Biografia Quando il Guatemala è governato da un anno dal dittatore Manuel Estrada Cabrera, Miguel Ángel nasce dall'avvocato Ernesto e dall'insegnante Maria Rosales, noti per le loro opinioni politiche liberali. La famiglia Asturias, proprio a causa della sua opposizione al regime, si trasferisce nel 1903 a Salamá, capoluogo di Baja Verapaz, una regione isolata dove gli Asturias pensano, ospiti nella casa del patrigno di Maria, di poter vivere con maggiore tranquillità. Il bambino cresce nel piccolo e poverissimo paese, dove sono vive tradizioni e riti di un antico mondo rurale, e vi frequenta le prime classi elementari.

Nel 1908 gli Asturias tornano nella capitale: Miguel Ángel vi compie gli studi secondari; conosce il grande poeta Rubén Darío e nel 1916 si iscrive alla facoltà di Medicina che lascia due anni dopo per iscriversi alla facoltà di Legge. Comincia a occuparsi di politica, collaborando alla rivista di opposizione El Estudiante e pubblica i primi versi nel 1918.

Il 15 aprile 1920 cade Cabrera, sostituito da un governo democratico che ha tuttavia vita breve: dopo un anno va al potere una giunta militare. Asturias, che con altri ha fondato la Asociación de Estudiantes Unionistas, è delegato al I Congresso Internazionale degli Studenti che si tiene nel 1921 a Città del Messico; la conoscenza di Ramón María del Valle-Inclán è forse decisiva per i suoi interessi letterari. Nel 1922 pubblica il suo primo scritto importante, El tóque de animas, e comincia a raccogliere, presso le famiglie indias, documenti e testimonianze per la sua tesi di laurea, El problema social del indio; partecipa alla fondazione di una Università popolare, libera e gratuita, dove tiene lezioni, scrive nella rivista Tiempos Nuevos e si laurea in legge nel dicembre 1923.

L'esperienza parigina Appena laureato, parte per Londra con José Antonio Encinas, senatore peruviano esiliato, per frequentare corsi di perfezionamento in economia e in sociologia ma sembra interessarsi maggiormente alle collezioni di arte maya del British Museum. Così parte per Parigi il 12 luglio 1924 e frequenta le conferenze sulla civiltà maya tenute nel Collège de France e i corsi universitari della Sorbona sulle religioni centro - americane tenuti da Georges Raynaud, traduttore del libro sacro degli indios quiché, il Popol Vuh, che lo stesso Asturias tradurrà, unitamente agli Anales de los Xahil, dal francese in spagnolo insieme con il messicano José - Maria González de Mendoza. Dirà poi che queste traduzioni "non furono solo ricerche di interpretazione testuale o esercizi culturali, ma un bisogno vitale...per ricordare e ritrovare in me stesso le sparse membra di quel grande Impero maya che Arnold Toynbee avrebbe chiamato la Grecia d'America".

Collabora a quotidiani messicani e al guatemalteco El Imparcial e visita l'Italia come membro dell'Associazione della Stampa Latina.

A Parigi ha modo di conoscere artisti e intellettuali europei come Luigi Pirandello, Georges Braque, Thomas Mann, Pablo Picasso e James Joyce ma frequenta soprattutto i surrealisti Tristan Tzara, André Breton e Louis Aragon che influiranno sulla sua produzione letteraria, anche se Asturias preciserà di credere che il surrealismo francese sia "molto intellettuale, mentre nei miei libri il surrealismo acquista un carattere completamente magico, completamente differente. Non è un atteggiamento intellettuale, ma un atteggiamento esistenziale. È l'atteggiamento dell'indio che, con una mentalità primitiva e infantile, mescola la realtà e l'immaginazione, la realtà e il sogno. Del resto, il Guatemala è un paese surrealista". Nel 1927 pubblica la traduzione del Popol Vuh col titolo di Los dioses, los héroes y los hombres de Guatemala Antigua o El libro del Consejo, Popol Vuh de los indios quichés.

Nel 1928 partecipa al congresso dell'Associazione della Stampa Latina tenuto a L'Avana; tiene conferenze in Guatemala che, raccolte in volume, pubblicherà a Parigi col titolo di La arquitectura de la vida nueva. Traduce, ancora con González de Mendoza, la versione francese degli Anales de los Xahil e viaggia ancora, come corrispondente di giornali latinoamericani, in Italia, Grecia, Egitto, Palestina e Spagna, dove pubblica, a Madrid, nel 1930, le Leyendas de Guatemala.

Leyendas de Guatemala Dedicate A mi madre que me contaba cuentos, tradotte nel 1931 in francese e insignite del premio Silla Monsegur, come miglior libro latinoamericano pubblicato in Francia le Leggende - in Italia saranno edite solo nel 1973 - sono cinque brevi racconti, cui furono aggiunti altri due nella seconda edizione del 1948, definite da Paul Valéry un sogno delirante, "storie - sogni - poemi dove si confondono bizzarramente credenze, racconti e costumi di tutti i tempi di un popolo composito, tutti i prodotti inebrianti di una terra possente e convulsa" nella quale forze vitali "sono ancora minacciose e feconde, pronte a creare fra i due Oceani, a colpi di catastrofi, nuove combinazioni e nuovi temi di esistenza".

Lo stesso Valery consiglia ad Asturias di tornare a vivere in Guatemala: "Non deve rimanere qui. Le assicuro che Lei scrive cose a cui noi europei non pensiamo minimamente. Lei viene da un mondo in formazione, anche Lei è uno scrittore in formazione, il Suo spirito è in effervescenza come la terra, i vulcani, la natura. Lei deve tornare subito laggiù, affinché tutto questo non vada perduto, altrimenti a Parigi rischierà di diventare un semplice imitatore, uno scrittore senza nessuna importanza".

Le Leggende sono in definitiva la rivendicazione della dignità morale e spirituale del popolo indio, che Asturias esprime con un complesso apparato lessicale, in cui è ricorrente l'uso del parallelismo, dell'onomatopea, dell'allitterazione, che a volte insiste nell'espressione di immagini di un surrealismo barocco: "Il respiro degli alberi allontana le montagne, dove la strada ondeggia come filo di fumo. Scende la notte, galleggiano aranci...Quaderno di vecchie stampe, rilegato in pietra con pagine di foglie d'oro indiano, di pergamene spagnole e di carta repubblicana! Cofano che rinserra le figure gelate di una chimera morta, l'oro delle miniere e il tesoro dei capelli bianchi della luna incastonati in anelli d'argento...I fantasmi sono le parole dell'eternità. Il Cuculo dei sogni fila le sue favole".

In Guatemala E Miguel Ángel torna in effetti in Guatemala nel 1933; pubblica poesie, prepara un romanzo e si occupa di giornalismo; al governo del paese siede dal 1931 l'ennesimo dittatore, Jorge Ubico y Castañeda.

Nel 1934 viene nominato professore di Letteratura nella Scuola di Diritto e fonda il quotidiano Éxito che viene soppresso l'anno dopo, e allora collabora alla rivista El Liberal Progresista. Pubblica la "fantomina" Émulo Lipolidón dedicata ai suoi amici che risiedono in Europa, Alfonso Reyes, Rafael Alberti, Mariano Brull, Arturo Uslar Pietri, Luis Cardoza y Aragón, il traduttore francese delle sue Leyendas Francis de Miomandre, il poeta cubano Alejo Carpentier, Georges Pillement e Eugène Jolas. Nel 1936, iniziata la guerra civile spagnola, Asturias appoggia i repubblicani. L'anno successivo, è licenziato dalla rivista El Liberal Progresista e Asturias inventa nel giugno del 1938, con Francisco Soler y Pérez El Diario del Aire, un giornale parlato, trasmesso per mezz'ora, due volte alla settimana, alla Radio nazionale fino alla sua soppressione nel 1944, col quale cerca di perseguire "una sottile opera disgregatrice del regime".

Sposa nel 1939 Clemencia Amado: nello stesso anno nasce il figlio Rodrigo e muore suo padre. Negli anni della Seconda guerra mondiale, conosce Pablo Neruda, pubblica la fantomina Alclasán, nasce, nel 1941, il secondo figlio Miguel Ángel e l'anno dopo è eletto deputato al Parlamento. Ricorda la Francia occupata con il Canto a Francia e con Anoche, 10 de marzo de 1543, onora i quattrocento anni della fondazione del Guatemala.

Nel marzo 1945 viene democraticamente eletto presidente Juan José Arévalo Bermejo che nomina lo scrittore addetto culturale dell'ambasciata del Guatemala in Messico e qui, a Città del Messico, Asturias pubblica nel 1946 il romanzo El Señor Presidente

El Señor Presidente

Asturias spedì il manoscritto del romanzo, iniziato in Guatemala nel dicembre 1922 e terminato a Parigi l'8 dicembre 1932, a Città del Messico, lasciando una copia in Francia. Questa precauzione era causata dalla presenza della dittatura nel suo paese: il romanzo è in effetti un atto d'accusa non solo contro il dittatore Cabrera, che non viene del resto mai nominato, come non viene citato alcun luogo e né si accenna a un tempo preciso; esso è un'accusa che si rivolge contro tutte le dittature che dominano tanti paesi latinoamericani: è il romanzo della dittatura e perciò è anche il romanzo della corruzione, del traviamento delle coscienze, del tradimento, della viltà, del terrore e dell'oppressione.

La figura del dittatore non è il personaggio centrale né ha importanza in sé stesso l'intreccio della vicenda dell'amore di Camila e Visodangelo: tutto il libro è percorso da un'atmosfera brutale e ossessiva di paura e di violenza, proiezione del sadismo di un avvocato fallito che, raggiunto il potere, si vendica dell'antico disprezzo dei suoi concittadini. Quando finalmente il dittatore appare nella scena, si svela una pura maschera, un essere disanimato e inespressivo, lugubre e piatto.

La pubblicazione del romanzo suscita una grande eco e non solo nell'America latina; il premio Nobel dell'anno precedente, Gabriela Mistral, lo considera un "romanzo unico, impareggiabile, irripetibile, scritto con la facilità del respiro e del fluire del sangue nel corpo. Questa misteriosa Guatemala dell'indio puro e per di più integro porta alla nostra ipocrisia (che alcuni chiamano patriottismo) quest'opera fondamentale che non tramonterà: è un farmaco, quasi un lavacro".

Hombres de maíz Divorziato dalla moglie, alla fine del 1947 Asturias è prima addetto culturale all'ambasciata guatemalteca in Argentina e due anni dopo ambasciatore. A Buenos Aires pubblica nel 1949 Sien de alondra (Tempia d'allodola), una raccolta di poesie scritte fra il 1918 e il 1948 e il romanzo Hombres de maíz (Uomini di mais, Rizzoli 1967).

Secondo la mitologia maya descritta nel Popol Vuh, gli uomini e le donne furono creati dagli antenati divini Tepeu e Gucumatz, con le "pannocchie di mais giallo e le pannocchie di mais bianco...e questo è quel che entrò nella carne dell'uomo creato, dell'uomo fatto...ed essi furono pieni di gioia, perché avevano scoperto una bella terra, piena di cose piacevoli...". Il mais ha dunque, nella coscienza dell'indio, un carattere sacro, perché il suo nutrimento riproduce la creazione degli antenati e pertanto la sua coltivazione non può assumere una finalità speculativa.

Hombres de maíz è la rappresentazione del conflitto fra gli indios, gli uomini di mais, e i maiceros, i coltivatori di mais, che tagliano e bruciano gli alberi per ottenere campi dove seminare il mais e "far commercio dei raccolti. Simili a uomini che impregnassero le mogli per far commercio della carne dei loro figli sono i coltivatori di mais, che seminano non per alimentarsi e mantenere le loro famiglie, ma avidamente, per alzare la testa da arricchiti! Ma la miseria li perseguita, vestono i cenci della foglia strappata dal vento dell'empietà e le loro mani sono come gamberi neri macchiati di tigna, come i gamberi che a furia di stare nelle sacre grotte, vanno diventando bianchi". I maiceros inserendosi nel rapporto spontaneo fra la terra - la madre - e il mais, privano gli indios - uomini di mais - delle loro radici vitali, del senso della loro esistenza, della loro cultura e della loro identità.