Casoli (pron. Càsoli, Càsule in abruzzese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo.

Geografia fisica Il centro urbano, raccolto attorno al castello ducale e alla chiesa parrocchiale, è arroccato su un colle alla destra del fiume Aventino, ai piedi del massiccio della Maiella.Casoli. Guida al centro antico e al territorio, Chieti, Tinari, 1992, p. 6.

Nel territorio si trovano la riserva naturale Lago di Serranella, caratterizzata da ampie zone impaludate alla foce del torrente Gogna, ed il lago Sant'Angelo, presso la Torre di Prata (detta La Torretta), un bacino artificiale creato nel 1956 dallo sbarramento dell'Aventino.Casoli. Guida al centro antico e al territorio, Chieti, Tinari, 1992, pp. 6-7.

Storia Origini

Sorse in epoca altomedievale, probabilmente fondata dagli abitanti dell'insediamento di età romana (identificato da alcuni archeologi con Cluviae, centro della tribù sannitica dei Carricini) i cui resti sono ancora visibili in località Piano Laroma.Adriano La Regina, Cluviae e il territorio Carecino, in "Accademia Nazionale dei Lincei - Rendiconti della Classe di scienze morali, storiche e filologiche", serie VIII, vol. XXII, fasc. 5-6 (maggio-giugno 1967). La cittadina di Cluviae si trova in località La Roma, era una città vera e propria, dotata di palazzi, terme e un teatro romano; a causa degli attacchi dei Saraceni nel IX secolo, gli abitanti si fortificarono presso un colle appuntito nelle vicinanze, attorno a una torre longobarda di avvistamento, che poi diventerà il torrione normanno del castello; il villaggio primitivo fu chiamato Casulae, ossia agglomerato di piccole case.

Medioevo Alcuni toponimi (Piano la Fara, San Salvatore) e rinvenimenti archeologici (dei massi decorati a bassorilievo riutilizzati per costruire il campanile della chiesa matrice) testimoniano che nel suo territorio si insediarono i Longobardi.Francesco Verlengia, Terre e castelli abruzzesi: cenni sulle origini di Casoli, in «Rivista Abruzzese», anno XII (1959), n. 4, p. 125. Una delle chiese più antiche di questi luoghi è quella dedicata a Sant'Agostino, perché l'antica chiesa di San Salvatore o San Giustino, nel XIII secolo ospitò un piccolo manipolo di monaci agostiniani. Viene menzionata (come Casulae) per la prima volta dalle fonti storiche nell'878, in un manoscritto elencante i possedimenti dell'abbazia di Montecassino nel teatino.Enrico Carusi, Il Memoratorium dell'abate Bertario sui possessi Cassinesi nell'Abruzzo teatino, e uno sconosciuto vescovo di Chieti del 938, in "Casinensia", vol. I (1929), pp. 112-113.

Agli inizi del X secolo vi si insediò una comunità di monaci eremiti di rito greco-bizantino, guidati da Sant'Ilarione da Calabria, che fu ospitato nel castrum di Prata (loc. Torretta di Casoli) in accordo col conte Trasmondo di Chieti. Tra loro i futuri santi Nicola Greco, Falco, Franco, venerati a Palena, Guardiagrele, Ortucchio, Francavilla al Mare.Giusuè M. Saggese, Chieti, in "Cenni storici sulle Chiese... scritti per l'abate Vincenzo d'Avino", Napoli, 1848, p. 210. Di San Nicola esiste il toponimo di Largo San Nicola, dove si trovava probabilmente una chiesa scomparsa (nelle vicinanze di piazzale Brigata Maiella), San Falco invece morì nella vicina Palena, a cui è dedicata la chiesa madre.

Casoli fu inclusa nell'XI secolo nella Contea di Manoppello insieme a Guardiagrele, cui fu legata sino al XVII secolo, dacché fino all'epoca degli Orsini (XIV secolo), anche questo fiorente centro era incluso nella contea normanna creata da Ugo Malmozzetto. Dal XIV secolo Casoli fu feudo di varie famiglie: degli Orsini, conti di Manoppello e signori di Guardiagrele, dei Colonna, da quanto il ramo degli Orsini di Manoppello si estinse nella metà del XVI secolo, dei Carafa, dei Crispano, dei Filomarino. Infine, a partire dal 1642, il feudo fu acquistato dai d'Aquino, nella persona di Tommaso d'Aquino (?-1662), fratello maggiore del potente mercante e finanziere Bartolomeo d'Aquino, I principe di Caramanico (1609-1658). Tommaso d'Aquino ottenne inoltre nel 1645 il titolo di duca poggiato sul feudo di Casoli. I d'Aquino tennero Casoli fino al 1806, anno dell'eversione della feudalità.Casoli. Guida al centro antico e al territorio, Chieti, Tinari, 1992, p. 22.

Epoca moderna Nel 1799 fu ostile all'adesione alla Repubblica Partenopea voluta dai francesi di Gioacchino Murat, ragion per cui fu attaccata dai francesi; anche se Casoli il 15 febbraio 1799 partecipò al sacco di Guardiagrele, acerrima nemica da secoli. Fu teatro di episodi di insurrezione e di violenza anche ai danni della borghesia locale senza legami con le autorità repubblicane e gli occupanti francesi. Aderì, senza entusiasmo, alla Repubblica solo dopo l'incendio di Guardiagrele da parte delle truppe francesi.Luigi Coppa Zuccari, L'invasione francese negli Abruzzi, L'Aquila, Vecchioni, 1928-1929.

Con la riforma amministrativa operata da Giuseppe Bonaparte, nel 1811, Casoli fu inglobato nella provincia di Chieti e nel circondario di Lanciano e divenne capoluogo del mandamento comprendente anche i comuni di Altino, Palombaro e Roccascalegna.

Al plebiscito del 1860, per l'annessione al Regno d'Italia, votarono in 1.349 dei 1.568 aventi diritto: ci fu un solo voto contrario. Nel primo Novecento, Casoli fu teatro culturale, poiché il sindaco e barone Pasquale Masciantonio ospitò nel castello varie personalità abruzzesi e non, tra cui Francesco Paolo Michetti e Gabriele D'Annunzio. Inoltre il Masciantonio nel 1912 si fece promotore della nuova linea ferroviaria Sangritana, che avrebbe collegato anche Casoli dal tracciato marino di San Vito sino a Castel di Sangro, permettendo così l'annullamento dell'isolamento stradale della stessa cittadina, di cui aveva sempre sofferto.

Dal luglio 1940 al settembre 1943, Casoli fu sede di un campo di internamento, presso un edificio in via Roma, confinante con il Palazzo nobiliare de Vincentiis, questo edificio aveva una capienza di 80-90 persone. Quello di Casoli fu uno dei tanti campi di internamento istituiti dal regime fascista in seguito all'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940, al fianco dei tedeschi, per tenervi stranieri e antifascisti.

Gravemente danneggiata durante la II Guerra Mondiale, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 (Casoli era sul fronte della linea Gustav. che tagliava trasversalmente l'Abruzzo ed il Lazio, ed in zona, correva lungo il vicino fiume Sangro), vi fu attivo il gruppo partigiano della Brigata Maiella, che fu fondato proprio a Casoli.

Casoli durante la seconda guerra mondiale

Le prime presenze di militari a Casoli, comune posto in posizione dominante, dopo Altino, sul fiume Aventino, e porta di accesso alla fascia orientale della Maiella, si ebbero alla metà di settembre del 1943, e successivamente le truppe tedesche, sempre più consistenti, occuparono tutto il centro, acquartierandosi in specifiche case requisite. Il 27 ottobre ci fu il rastrellamento di uomini validi ad adibire lavori di fortificazione delle zone montane circostanti, per fortificare la linea Gustav. L'occupazione nei giorni seguenti mostrò i suoi lati peggiori, gli uomini si dettero alla macchia piuttosto che venire reclutati, i principali esercizi pubblici rimasero chiusi, i rapporti tra tedeschi e civili divennero più che ostili. Il rancore raggiunse il culmine il 14 novembre quando per un incidente provocato da un tedesco che, aveva gettato a terra una sigaretta ancora accesa, saltò in aria il Palazzo Di Florio, nel cui piano terra era depositata una gran quantità di ordigni; lo scoppio provocò la distruzione del palazzo, con la morte di militari tedeschi e di civili.

Prima che il palazzo crollasse, al momento in cui era ancora in fiamme, intervennero dei volontari civili per salvare gli intrappolati, e alcuni rimasero feriti, come i fratelli Belfatto Pietro e Angelo, che venne decorato più avanti con la Medaglia d'Argento al Valor Civile. Il 24 novembre il comando tedesco si installò nel castello ducale in cima al paese, e stabilì un punto di osservazione strategico sulla torre normanna. Il giorno seguente Casoli fu sottoposta a cannoneggiamenti e a bombardamenti aerei da parte degli alleati, che danneggiarono le abitazioni e soprattutto il soffitto della chiesa di Santa Reparata. Il 27 novembre i tedeschi si ritirarono da Casoli, e una pattuglia di neozelandesi in ricognizione, entrò nel paese, attraversando il centro sotto l'applauso della folla, ma non pose un comando militare di occupazione, proseguendo altrove.

Il gesto gettò la popolazione nello sconforto, dato che Casoli dal 28 al 20 novembre divenne letteralmente "terra di nessuno", e si temeva il ritorno delle truppe tedesche, che avrebbero forse dato sfogo a violente rappresaglie.

Costituzione della "Corpo Volontari della Maiella"

Il 1º dicembre una delegazione di notabili si recò a Sant'Eusanio dal comandante inglese che amministrava la municipalità, chiedendo di occupare simbolicamente anche Casoli. Il comando inglese si sistemò nel castello, chiedendo dei volontari civili nelle operazioni belliche contro i tedeschi, e numerosa fu l'affluenza, poiché i cittadini ancora ricordavano le vessazioni subite, e coltivavano il desiderio comune di liberare il territorio dagli oppressori.

Inizialmente il comando inglese fu riluttante, quando si presentò l'avvocato torricellano Ettore Troilo per creare il gruppo civile dei giovani volontari, che si stava costituendo, con numerose affluenze di iscritti, provenienti da Casoli e anche dai paesi circostanti di Gessopalena, Torricella, Civitella, Fara, Lama, Pizzoferrato. Quando gli accordi furono presi, giunse a Casoli il Maggiore Lionel Wigram; il progetto di Troilo era di costituire ufficialmente il Corpo Volontari della Maiella, poi strutturato in "Brigata Maiella", aggregato all'VIII Armata Britannica operante sulla direttrice adriatica, sino allo scioglimento del 5 maggio 1945.

Casoli benché sotto la protezione britannica, subì alcuni cannoneggiamenti tedeschi nel giugno 1944, provenienti dalla piana di Guardiagrele. Il 5 dicembre 1943 dalle campagne di Torricella Peligna, dove si erano rifugiate le famiglie civili dopo lo sgombero del paese, molti partirono per Casoli, tra cui i giovani guidati da Ettore TroiloN. Troilo, Storia della brigata Maiella, p. 17. Nei discorsi con i generali neozelandesi, oltre al desiderio di costituite un corpo d'azione partigiano, le richieste di Troilo riguardavano il ripristino della strada da Casoli a Torricella, distrutta dalle mine tedesche, l'occupazione neozelandese di Torricella prima che i tedeschi mettessero in pratica la "terra bruciata", e gli stessi torricellani si offrirono come guide per gli alleati.Il tenente inglese aderì alla proposta e inviò degli uomini a Torricella, per riparare la strada, cose che avvenne immediatamente, mentre veniva messa in pratica anche la principale richiesta di vettovagliamenti e munizioni per costituire il Corpo Volontari della Maiella.