Cigoli è una frazione del comune italiano di San Miniato, nella provincia di Pisa, in Toscana.

Trae le sue antiche origini dal "Castrum de Ceulis", antico castello medioevale appartenente al distretto di San Miniato, attestate da alcuni diplomi lucchesi (diocesi dalla quale Cigoli è dipesa fino al 1622, per poi essere annesso a quella di San Miniato) risalenti al 1073.

Fonti provenienti dallo stesso archivio arcivescovile attestano la presenza dell'importante fortilizio di "Ceule" nel 1191Francesco Dini, Dietro i nostri secoli. Insediamenti umani in sei comuni del Valdarno Inferiore nei secoli VIII-XIII - Santa Croce sull'Arno(Pisa),1979 p. 103 cit. da Archivio Arcivescovile Lucchese + F 26 dell'anno 1191., divenuto poi libero comune e destinato al controllo della media valle dell'Arno fino al 1724, anno in cui venne annesso a quello di San Miniato al Tedesco.

È stato oggetto di aspre battaglie di conquista tra pisani e fiorentini per diversi secoli. Cigoli è inoltre storicamente importante per aver dato i natali al famoso pittore e architetto Lodovico Cardi che per tal motivo ottenne lo pseudonimo de Il Cigoli e per essere la sede di uno fra i più importanti e venerati santuari della Toscana, il Santuario della Madonna Madre dei Bambini. Inoltre a Cigoli nacque anche il duca di Milano Francesco Sforza.

Geografia fisica Il nucleo storico del borgo si estende su un colle dominante la piana dell'Arno, a , con un impianto urbanistico medioevale intatto. L'abitato si sviluppa lungo le tre strade comunali contigue di via Giuseppe Gori, via Fiume e via Francesco Sforza. La posizione è particolarmente strategica per il controllo dei principali assi viari e fluviali della zona, dalla via Francigena alla via Pisana, e dall'Arno all'Egola. Tutti i lati del colle sono dominati dalle terre agricole utilizzate prevalentemente, oggi come secoli fa, nella coltivazione della vite e dell'olivo. Inoltre le colline cigolesi fanno parte del comprensorio tartufigeno del tartufo bianco delle colline sanminiatesi.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta)Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003.. Classificazione climatica: zona D. Diffusività atmosferica: altaIbimet CNR 2002.

Storia Le origini Il borgo di Cigoli trae le sue origini dal vicino villaggio di Fabbrica di Cigoli, il quale, a causa della mancanza di documenti ufficiali, si presume fosse posto presso una piccola collina a sinistra della strada che conduce a Pisa, a pochi metri dall'attuale Cigoli, in una località detta ancora oggi Pieve vecchia dove sorse, nel XVI secolo, una villa di proprietà prima della nobile famiglia Pesciolini di Pisa, poi dei Baroni Sonnino, e che porta tuttora il nome di Castelvecchio. Il villaggio di Fabbrica di Cigoli e la sua pieve dei SS. Giovanni Battista e Saturnino, vengono citati in tre antiche pergamene dei secoli VIII e IXFrancesco Maria Galli Angelini, Cigoli e il suo Santuario - Pontedera, 1989 p. 23, nota 2, cit. da Memorie Lucchesi vol. V Parte II e III, Lucca 1816., appartenenti alla diocesi di Lucca, dalla quale dipendeva tutto il territorio nei dintorni di San Miniato. La prima, risalente al 770 è relativa alla conferma di una donazione che alcuni anni prima il prete Liutprando, figlio di Pertulo da Fabbrica, aveva fatto alla Chiesa di S. Dalmazio, da parte del Vescovo di Lucca Peredeo. La seconda risalente all'anno 859, contiene l'atto di locazione di una casa colonica sita in Fabbrica di Cigoli, di proprietà del pisano Donato Ebreo. Al 907 risale la terza pergamena, attestante la costituzione da parte di Pietro II Vescovo di Lucca del prelato Domenico come pievano dei SS. Giovanni Battista e Saturnino “in loco et finibus Fabricae”Emanuele Repetti, Dizionario geografico storico della Toscana on line - www.archeogr.unisi.it.. La pieve di Fabbrica era situata nella piana del torrente Egola, nell'attuale via San Giovanni Battista, in località Molino d'Egola, e ancora oggi è possibile scorgere alcuni resti delle vecchie mura in pietra all'interno di una abitazione, le quali si ritengono appartenenti all'antica torre campanaria.

Dal X al XIII secolo Il "Castrum de Caulis", o "Ciculum"Emanuele Repetti, Dizionario geografico storico della Toscana, vol. I - Firenze 1839, p. 265., nei primi anni del 1000 d.c., era un castello fortificato che dominava la media valle del fiume Arno, “Il Castelvecchio di Cigoli siede sopra una collina marnosa che propagasi a ponente di quelle di San Miniato, a cavaliere della strada regia postale Livornese, noto per essere stato la patria ed aver dato il soprannome da Cigoli al celebre pittore Ludovico Cardi”. Le prime notizie riguardo al castello di Cigoli sono contenute all'interno di alcuni Diplomi Lucchesi, riguardanti l'attività di due giureconsulti, Fulgardo e Rodulfo da Leporaja (odierna Ponte a Egola) notari e giudici ordinari delle cause, che già nel 1073 assistevano alla corte della contessa Matilde, marchesa di Toscana ed erano nativi di Cigoli. Altre notizie risalgono al 1191 e sono relative ad un documento rogato a Lucca sui castelli minori del territorio sanminiatese: Stibbio, Leporaja e ed anche "Ceule". A Cigoli, nome con il quale oggi è denominato il borgo, si è arrivati progressivamente, partendo dall'arcaico "Ceuli" o de "Ceulis" passando, in seguito ad uno sviluppo della lingua e delle sue inflessioni locali, al “Civoli” fiorentino, o al più aperto "Cevoli" pisano. Fino al XV secolo col termine “Cevoli” veniva indicato il paese Cevoli di S. Michele della pieve di Fabbrica, che si distingueva dall'omonimo Cevoli di San Pietro della pieve di Sovigliana (sempre nel territorio appartenente alla diocesi di Lucca) soltanto per la denominazione della sua chiesa. Il termine “Cigoli” apparirà definitivamente per la prima volta nel 1466 in un documento lucchese riguardante il resoconto di una visita pastorale da parte del Vescovo. Cigoli subirà un radicale cambiamento, da piccolo castello nel XII secolo, diverrà successivamente un fortilizio importante, molto ambito tra pisani e fiorentini per la sua posizione di dominazione su tutta la media valle dell'Arno. Ancora oggi il borgo mantiene intatte le mura di difesa del castello. Alla stessa epoca risale la chiesa interna al castello, intitolata a San Michele Arcangelo, la quale viene citata nella bolla di Papa Celestino III del 1194, indirizzata al preposto del borgo di S. Genesio a Vico Vallari (l'odierna vicina località La Scala), e contenente l'elencazione di tutte le chiese sottoposte alla pieve dei SS. Giovanni Battista e Saturnino (pieve di particolare importanza visto che risultava essere una tra le più antiche della diocesi di Lucca), a Fabbrica di Cigoli, dalla quale dipendevano molte altre parrocchie della bassa val d'Egola. Dall'estimo diocesano lucchese compilato nel 1260, risultava che il piviere della Fabbrica di Cigoli abbracciava ben diciotto chiese suffraganee: oltre alle varie S. Lucia a Montebicchieri, S. Bartolomeo a Stibbio, S. Michele nel Castello di Cigoli, S. Pietro a Vinozzo, S. Salvatore in Piaggia, S. Michele a Mugnano, S. Donato a Mugnano, S. Pietro a Gozzano o Nozzano, SS. Romano e Matteo a S. Romano, SS. Stefano e Lucia a Scoccolino, S. Jacopo a Villa S. Albino, S. Pietro a Montalto, S. Maria Maddalena a Puticciano, S. Maria a Soffiano, S. Martino a Ventignano, S. Maria della Neve e Fibbiastri, la chiesa del Monastero di S. Gonda, erano presenti anche le due chiese di Cigoli, quella del Castello intitolata a San Michele S. Michaelis de castro de Ceuli e S. Andrea in Bacoli, S. Andree de BaculaFrancesco Dini, Dietro i nostri secoli. Insediamenti umani in sei comuni del Valdarno Inferiore nei secoli VIII-XIII - Santa Croce sull'Arno(Pisa),1979 p. 118., le quali, insieme alle vicine pievi di Montebicchieri, Stibbio, Scoccolino, Fibbiastri, erano chiese parrocchiali. Sempre allo stesso periodo risalgono le prime notizie riguardanti la Badia di S. Gonda o "Gioconda" del Castello di Cigoli. Era una piccola Badia sede di una comunità di monaci Camaldolesi nella quale era presente anche un piccolo ospedale, e posizionata sulla strada principale per Pisa alla destra del rio di Bacoli, sotto il colle di Cigoli, nella cui parrocchia è compresa. Appare citata in alcuni documenti del XIII secolo tra i quali anche una Bolla del 1258Francesco Maria Galli Angelini, Cigoli e il suo Santuario - Pontedera, 1989 p. 23, nota 2, cit. dalle pergamene dell'Archivio Capitolare Sanminiatese. del Pontefice Alessandro IV attraverso la quale venivano concessi amplissimi privilegi all'ordine Camaldolese.

Dal XIV al XIX secolo Come tutti i castelli posti sulla valle dell'Arno, anche Cigoli, appartenente all'allora potesteria di San Miniato, ed entrambe di parte guelfa, fu teatro delle cruente battaglie tra i fiorentini, guelfi, e i pisani, irremovibili ghibellini. Dal Diario di Ser Giovanni di Lemmo da Comignoli, notaro dei Priori di San Miniato si evince che i pisani conquistarono una prima volta Cigoli nel settembre 1313, ma subito dopo abbandonarono il Castello che ritornò in mano ai sanminiatesi. Nel febbraio 1315 a Napoli, alla presenza di Re Roberto, fu stipulata la pace fra i sindaci di Pisa, Firenze, Siena e Lucca, che però ebbe breve durata a causa della clausola secondo la quale fossero restituiti ai sanminiatesi tutti quei castelli e terre che già possedevano prima dell'arrivo dell'imperatore Enrico VII.

La dominazione pisana Successivamente, nel febbraio del 1316 i pisani, dopo aver saccheggiato molte abitazioni a Cigoli e quasi tutti i paesi fino ad Empoli, nel tornare a Pisa furono assaliti e sconfitti dai sanminiatesi e dai cigolesi nella piana sotto S. Lucia a Scoccolino (l'odierna San Miniato Basso). Ma nell'aprile del 1316 Uguccione partì da Pisa con un esercito di quattromilacinquecento soldati conquistando con facilità i principali castelli del valdarno inferiore: la torre di S. Romano, Stibbio, Poggio Rosso e Montalto. Cigoli riuscì a resistere fino al 29 aprile 1316 quando si arrese subendo il controllo diretto dei pisani, i quali vi posero come castellano, con l'autorità di Uguccione della Faggiola, il Barone de' Rustici. Costui, nel 1317, arrivò a conquistare tutti i territori limitrofi fino al Monastero di Santa Chiara in San Miniato, ma i sanminiatesi e i cigolesi, rifugiati ormai da tempo in quelle zone, uscirono a combatterlo con un così grande impeto, che riportarono una netta vittoria.

La conquista sanminiatese La debolezza del castellano cigolese convinse i sanminiatesi a riconquistare il Castello di Cigoli, e proprio il giorno del 21 del luglio 1317 fu messo sotto assedio e riconquistato senza alcuno spargimento di sangue. Per questo motivo la vicenda venne considerata miracolosa, tanto da venire attribuito all'intercessione della Madonna. Questo fu l'episodio che diede inizio della devozione popolare verso l'immagine sacra della Vergine di Cigoli, e per questo, da quel giorno, in gran numero si recarono ad omaggiarla nell'oratorio del castello (l'odierna chiesa di S. Rocco, dove allora era custodita); come atto di riconoscenza nei suoi confronti, i sanminiatesi lasciarono liberi tutti i ghibellini del comune che avevano fatto prigionieri.

Cigoli libero comune Il Castello di Cigoli rimase aggregato al Comune di San Miniato fino al 1370, anno in cui la Repubblica di Firenze lo conquistò, e lo dichiarò libero Comune a seguito dei patti e le convenzioni stipulate fra la Repubblica fiorentina e la città di San Miniato.