La gens Iulia (talvolta italianizzato in gens Giulia) fu un'antichissima gens romana, di cui fanno parte alcuni tra i personaggi più influenti dello Stato, e di cui viene esaltata leggendariamente a più riprese la discendenza divina (attraverso l'asse Venere-Enea-Iulo).
Origini Secondo una tradizione leggendaria – consolidata, fra l'altro, dalla vasta risonanza dell'Eneide di Virgilio – la gens Iulia discendeva da Enea, semidio troiano; figlio di Afrodite / Venere (dea della bellezza, dell'amore e del desiderio) e di Anchise, figlio di Capi e discendente – per mezzo di Assarco – di Troo e dei suoi nonni Dardano (a sua volta figlio di Zeus/Giove, re degli dei e dio dei fulmini e dei tuoni, e della ninfa pleiade Elettra) e di Batea (nipote di Scamandro, potamoi dell'omonimo fiume), faceva quindi parte della dinastia reale di Troia e vantava origine troiana e dardana.
Enea era infatti il nipote di Priamo (che discendeva dal fratello di Assarco Laomedonte) e ne sposò la figlia, Creusa, da cui ebbe Ascanio, "Iulo" per i latini.Omero, Iliade, libro XX, versi 215-240 Dopo essere fuggito dalla Troia distrutta e aver perso Creusa durante la fuga, viaggiò fino all'Italia, e a seguito di vari avvenimenti, si alleò con il re Latino per sconfiggere i Rutuli, e poté sposare la figlia di Latino Lavinia, da cui ebbe Silvio. Avrebbe poi fondato la città di Lavinium, non lontano da Laurentum, che avrebbe governato per 4 anni prima della morte.
Gens Iulia di Alba Longa In seguito Ascanio fondò la città di Alba Longa, di cui divenne re, venendo poi succeduto dal fratellastro Silvio, da cui discende la gens Iulia "storica", cioè i re latini (o albani). Generazioni dopo il trono fu ereditato da Numitore, che fu spodestato da Amulio, il quale impedì alla nipote Rea Silvia di avere figli rendendola vestale. Lei però, nonostante l'obbligo alla castità delle sacerdotesse, partorì due gemelli figli di Marte (dio della guerra violenta), Romolo e Remo, che furono abbandonati e poi allevati dalla lupa. Romolo, ucciso il fratello, fondò Roma, iniziando l'età regia romana, in particolare la cosiddetta "prima monarchia".Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, libro I, capitoli I-IV
Storia familiare Gens Iulia di Roma Il primo membro conosciuto della gens romana fu Proculo Giulio, personaggio semi-leggendario, che sposò la figlia di Romolo Prima e fu colui a promuovere la deificazione del re, era inoltre inizialmente un candidato come successore di Romolo. Si ipotizza anche che potesse essere stato il padre di Tullio Ostilio.
Proculo Giulio sarebbe stato discendente di Ascanio/Iulo, primo figlio di Enea, sebbene alcuni lo considerassero il discendente di Silvio, fratellastro di Iulo, che non ebbe figli se non per Bruto di Troia.Catone, Origines, libro I La famiglia sarebbe quindi continuata e si sarebbe suddivisa in tre cognomina: Iulli, Libones e Caesares.
Iulia Iulli Il cognomen deriva chiaramente da Ascanio/Iulo (Iulus e anticamente Iullus), che secondo alcuni latinisti sarebbe un diminutivo di dius, in riferimento a GioveW. Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, vol. II, p. 656, mentre altre teorie lo collegano con la città latina di Bovillae, da dove si potrebbero essere spostati a Roma. Il nome della città si riferisce invece ai buoi, particolarmente quelli da sacrificio.Girolamo Torquati, Studi storico-archeologici sulla città e sul territorio di Marino, (Vol. 1), Marino, 1974.
Il più antico membro di questo ramo familiare fu Gaio Giulio Iullo, console nel 489 a.C., seguito da un Gaio Giulio Iullo II, console nel 482 a.C. e membro della prima delegazione di decemviri e Vopisco Giulio Iullo, console nel 473 a.C., i quali figli (Gaio Giulio Iullo III e Lucio Giulio Iullo) furono rispettivamente console del 447 a.C. e tribuno del 430 a.C.
Anche suo nipote Gaio Giulio Iullo IV fu tribuno nel 408 a.C., fratello di Sesto Giulio Iullo tribuno consolare nel 424 a.C. e zio di Lucio Giulio Iullo II (tribuno consolare 403 a.C.), Lucio Giulio Iullo III (tribuno 401 a.C.) e Lucio Giulio Iullo IV (tribuno 388 a.C.). Il potere della famiglia culminò con Gaio Giulio Iullo V, dictator nel 352 a.C., nel contesto delle guerre romano-etrusche.Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, vol. II, p. 656Tito Livio, Ab Urbe Condita, libro VII, capitolo 21
Vi fu anche un certo Gaio (Gneo) Giulio Mentone, console, forse patrizio, nel 431 a.C., che fu probabilmente di un ramo minore, i Mentones.
Iulia Libones L'unico membro di questa famiglia fu Lucio Giulio Libone, console nel 267 a.C., che sconfisse i Messapi in guerra e ricevette il trionfo.Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, libro II, capitolo XVII Non è del tutto chiaro il collegamento tra gli Iulli e Lucio Giulio Libone, mentre è stato congetturato come antenato dei Caesares.
George David Chase e Wilhelm Drumann fanno derivare il nome dal verbo libare, alla lettera "assaggiare", probabilmente in senso metaforico.Wilhelm Drumann, Geschichte Roms in seinem Übergang von der republikanischen zur monarchischen Verfassung, oder: Pompeius, Caesar, Cicero und ihre Zeitgenossen, Königsberg (1834–1844).George Davis Chase, "The Origin of Roman Praenomina", in Harvard Studies in Classical Philology, vol. VIII (1897).
Iulia Caesares
Plinio il Vecchio ritiene che il cognomen "Caesares" facesse riferimento a un individuo nato col parto cesareo, in latino derivato dal verbo caedĕre (caedo), altre ipotesi, o più che altro leggende, lo fanno derivare da un individuo ucciso da un elefante berbero (caesai), che aveva una folta capigliatura (caesaries), oppure con gli occhi celesti (caesiis).Plinio il Vecchio, Naturalis historia, VII.Historia Augusta, Aelius, II, 3.
Benché la gens fosse patrizia, economicamente dovette subire alterne vicende. In totale la gens ricoprì la più alta magistratura e il consolato per ben 29 volte, fino all'avvento di Cesare.Tito Livio, Ab Urbe Condita, libro XLV, capitolo XLIV Il primo membro attestato è Sesto Giulio Cesare, pretore della provincia di Sicilia nel 208 a.C., suo figlio, un omonimo Sesto Giulio Cesare II, fu console nel 157 a.C. e fu il primo di cui si hanno denari.
Seguono Lucio Giulio Cesare, nato nel 135 a.C. circa, console nel 90 a.C. e autore della Lex Iulia de Civitate, che ebbe 2 figli: Giulia (madre di Marco Antonio, a sua volta padre di 8 figli e figlie) e Lucio Giulio Cesare III (110/108 - 43 a.C.), console 64 a.C., mentre come fratello aveva il poeta Gaio Giulio Cesare Strabone Vopisco (nato nel 130 a.C. circa) e come sorella Giulia (moglie di Silla). Furono assassinati nell'87 a.C., in occasione dei tumulti a cui seguirono la prima cacciata di Gaio Mario.
Strabone Vopisco ebbe 3 figli: Sesto Giulio Cesare III che fu console nel 91 a.C., Giulia, moglie di Gaio Mario e Gaio Giulio Cesare detto "il Vecchio".
Quest'ultimo sposò Aurelia Cotta (che faceva parte delle gentes Aurelia e Rutilia) ed ebbe anche lui 3 figli:
Giulia Maggiore – nata prima del 103 o 102 a.C. Giulia Minore – nata dopo il 103 e prima del 100 a.C., che ebbe 2 figlie (Azia maggiore e Azia minore), dalla prima discende Ottaviano Augusto, mentre dalla seconda una serie di politici imparentati con le gentes Fabia e Marcia, da cui proverranno importanti consoli che avevano contatti con la gens Vitellia Il ben più noto Giulio Cesare – generale, autore, pontefice massimo, proconsole (Spagna ulteriore e Gallia), triumviro, console nel 58, 48, 46-44 a.C., dictator nel 49 a.C. e imperator (dittatore a vita), assassinato il 15 marzo 44 a.C.
Giulio Cesare giocò un ruolo molto importante nel periodo di transizione tra repubblica e impero (principato), sconfisse i Galli e in seguito lo stesso alleato Gneo Pompeo. Ebbe relazioni con varie donne, alcune sue mogli (Cornelia, Pompea), altre amanti (Cleopatra dei Tolemaici) dalle quali ebbe Giulia, data in sposa a Pompeo e Cesarione (per quanto illegittimo), ultimo sovrano egizio col nome Tolomeo XV; adottò anche Ottaviano Augusto, suo pronipote e successore spirituale, mentre fu un amico vicinissimo di Marco Giunio Bruto, tanto da definirlo "figlio" nella celeberrima frase che avrebbe esclamato quando lo riconobbe tra i suoi assassini (Et tu, Brute?). Il titolo "Cesare" divenne un titolo importante adottato non solo dai romani, ma anche dai vari stati che si definivano successori di Roma (si vedano Kaiser, Zar e Kaysar-i Rûm).
Dinastia giulio-claudia
Cesare Ottaviano Augusto, come già citato, discendeva dalla figlia della sorella di Giulio Cesare, Azia maggiore, e fu poi adottato dallo stesso Cesare. Ottaviano fu console per 12 anni, parte integrante del secondo triumvirato, sconfisse i cesaricidi e poi il rivale un tempo alleato Marco Antonio nella strategica battaglia di Azio. Una volta ottenuta la predominanza, ricevette i titoli di imperator, pontefice massimo, Princeps Civitatis, Cesare ed Augusto, il titolo che riceveranno tutti gli imperatori romani, suoi successori, anche dopo la caduta dell'impero stesso.
Augusto ebbe una sola figlia naturale, Giulia maggiore, e ne adottò i figli Gaio Cesare e Lucio Cesare (suoi eredi), e poi Agrippa Postumo e Tiberio, che diventerà il secondo imperatore – l'ultimo era figliastro di Augusto, essendo figlio della moglie Livia Drusilla e un esponente della gens Claudia, di origine sabina.
Anche Tiberio adottò suoi parenti: Germanico Giulio Cesare, suo nipote perché figlio del fratello Druso maggiore e di Antonia minore, nipote di Augusto, e Caligola, figlio di Germanico e Agrippina Maggiore, figlia di Giulia Maggiore, che ereditò il titolo imperiale da solo. Dopo l'assassinio di Caligola le guardie pretoriane sostennero l'ascesa al potere di Claudio, zio di Caligola essendo figlio probabilmente illegittimo di Druso maggiore.
La dinastia giulio-claudia fu destinata al declino con Nerone, nipote da parte di padre di Antonia maggiore, quindi discendente diretto di Marco Antonio e la gens Domitia, e nipote materno (con Agrippina minore) di Germanico, nipote di Tiberio; che fu poi adottato da Claudio. Nerone è definito "l'ultimo degli Eneadi", essendo l'ultimo discendente diretto (vedasi l'albero genealogico giulio-claudio). Fu infatti rimpiazzata dalla dinastia flavia, poi confluita in quella antonina, eclissata a sua volta dai severi, gli imperatori della crisi del III secolo e dominato, dinastia costantiniana e teodosiana.Autori vari, Historia Augusta, libro III, capitolo I
Discendenze post-classiche Una grande varietà di personaggi importanti e illustri ritenevano di discendere da Giulio Cesare, molto adorato nel Medioevo, ma va notato che la maggior parte di queste diciture sono probabili fabbricazioni per glorificare grandi dinastie reali (principalmente europee) o per motivi di propaganda, data la mancanza di fonti medievali sufficienti. Queste speculazioni sono chiamate «Descent from Antiquity» (discendenza dall'antichità).
Stando a una probabile congettura, l'imperatore d'occidente Avito sarebbe un discendente lontano della gens originale, infatti il padre discenderebbe da una certa Giulia, pronipote di Sesto Giulio Cesare, e quindi una cugina lontana di Cesare. La leggenda è stata poi ripresa nella genealogia di Carlo Magno, il suo antenato gallo-romanico Tonanzio Ferreolo avrebbe sposato la figlia dell'imperatore, Papianilla. Si tratta di collegamenti genealogici piuttosto dubbi. Se la narrazione fosse veritiera, Giulio Cesare sarebbe un antenato comune non solo di tutta la nobiltà europea, ma anche di ogni europeo e di conseguenza ogni abitante delle Americhe.
La gens Iulia continuò a esistere comunque dopo l'estinzione del ramo giulio-claudio, ma non occupò più posti di rilievo, fino a fondersi per via femminile alla potente gens Anicia, protagonista dell'età tardo-imperiale (vi appartennero San Benedetto, papa Gregorio Magno, il filosofo Severino Boezio, oltre agli imperatori d'Occidente Petronio Massimo e Anicio Olibrio, poi anche Papa Adriano I).