Tagliacozzo (Tajacózzo nel dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia dell'Aquila, in Abruzzo. Il comune della Marsica è stato elevato a rango di città con decreto del presidente della Repubblica del 18 agosto 2000D.P.R. del 18 agosto 2000 n. 267..
Geografia fisica Territorio Tagliacozzo è situata nella parte occidentale della Marsica, nell'area dei piani Palentini, non distante dai confini che separano l'Abruzzo dal Lazio, alle pendici del monte Civita a 740
Nel territorio comunale si trovano la località turistica di Marsia, posizionata tra le catene montuose dei Simbruini e dei Carseolani sul versante orientale del monte Midia (1737 ), e la località residenziale della Piccola Svizzera, lungo la strada provinciale dell'Alto Liri.
Il fiume Imele attraversa il territorio comunale dando il nome al parco geologico delle risorgenti.
Clima Tagliacozzo è caratterizzata da clima montano mediterraneo, con inverni rigidi ed estati che possono attraversare periodi moderatamente caldi. Le medie delle temperature minime sono piuttosto basse, caratteristica comune a molte località abruzzesi dell'interno montano. La temperatura media annua è di 10,8 °C. Il mese più freddo è gennaio con una media di 2,5 °C e il più caldo è agosto con 19,6 °C. La temperatura più alta registrata a Tagliacozzo corrisponde a 40,0 °C mentre la più bassa a -27 nella località di Marsia.
La piovosità storica è di circa 970 mm annui distribuiti in 102 giorni con precipitazioni. La stagione più piovosa è l'autunno, seguita dall'inverno e dalla primavera quando sono frequenti e talvolta copiose le nevicate. L'estate non è però particolarmente asciutta, essendo segnata da quasi 130 mm di pioggia in 18 giorni piovosi. Sono presentati di seguito i valori climatici medi di riferimento ufficiali per Tagliacozzo pubblicati dall'ArssaAcronimo di «Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo».
Origini del nome Diverse le ipotesi relative all'origine del nome. Quella più accreditata fa derivare il toponimo da due termini latini Talus e Cotium, ovvero "taglio nella roccia". Il centro, infatti, si è sviluppato alle pendici del monte Civita, cima separata dal monte La Difesa da una fenditura.
Un'ipotesi più recente lega il nome alla popolazione degli Equi Taliates, che probabilmente abitavano le aree a cavallo dell’alto corso dell’Imele e del Salto, e che sono citati nella cronaca di Diodoro Siculo sulla seconda guerra sannitica, in relazione all'avanzata dei romani nell'attuale Abruzzo.
Stando a una delle leggende il nome deriverebbe dall'espressione Taliae Otium attribuito al luogo dalla musa Talia che riposava sulle rive del fiume Imele.
Storia
Origini La presenza umana nella preistoria è testimoniata da tracce di insediamenti in grotte, alcuni risalenti all'epoca neolitica e all'età del Bronzo. Nell'antichità il territorio fu abitato dagli Equi, al confine settentrionale dei Marsi, ed è possibile l’esistenza di un ocre (centro fortificato di altura) equo sul monte Civita.
Non sono state rinvenute strutture di epoca romana, ma solo alcune epigrafi. La via Valeria attraversava comunque l'area dell'attuale città, scendendo dal valico di Monte Bove verso l'alta valle dell'Imele e poi la forca dove oggi sorge la chiesa di Santa Maria del Soccorso.
Medioevo
Il territorio fu inglobato nella contea dei Marsi, enucleata dal ducato longobardo di Spoleto e attribuita, nel 926, a Berardo detto "il Francisco", capostipite della casata dei Berardi.
I primi documenti scritti si riferiscono al monastero di San Cosma, detto "in Civitella" e anche "in Alereto o Heliritu" (situato cioè in un bosco di alloro), risalenti all'epoca carolingia (IX-X secolo).
Il nucleo originario del centro abitato si sarebbe sviluppato nella parte alta del paese, oggi denominata Altolaterra, con il fulcro nel castello sul monte Civita, attorno alle antiche chiese di San Nicola, Santa Maria in Furca, Sant'Egidio e San Pietro, verso le pendici dei monti Arunzo e Civita.
Il nome Tallacoczo compare per la prima volta nel Catalogus baronum a metà del XII secolo, e nella denominazione completa castrum de Talliacozo in un documento di papa Alessandro III del 1172. Nel 1173 il feudo passò ai De Ponte.
Il 23 agosto 1268 il territorio dei piani Palentini fu teatro della battaglia di Tagliacozzo tra Corradino di Svevia e Carlo I d'Angiò. L'epilogo segnò il destino del Regno di Sicilia con la vittoria degli Angioini sugli Svevi, favorendo i guelfi rispetto ai ghibellini. La battaglia fu vinta con uno stratagemma ideato da Alardo di Valéry, che sgominò le truppe avversarie, ormai sicure della vittoria e senza più difese, giungendo alle loro spalle di nascosto. Dante Alighieri ricorda tale battaglia nel XXVIII canto dell'Inferno.
In tale occasione si consolidò nella contea marsicana il potere dei De Ponte che appoggiarono Carlo I d'Angiò. Con il matrimonio di una loro esponente con Napoleone Orsini, il possesso del feudo passò alla famiglia Orsini, che lo mantenne fino alla metà del Quattrocento. Tra i signori del feudo figurano Rinaldo e il cardinale Giacomo, che ne concretizzarono lo sviluppo socioeconomico.
Nel 1409 il Papa Alessandro V, quale premio per l'appoggio ottenuto in una contesa territoriale, staccò la contea di Tagliacozzo dal Regno di Napoli e lo aggregò allo Stato Pontificio, confermandone la titolarità a Giacomo Orsini. Intorno al 1410 gli Orsini ottennero di aprire a Tagliacozzo una delle prime zecche dell'Abruzzo nella quale si batté il bolognino. Sotto Don Ferrante, con il feudo nel possesso momentaneo dei Colonna, nella zecca forse fu coniato anche il cavallo con il simbolo della colonna. Agli Orsini di Roma, ramo che si estinse, subentrarono nel governo della contea gli Orsini di Bracciano che, in particolare con Roberto Orsini, determinarono il massimo splendore di Tagliacozzo favorendo la costruzione di palazzi nobiliari e la realizzazione di molte opere d'arte.
Età moderna La famiglia Orsini, proprietaria di altri feudi e con un potere che andava dal Tirreno all'Adriatico, nel 1497 fu privata dal papa del feudo, assegnato invece alla famiglia Colonna ed elevato a ducato, tenendo poi il dominio feudale fino al 1806, anno dell'abolizione del feudalesimo con la conseguente perdita dei diritti feudali. Il primo duca fu Fabrizio I, al quale successero, tra gli altri, Ascanio I e Marcantonio II Colonna, coinvolti pienamente nelle contese dell'epoca.
Con tale nuovo dominio il centro del ducato si spostò gradualmente verso Avezzano, dove fu ampliato il castello trecentesco. Ebbe così inizio per la cittadina un lungo periodo di decadenza. A causa delle intolleranze patite nel Regno di Napoli nel XVI secolo una nutrita comunità di ebrei scelse di vivere nel paese vecchio, situato non distante dal confine con lo Stato della Chiesa. Nel 1515 tuttavia la comunità subì l'esilio dall'intero regno e dovette abbandonare la cittadina. Dall'epoca della loro presenza in Marsica gli ebrei acquisirono il cognome "Tagliacozzo".. In questi periodi si ricordano tre personaggi di spicco: Giovanni Capoccio, uno dei 13 italiani vittoriosi nella disfida di Barletta del 1503; il matematico ed astronomo Andrea Argoli e la poetessa Petronilla Paolini Massimi. È incerta invece l'origine tagliacozzana di Gaspare Tagliacozzi, il primo chirurgo estetico italiano, morto a Bologna nel 1599.
Età contemporanea
Nel 1794 Tagliacozzo risultava il centro più popoloso della zona, con circa 12.000 persone. Dopo l'unità d'Italia, anche Tagliacozzo fu toccata dal fenomeno del brigantaggio postunitario. Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1861, il generale catalano filoborbonico José Borjes venne catturato nel Casale Mastroddi nei pressi del vicino paese di Castelvecchio di Sante Marie dopo un conflitto a fuoco. Venne fucilato assieme ai suoi militari senza alcun processo l'8 dicembre in piazza dell'Obelisco.
Nel 1915 in seguito al terremoto della Marsica il vescovo Pio Marcello Bagnoli spostò momentaneamente la sede della diocesi dei Marsi nel palazzo Ducale di Tagliacozzo prima del trasferimento definitivo da Pescina ad Avezzano avvenuto formalmente nel 1924AA.VV., Tagliacozzo e la Marsica: dall'Unità alla nascita della Repubblica. Aspetti di vita artistica, civile e religiosa, pp. 24-25, MiBACT, Roma, 2005. Durante la seconda guerra mondiale la frazione di Roccacerro fu bombardata dagli alleati anglo-americani: le vittime furono dieci. In tutto il territorio si verificarono da parte dei nazisti gravi atti di violenza, in particolare nel maggio del 1944 in località Santa Maria d'Oriente furono torturati e uccisi i fratelli Mario e Bruno Durante ed Angelo e Giuseppe Molle; la città fu liberata il 10 giugno 1944 dalle truppe di occupazione naziste.
La frazione di Villa San Sebastiano, situata alle pendici del monte Arunzo (monti Simbruini), venne devastata dalla frana del 1955. Il nuovo paese fu edificato più in basso a circa un chilometro di distanza.
Tagliacozzo divenne, a cominciare dall'inizio del Novecento, un centro di villeggiatura invernale ed estivo e una meta turistica.
Simboli Lo stemma e il gonfalone di Tagliacozzo sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 22 settembre 1992.
Il gonfalone è un drappo di verde ai quattro pali di bianco, caricato dello stemma comunale, con lo scudo ovale timbrato da corona ducale e sormontato dall'iscrizione dorata .Immagine del gonfalone.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Santuario della Madonna dell'Oriente Situato alle pendici del monte Arunzo, in località Santa Maria d'Oriente nei pressi del piccolo centro abitato di Sfratati lungo la convalle dell'Imele, è un antico luogo di culto consacrato nel corso del Settecento. L'icona della Madonna dell'Oriente risale alla prima metà del XIII secolo. Dal 1968 ospita il museo orientale di Tagliacozzo. Chiesa, convento e chiostro di San Francesco Il complesso religioso in stile gotico-rinascimentale, rappresenta il primo insediamento francescano a Tagliacozzo. La chiesa originaria, risalente al XIII secolo, fu ingrandita e abbellita nel corso dei secoli in particolare dagli Orsini e dai Colonna, signori della contea e del ducato dei Marsi. Ospita dal Cinquecento la tomba del beato Tommaso da Celano, primo biografo di Francesco d'Assisi. Chiesa e monastero dei Santi Cosma e Damiano L'antica chiesa originaria venne edificata nel periodo carolingio tra l'VIII e il X secolo, nelle vicinanze della piccola chiesuola intitolata a "San Cosma in Sylvis". Il complesso, in stile gotico-rinascimentale ha subito nel corso del tempo alcuni rimaneggiamenti, in particolare nel Cinquecento con l'avvento dell'arte manierista-barocca. Conserva il quadro del Volto Santo donato dai Colonna tra il XVII e il XVIII secolo. Chiesa di Santa Maria del Soccorso Originariamente chiamata "chiesa di Sancta Mariae in Furca" e situata nel quartiere di Altolaterra a ridosso dei ruderi del castello medievale, è risalente con ogni probabilità al XII secolo. Danneggiata dai terremoti del Settecento e dal terremoto della Marsica del 1915 in modo non irreparabile è stata oggetto di più restauri. Chiesa della Santissima Annunziata Parrocchiale collocata nei pressi dell'accesso principale del centro storico. Fu edificata nella prima metà del Seicento dai frati dominicani; nella metà dell'Ottocento fu invece rimaneggiata dalla Congregazione dell'Annunziata. Un architrave del XV secolo, collocato internamente, è proveniente da una chiesa scomparsa della località di Oriente. Lateralmente svetta l'alta torre campanaria a cinque piani.