesta di essere ammesso al quarto anno di corso universitario, pur approvata dal Consiglio dell'Università, fu respinta dal Ministero dell'Istruzione. Željabov decise allora di abbandonare definitivamente gli studi. Nell'autunno del 1872 andò a fare il precettore privato delle due figlie del sindaco di Gorodišče, Semën Jachnenko, un ricco proprietario liberale. La maggiore, Ol'ga, divenne qualche mese dopo sua moglie.
Andò anche a Kiev, dove ebbe contatti con un circolo di lavristi guidato da Pavel Aksel'rod, Ivan Raševskij e Grigorj Gurevič,P. B. Aksel'rod, Cose ripensate e rivissute, I, 1923, p. 123. e con la Comune bakuniniana di Debogorič-Mokrievič e Breško-Breškovskaja.A. K. Voronskij, cit. Nel 1873 Željabov, stabilitosi con la moglie a Odessa, entrò a far parte del circolo illegale dei čajkovcy fondato da Volchovskij, Čarušin e Čudnovskij. Questi ultimi raccontarono delle esitazioni avute da Željabov a impegnarsi, dovute in parte a preoccupazioni familiari, in parte ai dubbi sulla reale efficacia dell'attività svolta dal gruppo. Aveva infine deciso di «passare il Rubicone».I. L. Čudnovskij, Frammenti di memorie, in «Naša starina», 1, 1907. Il gruppo importava dall'estero letteratura illegale e propagandava dottrine socialiste in riunioni con studenti e operai. Il 24 settembre 1874 una perquisizione avvenuta nell'appartamento di uno di loro, Pëtr Makarevič, a seguito della denuncia di una vicina di casa, portò alla scoperta di materiale illegale e all'arresto di Makarevič. Anche Željabov fu fermato, ma rilasciato per mancanza di prove a suo carico.
Željabov fu nuovamente fermato dalla polizia il 3 novembre per il ritrovamento di una sua lettera cifrata indirizzata alla moglie di Makarevič, Anna Moiseevna, che si renderà ben nota in Italia col nome di Anna Kuliscioff. Željabov aveva ammesso di esserne l'autore, ma aveva rifiutato di fornire ulteriori spiegazioni, lasciando intendere alla polizia che si trattasse di un messaggio personale che nascondeva una relazione tra lui e la donna. In un primo momento era forse stato creduto e rilasciato su una cauzione di 2.000 rubli, pagata dal suocero, ma il successivo 12 novembre era stato ancora arrestato e rinchiuso nel carcere di Odessa con l'accusa di propaganda rivoluzionaria. In mancanza di prove, era stato ancora liberato nel marzo del 1875, dietro una cauzione di 3.000 rubli.
Dopo un periodo trascorso con i genitori a Nikolaevka, alla fine dell'anno ritornò a Odessa, dove s'inserì nella gromadaGromada, ossia comunità, è il nome dell'organizzazione rivoluzionaria ucraina. creata per appoggiare gli slavi che nei Balcani erano insorti contro il dominio turco. Si trattava di raccogliere fondi e organizzare volontari che andassero a combattere, sperando che l'insurrezione balcanica fosse imitata dalle nazionalità, in particolare ucraina e polacca, che componevano l'Impero, provocando un rivolgimento di tutta la società russa.
Anni dopo Željabov scrisse al professor Dragomanov, indipendentista ucraino di idee democratiche, conosciuto a Kiev,M. P. Dragomanov, Autobiografia, in «Byloe», 6, 1906. rievocando i suoi anni di cospiratore a Odessa: «Vidi il fiorire della gromada locale, i suoi vivaci inizi. Lentamente le due correnti rivoluzionarie, russa e ucraina, s'erano andate fondendo. Non una federazione, ma l'unità sembrava vicina, quando tutto crollò. I vecchi, allettati dal vantaggio d'una situazione legale, furono lenti ad abbandonare i loro covati nidi, ottimi elementi perirono, le iniziative morirono».Lettera del 12 maggio 1880, in «Zven'ja», 5, 1935.
Arrestato nell'estate del 1877 con l'accusa di attività rivoluzionaria, fu trasferito nella Casa di detenzione preventiva di San Pietroburgo. Tra gli imputati del processo dei 193, iniziato il 30 ottobre 1877, fu assolto. Con la moglie e il piccolo figlio Andrej si trasferì nell'estate del 1878 in una fattoria presso Braclav, lavorando alla coltivazione dei cocomeri. Alla fine dell'anno era nuovamente a Odessa. Qui, nella primavera del 1879, fu avvicinato da Frolenko, che gli spiegò che una frazione di Zemlja i Volja era intenzionata a costituire un gruppo armato e imboccare la via del terrorismo. Željabov accettò di aderire all'organizzazione, a condizione di prender parte a un solo attentato contro lo zar. Dopo, «si sarebbe considerato libero da ogni ulteriore impegno».M. F. Frolenko, Opere, II, 1932, pp. 16-17.
Secondo Frolenko, le condizioni poste da Željabov dimostravano la sua volontà di rimanere politicamente nell'ambito del populismo.M. F. Frolenko, cit., p. 17. Željabov teneva presente due strumenti che dovevano essere utilizzati in sintonia: la propaganda da svolgere tra gli operai e contadini, e l'aperta lotta contro il potere zarista per la conquista delle libertà politiche e civili, in vista dell'obiettivo della rivoluzione popolare.P. B. Aksel'rod, cit., p. 320. Si trovò così a Lipeck il 29 giugno 1879 a partecipare con Barannikov, Frolenko, Gol'denberg, Kolodkevič, Kvjatkovskij, Michajlov, Morozov, Ošanina, Širjaev e Tichomirov alla riunione che doveva gettare le basi del partito della Narodnaja Volja.F. Venturi, cit., p. 1051. Le successive riunioni a Voronež il 6 luglio e infine a Pietroburgo il 6 settembre posero fine all'esistenza di Zemlja i Volja.V. A. Tvardovskaja, Il populismo russo, 1975, p. 56.
Con Narodnaja Volja
Divenuto membro del Comitato esecutivo di Narodnaja Volja, Željabov dovette da allora vivere in clandestinità e per questo motivo lasciò la moglie e il figlio. Si attivò nella circoli rivoluzionari del sud della Russia per acquisire nuovi aderenti all'organizzazione che il 7 settembre 1879 aveva deciso la soppressione dello zar quale principale momento di quel «colpo al centro» del potere statale che poteva produrre una rivoluzione popolare. Tenne riunioni clandestine a Simferopol', a Sebastopoli, a Char'kov e nell'ottobre del 1879 si stabilì ad Aleksandrovsk, piccolo centro della provincia di Ekaterinoslav, attraversato dalla linea ferroviaria che congiungeva la Crimea a Mosca. Vi si era presentato come Čeremisov, un mercante di Jaroslavl' intenzionato ad aprire una conceria, coadiuvato da due operai, Jakov Tichonov e Ivan Okladskij.
A quattro chilometri da Aleksandrovsk, coadiuvati da Presnjakov, Kibal'čič, Isaev e Teterka,F. Venturi, cit., p. 1104. scavarono sotto la massicciata della ferrovia deponendovi due cilindri di esplosivo, collegati a una batteria elettrica. Quando però, il 30 novembre, passò il treno che portava a Mosca Alessandro II e lo stesso Željabov congiunse i due fili che dovevano provocare l'esplosione, non successe nulla, sembra per un errore nel montaggio della batteria.V. N. Figner, Opera conclusa, I, 1933, p. 158.
Željabov tornò il 5 dicembre a Pietroburgo, dove continuò a occuparsi dell'organizzazione di Narodnaja Volja e dell'individuazione dei suoi compiti. La nota sul Lavoro preparatorio del partito poneva i punti principali: la creazione di un organismo centrale militare in grado di iniziare la rivolta contro il governo, la creazione di organizzazioni provinciali che la sostenessero, la ricerca di adesioni tra gli operai, i militari, gli intellettuali e l'opinione pubblica europea. Contemporaneamente, si assunse l'incarico di sostituire Aleksandr Kvjatkovskij, arrestato l'11 dicembre, nella preparazione di un attentato all'interno stesso del Palazzo d'Inverno, la residenza dello zar.
Il narodovolec Stepan Chalturin era riuscito a farsi assumere come falegname per eseguire lavori di restauro all'interno del Palazzo. Dopo l'arresto di Kviatkovskij, che gli forniva l'esplosivo che egli introduceva e nascondeva nell'edificio, Željabov divenne il suo contatto esterno. Il 17 febbraio 1880 Chalturin riuscì a sistemare la dinamite sotto la volta di una sala e quella sera, con Željabov, sentì dalla piazza antistante l'esplosione che provocò il crollo del pavimento della sala nella quale però l'imperatore non era presente.F. Venturi, cit., pp. 1109-1110.